
Gioia mia
Serie: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 1: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 2: Simplicio
- Episodio 3: Il signor G
- Episodio 4: ALICE
- Episodio 5: Emme di maggio
- Episodio 6: Tziu Giulliu
- Episodio 7: Tziu Luisicu
- Episodio 8: Nonna Caterina
- Episodio 9: La signorina Tomasi Tanina
- Episodio 10: Signora maestra
- Episodio 1: Gioia mia
- Episodio 2: Zia Gavi’
- Episodio 3: Maura Melas
- Episodio 4: Due robusti centenari
- Episodio 5: Il canuto e la brunetta
- Episodio 6: La presentazione
- Episodio 7: L’amore al tempo del Covid
- Episodio 8: Il gatto è morto
- Episodio 9: Il tredicesimo centenario (parte prima)
- Episodio 10: Il tredicesimo centenario (parte seconda)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Una delle donne più longeve della Sardegna, ancora in vita, si chiama Luisetta; quasi come me, che da piccola mi chiamavano Luisella.
La mia quasi omonima deve compiere 110 anni e sta benino. Ho deciso di andare a trovarla per farle qualche domanda e avere maggiori informazioni, rispetto alle notizie che ho già trovato in rete. Attualmente si trova in una RSA. Ho chiamato al numero dell’ufficio per sapere l’orario di accesso per le visite. Mi hanno chiesto se sono una parente; quando ho spiegato il motivo della mia richiesta, mi hanno detto che devo avere, prima di tutto, il consenso della figlia, per poi chiederle di firmare una liberatoria, nel pieno rispetto della legge sulla privacy.
A quel punto ho chiesto se gentilmente potessero darmi un contatto, per poter chiamare la figlia. L’impiegata mi ha risposto di non essere autorizzata – sempre per la privacy – a darmi alcun numero e neppure una e-mail o qualche altro indirizzo.
Stavo per rinunciare quando mi è venuto in mente che, tra pochi giorni, in occasione della Pasqua, all’interno della struttura, verrà celebrata la messa e ci sarà la festa per gli ospiti, con la partecipazione di parenti, amici e conoscenti.
Ho deciso, così, di intrufolarmi insieme a una persona che conosco, ex dipendente, col pretesto di portare qualche colomba pasquale da offrire agli ospiti della struttura.
Sono certa di poter riconoscere la signora Lisetta – come la chiamano di solito – anche da lontano. Ho visto le sue foto in tanti articoli e servizi che le hanno dedicato per i suoi 107, 108 e 109 anni.
Sono sicura che sarà molto elegante, come sempre, con i capelli corti, impeccabili, e con le perle che portava, immagino, anche quando andava a scuola, come insegnante di applicazioni tecniche femminili.
Appena entriamo nel salone riservato alle funzioni religiose, mi guardo intorno. Il sacerdote non è ancora arrivato. Vado avanti e, intanto, controllo tra i banchi. In seconda fila c’è una signora con i capelli candidi, cotonati, come una piccola nuvola di bambagia sulla testa. Ha pure le perle al collo e sui lobi. La corporatura è la stessa; porta gli occhiali, il viso, però, non riesco a vederlo bene.
Mi guardo ancora intorno: non c’è nessun’altra che le somigli, perciò vado, spedita, a sedermi nel posto libero del banco, dietro di lei, come una stalker. La osservo: riesce a tenere la schiena dritta, spalle alte, postura corretta e mento sollevato.
Arriva il sacerdote, inizia la messa. Lei partecipa alle orazioni; scandisce bene ogni parola che legge sul foglietto.
Dopo la funzione le assistenti accompagnano le tante ospiti della residenza all’atrio comunicante con il salone, addobbato e ben fornito di bibite e dolci vari, sopra il lungo tavolo a ridosso della parete.
