Copula cum daemone – Seconda Parte

Serie: Il Nero Capro

La giovane non parlava. Il suo sguardo si spostò per un istante dal frate al novizio. Due occhi gialli con una nera pupilla orizzontale brillarono per un secondo, poi questi disse con voce suadente:

«Si, Guendalina, confessa…»

Uno strano sorriso comparve sul volto della ragazza. Che sollevò la testa, fissò il suo accusatore, e con voce ferma:

«Si. Sono una strega. Sono serva ed amante di Satana, ho giaciuto con lui più volte, e lui mi ha dato il potere di vendicarmi dei miei nemici. Per questo ho fatto morire le pecore di Taddeo ed avvizzire i vitigni di Jacopone. Queste cose, ed altre ancora. Satana, il mio maestro, mi possiede e mi protegge, ed anche ora sono pronta a compiacerlo in ogni modo.»

Il frate impallidì di fronte a queste parole, e si voltò verso il novizio per dirgli di annotarle subito. Ma questi si levò in piedi e rivolto al frate, con una voce che sembrava provenire dagli abissi tuonò:

«Silenzio!» e lo fulminò con lo sguardo che sembrava attraversare il tempo.

L’inquisitore crollò seduto sul suo scranno, incapace di muoversi, pieno di terrore.

Il novizio camminò verso la giovane, e nel farlo si calò il cappuccio: la sua testa era diventata ora quella di un caprone dal pelo nero come la notte. Due corna stavano spuntando sulla sua fronte, incurvandosi mentre si allungavano all’indietro. Si liberò quindi del saio, sotto il quale era nudo; una striscia di pelo nero scendeva lungo la spina dorsale, fino ad incontrare una corta coda all’altezza del coccige. Le sue gambe nascevano umane e terminavano caprine, con due zoccoli al posto dei piedi.

Quando fu davanti a Guendalina, questa cadde in ginocchio, mormorando:

«Maestro…»

«Lei è mia serva, e tu non la colpirai oltre. Ma ti offro un patto: dichiarerai la mia Guendalina innocente. Dopotutto, come potrebbe far del male a qualcuno? guardala, è così docile!» Rise.

«Piuttosto, farai arrestare fra Matteo.»

Era, costui, un sant’uomo che predicava la povertà e che aveva riportato sulla retta via coi suoi sermoni e con l’esempio della sua vita molte “pecorelle smarrite”.

«Quell’eremita è troppo timorato di Dio, e col suo agire scombina i miei piani. Trova una scusa, e brucialo. E dopo di lui, la moglie del mugnaio. Più volte ho cercato di sedurla, presentandomi a lei in molte forme, ma sempre mi ha rifiutato. La sua castità mi offende. Che paghi.»

Il suono delle ultime parole era quello di una miniera che crolla. Fra Bernardo avvertì un brivido gelato attraversargli il corpo.

«Chiaramente avrai qualcosa in cambio. Conosco i pensieri che hai sulla figlia dello speziale, quella Clotilde. Così acerba ed innocente…Lei sarà la tua ricompensa. Allora, stringiamo il patto?»

L’inquisitore aveva i brividi. Si sentiva gelare e tremare. Osservò il crocifisso cercando conforto, ma gli parve un oggetto freddo, privo di significato.

«Va bene…»

Il Diavolo rise in maniera beffarda, poi, rivolto alla giovane:

«Guendalina, ti ho appena salvata dal rogo. Non credi sia il caso di ringraziami?»

Le mise una mano sulla testa, attirandola a sé.

Lei afferrò il pene del demonio e prese a leccarlo per tutta la lunghezza, giocando voluttuosamente con la lingua sul glande, prima di accoglierlo tra le labbra.

La creatura rise. Quindi, rivolto al frate:

«Vedi il mio potere, stolto? Io sono il sovrano di questa Terra e di questo Tempo. Voi vi vantate di essere stati creati da Dio» lo pronunciò con evidente disprezzo nella voce «a sua immagine e somiglianza, ma lui vi ha plasmati dal fango, e questo siete. Guarda lei!»

Fra Bernardo spostò gli occhi su Guendalina. La ragazza sembrava assente, rapita nell’adorare con la bocca il fallo del diavolo.

«Fa tutto ciò che le dico di fare. E vedrai, sarà così anche per te. Questo perchè io sono generoso, non come il vostro Dio» sputò per terra «che vi regala pestilenze e carestie. Cosa fa lui per voi, quando lo pregate? Invece a chi accetta di adorarmi, io concedo il potere in questo mondo!»

Rise di gusto, e poi emise spaventosi suoni gutturali, riversando il suo seme nella gola e sul viso di Guendalina, che solo allora parve riacquistare lucidità. Dopodichè con calma indossò nuovamente il saio, ed il suo aspetto tornò quello del novizio.

