
Il canuto e la brunetta
Serie: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 1: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 2: Simplicio
- Episodio 3: Il signor G
- Episodio 4: ALICE
- Episodio 5: Emme di maggio
- Episodio 6: Tziu Giulliu
- Episodio 7: Tziu Luisicu
- Episodio 8: Nonna Caterina
- Episodio 9: La signorina Tomasi Tanina
- Episodio 10: Signora maestra
- Episodio 1: Gioia mia
- Episodio 2: Zia Gavi’
- Episodio 3: Maura Melas
- Episodio 4: Due robusti centenari
- Episodio 5: Il canuto e la brunetta
- Episodio 6: La presentazione
- Episodio 7: L’amore al tempo del Covid
- Episodio 8: Il gatto è morto
- Episodio 9: Il tredicesimo centenario (parte prima)
- Episodio 10: Il tredicesimo centenario (parte seconda)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Il nostro amico Giancarlo aveva ragione. Lui me l’aveva detto: “Fai controllare la tua Ipsilon”. Io, però, a volte sono di coccio, e quando la spia del quadro motore si è spenta, non ci ho pensato più.
Quando ho intrapreso il secondo lungo viaggio sull’ Orientale Sarda – SS 125 – per incontrare l’artista Maura Melas, a metà strada la macchina si è spenta. Non sono riuscita a farla ripartire neanche a spinte dei due volonterosi ragazzi, forti e muscolosi, che hanno cercato di soccorrermi.
Per fortuna, nella mia stoltezza, qualcosa di buono riesco ancora a farla. Nel portafoglio porto sempre i bigliettini del pronto intervento stradale: servizio gratuito garantito dalla compagnia della mia assicurazione.
Ah, ah, ah… gratuito si fa per dire. Anche per sostituire il cristallo posteriore della macchina, poco meno di un mese fa, sono stati molto efficienti. Ero sconvolta: il cristallo si era sbriciolato in un istante, andando giù come una cascata di sale grosso, solo per aver aperto la portiera dell’auto. Non riuscivo a crederci.
Ho chiamato il lunedì, alle nove esatte del mattino; alle ore dodici in punto era già tutto a posto: vetro nuovo sostituito. Incredibile, senza nessun costo o, per meglio dire, come mi ha spiegato Cesare dell’agenzia Due Poli, un ragazzo sempre gentile e disponibile, nessun costo aggiuntivo. Pago ottanta euro ogni anno per poter usufruire di questo servizio, che in tanti anni fanno migliaia di euro per un’unica sostituzione del vetro.
Comunque, in conclusione, dopo aver fatto rimorchiare la mia auto, sono tornata a casa e subito dopo ho chiamato per scusarmi del mancato appuntamento con Maura Melas. Il giorno successivo ho deciso di ripartire con i mezzi dell’ARST (Azienda Regionale Sarda Trasporti). Ho impiegato il doppio del tempo e sono arrivata a destinazione, un po’ sballottata e più sciroccata del solito, ma sana e salva.
La mostra dei ritratti – allestita nella sede della Pro Loco di Girasole, un piccolo borgo dell’Ogliastra, in provincia di Nuoro – era una modesta sala, ricca di foto ingrandite e suggestive.
Negli occhi espressivi di alcuni soggetti brillava ancora una certa vivacità. In altri sguardi un po’ spenti, si leggeva la stanchezza di un’esistenza lunga e travagliata. In alcuni emergevano i segni di qualche ferita profonda, poco rimarginata: uno o più lutti, forse, che avevano squarciato l’anima, lasciandola a brandelli, come un puzzle dove i pezzi mancanti avevano scavato un buco nero come gli abiti scuri indossati dalle donne, per una vita intera.
C’era anche qualche volto dal sorriso beato, senza alcuna nube che ne adombrasse lo sguardo.
Molti visi femminili erano ancora belli, nonostante le rughe, la pelle appassita e i capelli radi.
Davanti al ritratto di Francesca, classe 1911, di Arzana, per un attimo ho sperato di poter somigliare a lei, quando avrò raggiunto il traguardo di un secolo, con possibile proroga. Appariva serena, con la pelle del viso distesa, come se la tranquillità raggiunta avesse spianato anche le rughe.
La maggior parte delle foto erano a mezzo busto; poche altre a figura intera, di vecchi seduti o in piedi, da soli o in coppia.