Quando tutte le signore vengono aiutate ad accomodarsi, mi avvicino alla donna che non ho perso di vista neanche per un istante. Mi sento un investigatore in versione fumetto, come Nick Carter. L’intenzione è di fare due chiacchiere in modo informale.
Come se mi stesse aspettando, mi sorride e mi fa il gesto di sedermi accanto a lei.
«Vieni, gioia mia, siediti» mi dice, come se fossi la sua nipotina più cara.
Mi racconta subito dei suoi tre mariti sottoterra; poi mi mostra una foto di “gioia mia”: una barboncina col pelo bianco, candido e gonfio, come i suoi capelli.
«Non c’è più da vent’anni, ma io la penso sempre e la tengo vicino, in borsetta e sul comodino della mia camera.»
Mi accenna qualcosa, senza troppo entusiasmo, di quando insegnava economia domestica in una scuola privata e subito dopo mi parla delle gare di ballo latino americano, dai sessantacinque, fino ai settant’anni. Infine mi dice di “Ciccio mio bello, come Allèn Dellòn, quando l’attore era ancora giovincello”. Ciccio, cioè Pier Francesco Giuseppe, è suo figlio, che ha ereditato i nomi dai due nonni e fa il geometra; lei, però, ne parla come se fosse Renzo Piano.
A quel punto ho iniziato a dubitare. «Ma lei, non ha due figlie femmine?»
«No. Io ho soltanto un figlio maschio, nato dal primo matrimonio. Il padre era un gran pezzo d’uomo: sembrava Rossano Brazzi da giovane.»
«Chiii?»
«Rossano Brazzi, l’attore, quello del film La contessa scalza; ma lei è troppo giovane – gioia mia – non può conoscerlo.»
«Eh, va be’… troppo giovane. Ma lei, mi scusi, come si chiama?»
«Venanzia, perché?»
«Ma la signora Lisetta la conosce?»
«E certo che la conosco: è la mia compagna di camera.»
«E ora dove sta?»
«A Carloforte, dalla figlia. Per le feste lei non c’è mai e neanche di domenica. Vengono a prenderla dal sabato sera, o l’una o l’altra delle due figlie.»
«Ah! ho capito. E posso chiederle qual è la sua età?»
«La mia o di Lisetta?»
«La sua, signora… Va… Vanenzia.»
«Venanzia.»
«Mi scusi, Venanzia, sono imperdonabile. Lei ha una buona memoria, io un po’ meno. Potrebbe dirmi quanti anni ha?»
«Io devo compiere novantacinque anni a giugno. Ho già prenotato una cena al Panorama, per festeggiare.»
«Con la sua famiglia?»
«Famiglia? Non credo proprio. Quelli, per me, sono tutti estinti. Non vengono a trovarmi, neanche a pagarli, dopo che si sono impadroniti della mia casa e del mio conto in banca. Per fortuna mi resta la pensione e la reversibilità del mio terzo marito, un politicante, bugiardo e avaro; però guadagnava bene. Che Dio l’abbia in gloria»
«Ma, scusi, allora ci va da sola a festeggiare, o con qualcuna delle ospiti di questa struttura?»
«Cosa? Ma certo che no, gioia mia. Che noia! Qui le vecchie sono tutte rimbambite. Ci andrò con Paolo, il mio old friend del torneo di poker. Ci siamo conosciuti due anni fa, quando stavo studiando un piano B per buttarmi giù dal terzo piano. Lui sta in un altro istituto, al Pulli, poco lontano da qui. Ogni venerdì pomeriggio, con altri due che stanno lì, come diciamo noi, al Gabbio Polli, vengono qui, a giocare a carte.
