Fiato alle trombe! 1 – Un hobbit molto rumoroso

Serie: Le (dis)avventure di Orion

L’uomo avanzava con passo deciso sotto la pioggia intensa.

Un pesante cappuccio ne copriva i lineamenti, celando il suo volto allo sguardo degli altri viandanti. Sembrava insensibile al freddo ed all’acqua che gli inzuppava le vesti. Persino i cani randagi cercavano rifugio da quella gelida pioggia battente, ma lui no, sembrava non curarsene, con lo sguardo fisso davanti a sé.

Risoluto, imperterrito, proseguì nel suo percorso e svoltò in un vicolo malfamato, scomparendo dalla vista. E dalla nostra storia.

Nel frattempo, all’interno della locanda del Cervo Ubriaco, Orion se ne stava davanti al camino, coi piedi scalzi appoggiati su uno sgabello e gli stivali zuppi appesi ad un gancio ad asciugare.

«Oste! Oste, dell’altra birra, per favore!»

Il taverniere, un nano panciuto dagli ispidi capelli rossi e dalla barba altrettanto rossa (ma ancor più ispida) borbottò qualcosa alla figlia, una nana dalle guance rosee e tonde, e dalle poppe altrettanto rosee (ma ancor più tonde).

La ragazza riempì l’ennesimo boccale e trotterellò fino ad Orion, il quale non lesinò un’occhiata alla generosa scollatura della giovane nana. Che, accortasene, finse uno sguardo risentito, ma si allontanò sculettando vistosamente.

Noi, cari lettori, sappiamo bene che le più grandi avventure iniziano con una bevuta. Sappiamo anche che molte avventure iniziano in una taverna.

Ordunque, Orion era in una taverna a bere, ma era quanto più possibile distante dall’idea di intraprendere un’avventura. Voleva solo riposarsi fin quando non avesse speso ogni singola moneta d’argento, frutto di un suo ultimo “lavoro” sul quale, per decenza, sorvoleremo.

E fu così che, mentre il nostro non cercava avventura, fu l’avventura a trovare lui. Sotto forma di scoreggia.

Fu infatti un forte peto a far girare di scatto il pigro avventuriero, intenzionato a complimentarsi col mezzorco (non avrebbe potuto essere altrimenti, pensò) che aveva così abilmente imitato il dio del tuono. E invece si trovò di fronte un piccolo hobbit attempato, altro poco più del tavolo sopra il quale stava appoggiando il boccale. Attorno a lui c’era chi rideva e chi invece imprecava per il fetore così grande rilasciato da una così piccola creatura.

«Smettetela di ridere, diamine!»

Sbottò il mezz’uomo. Che però chiosò la propria perentoria richiesta con un altro rombo intestinale. E giù tutti di nuovo a ridere e imprecare per la puzza.

Lo hobbit, sempre più irritato, sembrava sul punto di esplodere, ma con uno sforzo ritrovò la calma, trasse un profondo respiro (seguito da una smorfia per aver inalato le proprie mefitiche flatulenze) e disse:

«Signori…signori! Mi chiamo Brabbo, e vengo da Bazzicafiume. Non c’è nessuno che voglia aiutare un povero hobbit?»

Altro peto, ed altre risate (tranne l’avventore che si trovava esattamente dietro la valvola di sfogo dello hobbit).

«Ovviamente, non voglio offendere lor signori, ma la vostra generosità nell’aiutarmi sarà ricompensata,» ennesima flatulenza «ampiamente ricompensata…quindi se qualcuno se la sentisse di farsi avanti, sto cercando avventurieri impavidi e dal cuore puro!»

Concluse con un inchino, e mai scelta fu più infausta: il movimento, unito all’ aerofagia da cui era affetto, provocò un ultimo peto così forte da raggiungere una candela posta sul tavolo dietro di lui ed incendiarsi in una fiammata che per un attimo lasciò tutti a bocca aperta…prima che l’intera taverna esplodesse in una fragorosa risata. E fu così che l’appassionata richiesta del mezz’uomo venne subito ignorata, spazzata via dall’involontario finale comico. Il poveretto si mise a sedere ad un tavolo all’angolo, e si fece portare una birra per consolarsi dell’insuccesso del suo tentativo di reclutamento, già rassegnato a partire per un’altra locanda, un altro villaggio. Ma improvvisamente apparvero due stivali sul suo tavolo. Alzò gli occhi dal boccale e vide che sulla sedia di fronte a lui stava sedendosi un uomo dai lunghi capelli grigi e la barba raccolta in due ciuffi separati.