Maura era in fondo alla sala, vicino al ritratto dell’uomo che stava ben dritto, accanto a lei. Il poeta gentiluomo del suo libro A sa beccesa (Alla vecchiaia). Uno dei protagonisti più affascinanti che ho scoperto tra le pagine del volume realizzato dalla giovane, esile e tenace brunetta, artefice della mostra.
Avevo già letto più di metà della voluminosa opera cartacea di foto e interviste, quando, finalmente, sono riuscita, dopo tante peripezie, ad incontrare lei: la ragazza prodigio che l’ha realizzata.
Quando il signore in abito grigio, all’ufficio postale, tempo addietro, parlando del libro col suo amico, mi aveva spinto a cercarlo nella solita libreria dove accumulo punti per gli sconti, non essendo ancora disponibile, l’avevo ordinato. Appena l’ho ritirato e ho iniziato a leggerlo, mi ha catturato completamente. Il primo giorno ne ho letto più di cento pagine. Un libro che trasmette sensazioni molto varie, dalla tenerezza allo stupore, fino al ribrezzo per le atrocità della seconda guerra mondiale, vissuta da molti protagonisti.
Lei, appena ho iniziato a visitare la mostra, mi ha riconosciuto da lontano e mi è venuta incontro col suo sorriso luminoso.
Ci siamo salutate, poi mi ha presentato il poeta. Hanno lo stesso cognome, pur non essendo parenti. L’uomo: camicia candida, pelle chiara e capelli bianchi, mi ha omaggiato con uno dei suoi versi, mentre mi teneva la mano. Non ho memorizzato bene le parole, quindi eviterò di citarle, per paura di storpiarle. Confesso, però, che dall’ultima volta che un uomo mi aveva dedicato parole così poetiche era passato più di un lustro.
Subito dopo il poeta ha ripreso a raccontare le sue disavventure di combattente nella guerra d’ Africa. Dal modo in cui parlava ho avuto l’ennesima conferma che i neuroni ancora integri, per poter funzionare al meglio, hanno bisogno di una buona palestra, in cui praticare un’intensa ginnastica mentale quotidiana.
Mentre lui raccontava, con il carisma di un abile cantastorie, ogni tanto mi distraevo osservando Maura. Lineamenti delicati, occhi dolci e vivaci, capelli castani, lunghi e sciolti. Mi domandavo come mai una trentenne come lei, così bella e intraprendente, avesse deciso di dedicare quasi un terzo della sua giovane vita ai conterranei più vecchi della sua provincia.
Nelle sue dichiarazioni aveva scritto che da questa esperienza potrà ricavare molti suggerimenti utili per migliorare la sua vita. Bella, brava e saggia; dunque. Ma ciò che l’aveva spinta a realizzare quel progetto, prima di tutto, era stata la passione per la sua arte. Un’arte che aveva intrapreso per hobby e che, attraverso quei ritratti, esaltava al meglio le potenzialità espressive insite nella tecnica e nei soggetti rappresentati.
Abbiamo completato il giro della mostra, poi il poeta ci ha invitato a pranzo in una trattoria del corso.
Abbiamo mangiato un piatto di fregola, con crema di zafferano e carciofi. La pietanza era squisita e abbondante, quindi abbiamo saltato il secondo e siamo passati direttamente al dolce. Le seadas ricoperte di miele sono dischi di pasta sfoglia, fritti in olio d’oliva e farciti di formaggio fresco, aromatizzato con scorza grattugiata di limone. Il formaggio fuso, ancora caldo e profumato, filava nel piatto e gratificava il palato. Un dessert delizioso, da consumare senza sentirsi in colpa, per quel concentrato di proteine, grassi, carboidrati, zuccheri, vitamine: il valore energetico di un intero pasto poco dietetico.
Abbiamo brindato con un calice di rosso. La scelta era quasi d’obbligo, non solo per la qualità del vino, ma anche per il nome, Kent’annos, perfetto per quell’incontro con l’autrice e con uno dei protagonisti centenari della sua opera. Un uomo che continuerà a vivere sempre – ho pensato – anche grazie ai versi indimenticabili che ha saputo comporre.
E così, fra tante Vanscenità che stanno avendo successo e soldi a palate, qualcosa di buono ancora ci resta.
