Il Bimbo fra le Ossa

Serie: Le Porte degli Dei


Onda trova un neonato abbandonato; già madre di Acqua, decide di prendersene cura. Il piccolo Neve cresce a stento, fino a quando l’incontro con un mezz’orco instillerà il dubbio che egli sia un mezzosangue. Onda proteggerà i figli da pericoli di natura differente, supportata da Thar, il mezz’orco.

Onda non temeva i morti, bensì i vivi.

I morti non mentivano. Non giudicavano.

I morti erano i soli a darle la possibilità di addentare un tozzo di pane.

Percorreva le Lande d’Ossa da quando si era fatta adulta, avanti e indietro per intere miglia di un bianco abbacinante, beandosi del silenzio rotto dal vento e dalla dolce voce di Acqua. Prestava attenzione ad ogni passo, timorosa di rompere le ossa più fragili, consumate dal tempo e dagli agenti atmosferici. Per quanto le era possibile, ne aveva rispetto.

Attendeva con pazienza che gli Arconti depositassero il loro carico, per poi inoltrarsi fra i nuovi cumuli alla ricerca di tesori. Quei resti erano l’unico ricordo degli uomini, delle donne e dei bambini, che avevano avuto la malasorte di vivere nel luogo sbagliato al momento della discesa delle orde. Onda ne aveva sentito parlare, ma non aveva mai conosciuto qualcuno che fosse sopravvissuto per renderne direttamente conto. Suo padre le aveva detto che gli orchi si spostavano verso le valli ogni luna crescente, travolgendo tutto ciò che incontravano nel loro cammino, per poi fare ritorno nelle loro terre sazi e appagati.

Gli Arconti di ogni nazione raccoglievano le ossa spolpate, depositandole in quel luogo desolato. Lontano da tutto e da tutti, le Lande d’Ossa non erano che uno spauracchio utilizzato per spaventare i bambini ricchi. Per alcuni solo una favola truce, per Onda l’unico luogo a cui sentiva di appartenere.

Con il trascorrere del tempo la sua vista si era fatta acuta; distingueva ogni sfumatura che si discostava dal bianco. Accorreva, sicura di trovare del metallo. Un dente d’oro, un anellino ancora infilato alle falangi di un dito, un medaglione rotto. Li raccoglieva con cura, riponendoli nella tasca della tunica. Aveva insegnato ad Acqua a distinguere i miraggi creati dal sole che si rifletteva sulle dune d’ossa, rendendolo altrettanto abile. Il bimbo aveva dalla sua la sorte e spesso era lui quello a trovare i tesori più preziosi.

Il padre di Onda era solito dire che una grande sfortuna nasceva sempre accompagnata dalla sua controparte. Così era per Acqua, un bimbo di cinque anni dal carattere gentile; maledetto dalla bellezza, simile a quella della madre di Onda, ma dotato di un istinto infallibile.

«Mamma!»

Onda avvertì nella voce del figlio un’urgenza tale da farle sollevare d’immediato lo sguardo.

Acqua era fermo ad un centinaio di passi da dove si trovava lei; apparentemente stava fissando qualcosa posato sopra un cumulo. Onda lo raggiunse di corsa: il comportamento del bimbo suggeriva che egli non si sentisse in pericolo, ma non bastò a rassicurarla. Sebbene fra le ossa si aggirassero per lo più piccoli roditori ed insetti del tutto innocui, in un paio di occasioni Onda si era trovata a fare i conti con dei serpenti.

Non appena giunta a fianco del figlio, si ritrovò a confrontarsi con l’inimmaginabile. All’interno di una cassa toracica giaceva un neonato. Nudo. La pelle appariva pulita, quasi fosse stato deterso dal liquido del parto.

Onda guardò Acqua, trovando nel suo sguardo lo stesso sgomento che le aveva stretto lo stomaco. La giovane donna raccolse il bimbo fra le braccia, con molta delicatezza: una volta che lo ebbe stretto a sé, dalle labbra del piccolo sfuggì un suono simile a un pigolio.

«Acqua, prendi la borraccia dalla borsa.»

Onda si mise a sedere, sfiorando con delicatezza la fronte corrugata del neonato; questi aprì gli occhi gonfi, color grigio polvere, fissando verso l’alto.

Quando Acqua le porse la fiaschetta, Onda versò alcune gocce d’acqua sulle dita accostandole alle labbra del piccolo per inumidirle. Rispose subito, suggendole. Onda ripeté l’operazione più volte, controllando nel contempo le condizioni fisiche del neonato. Non sembrava aver riportato traumi, la pelle rosea non evidenziava segni di disidratazione. Lanciò uno sguardo alle ossa della cassa toracica dove era stato riposto: una culla ben strana, ma era servita a proteggerlo.

Impossibile fosse giunto assieme all’ultimo carico d’ossa: erano trascorsi tre giorni da allora. Qualcuno lo aveva abbandonato da poco, probabilmente dopo il parto. Chi, era un mistero.

«Cosa facciamo, mamma?»

Pensare ai se e ai ma non l’avrebbe portata da nessuna parte. «Lo portiamo con noi alla baracca.» Doveva portare il bimbo al sicuro e nutrirlo; avrebbe deciso in seguito cosa fare.