Quando l’inserviente rientrò con la candela, l’inquisitore stava firmando l’atto che certificava l’innocenza della giovane.

Qualche giorno dopo, il paese sorpreso e confuso assistette al rogo di fra Matteo, da tutti ritenuto un santo, e della moglie del mugnaio, accusata di fornicare col diavolo.

Quella stessa notte, fra Bernardo ricevette la sua ricompensa come pattuito: al dodicesimo rintocco della mezzanotte qualcuno bussò alla porta del convento, dietro la quale l’inquisitore aspettava con ansia.

Era Guendalina, accompagnata da un’altra figura più bassa e minuta, avvolta in un pesante mantello nero con un cappuccio calato sul viso. Guendalina non disse niente, ma fece un sorriso d’intesa all’uomo e la spinse dentro, chiudendosi la porta alle spalle. Immediatamente fra Bernardo le tolse il mantello, rivelando una fanciulla in abiti da novizia dell’ordine delle Clarisse. Era Clotilde.

«Il tuo padrone è di parola, strega.»

«Il nostro», lo corresse la donna, ed aggiunse: «Muoviti a sbrigare le tue faccende, frate. Prima dell’alba devo riportarla al suo convento. Ho una certa influenza sul guardiano, ma se la badessa dovesse scoprire la sua assenza, sarebbe un problema.»

«Certo, certo, comprendo. Vieni, mia adorata Clotilde, seguimi, non aver paura…»

L’uomo la condusse nella sua stanza, e con mani tremanti per il desiderio prese a spogliar la giovane, che non opponeva resistenza alcuna. Quando fu nuda davanti a lui ne ammirò il corpo candido, percorrendolo dal collo ai piedi con le sue mani, dalle quali nessuna liscivia avrebbe potuto lavare le macchie di sangue innocente.

Clotilde gemette quando lui le prese tra le labbra un capezzolo, succhiandolo avidamente.

«Vieni, piccola mia, mettiti qui, carponi…»

E lei seguì docile come un agnellino le istruzioni del frate. Il quale di fronte a tale visione si sentì ribollire il sangue: sollevato il saio, in un attimo fu dentro di lei.

Clotilde, a quattro zampe,mugolava di piacere, mentre lui la possedeva da dietro. Nel cielo nuvoloso fece capolino la luna, ed un suo raggio per un breve istante illuminò il viso della giovane, facendo brillare i suoi occhi gialli, attraversati da una pupilla orizzontale. Improvvisamente, si sfilò da lui, lasciandolo sorpreso e contrariato. Ma, placando il suo disappunto, lo fece stendere sulla schiena, per poi salirgli sopra a cavalcioni. Sorridendo maliziosa, Clotilde con una mano guidò il fallo del frate dentro di sé, mentre con l’altra si accarezzava voluttuosamente il seno, pizzicadosi il capezzolo. Lo sguardo del monaco indugiava sul sesso della ragazza, quindi salì sul seno, per giungere al viso. E l’uomo si raggelò, notando finalmente gli occhi caprini della giovane. Inoltre, sulla sua fronte erano comparsi due piccole escrescenze ossee, simili alle cona di un capretto.

La ragazza, senza smettere di cavalcarlo, rise. E nonostante il terrore, l’eccitazione dell’uomo non scendeva, tanto piacevole era la sensazione vellutata e calda che avvolgeva la sua virilità.

«È così facile farvi fare quello che voglio,» la voce era di fanciulla, ma fra Bernardo riconobbe facilmente quella sensazione di freddo che provocava «perchè voi esseri umani siete inclini al male per natura.»

Mentre parlava, continuava ad ondeggiare sinuosamente il bacino su quello del frate, che non riusciva ad opporre resistenza.

«Quanti innocenti hai mandato al rogo, senza bisogno che io te lo chiedessi? Per invidia, per denaro, o anche solo per inebriarti del senso di potere che di dava il poter disporre della vita di quei miserabili.»

Fra Bernardo notò in quel momento che anche le gambe della ragazza erano mutate: le cosce erano rimaste soffici e lattee, ma dallo stinco in giù, ora c’erano delle zampe caprine.

«Mi diverte sempre la vostra sorpresa. Ormai dovreste averlo capito che io sono dove voi non pensereste mai di cercarmi…»

Rise di nuovo, e spingendo più forte il bacino, fece scivolare il pene del frate nelle profondità del suo ventre, e la sua mente nella profondità dell’inferno. L’uomo non potè trattenere l’orgasmo, di un’intensità tale da lasciarlo privo di forze.

«Hai avuto la tua ricompensa. Il nostro patto è concluso.» Disse la giovane, con uno strano sorriso. In quel momento una lama si appoggiò sul collo di Fra Bernardo. E sopra il suo volto comparve quello di Guendalina:

«Te l’avevo detto che il mio maestro mi concede di vendicarmi dei miei nemici…»

E con un lento movimento, la lama aprì un solco nel collo dell’inquisitore.