Una volta il mio amico mi ha fatto piedino sotto il tavolo, involontariamente. Io ho preso quell’azione involontaria per un’avance e l’ho incoraggiato. Da allora, quando vogliamo evadere da questa galera, usciamo, con o senza il permesso della direttrice. Andiamo a mangiare un gelato al chiosco, o a comprarci un trancio di pizza da uno che lavorava qui, in cucina. Poi ci sediamo in una delle panchine, qua sotto, e ciucciamo caramelle gommose alla frutta che ci piacciono tanto; però hanno un difetto: si attaccano alle protesi. Qui le caramelle non possiamo mangiarle: dicono che fanno salire la glicemia. Tutte balle. Io dopo mi sento meglio, mi verrebbe voglia di ballare di nuovo il cha cha cha. Lei, però non dica niente, mi raccomando.
Io e il mio amico Paolo ne consumiamo un pacchetto intero: cinque a testa. Stiamo lì seduti sulla panchina, per un po’, a guardare i bambini che giocano, strillano e a volte frignano. A noi non danno fastidio: ormai ci sentiamo poco. Essere mezzo sordi, può essere una fortuna.
Certe volte parliamo con i cani, che si avvicinano, scodinzolando, in cerca di coccole.
Prima che ci trovino i carabinieri siamo già tornati, quindi, di solito non li avvisano. E poi, cosa potrebbero farci, quelli? Al massimo ci rinchiudono, tale e quale, come adesso.»
***
Quando esco dall’edificio mi sento strana: vivace come una cavalletta. Ripenso all’incredibile conversazione con Vanenzia, o Venanzia. Non ho potuto incontrare la signora Luisetta – poco male – non mi sento delusa. La bambina che è in me avrebbe voglia di camminare ballonzolando sul marciapiede, e di suonare sotto casa di Fabio e Alex – i miei amici d’infanzia – per giocare a pincaro. L’immersione in quel salone affollato di signore over ottanta, di media, mi fa sentire ringiovanita come se avessi ricevuto una forte iniezione di vitalità.
Dovrei seguire l’ esempio di Venanzia: scrollarmi di dosso tutti quei fardelli che rischiano di farmi crescere la gobba e osare di più. Forse anch’io dovrei considerare in via di estinzione i componenti della mia famiglia; oppure dovrei immaginarli – come si diceva una volta – “dispersi in Libia”.
Madre deceduta da molti anni, padre quasi centenario, niente figli, qualche familiare scomparso, qualcun altro non pervenuto… Dovrei farmene una ragione e divertirmi.
Di andare a ballare il cha cha cha o la rumba non ci penso proprio. Come diciamo noi, dalle mie parti, di “arrumbuai” non ho voglia: troppo faticoso. Neanche se il bailador fosse un tipo come Antonio Banderas nel film Ti va di ballare? Meglio qualcuno simpatico, uno come Aldo Baglio, che mi faccia ridere.
Ho deciso: andrò al cinema. Non ci sono film del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, in questo periodo; perciò andrò a vedere il film Volare di Margherita Buy. Dopo potrei fare un salto da Bru’, all’ Wine bar, per uno spuntino veloce, un calice di vermentino, e qualche risata per le solite battute sceme del figlio di Bru’. Quindi, a quel punto, potrei rientrare a casa, a chattare online, con quel matto di Orlando Sclerato, che sta scrivendo un poema moderno, Il cringe innamorato, e ogni tanto mi scrive, per chiedermi qual’ e` il mio parere affermativo.
Subito dopo spegnero` tutto e anche per oggi, fine delle trasmissioni.
Serie: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 1: Gioia mia
- Episodio 2: Zia Gavi’
- Episodio 3: Maura Melas
- Episodio 4: Due robusti centenari
- Episodio 5: Il canuto e la brunetta
- Episodio 6: La presentazione
- Episodio 7: L’amore al tempo del Covid
- Episodio 8: Il gatto è morto
- Episodio 9: Il tredicesimo centenario (parte prima)
- Episodio 10: Il tredicesimo centenario (parte seconda)
Gran personaggio Venanzia, sarebbe bello riuscire ad arrivarci e come lei!
