Conto alla rovescia

Serie: Isòlano


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Aggiunse un «stiamo arrivando, trenta secondi. Passo e chiudo» e così terminò, chiudendo il segnale.

Tornò per l’ennesima volta a spostarsi in corsia di accelerazione finché in breve, vide il tanto agognato autoarticolato messo di traverso ed iniziò, meticolosamente, a frenare. Vi si fermò ad una ventina di metri circa, e scese dal veicolo imbracciando un altro fucile semiautomatico, questo preso da un vano ricavato nei sedili posteriori.

Anche il blindato, oramai consapevole di esser caduto in quell’astuta trappola, aveva inesorabile dato il via alla sua folle frenata. Questa lo fece visibilmente sbandare, lateralmente, urtò ed iniziò a strisciare lungo il grosso doppio guard-rail centrale, rallentando velocemente fino ad arrestarsi del tutto poco dopo. Michele aprì subito il fuoco, approfittando del momento: una massiccia raffica colpì il porta valori, lungo tutta la sua fiancata destra.

Andò alle spalle del grosso mezzo, aggiustando poi la mira per sparare dritto nelle due ruote posteriori.

Le disintegrò entrambe, all’istante. Ora non potranno neanche arretrare, in retromarcia. Siete nostri, pensò tra sé e sé.

Alzò l’arma verso l’alto, e sparò, ancora, tenendo il grilletto premuto a lungo.

I possenti colpi, riecheggiarono in tutta l’area circostante. Il clima di terrore già molto denso aumentò, pesantemente.

Questo favorì a lasciare impietriti i civili poco distanti, terrorizzati, che rimasero fermi al volante consci del pericolo e della loro sfortuna nel trovarsi parte di quel gruppetto di veicoli radunati forzatamente prima del Piras&Co a sbarrare loro la strada. Arrivò un’altra raffica, questa volta alla mezz’altezza delle portiere. In un molto probabile caso che qualche proiettile penetrasse il duro acciaio del blindato, chiunque vi si trovò a bordo ne sarebbe rimasto senz’altro ferito. «Ah-ah, ora capite figli di puttana? Uscite e siete morti, forza, che aspettate, dai!» continuò a gridargli contro.

Sorrise, poi fischiò: altro segnale, per i compagni. Bachisio, Antonio ed Omar spuntarono da dietro l’autoarticolato, con quest’ultimo a regger una grossa sacca, nera, che dopo qualche passo fece cadere sull’asfalto.

Chinandosi ne aprì la cerniera ed estrasse alcuni detonatori, tre, per la precisione.

Gli altri due complici rimasero con le armi puntate verso l’abitacolo, dritte sulla testa delle guardie.

I mirini rossi in loro fronte furono ben visibili nonostante la luce mattutina, ed a un certo punto Tonineddu gli si avvicinò maggiormente, piazzandosi davanti al parabrezza. Bachisio, copriva lui le spalle.

L’arabo si sbrigò a piazzarli tutti, uno nel portellone laterale e gli altri due negli sportelli posteriori.

Dal rumore che quell’azione produsse, associato ai tre simultanei bip, le guardie ancora all’interno capirono di non avere minimo scampo, nessun’altra scelta: dovevano lasciare assolutamente il furgone o l’esplosione gli avrebbe coinvolti. «Scendete, svelti! Muovetevi, forza! Andiamo, cazzo! Muovetevi!» sbottò Bachisio con il suo marcato accento logudorese. Una delle guardie, lentamente, iniziò ad aprire lo sportello. Ma il sardo senza aspettare un millesimo di secondo in più sparò in aria e questi si paralizzò, all’istante. Il giovane, strillò loro: «uscite, forza, entrambi dallo stesso lato, brutti stronzi! Da questa parte, forza, muovetevi!» scuotendo ripetutamente il capo verso la sua sinistra, indicandone loro la direzione. La guardia nel sedile del passeggero intimò rapidamente al suo collega di chiuderla, quella sua portiera. E così fece, il guidatore. Visibilmente agitato, tremava.

