Fiato alle trombe! 2 – Giocare d’astuzia

Serie: Le (dis)avventure di Orion

Venne svegliato dal canto del gallo. Seguito, a breve distanza, da un forte peto proveniente dal cortile.

Trovò Brabbo alle stalle: il suo cavallo aveva una scaletta di cuoio che scendeva sotto la staffa sinistra, per permettere al mezzuomo di issarsi in sella.

La pioggia battente del giorno precedente era finita, ora un bel sole illuminava la strada che si snodava davanti ai due.

Il viaggio trascorse senza intoppi e senza avvenimenti di rilievo. Orion notò che Brabbo stava sulle sue, non rideva alle barzellette da taverna che il nostro raccontava per ingannar il tempo (nemmeno a quella della principessa e del troll miope che certo era volgarotta, ma non deludeva mai), ma compensava il silenzio della sua bocca con una sinfonia eolica per tromba solista, la sella a far fortunatamente da sordina.

Dopo una notte in una locanda a buon mercato, giunsero al villaggio di Brabbo. Giunti a casa del mezz’uomo, Orion disse:

«Bene. Ora tocca a me. Posso parlare con vostra cugina?»

«Meglio di no!» esclamò Brabbo arrossendo. «E’ molto timida, e da quando è vittima della maledizione, non osa incontrare altre persone, tanta è la vergogna. Si è confidata solo con me.»

«Ah, povera tapina. Allora per cortesia messer Brabbo, indicatemi voi dove potrò trovare Calipzitella.»

Brabbo spiegò accuratamente il percorso seguito da Rosabella per giungere al fiume dove aveva visto la ninfa ed il satiro seduttore. Orion memorizzò il tutto, e si incamminò verso il bosco.

Il percorso si rivelò piacevole, privo di insidie. Incontrò una lepre e qualche scoiattolo, nessuna belva, nessun pericolo. D’altronde, era il bosco della ninfa e del satiro, mica il bosco dell’orso mannaro e del facocero assassino.

Stava quasi per dimenticarsi il motivo di quella passeggiata, quando sentì rumore d’acqua. E dei singhiozzi.

Seduta sulla riva del fiume, avvolta in una tunica di seta, c’era una donna bellissima dall’età indefinita. Si teneva le ginocchia, e piangeva. Orion immaginò si dovesse trattare della ninfa, e si fece avanti.

«Cosa vedono i miei occhi! Qual meravigliosa visione? Ma perchè siffatta beltà è avvinta da cotanta tristezza?»

La nifa interruppe i singhiozzi e si voltò di scatto. Lo squadrò con gli occhi a fessura e:

«Smamma, umano, che non è aria»

«Lo vedo, accidenti, e me ne dolgo! Ma non siate così diffidente, madamigella, e dite al vostro Orion cosa vi turba. A proposito, come avete detto che vi chiamate?»

«Non l’ho detto, nè l’ho chiesto a te. Ora, se non sparisci…»

«Suvvia, suvvia» e col più affabile dei sorrisi le porse un fazzoletto ricamato con delle iniziali. Di chi fossero, non lo sappiamo. Poco importa, vero?

«Non fate così. Il vostro viso è fatto per il sorriso. E nessun essere umano merita le vostre lacrime»

La ninfa abbassò un pelo la guarda:

«Non è per un umano che piango, sciocco!»

«Ah! E per chi, allora?»

Lei lo fissò in silenzio. Poi, come ogni innamorato deluso, non seppe resistere all’impulso di sfogarsi.

«Per un satiro. Un maledetto imbroglione»

Orion tese le orecchie. Finse un’espressione sorpresa, ma ascoltò attentamente

«Diceva di amarmi. “Oh, Calipzitella mia, il mio cuore è solo per te”. Mi portava fiori al mattino, e suonava serenate di notte. Ed io ho ceduto. Salvo poi scoprire che aveva già una tresca con una hobbit! Ed ora, sai dov’è? È a far il pappagallo con un’elfa a Colfiorito di Sotto! Quel maledetto! E quella sgualdrina! Le cinciallegre mi hanno raccontato tutto!»

«Già, deve essere dura sapere il proprio amato con un’altra…e chissà come ci si dovrebbe sentire a scoprirlo coi propri occhi. Per fortuna che almeno vi è stato risparmiato questo dolore…» Disse Orion guardando il cielo. Riprese:

«Chissà come avreste reagito, se anzichè venirlo a sapere, li aveste scoperti coi vostri occhi»

«Ah, avrei strozzato con le mie mani quel porco e quella sgualdrina!»

Orion la fissò. Sorridendo, aggiunse:

«Eh, si. Un’amante tradito ha tutto il diritto di perdere le staffe, vero?»

D’un tratto, Calipzitella capì. Guardò Orion con uno sguardo furente, che lui sostenne. E d’un tratto, scoppiò a ridere.

«Sai, umano, non hai tutti i torti. Provo quasi compassione per quella giovane hobbit. Alla fine, lei è vittima tanto quanto me. Il problema, mi spiace per lei, è che io esigo comunque la mia vendetta»

Orion non si scompose.