Ieri sera nel programma di RAI 3 “Generazione bellezza”, hanno intervistato alcuni ricercatori scientifici che stanno studiando come la bellezza della natura e delle arti influisca positivamente sulla salute e sulla longevita`. Dicono che abbassi il cortisolo (l’ ormone dello stress), e produca serotonina; quindi continuiamo a dedicarci alla letteratura, all’arte in genere e alla bellezza della natura: avremo anche noi qualche possibilita` in piu` di stare bene e di allungarci la vita.
Grazie Roberto. Buon sabato.
Emme, sono riuscito ad accendere il computer mentre mangiavo un boccone per leggere il tuo racconto e poi ritornare a lavorare.
Ma quanto meravigliosamente esaltante è la signora Vananzia? Sarebbe solo da abbracciare e ringraziare per aver capito tutto della vita.
Io invece abbraccio te per avermi regalato un po’ di sana gioia in questo periodo particolarmente impegnativo. Non per niente sono un tuo fan sfegatato! ♥
Emi non puoi essere fan di una tua fan, che ti stima e ti ammira e non ti stira. Scusa la battuta stupida. I tuoi commenti mi fanno sentire piu` allegra e spiritosa. E direi che le tue parole mi fanno piu` bene di quelle – a tratti un po’ vaneggianti – di Vananzia/Venanzia.
Aspetto di poter leggere presto qualche altro tuo episodio sui gatti. Intanto ti abbraccio forte e ti ringrazio.
Come no? I NAF! Noi Amiamo i Fan o Nucleo Amatori di Fan! Ho la tessera esclusiva del club, io. Oh, la tua scrittura è meravigliosa, la tua capacità di farmi provare emozioni e di trasmettermi le emozioni dei tuoi personaggi è qualcosa che alla fine di fa sentire soddisfatto, appagato. Perché sei capace di farmi vivere un frammento di una vita non mia o un sentimento che non sono abituato a provare. E questa è una cosa potente! Ritorno al lavoro, prima che il capo mi scopra col cellulare e tutto aggrottato nel tentativo di scrivere senza errori…
Il mio entusiasmo dopo la lettura è a mille! Bello, bellissimo. Forse il mio preferito (quante volte l’ho già detto?). Diciamo il mio preferito di questi ‘allegretti’. Perché sì, sei talmente brava e ‘camaleontica’ da identificarti così tanto con la persona di cui scrivi, da riuscire a cambiare adattandolo nel modo migliore, il tuo stile. Questa Venanzia mi piace tantissimo, magari avere qualcuno così attorno che, oltre farci sentire giovani, ci dà quella carica di vitalità di cui spesso e forse in maniera masochistica ci priviamo. Mi piace anche l’idea di considerare certi parenti dispersi in Libia. Ci farò un pensiero molto concreto. Sono felicissima che tu abbia riaperto la serie e che soprattutto abbia ancora tanto da raccontare. Bravissima e un abbraccio
Ciao Cristiana, grazie, grazie, grazie mille.
In programma, per questa serie dei dodici centenari, ce ne sarebbe ancora uno, il N. 1, in un certo senso, perche` senza di lui non avrei avuto il dono della vita. Dovrebbe essere l’ultimo, lasciato di proposito, anche perche` il traguardo dei suoi cento, sarebbe l’8 gennaio 2025.
Per colmare lo spazio tra l’ undicesimo e il dodicesimo protagonista dovrei inventarmi qualche altro intermezzo. Boh?! Ci sto pensando.
Buona giornata e buona prosecuzione con la presentazione del tuo libro, oggi al Rotary di Brescia, se non ricordo male. Sono sicura che con la tua bella voce, che ho avuto modo di apprezzare in un tuo video, unita alla brillante esposizione del romanzo, ti dara` il successo che meriti.