«Raccontatemi un po’ questa cosa della ricompen….del problema che avete. Nei dettagli, di grazia.»

Lo hobbit fissò l’uomo, fissò gli stivali sul tavolo, e di nuovo l’uomo.

«Scusate, eh…e voi sareste? Cioè, potete aiutarci?»

«Oh, che cafone, non mi sono nemmeno presentato…Io sono Orion», disse il nostro, tendendo la mano allo hobbit «e scusatemi per gli stivali, me li sono tolti per farli asciugare, ma non mi fidavo a lasciarli incustoditi accanto al camino.»

Lo hobbit annuì, a sottolineare l’ovvietà di quanto detto da Orion. Che riprese:

«Dunque..di cosa si tratta? Devo ammazzare un drago? Sventrare un basilisco? Tirare il collo ad un grifone?»

«Niente di tutto questo, mastro Orion… c’è da rimuovere una maledizione!»

«Ah! Una maledizione, perdinci… e di che tipo?»

Prima che potesse rispondere, lo hobbit scorreggiò di nuovo, guardando Orion in maniera più che eloquente.

«Um, capisco. E…chi vi ha lanciato questa maledizione? Su, raccontate.»

Disse Orion, allungando una mano ad afferrare il boccale di Brabbo, e svuotandolo in un sorso.

Lo hobbit risposte con un’occhiataccia, ma facendo buon viso a cattivo gioco (d’altronde, aveva forse trovato un avventuriero disposto a far ciò che andava fatto),spiegò il problema:

«Nel bosco a nord del nostro villaggio vive un satiro, Zirfiliblin Ballabimbo Zallocchero II, detto Zirfi…»

«Capisco…»

«Ecco, questo satiro si era invaghito di mia cugina, Rosabella. Ha iniziato a farle la corte: tutti i giorni le portava dei fiori al mattino, ed alla sera le suonava la serenata col suo flauto, e messere, non so se avete mai sentito suonare un satiro, ma suonano bene, sapete?»

Orion annuì, con l’aria di chi aveva ascoltato mille concerti di satiri, ma con l’attenzione di chi già iniziava ad averne le gonadi sature…

«Inizialmente mia cugina non gli dava troppo retta, ma i satiri ci sanno fare: un bel giorno si presentò da lei con una gerla piena di rose rosse, e suonò il suo flauto tutta la notte, senza mai fermarsi, dal tramonto all’alba. Ed al mattino Rosabella aprì la finestra, aprì la porta di casa ed infine aprì le ga… volevo dire, aprì il suo cuore a quel satiro tanto romantico. E poi fu lei a suonare il flauto del fauno, per tutto il giorno…»

«Sembra una bella storia d’amore, caro Brabbo.»

«Ahimè messere, in realtà non lo è! Dopo aver ottenuto ciò che desiderava, non appena la mia amata cugina si addormentò soddisfatta ma stremata, il satiro si dileguò nel bosco da cui era giunto, senza più farsi rivedere!»

Il nostro eroe trovò opportuno ordinare un’altra birra, visto che lo hobbit andava per le lunghe:

«La mia povera cuginetta non si dava pace, ormai era innamorata di Zirfi, al punto che stanca di aspettare, decise di infilarsi nel bosco per cercare il suo amato satiro.»

«E lo trovò?»