«E chi sono io per pretendere che vi rinunciate? Però, allora, perchè non la dirigete verso il vero colpevole di questa vicenda?»

Calipzitella si portò una mano al mento, fissando il vuoto per pochi, interminabili secondi.

«E sia. La mia vendetta sarà su quel porco di Zirfi.»

«Mi sembra saggio. E per Rosabella e la sua famiglia, come la mettiamo?»

«Chi…? Ah, la hobbit. Ho deciso. Al tramonto di oggi, la mia maledizione sarà revocata. Ora però sparisci, che devo concentrarmi per lanciarla su quel vile…»

Orion fece un sorriso, un inchino, e s’incamminò da dove era venuto.

A Colfiorito di Sotto, una bellissima elfa sorrideva seduta su un prato di narcisi davanti a Zirfiliblin Ballabimbo Zallocchero II, che si apprestava a suonare per lei. Portò il flauto alle labbra, inspirò, soffiò e…dallo strumento proruppe una cacofonia di peti, tanto fragorosi quanto puzzonlenti, che fece scappare l’elfa a gambe levate.

Orion giunse a casa di Brabbo poco prima del tramonto, e gli spiegò il tutto.

«Ora non ci resta che aspettare», disse Orion, «per essere sicuri che Calipzitella sia stata di parola».

Brabbo annuì, anche se sembrava palesemente in imbarazzo. Ma Orion aspettava la sua ricompensa. Trascorsero i minuti, scanditi dai peti del mezz’uomo.

E finalmente il sole scomparve dietro i monti. E non appena l’ultimo alone di arancione si dissolse nel cielo ormai di color livido, Brabbo fu avvolto da una nuvola viola. Si sentì per un istante un forte odore di peperoni grigliati, poi di fiori di sambuco e quindi di muschio dopo una giornata di pioggia. Classici sintomi di una maledizione che viene rimossa. O almeno così si augurò Orion.

Quando la nube si diradò, al posto di Brabbo, nei suoi abiti c’era una graziosissima giovane hobbit. Boccoli castani le cadevano sulle spalle, e sotto gli occhi verdi gli zigomi erano un’esplosione di lentiggini. La bocca, rosa, aveva la forma di un cuore. Ed a proposito di forme, tutte le altre erano al posto giusto.

«Ma… cos…» farfugliò Orion.

«Messer Orion, temo di dovervi una spiegazione. Vi ho mentito, alla locanda. Non c’è nessun Brabbo. La maledizione non ha colpito nè cugini, nè fratelli, nè sorelle. Io sono Rosabella, e la maledizione era questa: Calipzitella mi aveva trasformato in un vecchio hobbit scoreggione. Ma grazie a voi, la maledizione è scomparsa!»

«Ne son lieto! Ora, quindi, parliamo del mio compenso…»

«A questo proposito, messere, mi addolora dirvi che temo di avervi mentito anche qua. Purtroppo non posseggo 700 monete d’oro…»

Gli occhi di Orion si volsero verso il cielo, e le braccia invece gli cascarono.

«Però», proseguì Rosabella, «potrei compensarvi in altro modo, mio coraggioso salvatore…»

E così dicendo, iniziò a sbottonare la camicia maschile che indossava.

Inutile che vi dica che Orion non era il più irreprensibile degli uomini, vero?

Si svegliò che il sole era già alto, coi piedi che sporgevano fuori dal letto a misura d’hobbit. Rosabella era già sveglia, stesa accanto a lui, e lo guardava sorridente.

«Ben svegliato, mio paladino! Che dici, colazione alla hobbit?»

Così dicendo si mise a sedere e…le sfuggì un sommesso, delicatissimo, quasi innocente peto. Subito il suo viso divenne più rosso d’un rubino.

Orion la fissò, chiuse gli occhi e rispose con una scoreggia bitonale polifonica.

I due si guardarono per un attimo senza dire una parola, e poi proruppero in una genuina risata.

E capirono che forse la colazione avrebbe potuto aspettare ancora un po’…

FINE

Ehi, momento. Dove andate? Avete dimenticato il tizio col cappuccio? Anche col sole, cappuccio sugli occhi e passo spedito, ora lo incontriamo mentre esce da quel vicolo. Entriamo? Vi fidate?

Il vicolo è buio, il rumore della strada arriva attutito tra le mura strette. Avanziamo nell’ombra…ed ecco: quattro…cinque…sette! Sette gatti, ed un grosso piatto di legno, pieno pesce bollito. I gatti non sanno chi sia l’uomo col cappuccio, e nemmeno io in realtà. Ma sanno che si prende cura di loro, non chiedono di più. E se basta a loro, può bastare anche noi, vero?

