
I mangia nebbia
Serie: Storie per bambini
- Episodio 1: Il corpo parla
- Episodio 2: Il pigiamino spaventato
- Episodio 3: Come l’amore creò i panda
- Episodio 4: La stella Tarass
- Episodio 5: Il salto della ghianda
- Episodio 6: I mangia nebbia
- Episodio 7: Fier Galoppo
- Episodio 8: Il mago Pirolino
STAGIONE 1
Sunshine era confusa: dove era finita? Stava cercando sua cugina, che si era nascosta per gioco ed ora credeva di essersi persa. C’era nebbia tutta attorno a lei, così fitta, che non riusciva a vedere oltre la punta del suo naso. E a proposito di naso: che buon profumo che si sentiva! Era come di cornetti alla crema, con l’aggiunta di una nota di burro e vaniglia.
– Ehi tu! Passa la palla! – le gridò una voce.
Sunshine guardò i suoi piedi ed ecco lì vicino, c’era una palla rossa che brillava di luce propria.
Un bambino con il berretto la raggiunse e Sunshine poté restituirgli la palla senza correre il rischio di lanciarla a casaccio.
Il bambino le disse: – Ti sei persa? Hai proprio l’aria di una che ha perduto la via -.
– Forse non sapevo dove stavo andando. Di certo non credevo di finire qui. –
Le venne una gran fame. Ineffetti, doveva essere ora di pranzo.
Il bambino davanti a lei aprì la bocca e poi la richiuse, ingoiò un boccone di nebbia ed esclamò: – Che bontà! –
Sunshin pensò che stesse scherzando.
– Che fai? – disse lui, – Non approfitti?! Assaggia anche tu! –
– Cosa dovrei assaggiare? –
– La nebbia, sciocchina! Adesso sa di cornetti alla crema, ma questa mattina era di torta al cioccolato. Me ne sono fatto una scorpacciata! –
– Tu mangi la nebbia? –
– Ma certo! Tutti qui la mangiamo. A dire la verità, non esiste altro cibo per noi. –
Il bambino si riempì di nuovo la bocca di quella nebbia speciale e deliziato la mandò giù.
– La cosa più bella – aggiunse – è che non siamo neppure costretti a fermarci di giocare per mangiare. E nessuno ci rimprovera se non ci laviamo i denti! Non è magnifico?! –
Ineffetti, pensò Sunshine, non era poi così male. Stare seduti, masticare e poi ingoiare! Era tutto una gran fatica.
– Giochiamo insieme? – chiese lei.
– Insieme? O no, insieme non si può giocare. Puoi provarci, ma senza vedersi, come si fa?! –
Sunshine riconobbe che quello era un problema. Si ricordò allora di tutti quei momenti passati con i suoi genitori a tavola, o con i suoi amici in mensa. Per lo meno, il cibo aveva la buona qualità di riunire le persone.
Seppur tentata dalla voglia di assaggiare quella strana nebbia, al sapore di cornetti alla crema, decise di tornare indietro. Salutò il bambino con il berretto e ripercorse il suo tragitto un passo alla volta. Quando la nebbia si diradò e riuscì finalmente a stanare la cuginetta dal suo nascondiglio, decise di non raccontarle ciò che le era accaduto. Piuttosto disse: – Ho fame! Facciamo merenda? –
Serie: Storie per bambini
- Episodio 1: Il corpo parla
- Episodio 2: Il pigiamino spaventato
- Episodio 3: Come l’amore creò i panda
- Episodio 4: La stella Tarass
- Episodio 5: Il salto della ghianda
- Episodio 6: I mangia nebbia
- Episodio 7: Fier Galoppo
- Episodio 8: Il mago Pirolino
Molto spesso i problemi alimentare nascono quando si è ancora bambini. Pur sfuggenti, gli indizi sono chiari: non vengono presi in considerazione perché considerati capricci o vezzi. Credo che questo sia un argomento molto importante da affrontare, già in tenera età. Farlo con le storie e favole è il mezzo migliore per arrivare a chi ne ha bisogno (figli e genitori).
Sono contenta che la pensiamo allo stesso modo Micol. Grazie per il commento.
Che bello leggerti Rita, sempre. Questa volta in particolare ho sentito molto il senso di questo tuo racconto. Due figli e due esperienze completamente diverse le mie (come dev’essere, d’altronde). Problemi con il cibo che diventano il pane quotidiano, ansie e paure che si moltiplicano a mille. Mangia troppo, non mangia per niente, mangia male. E tutto si complica. Oramai ci sono fuori, ma la tua è una favola da consigliare. Bravissima come sempre.
Grazie Cristina. Sono contenta di aver toccato un punto sensibile della tua storia, perché è anche la mia storia. Anche se i miei figli sono ancora piccoli, i miei timori spesso mi proiettano in un futuro non troppo lontano. Così spesso mi ritrovo a sperare di aver torto, di essere smentita, perché le mie visioni sono spesso poco felici.
Le tue parole comunque mi danno conferma del fatto che il messaggio è arrivato a chi doveva arrivare.
C’è sempre della magia in ciò che racconti. Non è la magia delle mille stelle che volan fuori dal cilindro come farfalle… è più una magia di una voce rassicurante che ti copre le spalle con un plaid morbidissimo e caldo, mentre ti descrive un mostro buffo ed impacciato che vorrebbe far paura, ma che riesce solo a far ridere. Ed io, con il tepore di quella coperta, mi ritrovo a consolare quel mostro bizzarro offrendogli un lembo della trapunta e un biscotto mezzo bianco e mezzo al cioccolato. Solo uno però.
Rita, mi hai fatto venire una fame!
Sei sempre troppo gentile con me caro Emiliano. Ti ringrazio molto.
Bellissima ma questa volta un po’ inquietante, adatta per un racconto davanti al camino e ad una tazza di cioccolata bollente! Grazie sempre per le tue favole!
Giancarlo, dipende con quale chiave la si vuole leggere. Doveroso comunque è spiegare il significato intrinseco di questa storiella: nella preadolescenza alcuni bambini vivono ancora un rapporto conflittuale nei confronti del cibo. Non gli interessa mangiare, lo trovano noioso, inutile, addirittura faticoso. Sempre questi bambini, in alcuni casi più gravi, sono afflitti da sentimenti di ansia quando soprattutto devono ingoiare il cibo. Questo è un segnale pericoloso, perché, anche se sono ancora bambini, stanno inevitabilmente per diventare adolescenti. Lì questi sentimenti si amplificano e diventano mostri peggiori di quelli che si immaginavano nascosti sotto il letto o dentro l’armadio. Da madre, mi metto nei panni di quei genitori che hanno colto questi segnali nei loro figli, che magari stanno vivendo un disagio che non sanno esprimere, ma che li sta lentamente rodendo dentro. Come affrontare un tema così delicato? Ho pensato che un racconto può aiutare ad aprire quella porta, uno spiraglio sarebbe sufficiente per iniziare un dialogo che stani le ombre più funeste.