Distrazione

Era sempre stato distratto. Questo è un difetto molto grave per un soldato, perché il soldato deve essere sempre presente a se stesso. Tuttavia era molto abile con la spada, svelto e resistente alla fatica e alla noia, e soprattutto coraggioso, temerario quasi. Per queste sue qualità era abbastanza noto e rispettato, aveva rischiato tante volte la vita che non se lo ricordava più. Una volta era stato anche elogiato dal Comandante, il grande Hanniba’al Barak, ed era stato il momento più bello della sua vita. Però era distratto. Questo è male, gli ripeteva sempre sua madre quando era bambino. Ti perdi, fantastichi, che ne sarà di te? la vita del soldato è dura. E invece eccomi qui, pensava lui. Ancora non è nato chi mi ucciderà.

L’avevano mandato in avanscoperta all’alba, per poi riferire al capomanipolo le condizioni del valico. Improvvisamente, dal cielo cominciò a cadere una polvere bianca, fine, gelida; presto si trasformò in grandi fiocchi che cadevano lentamente a terra. Li guardava, affascinato, mentre avanzava. Non poteva staccare gli occhi da quella meraviglia, che copriva sempre più velocemente il sentiero. Sono come le piume di un gigantesco gallo bianco che si ripulisce le ali, pensò. Anzi, sono come batuffoli di lana del cielo, che si sciolgono se li tocchi. Continuava a salire, trovando sempre nuovi paragoni, godendo della bellezza di quella cosa nuova, nuova, tutta per lui.

Ebbe freddo, si strinse nel mantello. Cercò di non pensare alle belle piume candide, ai piedi gelati, di concentrarsi sul suo compito. Le calzature risuonavano sulle rocce, ma via via che la cosa bianca cadeva i suoi passi facevano sempre meno rumore, e le rocce diventavano tutte uguali. Udiva ancora il rumoreggiare dei cavalli, il clangore delle lance e degli scudi, ma sempre più lontano, e non capiva più da dove provenissero quei rumori, che da anni punteggiavano le sue giornate.

Poi si guardò alle spalle: la cosa bianca non cadeva più, ma aveva coperto le sue impronte. Era caduta la nebbia: cielo e rocce erano quasi diventate una distesa uniforme di bianco. Non saliva più, ma continuava a camminare, solo. Non aveva nemmeno più freddo, anzi, gli stava venendo voglia di stendersi sulla soffice coltre. Era come ubriaco. Cadde.

Il giorno dopo, il capomanipolo riferì che si era persa una staffetta. Per via gerarchica, la notizia arrivò al Comandante. Questi alzò lo sguardo, vide le cime incappucciate  e capì. Bisognava fare presto, prima che fosse impossibile far traversare i cavalli e gli elefanti.

“Coraggio, uomini! non temete, noi passeremo! Cosa sono queste, se non montagne come le altre? Passeremo!  Avanti, fino alla vittoria finale su Roma!”

E tutto l’esercito si mosse dietro ad Annibale.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Delicato racconto che mette in contrapposizione l’animo umano contro il raziocinio, la della bellezza della natura, contro la follia umana della guerra.
    Un racconto che fa riflettere sul vero motivo della nostra esistenza: vivere in simbiosi con il tutto.
    Mi sono sentito leggero come i fiocchi di neve. Mi sono emozionato …grazie.

  2. Ciao Nicoletta, ti confesso che per un attimo ho pensato a una formica che si allontanava dai ranghi attratta dalla neve. Bellissima la tua capacità di donare suggestioni.