Stranamente, il pensiero di accollarsi un’altra bocca da sfamare non la preoccupò minimamente. Aver incontrato una creatura ancora più sfortunata di lei, una senza nome, aveva acceso il suo istinto protettivo. Se il mondo aveva abbandonato il piccolo, lei non lo avrebbe fatto. In fondo, il suo unico orgoglio era quello di essere una Madre. 

Serie: Le Porte degli Dei


Avete messo Mi Piace8 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Non deludi mai, sei una garanzia, Micol. Mi piace tantissimo questo primo episodio, dove in poche battute riesci già a delineare uno dei tuoi mondi, generati dalla tua sconfinata creatività. Riesci sempre, nel fantasy come nel sci-fi e nel distopico, a mettere un qualcosa di originale. Qui, le Lande d’Ossa, che subito accalappiano la curiosità del lettore. Bene, aspetto con ansia il proseguimento di questa serie! E grazie, perchè leggendoti ho sempre da imparare 🙂

  2. Bello nella narrazione e fluido nella lettura. Attraverso il fantasy ci mostri la realtà di povera gente che fruga tra i rifiuti e di bambini tra i rifiuti abbandonati.

  3. Ciò che colpisce fin da subito è il paesaggio allucinato in cui ci immergi. Tutto quel bianco che spaventa, ma, all’interno del quale, la protagonista si sa muovere con disinvoltura distinguendo i diversi colori che hanno i tesori di cui lei è alla ricerca. Colpiscono anche i nomi, avocativi e simbolici. La storia è davvero bella e l’idea del neonato con gli occhi color grigio polvere, ritrovato fra le ossa è particolarmente originale. Che dire del finale? E’ semplicemente splendido.

    1. Ciao Cristiana, grazie mille per esserti imbarcata con me in questa nuova avventura! Pensando alla storia di Onda l’ambiente in cui farla muovere mi è stato fin da subito chiaro: una landa silenziosa, dove lei, ultima fra gli ultimi, potesse vivere una vita giusta e felice. L’arrivo del piccolo scuoterà il suo equilibrio, ma la vita è spesso così: capitano cose che la stravolgono completamente.

  4. Arrivato tanto tardi a commentare, posso solo ritrovarmi nei commenti degli amici. E noto che una volta di più, @Francesco_Primo ha indicato la stessa corda che ha vibrato nella mia testa. La vita in tutta quella morte, e la culla più strana. Sì, è vero. Gli orchi stiamo diventando noi.

    1. In fondo morte e vita hanno un legame molto intimo. Come essere umani, assetati di vita, siamo soliti demonizzare la morte per allontanarne il pensiero: forse, dovremmo farcela amica e considerarla un passaggio. Quanto agli orchi, ti faccio uno piccolo spoiler: non tutto è come sembra 😉

  5. Le tue dune d’ossa hanno richiamato l’immagine della spiaggia di Lipari alle cave di pomice: quel bianco abbacinante, poroso e levigato dal vento. Così le tue descrizioni diventano tangibili, sonore e persino odorose! I tuoi personaggi sono concreti, solidi, bellissimi e credibili. Non serve neanche che te lo dica, lo sai già quanto io straveda per i tuoi mondi crudeli, spietati, ma talmente affascinanti da non riuscire a distogliere lo sguardo dal testo. Ti odio.

    1. In effetti l’immagine nella mia mente mi riporta a delle dune di sabbia bianca, traslucida, che si estendono all’infinito. Quanto al “ti odio” non avrei mai immaginato di essere tanto felice di sentirmelo dire da qualcuno 😀 😀 😀

  6. Cara Micol, felice di poterti ritrovare con una nuova serie che, sin dal primo episodio, mi ha dato la sensazione di una storia insolita e avvincente. La situazione che descrivi in una landa d’ossa che nasconde piccoli oggetti preziosi e indispensabili pet la sopravvivenza di Onda e di sua figlia mi ha colpito per la sua originalità, per la suggestione e il senso racchiuso nell’immagine. Una situazione che appare densa di significati, palesi e “occulti”. Una narrazione che fa breccia in profondità, sin dal principio e soprattutto nel finale.
    Credo che leggeremo un gran bel capolavoro.

    1. Ciao Maria Luisa, grazie infinite per aver letto il mio racconto. Sei uno dei miei pilastri di sostegno, qui in EO, e sono felice di sentire la tua voce. Spero che questa storia ti porti lontano, nel mio mondo: anche se avrà delle tinte fosche, la sua protagonista sarà fedele a se stessa fino alla fine. (Capolavoro è una parola immensa: spero che questa storia riesca a far trascorrere dei momenti piacevoli a chi vorrà leggerla.)

  7. Accogliere una vita in mezzo a tanta morte anticipa la grande “umanità” di Onda. Agisce come dovrebbe fare ogni umano nei confronti di un suo simile: senza se e senza ma e nel simile comprendo i nostri amici animali, che con noi dividono questa oasi di vita che è la terra. Altrimenti gli orchi siamo noi. Stupendo inizio cara Micol. Sempre bravissima! 🌹🌹🌹🌹

    1. É strano che il carattere che più ci dovrebbe identificare, “l’umanità”, spesso risulti sconosciuta a molte delle genti dell’intero mondo. Forse è per questo che mi rifugio nei miei universi. Sono contenta che il primo capitolo ti sia piaciuto: questa serie avrà tinte parecchio dark, ma ti prometto che Onda non perderà mai di vista il suo “orgoglio di essere una Madre”.