«Si, lo trovò. Ma non da solo. Il porco, il seduttore, il fedifrago, se ne stava sulla riva del fiume in compagnia di una ninfa»

Improvvisamente l’attenzione di Orion si ridestò. Brabbo proseguì:

«Dunque il satiro era con la ninfa. Che poggiava gomiti e ginocchia a terra, ma non stava raccogliendo le margherite. Mia cugina, vedendo la scena, iniziò subito ad inveire contro il satiro, scagliando verso quel verme i peggiori epiteti, e intimandogli di non farsi mai più vedere al villaggio. Ma i suoi insulti non risparmiarono nemmeno la ninfa, e vi dico messere che quando Rosabella perde le staffe, sa tirar fuori le sue spine più pungenti!

Quello che non considerò, però, è che le ninfe hanno dei poteri. E questa – che chiaramente non apprezzò l’esser paragonata ad una scrofa, ad una peripatetica ed infine ed una “arpia avvizzita”, non se ne stette lì su due piedi..cioè, su quattro zampe…quel che era. Rizzandosi in piedi, con una voce cristallina, ma fredda come un mattino di Gelidaio, sibilò: “tu dai aria alla bocca per pronunciare offese e volgarità! Io ti maledico! D’ora innanzi la stesso vento di volgarità che esce da sopra, ti uscirà anche da sotto!” e da lì cominciò la maledizione…»

Orion osservò attentamente lo hobbit, e chiese:

«Ma se la ninfa maledì vostra cugina, come mai anche voi scorreggiate come una cornamusa rotta?»

Il poveretto tentennò, arrossì, e poi guardandosi i piedi:

«Dunque, la ninfa scagliò la maledizione di modo tale che colpisse tutta la nostra famiglia, fino al quinto grado di parentela…»

«…Capisco…» Annuì Orion, lisciandosi una delle due ciocche della sua barba biforcuta. Proseguì: «E quindi, cosa si dovrebbe fare per annullare la maledizione?»

«Ahimè, non v’è modo, se non convincendo la ninfa stessa a rimuoverla.»

Orion aggrottò la fronte. Non era un’impresa facile. Chiese, quindi:

«Come si chiama la ninfa? e quale sarà la mia ricompensa?»

«Per la ricompensa non preoccupatevi: ho da parte un bel gruzzoletto – gli occhi dell’hobbit guizzavano di qua e di là – e posso darvi 700 monete d’oro. E per il nome, la serpe, pardon, la ninfa si chiama Calipzitella…»

Orion, al “700 monete d’oro”, aveva già deciso, ma per darsi un tono finse di valutare l’offerta per qualche istante. E poi:

«E sia. Domattina partiremo per il vostro villaggio. Quanto dista, a proposito?»

«Dunque, per giunger qua ho impiegato due giorni di cavallo, ma ci metteremo di meno al ritorno, che non dovrò più fermarmi in ogni locanda della via a cercar un prode avventuriero, avendo finalmente trovato voi!»

Orion sorrise, riprese gli stivali e salì nella sua stanza, rassicurando il suo cliente che sarebbero partiti non appena fosse sorta l’alba. 

Serie: Le (dis)avventure di Orion
  • Episodio 1: Orion L’Ammazzadraghi: 1 – La Locanda
  • Episodio 2: Orion l’Ammazzadraghi – 2: La Collina
  • Episodio 3: Fiato alle trombe! 1 – Un hobbit molto rumoroso
  • Episodio 4: Fiato alle trombe! 2 – Giocare d’astuzia
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Narrativa, Umoristico

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    Discussioni

    1. Ciao Sergio, inizia un’altra bella e divertente avventura di Orion😁! Con questo personaggio, e con grande semplicità, sei riuscito ad unire epicità e risate in maniera ineccepibile, un fantasy che riesce sempre a regalarmi tanti sorrisi. Le battute sono straordinarie e tutto è gestito alla grande, e Orion diventerà presto uno dei più bei personaggi qui su Open! Bello bello, alla prossima scorr… Ehm, volevo dire, al prossimo episodio😁

      1. Ciao Antonino, sono contento che Orion abbia riscosso la tua simpatia 🙂
        Già, l’intenzione è quella: ambientare le vicende di Orion in un fantasy che non rinnega i “grandi padri” del genere, come Tolkien o Brooks, ma che vira di più (molto di più) verso l’ironia di Sapkowsi e, perchè no, delle parodie Disneyane. Senza aver la pretesa di avvicinarmi a questi mostri sacri, eh, per carità 🙂 sono più che altro le mie fonti di ispirazione. A me basta divertire un po’ il lettore…e fargli fare il tifo per Orion! 🙂

