ERRE

A Nappa di Morelacchio esiste un frutteto moderno.

L’ha ideato un gruppo di cinesi in fuga dalla povertà, rifugiatosi in un capannone abbandonato della zona industriale, all’inizio degli anni novanta.

Inizialmente, i cinesi avevano gestito il calcinculo di paese: venticinque seggiolini volanti, lustrati a nuovo, lunghe catene scintillanti, una colonna centrale capace di roteare su sé stessa turbinosamente.

In Cina non c’era nulla di simile.

Gli italiani andavano pazzi per quella macchina da divertimento. I Nappamorelacchiesi in modo particolare.

Il bigliettaio Litchi era quindi un personaggio che godeva di una certa fama, soprattutto tra i ragazzini che frequentavano la giostra dopo la scuola. Ragazzini strani, a detta di Litchi.

Maschi dall’andatura guardinga, mani in tasca e sguardo corrucciato. Ragazze ruminanti con la bocca lucida e la gomma in bocca.

La parola calcinculo era priva di erre e questo indubbiamente funzionava.

“La signolina si è aciudicata il gilo, foza giovani, acchiapa il fiocco!”. Un foglietto sul tavolo da bigliettaio di Litchi riportava le frasi da dire al microfono durante i giri. Le avevano scritte alcuni ragazzi un giorno al bar, per aiutarlo.

Tra queste anche “viva la figa”, una locuzione priva di erre che il cinese al microfono scandiva talmente bene che presto arrivarono i vigili che ci tirarono una riga nera sopra che non gli permise più di leggere la locuzione che fu per il calcinculo un cambiamento profondo che dopo poche settimane portò alla chiusura della giostra. Che strazio. Il giorno del triste evento Litchi rientrò al capannone abbandonato con in testa l’idea di dover migrare nuovamente per smuovere l’energia positiva del gruppo di cinesi, al momento statica.

Sua moglie lo rassicurò. Gli prese la mano e si chiuse con lui in bagno “Sto per darti conforto immediato” disse in cinese.

Nella testa di Litchi, una serie di opzioni si scavalcarono l’una addosso all’altra, giungendo tutte al medesimo finale.

Così non fu.

La moglie aprì la finestra e gli mostrò quello che l’aveva tenuta occupata negli infiniti giorni di solitudine trascorsi in casa, mentre lui lavorava nel gabbiotto urlando al microfono “viva la figa”.

Il campo retrostante il capannone era adesso una coltivazione moderna. Ettari di terreno producevano frutti succosi pronti da vendere agli italiani. E, chissà, forse un giorno esportarli. L’intero gruppo di cinesi era intento a raccoglierli in grandi cesti di vimini. Nessuno parlava. Tutti concentrati, schiena ricurva e sguardo attento.

Litchi si accarezzava il mento incerto. Avrebbe dovuto passare con il gruppo il resto dei suoi giorni. Lui invece voleva gestire da solo, co-man-da-re. Anche solo dicendo sciocchezze ad un microfono, fingendo di non coglierne l’ironia, creando così attorno a se piccoli sudditi inconsapevoli e di facile addomesticamento.

Migrò per davvero.

Questa volta solo.

Sua moglie provò a trattenerlo, a persuaderlo con un altro tipo di conforto immediato, ma nulla. Tre minuti dopo, a conforto finito, partì.

Litchi prese in gestione il solarium di un paese vicino, dove la parola “lampada” era comunque priva di erre e questo funzionava semple.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa, Umoristico

Responses

  1. Maria, finalmente, aspettavo con ansia un tuo nuovo LibriCK ed eccolo! Mi sono anche chiesto dove si trovasse Nappa di Morelacchio e dovendo tirare a indovinare lo immaginavo nelle Marche; poi Google mi ha svelato la verità: eh vabbè, ci sono cascato. Come al solito la tua originalità e il coraggio di saper osare, sia nel linguaggio sia nelle trame, non ti manca. Della storia ho apprezzato l’equidistanza della voce narrante rispetto alla posizione rigida, tormentata e colma di implicazioni di Litchi. Nessuna morale viene suggerita e io stesso non riesco a biasimare fino in fondo la scelta del pLotagonista. Ciao e alla prossima! 🙂

  2. Il tuo mondo è bellissimo. Un cartone animato per adulti, disincantato ma mai amaro. È bello vedere che qualcuno ha scelto di comprendere senza rinunciare a ridere. E’ bello vedere che c’è ancora intelligenza e ironia su questa terra 😉