Clotilde scese dal corpo dell’uomo, camminando nella pozza di sangue che si stava allargando sul pavimento, e si rivolse a Guendalina:

«Non una gran perdita, non era un grande amante: io son ben lungi dall’essere soddisfatta…»

Prese per mano Guendalina, che sorrise, e la seguì sul letto.

L’alba era ancora lontana.

Serie: Il Nero Capro
  • Episodio 1: Copula cum daemone – Prima Parte
  • Episodio 2: Copula cum daemone – Seconda Parte
  • Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Erotico, Horror, Narrativa

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    Discussioni

    1. Ma quindi la serie è già terminata? Che peccato… Diversamente da quello che ti avevo scritto nel commento del librick precedente, questo non c’entra niente con quel libro che ti avevo citato. Comunque, bella sorpresa e bel racconto.

    2. Buono anche il secondo episodio. La scena sessuale tra il demonio e Guendalina è forse troppo esplicita, ma vista nell’economia della storia ci sta. Ciao, Sergio!

      1. Hai ragione circa l’esplicità della scena, ma lo confesso: ero partito con l’intenzione di scrivere un racconto erotico. Poi i personaggi hanno deciso diversamente 😉

      2. Esplicitezza*, scusa! 😅 E si che mi son versato il vino, ma non ho ancora bevuto! 😂😂

    3. «perchè voi esseri umani siete inclini al male per natura.»… Amen!
      Concordo con @alessandroricci sul fatto che si tratta di uno dei tuoi racconti migliori. In questi due librick hai saputo condensare la natura violenta dell’uomo con il fascino macabro della vendetta. Erotismo, sangue e dialoghi forti farciscono il tutto in modo prezioso. Complimenti!

      1. Ti ringrazio! avrai letto nelle mie risposte ad @alessandroricci e @micol-fusca i miei dubbi sulla genesi di questo racconto. Inizialmente l’idea era di scrivere semplicemente un racconto erotico che fosse un po’ più “fisico” de “La Curiosa”. Ne ho due o tre nel cassetto già scritti, ma come detto, ho proferito non pubblicarli perchè per quanto soddisfacenti sul piano della forma (e con qualche punto umoristico!), su quello narrativo sembrano più una telecronaca 🙂
        L’ho scitto cercando di stare nelle 1500 parole, perchè non avevo particolari ambizioni (e vorrei fare altri episodi ambientati in epoche diverso con lo stesso filo conduttore), ma non ero proprio soddisfatto. Quindi ho ripreso in mano la storia e riscritto senza pensare ai limiti di battute.
        Ed è uscito questo racconto 🙂 A questo punto penso anche nei prossimi di dare il giusto risalto al modo in cui il seme del Male attecchisce così bene negli uomini.
        Quindi… grazie ancora per i commenti, mi state aiutando davvero a capire cosa funziona nel racconto! (ma ditemi pure anche cosa NON funziona, eh!! 🙂 )

    4. Bravo Sergio, veramente un bel racconto. Uno di quelli che più mi è piaciuto della tua produzione.
      C’è tutto, magia, vendetta, erotismo, corruzione.
      Mi è piaciuto moltissimo

      1. Ti ringrazio davvero! E pensa che, come ti ho scritto di là, io non sono del tutto soddisfatto 😅 vedendo i tuoi “commenti con cit” penso che la parte buona siano alcune frasi azzeccate piazzate al punto giusto. Forse zoppica un po’ il ritmo 🤔

    5. Mi è tornato alla mente un “meme” letto poco tempo fa. Era raffigurato un diavolo stile cartone animato, con le spalle alzate come per dire “che volete da me?”. Nel fumetto si leggeva “Andate a lamentarvi con Dio per disastri e pestilenze, io mi occupo di sesso, musica e rapporti prematrimoniali.”
      Le streghe esistono ed e meglio non prendersi gioco di loro 😉

      1. Ah! l’ho visto anche io 🙂 come dargli torto? 🙂 povero Diavolo, è il nostro capro espiatorio…
        E con le streghe, mi hai già insegnato che non bisogna scherzare…io qui ho solo rinforzato il concetto 🙂

      2. PS: intenzionalmente volevo ributtarmi un po’ sull’erotico più “concreto” rispetto a La Curiosa; avevo già altri racconti, ma mi sembravano poco idonei ad EdizioniOpen, sia per contenuti che per qualità (non che li avessi critti “a cazzo di cane”, come direbbe Boris, ma sul piano narrativo c’era ben poco, sembrano più una “telecronaca”). Quindi ho pensato a questa serie, dove l’eros, per quanto esplicito, è uno degli aspetti, non necessariamente preponderante rispetto al tema del rapporto tra il Male e l’umanità. Ma sento, come già scritto di là, che si può ancora migliorare, quindi ogni consiglio è ben accetto!! 🙂