Fu debole anche per via dei  problemi di pressione alta, con i suoi sessantadue anni ormai prossimi alla pensione e fidandosi esclusivamente del collega, non poté fare a meno che obbedirgli ciecamente fino a che quest’ultimo, esclamò: «limitati a fare le stesse cose che faccio io, niente di più e niente di meno! Questi non scherzano, dobbiamo seguire i loro ordini!»  Aprì dunque la portiera destra, più lentamente di prima, ed iniziò pian piano a scendere dal mezzo con le mani bene in vista. «Non sparate vi prego! Non sparate!» disse a sguardo basso, finalmente giù dal blindato. Omar aspettava che entrambi scesero e gli si avvicinò, con Bachisio e Tonineddu a tenerli sotto tiro costante.

Parlò, il più giovane: «via le armi, gettatele, subito! E niente scherzi, forza! Muovetevi, e avvicinatevi a noi, lentamente, capito? Niente colpi di testa! Ora! Subito, cazzo!» Obbedirono, sfilarono cautamente le pistole dalle fondine poggiandole poi, sul nudo cemento. «Bene, così, forza! Adesso un passo avanti, sì, così, e…stop! In ginocchio! Subito!» fece a quel punto Omar, pronunciando quelle ultime tre parole a voce più alta, enfatizzandole.

Questi, ancora tremanti, si inginocchiarono mentre l’arabo gli arrivò svelto alle spalle.

«Mani dietro la testa, forza, pezzi di merda!» aggiunse, nel frattempo che i due sardi reggendo in mano delle grosse fascette in plastica prese dal borsone nero, gli si piazzarono vicino. «Ecco, visto? Se collaborate è tutto più facile!» concluse Omar mentre vennero serrati loro i polsi, a dovere. «Ora fermi, e zitti. Non una sola mossa, okay?! O vi faccio saltare la testa!» gli urlò addosso Bachisio, mentre con il calcio del mitragliatore si apprestò a dare un colpo sulla nuca a quello più massiccio dei due. Ma Omar glielo impedì, con la vigorosa spallata che lo portò immediatamente alla realtà, facendogli notare che proprio quella guardia fosse ferita ad una gamba. Gravemente, e perdeva molto sangue. Probabilmente è stato colpito in una delle prime raffiche, immaginò lui, un po’ seccato.

Ciò lo fece dunque desistere, meglio non infierire e creare troppo scompiglio, rifletté. Gli altri due, che nel mentre avevano raccolto le loro pistole da terra si allontanarono, a debita distanza dal blindato. Si accorsero di alcuni degli automobilisti fermi lì, nel blocco, che scesero nel frattempo dai loro veicoli e qualcuno di loro con il cellulare in mano, filmava in direzione loro. Spararono di nuovo in aria, due volte. Tre, volte. Ed un’altra ancora.

I pochi rimasti ancora fuori dai veicoli si buttarono a terra, e in quel preciso momento Omar lo prese in mano, estraendolo dalla mimetica. Il dispositivo con il detonatore principale, proprio quello che comandava tutti gli altri collegati in sequenza dallo speciale chip costruito dal secchione del gruppo. Thomas, per la precisione. Che quel giorno non fu certo lì con loro, la sua vasta intelligenza nonché le due lauree, una in programmazione e l’altra in ingegneria informatica non ne richiedeva certo la sua presenza in campo. Il suo cervellone serviva al gruppo per ben altri scopi, sull’asfalto c’era bisogno di sangue freddo, muscoli e tanta arroganza. Tutte cose che lui non aveva.


L’arabo cliccò il tasto, e il dispositivo si avviò: -Bip, bip. Bi-bi-bi-biiip!-

L’esplosione fu fortissima, devastante.