    2. Ciao Sergio, finalmente Orion ha fatto ritorno. Si preannuncia uno di quei “personaggioni” (anzi, lo è già) che tengono alto il morale qui in Edizioni Open ed entrano nel mito! Interessante la maledizione della ninfa Calipzitella voglio proprio vedere cosa si inventa il prode eroe per volgere la situazione a suo vantaggio 😀

      1. Ciao Micol! sono contento che vi stiate affezionando ad Orion! come avrai capito, per me ha un posto speciale, essendo un concentrato delle mie fantasie e dei miei eroi 🙂 che più che senza macchia e senza paura, sono dei pasticcioni dal cuore buono, come dicevo qualche commento sotto a Giuseppe: io son cresciuto con Capitan Harlock e con Lupin, con Tolkien e Paperino…
        E non nascondo che mi piace raccontare le sue avventure (Grazie ancora per il paragone con Ranuncolo, & Geralt, a proposito! è stato un bellissimo complimento), mi ha già detto che ne ha un altro paio che potrei trascrivere, ma deve trovare il tempo di raccontarmele nei dettagli! 😉

      1. ok, a volte cerco l’effetto sorpresa, ma questo ha sopreso anche me. Mentre lo scrivevo mi son detto: “ed ora, questo?!” XD

    3. “Noi, cari lettori, sappiamo bene che le più grandi avventure iniziano con una bevuta. Sappiamo anche che molte avventure iniziano in una taverna.”… EPICITA’! 🙂
      Questo episodio mi è piaciuto moltissimo, letto tutto d’un fiato. Quanto amo queste ambientazioni e dialoghi di questo tipo, gestiti tra l’altro molto bene. Poi gli interventi di Orion sono tutto un dire! (effettivamente chi rinuncerebbe a ben 700 monete d’oro!) 🙂

      1. son contento che ti piaccia! Beh, la locanda ho avuto modo di scoprire, è un angolo di mondo (fantasy) anche a te caro… 🙂 Questo tipo di ambientazioni (“spaghetty fantasy, come hai detto tu”) mi sono accorto che è caro ad entrambi 🙂 Mi sa che Orion andrebbe d’accordo con Zorex e Drok! 😉

    4. Molto divertente e ben scritto. Mi sono immaginata tutte scene con precisione, i personaggi hanno carattere e alcune battute sono davvero riuscite. Lo voglio vedere Orion alle prese con la ninfa?

    5. ahhhhhh per fortuna credevo che non avresti più scritto del grande Orion.
      Il tuo racconto è come sarebbe stato il Signore degli Anelli se fosse stato diretto da Neri Parenti.
      Scherzi a parte è veramente divertente, con alcune battute esilaranti, anche se non ho potuto fare a meno di immaginarmi lo hobbit con la faccia del mai troppo compianto Lando Buzzanca.
      Al prossimo episodio 🙂

      1. si, qua sforo un po’ nella commedia all’italiana e nella mezzuccio facile “scoreggia: tutti ridono”. Però ho provato a fare in modo che non fosse troppo gratuita, ecco. Cavolo, Lando Buzzanca ci sarebbe stato benissimo!
        Mi ci è voluto un po’ per tornare su Orion (in realtà, per tornare a scrivere in generale, e per questo posso solo ringraziare Edizioni Open e tutti voi!), ma ieri ho chiusto questo racconto (era in cantiere, congelato, da tempo) ed ho buttato giù le idee per le prossime due avventure…

      1. fu così che, mentre il nostro non cercava avventura, fu l’avventura a trovare lui. Sotto forma di scoreggia.
        La frase era questa

      1. Grazie! questa l’ho presa un po’ dal cinema, mi piacciono quelle scene che magari non sono fondamentali per lo sviluppo della trama, si svolgono in background, ma colpiscono l’occhio dello spettatore. Ed ho voluto provare a replicarla in un un racconto.