D’ agosto, le more e la polvere 



L’odore del sangue non è qualcosa che si spreme dal nulla. Arriva. E non sai quando. Arriva. Anche presto a volte. Magari con le more e la polvere. Come un pomeriggio d’agosto. Che magari stai sotto un albero e non vuoi stare con nessuno. E nessuno sta con te. E hai 17 anni.

Nonpensare. Ho imparato quasi subito, è l’unica cosa che so fare. Nonpensare. O al massimo frasi brevi impastate nella mente. Piccole frasi che mi volano in testa, tra gli occhi, tra le mani. A volte, tra le gambe. Ma solo se vedo le ragazze. Un’infinita lallazione consolatoria. Ho imparato da bambino.. Nonpensare. Nonparlare. Nonsentire.

L’odore del sangue non e’ qualcosa che si spreme dal nulla. Arriva. E dopo un pomeriggio d’agosto sotto un albero te ne vai a casa. E per strada non c’è nessuno o magari tu non li vedi o magari loro non ti vedono. Io non li voglio mai vedere. Torni a casa. Lui è li. Nel cortile. E’ sempre stato più bello di me. Forte. Deciso. Un uomo. Troppo forte, troppo uomo. Ora mi state chiedendo: perchè? Io vi chiedo: perchè non me lo avete chiesto prima? Avete avuto giorni, mesi, anni prima di quell’agosto e mai una domanda. Però vi rispondo: c’era un coltello. Era agosto. Faceva caldo. Avevo 17 anni. Mai avuto una ragazza.

Anche ora, ne ho 67: mai avuto una ragazza. E la vita è ripetibile. La mia. Da quando avevo 17 anni. Anche oggi: sveglia, colazione, rifaccio il letto in camera, sempre io. Ci tengo, sono bravo: ripiego gli angoli del lenzuolo, lo tendo bene. Lo accarezzo. Mi piace perchè è bianco, è morbido. L’unica cosa non ruvida di tutta la faccenda, un lenzuolo di cotone bianco. Mi ricorda mia madre. Poi mangio. Sempre da solo. Mangio tutto, non lascio niente. Odio sprecare. Non uso mai forchetta. Mai coltello. Ho paura del metallo tra le mani, del metallo sulla pelle. E’ freddo. Spesso siedo in terra. Come quel pomeriggio d’agosto, avevo 17 anni e la vita mi è passata davanti.

L’odore del sangue non e’ una cosa che si spreme dal nulla.

Ho passato 50 anni qui, qui dove c’è questo lenzuolo bianco. Recupero alla socialità, dicono. Che ti vogliamo curare e non ti lasciamo. Ora dicono che sono pronto, che sono guarito. Ma io avevo già imparato a nonpensare. La mia vita un esilio da tutto. Dimenticatemi, l’ho sempre voluto. E qui, nel’Opg, ero rassicurato da queste tre lettere, da queste mura, da questo letto fissato in terra, dagli sguardi lontani di tutto. Di tutti. La cella, mia madre. L’utero negato. 

Ora mi strappano ancora una volta: graziato, non hai colpe, sei libero. Incapace. Di intendere. Di volere. Io non intendo, io non voglio piu’. 50 anni qui e ora fuori. E la libertà non si impara. E la libertà ti travolge. E la libertà e’ un coltello alla gola.

L’odore del sangue non e’ una cosa che si spreme dal nulla.

Avevo 17 anni. Mio padre tornava dal bar. La libertà è un coltello alla gola. E io l’ho preso quel coltello. Ho preso la forza, ho sfidato la libertà puttana. Non so come. Ho affondato. Sangue. Agosto. Nonpensavo. L’ho visto cadere. Assieme a quelle gocce, pesanti, dense. Era marmellata di more, a grumi, a grappoli. L’ho visto cadere. Neanche una parola. Non mi ha mai detto una parola. Io ho subito detto la verità, come mamma mi aveva insegnato. Ho detto tutto. Poi qui 50 anni. Perchè?

Perchè l’odore del sangue non e’ una cosa che si spreme dal nulla. E ora so appena questo: sono Francesco De Rosa, 67 anni. Ho ucciso mio padre e non ho mai visto il mare.



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Commenti

  1. Marco Conti

    “D’agosto, le more e la polvere” è un racconto tagliente che lascia in chi lo legge un senso di freddo e di incredulità. Tocca un tema molto delicato quindi lo ritengo un racconto coraggioso ed essenziale. Mi ha fatto venire i brividi soprattutto nelle parte finale. Ho provato dispiacere e tenerezza per quel ragazzino che ha ucciso suo padre e che probabilmente un vero padre a cui abbracciarsi, a cui appoggiarsi, non l’ha mai avuto. Complimenti.
    Marco

  2. Kia Ra

    Una scrittura semplice,chiara e diretta.
    Un ritmo incalzante che non lascia spazio all’introspezione. Un racconto incisivo ed essenziale che rispecchia la necessità di oggi di non pensare.
    Complimenti e grazie per questo nuovo librick.