E venne il Sole

Serie: VIENI A PRENDERMI


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Ogni episodio rappresenta, alternativamente, una lettera e la relativa risposta. Emozioni e avvenimenti significativi affidati alle penne dei corrispondenti. Scrive: Roberto Virdo' @Altolevato

Quando vidi la tua figura muoversi lontana, sullo sfondo dell’alba nascente, compresi il perché del mio lungo viaggio.

   Ero partito in una notte d’estate all’insaputa dei miei cari, attratto da un richiamo irresistibile. Qualcosa che somigliava alla rugiada, a un battito d’ali. Alla nuvola che d’incanto si forma e, silenziosa, svanisce.

Non sapevo ancora chi fossi e già t’amavo. Passo dopo passo, le linee del tuo corpo si svelavano ai miei occhi increduli, grati di tanta bellezza, di una così celeste perfezione. Un’armonia senza fine le legava a quelle del cielo e del mare svelando la tua natura preziosa, per questo così rara.

   Ma una tristezza indescrivibile accompagnava ogni tuo gesto, fin nel piĂą piccolo movimento. Si nascondeva tra le palpebre socchiuse, sulle labbra rosee che si levavano al cielo per assaporare la brezza marina, nell’infinitesimo spazio di un anelito che spezza l’eterno dolore. Nel tuo canto lieve rifulgeva il luccichio di perle nascoste.

  Una volta vicino mi sembrò di conoscerti. Ne fui certo quando tu, seduta sulla riva, smettesti di tracciare cerchi con le dita affusolate nella sabbia umida e ti voltasti all’inavvertito fruscio. Il tuo divino profilo mi trafisse l’anima da parte a parte: seppi allora come ti guadagnasti un posto tra le piĂą belle delle creature immortali, anche se ciò non ti risparmiò una vita di solitudine.

   “Calipso!” esclamai.

   Volteggiò basso un gabbiano e nei suoi occhi riconobbi il tuo sguardo, quello di chi non può smettere di volare.

   “Himeros…”

   Pronunciasti il mio nome sommessamente, con la quieta certezza di chi sa che, un giorno, qualcuno verrĂ . Che il Fato tesse per noi la trama di un destino a cui non possiamo sfuggire.

  Conoscevo la tua sfortunata storia e giĂ  mi tormentavo al pensiero dell’ingiusta condanna che ti aveva portato laggiĂą. Gli dèi mi avevano fatto dono del corpo piĂą sensibile che mai pose piede sulla terra: la mia pelle, le membra tutte intere vibrarono all’unisono con la tua sofferenza. Ma fedeli alla loro natura, desiderarono da subito donarti la felicitĂ  che ti era stata sottratta, il sentimento che con ogni respiro bramavi. Liberare l’anima dalla prigione di un amore irraggiungibile.

Mi inginocchiai alle tue spalle levando il volto verso l’orizzonte, dove si affacciavano i primi raggi luminosi. Nessun essere del Creato, mortale o divino, poteva ignorare il mio richiamo. 

E venne il Sole a inondarci di luce e calore, mentre con la schiena nuda ti lasciavi andare abbandonandoti a me. La mia guancia trovò rifugio nel tuo collo teso e profumato, bastione che si ergeva sul quieto oceano blu, la cui acqua bagnava qualsiasi terra. Quella vicina e la più remota.

Furono baci immortali: le mie labbra sulle tue e, tra di esse, la lingua infuocata del divino astro. Il suo era un tepore vellutato, capace di penetrare ogni varco, ogni poro della nostra carne calda, guidandoci verso uno sconosciuto piacere fatto di mani e gambe che si intrecciavano mentre, insieme, venivamo avvolti dall’abbraccio forte di colui che tutto prende e tutto dona.

Strappammo uno all’altra, all’altro, sorrisi di gioia e pura bellezza. Un tesoro nascosto che non avremmo immaginato di trovare mai.

E quando giunse il tramonto salutammo il cocchiere del carro celeste mentre i nostri occhi, pieni di gratitudine e devozione, lo accompagnavano nella lenta discesa, con sguardi traboccanti di un amore fino allora sconosciuto, nei quali brillava una luce nuova.

La veritĂ  del corpo sarebbe per sempre rimasta accanto con noi.

Serie: VIENI A PRENDERMI


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Discussioni

  1. In questo episodio c’è molta poesia e la sensazione che mi trasmette è quella di trovarmi in un sogno. Bellissima l’immagine della ninfa, di schiena, che si gira e riconosce l’essere alle sue spalle. Le parole poi scelte per descrivere ciò che avviene dopo, sono dolci e, come un velo, lasciano solo intravedere il consumarsi del desiderio d’amore. Molto bello!

    1. Cara Cristiana, rispondo io, Roberto, questa volta.
      Innanzitutto grazie di sostenerci: questo progetto è frutto di una improvvisa, folle idea. Ma a dispetto di quanto ci attendevamo, sembra che si sia instaurata la giusta alchimia.

      L’idea di un racconto basato sulla mitologia è stata subito invitante per entrambi, pur consci della difficoltĂ  intrinseca, poichĂ© come immagini è difficile mettere il tutto a sistema con una lettura che, vuoi o non vuoi, resta attuale.

      Questo è l’unico dei dieci episodi in cui si compie l’inversione: sono io il primo ad aprire il “cerchio”, sarà Clear a chiuderlo. Era necessario provarci, in quanto nello scrivere ci si pone sotto due punti di vista non poco differenti. Soprattutto, sta al primo proporre, al secondo interpretare e reinterpretare il tutto in una chiave credibile, coerente. Sono certo che lei si dimostrerà davvero in gamba, come ha fatto finora.

      Mi fa davvero piacere quando parli di questa visione quasi onirica, è sicuramente merito del pezzo musicale che, dopo ricerche davvero impegnative, sono riuscito a scovare. Come sempre, il titolo è incastonato tra le righe.

      Ho cercato di avere massima cura nell’uso delle parole, per mantenere un livello appropriato che sfuggisse a un andamento banale, oserei dire “moderno”. Questo proprio perchĂ© la mitologia ci parla di noi in tutte le epoche e merita massimo rispetto. Mi piace pensare che la “parola” abbia una straordinaria forza intrinseca, senza bisogno di “effetti speciali”.

      Grazie Cristiana.