FINE (davvero)

Serie: Le (dis)avventure di Orion
  • Episodio 1: Orion L’Ammazzadraghi: 1 – La Locanda
  • Episodio 2: Orion l’Ammazzadraghi – 2: La Collina
  • Episodio 3: Fiato alle trombe! 1 – Un hobbit molto rumoroso
  • Episodio 4: Fiato alle trombe! 2 – Giocare d’astuzia
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Narrativa, Umoristico

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    Discussioni

    1. Quante risate col tuo Orion, che episodio…. Odorante😂😂😂😂! Una storia leggera, divertente, ma di tutto rispetto, in cui l’ironia è padrone assoluto, e le risate assicurate, se si vogliono passare 5 minuti in serenità e armonia, direi che queste avventure sono il posto migliore😁😁😁, inoltre il tuo modo di gestire il racconto, con grande semplicità e buon ritmo, e il tuo modo di rivolgerti al pubblico lettore mi piace davvero tanto! Sei un vero cantastorie, complimenti! Alla prossima, in attesa di nuove avventure😊😊

      1. cavoli, Antonino, grazie per il commento!! 🙂 l’intenzione è proprio quella di intrattenere con leggerezza, quindi le tue parole non possono che farmi piacere. Grazie anche per il “titolo” di cantastorie!! 😀

    2. Bellissimo episodio, questo narratore “invadente” mi piace da matti. Bene o male Orion ha ricevuto la sua ricompensa, mi chiedo cosa gli capiterà ancora e se incontrerà l’uomo misterioso (sì). Sai che l’epico incontro suggerito da Giuseppe Gallato sarebbe davvero un evento imperdibile?

      1. Del narratore che sfonda regolarmente la quarta parete ne parlavamo con Alessandro e Virgina 🙂 L’ho usato anche ne “la curiosa”, perchè lì è il protagonista che racconta al lettore la propria storia. Qua, mi ricollego (ancora!) al tuo paragone con Ranuncolo. Immagina non di leggere queste storie, ma che un bardo te le racconti, seduti attorno al fuoco in una tiepida serata di fine estate. O vicino al camino in autunno inoltrato..
        Più o meno inconsciamente (credo non fosse nemmeno intenzionale), ho associato le vicende di Orion a quei racconti che si tramandavano per via orale. E lì, il narratore si rivolgeva direttamente agli ascoltatori… e quindi, si, Orion “deve” essere raccontato così, per forza 🙂 Devo stare attento (memento a me stesso!) a non autocompiacermi troppo e diventare vittima di questo stile, abusandone. Mi raccomando, tiratemi le orecchie se lo faccio!
        Per l’incontro suggerito da Giuseppe, cavolo, si, penso che la cosa avrebbe del potenziale, e per me sarebbe davvero un onore! Ma mentre Zorex e Dork sono personaggi leggendari, Orion sta iniziando ora a farsi conoscere: vedriamo se saprà guadagnarsi l’occasione di far qualcosa col nano e col gigante più famosi di queste terre! 🙂

    3. “Si sentì per un istante un forte odore di peperoni grigliati, poi di fiori di sambuco e quindi di muschio dopo una giornata di pioggia. Classici sintomi di una maledizione che viene rimossa. O almeno così si augurò Orion. “
      Applauso

    4. “Orion la fissò, chiuse gli occhi e rispose con una scoreggia bitonale polifonica.”… ma perchè! ahhahahaha 🙂 Fantastico! Capisco sempre di più il significato del titolo che hai dato alla serie “Le (dis)avventure di Orion”! A questo punto immagino rivedremo il personaggio alle prese con un’altra avventura… ops… (dis)avventura. Si deve incontrare con un certo gigante e un certo nano! 🙂

      1. …perchè no? 🙂 pensa all’imbarazzo della povera Rosabella.. Orion ha portato una “ventata” di leggerezza, sdrammatizzando, no? 😉
        Si, Orion ha “promesso di raccontarmi” 😉 altre sue due avventure… devo solo trovare il tempo di scriverle :-/
        E si, sono sicuro che se incontrasse quei due, ci sarebbe proprio da ridere 🙂

    5. Davvero bello questo capitolo!! Dall’ interazione con la ninfa alla scoperta di Rosabella nei panni del vecchio Hobbit tutto fila alla grande. Mi è piaciuto anche il finale (che forse porterà ad una nuova storia?) ed il modo in cui coinvolgi direttamente il lettore, quasi teatrale.
      Bravo!!??

      1. Grazie! L’ho ripensata un paio di volte, sia la parte della ninfa che la conclusione, avevo un paio di alternative in mente, ma avrei rischiato di andar troppo per le lunghe. Coinvolgere il lettore mi piace su questo genere di storie, perché richiama l’idea dei racconti attorno al fuoco ?
        Per Orion abbiamo altre avventure in serbo, ancora non so chi sarà con lui!

    6. Molto bella anche la seconda parte, con la rottura della quarta parete a cui il tuo narratore ormai ci ha abituato.
      Orino mi piace e mi diverte molto, speriamo che le sue avventure durino ancora a lungo

      1. Lo spero anche io! come ti dicevo, ho due idee…devo pensare bene al loro sviluppo. Mi sono affezionato anche io ad Orion, è la somma di tante e diverse sorgenti d’ispirazione. 🙂

      2. ps: per il tizio, ero veramente, veramente indeciso se riprenderlo o no.
        Oppure riprenderlo in un’altra storia. Magari in futuro avrà qualche ruolo, o scopriremo qualcosa in più su di lui. O forse, resterà anonimo e ce ne dimenticheremo. Sinceramente, non lo so ancora! 🙂