Vuoi intervistare me che quasi ci siamo 😅. Scherzi a parte, sono assolutamente certa che a quel compleanno ci arriverete e quello sarà il racconto più emozionante 💜 Grazie per il tuo augurio, sei proprio speciale
Grazie Cristiana, per oggi e per tutte le volte che ci sei stata, lontana, ma vicina.😘
Quando l’autrice mette fuori la testa per respirare, dopo aver fatto una lunga immersione per tenersi nascosta sotto la narrazione, la storia diventa improvvisamente più viva, sentita ed emozionante.
Davvero bella questa storia. Tutta, fino alla fine. Grazie.
Ciao Giancarlo, grazie di cuore; come direbbe un nostro comune amico di Open, ora sulla mia faccia c’e` un ampio sorriso che mi accompagnera` per tutta la giornata. Le tue parole, in questo giovedi` di marzo – tra vento e nuvole – e` come un raggio di sole che conforta.
Buona giornata anche a te.
Ammetto che, durante la lettura, ho pensato che mi sarebbe davvero piaciuto essere lì con te mentre “intervistavi” la signora Venanzia: questo stile narrativo documentaristico mi affascina molto, sarà perché amo molto le serie TV in onda, solitamente, sui canali o sulla piattaforma di Discovery (spero di non fare pubblicità occulta, ma tant’è, è la verità).
La parte in cui racconti di come hai “stalkerato” la donna e ti sei ritrovata a parlare, per errore, con un’altra persona è veramente irresistibile!
Più volte, inoltre, mi sono ritrovato a sorridere di gusto per le parole di Venanzia, che sembra davvero una ragazzina d’altri tempi. Ciliegina sulla torta, l’old friend: il fatto che una donna di 95 anni possa usare certe espressioni e possa ancora provare certe cose (ha addirittura incoraggiato il “piedino”) la dice lunga sul suo carattere e la sua personalità.
Ciao Giuseppe, per essere sincera devo confessarti che non tutto il racconto puo` essere considerato vero e preciso come sarebbe doveroso per una narrazione sul genere documentario. La signora Luisetta – il cognome ho preferiti ometterlo – e` il nome autentico della signora di Carloforte che ha compiuto 109 anni a febbraio. Alla signora Venanzia ho dato un nome di fantasia e ho edulcorato un po’ la sua storia, per non ammorbarvi con un racconto della solita vecchia brontolona.
Grazie per le tue parole: aggiungono carburante al mio serbatoio che a volte si consuma in fretta, soprattutto nelle strade in salita.
talvolta – è vero? – la spinta vitale è contagiosa, come una benefica epidemia. Tutto sta a non essere già così tristi o malinconici da esserne diventati immuni. Ma tu non corri questo rischio, sei felicemente “esposta” al contagio.
È molto animato e persino divertente questo racconto, perché uno scambio di persona ha spesso in sé qualcosa che ci sbilancia ma in senso buono: forse perché ci ricorda che, al di là delle somiglianze o delle differenze, c’è al fondo di tutti noi un elemento comune che può riuscire a confonderci l’uno con l’altro, l’una con l’altra, e portarci, proprio in virtù dell’errore, a conoscere qualcun altro, il che non è quasi mai un errore. Bello, e di buon augurio.
Ciao Francesca, grazie. Venanzia – il vero nome e` un altro – e` una delle tante donne che risiedono in una RSA di Cagliari. Ho ricostruito la conversazione mettendo insieme vari elementi e ricordi, anche di altre ultranovantenni che ho conosciuto meglio. Una delle mie care ziette, per esempio, che di anni ne avrebbe compiuto 94, usava spesso l’ espressione “gioia mia”, che ha contribuito a ispirarmi per questo racconto.
Sulle tecniche per scacciare la tristezza, sto sperimentando, con buoni risultati, la scrittura e la lettura di racconti su Open e la condivisione con tante belle persone. Anche le parole, scritte e virtuali, dettate da buone intenzioni, possono agire come pillole che fanno proliferare le endorfine.
meglio ancora: hai costruito une vero e proprio racconto e non solo la cronaca di un avvenimento. Ma, devo dire, forse già mi aspettavo che le cose stessero così.