Daimonion

Serie: Genio sovraumano


Beslan, Russia ore 8 :30

“Muoviti portali dentro che aspetti”.

Il grido dell’ uomo incappucciato echeggiava nel ventre di uno stanzone semivuoto.

Il sole tiepido del mattino riscaldava timidamente i loro volti: Yuri e Marika quella mattina non avevano progettato di dover morire.

“Faremo vedere a questi stronzi di cosa siamo capaci.”

“Di corsa non c’è molto tempo, fai presto, fai presto, non c’è tempo!!”.

Stipati in quella stanza Yuri e Marika avevano già sconfitto la suggestione di un incubo di routine. Da tre giorni in quella scuola maledetta, imperava violenza. Ormai avvezzi a tanta ferocia, quasi non sentivano più il bisogno di lagnarsi e riversare in lacrime il loro dolore. Pianto e disperazione, tuono di canna, rosso di sangue, quei giorni.

Il grande talento dell’uomo sta nella sua estrema adattabilità: così come è valente nel cogliere l’attimo di una fugace delizia, allo stesso modo è capace ad alimentare il fuoco di un avanzo di vita che si dissolve. In situazioni estreme di gioia e di dolore egli da il meglio di sé, ossessivamente votato alla sua esistenza, unico Dio, unica ragione.

Esistenza che quel mattino Yuri e Marika non immaginavano di dover abbandonare, tanto era forte il desiderio di vita, tanto era grande la voglia di significare al mondo la loro venuta e gratificare nei giorni a venire colui che accorda il privilegio di essere. Una prerogativa che Yuri e Marika stavano per perdere nel nome di un ideale di paglia, un rigurgito di orgoglio, un riflusso di ferocia: il Male assoluto.

“Lesto, legali non c’è tempo, non c’è tempo… capiranno, solo così capiranno, solo così!!”:

E mentre uno asseriva, l’altro era intento nel percuotere sinistramente un cordone nell’aria.

“Vedranno, vedranno…vinceremo la nostra battaglia”.

Yuri trasalì. Il malcelato scopo dei suoi aguzzini si rivelò nella sua inaudita empietà. Un senso di impotenza, un sussulto, lo scuotimento del ventre, il desiderio di essere altrove. Sono questi attimi in cui il reale si fonde nel surreale, il tangibile muta nell’intangibile: si è come sospesi, anestetizzati, non si possiede più la percezione del divenire e si perde la consapevolezza dell’essere stati. Ma proprio in questi momenti, il grande talento dell’uomo prevale, facendo si che ci si possa disporre finanche al proprio disfacimento, semplicemente: “prima si è,dopo non più.”

Uno schianto repentino, una corda tesa, il clamore della folla. Stretti in un abbraccio mortale, i due giovani pendevano dal secondo piano della palazzina spoglia. Il loro sguardo lanciato nel vuoto incrociava gli sguardi attoniti degli avventori che in massa calcavano lo spazio antistante quel dannato collegio. Sgomento e raccapriccio.

“Dateci quel che vogliamo!!…ne ammazzeremo due ogni ora…moriranno…moriranno tutti!!!”

“Non ci fermeremo….nessuno ci fermerà”.

All’appello delirante dei rapitori, fece eco una sola domanda.

Perchè?

Aversa, Campania ore 13:30

“Antonio è pronto!!”

“Non fartelo ripetere vieni a tavola e chiama tuo figlio”.

“Sono sfinita, in questa casa non c’è più ordine!!”

“Lavagli le mani e apparecchia la tavola”

“Non sono la tua serva…non sono la serva di nessuno!!”

In un giorno qualunque, in una famiglia qualunque, Antonio non aveva progettato di dover uccidere, ma Antonio quel giorno non era Antonio.

Il Male è infido: serpeggia nelle case ed invade l’intimità del focolare domestico. Prolifera nel disagio, si innesca nella contesa e genera il conflitto. Si giova del pretesto, produce isolamento e sopprime l’armonia, infine corrompe le menti, si fonde nei gesti e da forma alle azioni.

Non lo riconosci: dapprima è mansueto. Ti sussurra: “ – “mi controlli, non vedi, hai il controllo di me, sei il mio padrone usami –“, così ti lusinga, ti offre una soluzione, – “è solo una sgualdrina, ammazzala e bevi il suo sangue”- poi non da alternative: un’unica via spiega dal male, quella che conduce al male e che nel male porta a compimento.

“Antonio che fai… Antonio sei pazzo!?…Antonio…Antonio…Ant…”

In quel momento Antonio era sorretto da un impulso di follia programmata: la traccia dei suoi gesti venturi scolpita nell’ intendimento di un’unica scellerata rappresentazione che sublima nello scempio e non induce ma è indotta, non muove ma è mossa. Antonio non era Antonio, ma qualcos’altro. Antonio non era Antonio ma qualcun altro.

Il sangue chiama sangue: – “è nell’altra stanza… porta a termine ciò che hai intrapreso”. Nelle mani stringeva un coltellaccio per pietanze, uno di quelli che si usano per sgozzare agnelli e tagliuzzar verdure. Il bimbo ignaro orchestrava giochi.

“Arrivo papà non mi rompere….”

In realtà era il papà che stava arrivando: doveva riprendersi ciò che un tempo gli aveva donato e renderlo al suo malvagio ispiratore.

“Papà…papà…”

Non ebbe il tempo di pronunciare l’ultima parola che la lama, già intrisa del sangue materno, lo trapassò da parte a parte. Antonio non era più un uomo ma uno strumento nelle mani dell’ Empio.

Esplose in una risata isterica che presto convertì in pianto dirotto. In un solo momento aveva cancellato ciò che di più caro aveva al mondo, strozzando nella gola le ultime parole del figlioletto:

< Papà…perché mi fai questo, perché, perché?>

Il responso non trova contezza in ciò che è di questa terra.

La risposta è altrove. Abita in colui che distrugge l’ordine delle cose ed avversa la consonanza delle idee.

Egli ha molti nomi, tutti i nomi del mondo: il grande Nemico che non nasce con noi, ma incombe su di noi e per mezzo di noi è generato: daimonion : “Genio sovraumano”.

Serie: Genio sovraumano


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Discussioni

  1. Molto bello il ritmo che hai dato al racconto e le sensazioni descritte di chi non pensava di morire e/o di uccidere quel giorno, è arrivato in modo molto diretto e travolgente. Complimenti!

    1. Grazie, questo episodio costituisce solo un incipit che serve ad introdurre temi che saranno meglio approfonditi nel corso della serie, tutta basata sui contrasti fra le categorie universali di: bene/male, giustizia/ingiustizia ricchezza/povertà ecc…. Sebbene, per forza di cose, non troverai i successivi episodi così incalzanti, potrai comunque ricavare degli spunti interessanti.

    1. Grazie Marta, in realtà si tratta di due brevi storie che servono da incipit per introdurre dei temi che saranno sviluppati nel corso della serie. Ti ringrazio di aver letto e ti invito a seguire i successivi episodi. Un saluto

  2. Un susseguirsi truculento di immagini ben disposte che prima o dopo ci mostreranno il disegno finale. Mi piace questa narrazione su due livelli geografici, mi domando quando e se si incontreranno. Intanto aspettiamo il secondo episodio!