Serie: Isòlano


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Discussioni

  1. Ciao Loris! Proseguo questa bellissima serie e ti faccio i complimenti per l’immagine profilo😁 Dylan Dog è stato il mio primo punto di riferimento da bambino! Tra l’altro parecchie delle mie prime storie, qui su EO, risentono dell’influenza di Sclavi e di quel capolavoro di fumetto. Quando ero bambino il mio sogno era quello di fare l’indagatore dell’incubo😂

    1. Ciao caro! Sai che invece io, come fumetto già dai 5/6 anni leggevo Tex Willer? Poi man mano che ho iniziato a capirli di meglio, lo leggevo sempre di più. Purtroppo Dylan in quel periodo non lo avevo mai tra le mani, crescendo leggevo Piccoli Brividi ma diciamo che la lettura fu principalmente roba Disney e poi tanti libricini della catena “Il Battello a Vapore”. Marchio Mondadori, se non sbaglio. E poi da grande, superati almeno i 25, ho ritrovato fortunatamente qualche volume in casa e Dylan mi ha rapito totalmente. Tutt’ora cerco volumi principalmente in lire, dato che la narrazione è quella “tipica” poiché ormai il fumetto è molto cambiato. Poi in privato ti mando un volume scritto proprio da poco da un regista sardo che ha creato ad Hollywood il primo Western-Horror: That Dirty Black Bag.

      1. Grande! Avevo anche un sacco di Piccoli Brividi😁 Pensa che i Dylan Dog li avevo tutti, dal primo fino ai primi numeri dopo il cento, poi ho smesso di comprarli perché diventava una spesa

        1. Se non sono ristampe, sai bene quanto valgono dall 1 al 100 in condizioni più o meno ottimali 😅! Ora costano praticamente 5€ l’uno, assurdo. Ogni tanto prendo i trimestrali a colori, perché comunque sono opere d’arte. Ma le storie lasciano molto a desiderare, meglio nei mercatini dell’usato dove per 1/1,50€ trovi i volumi vecchissimi che hanno realmente fatto la storia. Ma tu non ne hai più, di quelli dall’uno al cento? 😅 Argh

    1. Organizzati lo sono eccome, la mente dietro tutto questo non è solo una e il capo tende a rimanere nell’ombra! Chissà se i loro comportamenti lo faranno uscire allo scoperto prima del previsto, sempre che nel frattempo non spunti qualche sbirro a ficcare il naso! *Sorriso. Mi fa piacere che abbia letto tutto, lieto di averti fatto compagnia con le mie scritture

      1. Eh magari fossero originali! Dylan Dog è nato due anni dopo di me, ero troppo piccolo per prenderli originali. Sono quasi tutte ristampe. E poi sono tenuti malissimo. Qui da noi ci sarà un’umidità del 90%, in pratica nella mia cantina – dove li tengo – ci si sposta a nuoto😂

  2. Mi colpisce la tua capacità di spaziare da un genere all’altro con estrema facilità e destrezza. Ho letto i tre episodi in un fiato, il soggetto è davvero interessante, soprattutto perché poco trattato, e permette di fare luce su una realtà cruda ma poco conosciuta.

    1. Mi fa molto piacere saper che il lettore trovi lo spazio per legger tutto in una volta, credo proprio ciò contribuisca a un immersione maggiore e dunque a una più chiara interpretazione dei personaggi, dei loro comportamenti e quindi di tutti i rami che crescono all’interno del racconto. Questo mi permette di poter svolgere questi ultimi in maniera più consona, visto che ho già “catturato” la sua attenzione. Cimentarmi nello stimolare la fantasia stessa del lettore è per me fondamentale, in questo racconto lo voglio un po’ stravolgere giocando con i valori personali che ognuno ha di bene e male. La criminalità mi sembra proprio un bel pretesto con cui poterci provare e spero, riuscirci! Grazie per aver espresso un tuo parere, a dir poco bene accetto