Serie: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 1: Gioia mia
- Episodio 2: Zia Gavi’
- Episodio 3: Maura Melas
- Episodio 4: Due robusti centenari
- Episodio 5: Il canuto e la brunetta
- Episodio 6: La presentazione
- Episodio 7: L’amore al tempo del Covid
- Episodio 8: Il gatto è morto
- Episodio 9: Il tredicesimo centenario (parte prima)
- Episodio 10: Il tredicesimo centenario (parte seconda)
Ciao Maria Luisa, come sempre fai riflettere con i tuoi racconti. Personalmente, anche visto il periodo che viviamo, avrei trovato interessante qualche frase in più, un piccolo aneddoto, riguardante la guerra d’Africa dal punto di vista del protagonista. Il finale mi lascia molto l’amaro, non perchè non mi piaccia, ma semplicemente perchè mi domando quanto del nostro passato veramente rimarrà? Siamo circondati dalla nostra Storia, è impossibile non sbattere il muso su un monumento, una rovina, un palazzo storico, ma sembra che la maggior parte delle nuove generazioni le consideri solo come sfondo per una foto, anzichè un spunto di riflessione per imparare dagli errori del passato. E così la Storia si ripete, in fondo siamo umani imperfetti, ma a quanto pare anche stolti, nonostante ogni generazione si consideri quella più civile
Ciao, che piacere ritrovarti qui. Sono d’accordo con te: l’essere umano é, spesso, decisamente stolto, dimentica e ripete gli stessi errori, nella vita quotidiana e nelle azioni più importanti che possono andare a discapito dell’intero genere umano.
Se sei curioso di saperne di più sul poeta e sulla giovane artista a cui mi sono ispirata per gli episodi 3 – 4 – 5 e 6, ti consiglio il libro “Chentannos”, di Laura Mele, edizioni La Zattera. L’ autrice e, in questo caso, anche la mia musa, é una fotografa che ha realizzato un’opera magnifica, con foto bellissime e racconti di vita dei centenari residenti nella provincia di Nuoro, la sua.
Ciao, grazie. Un abbraccio.
“fregola, con crema di zafferano e carciofi”
Questa è una scoperta! Ho sempre e solo visto e mangiato la fregola con condimento di mare
É un tipo di condimento che si adatta bene con qualsisi tipo di pasta e anche con la fragola.
Se cerco su google la parola ‘vanscenità’ che mi è piaciuta tantissimo, compare subito ed esclusivamente il tuo racconto. Quindi, deduco che l’abbia inventata tu! La facciamo inserire in una prossima edizione del dizionario di lingua italiana 🙂
Un altro bel racconto, che ci immerge nella tua realtà fatta di piccoli incidenti domestici e incontri che sanno di quotidianità nonostante il loro essere eccezionali. Bravissima
Grazie Cristiana, “vanscenita`” potrebbe essere un neologismo, una parola composta da Van e oscenita`, oppure un refuso per dire vane oscenita`. L’ interpretazione e` libera; perche` come ci ricorda “Isabel”, dal principio alla fine della storia, niente e` piu` importante, per la felicita`, per la dignita` e per il benessere umano, di poter essere liberi. Non possiamo dimenticarlo.
Un abbraccio.
Grazie cara Maria Luisa
Grazie a te, Cristiana.
“Le seadas ricoperte di miele sono dischi di pasta sfoglia, fritti in olio d’oliva e farciti di formaggio fresco, aromatizzato con scorza grattugiata di limone. Il formaggio fuso, ancora caldo e profumato, filava nel piatto e gratificava il palato.”
Ecco, adesso mi è venuta voglia. Che si fa?😂
Si comprano in qualche rivendita di prodotti tipici sardi, oppure si cerca la ricetta in internet. Io non ci proverei: sembra facile, ma non lo e`.😉
Ora che ci hai detto che il nome di Maura Melas è fittizio, posso senza paura di offendere nessuno fare un commento sul nome stesso.
La scelta è davvero raffinata: Maura in greco antico può derivare da Mauri che significa amaro ma, e questo è interessante, anche da “amauros”, che significa scuro (stessa radice di “marrone”). Vale la pena di notare che i greci moderni usano il termine mauros per dire nero. Ad esempio una cagnolina nera ricevette anni fa da una signora greca il nome “mavroula” (la u in greco moderno si pronuncia v e la ou diventa la nostra u). E Melas significa “nero” in greco antico.
Complimenti.
Mi incuriosiscono sempre i vari significati dei nomi. Spesso li scelgo proprio in base al loro significato. In questo caso, invece, ho sostituito il vero nome e cognome della ragazza con quello piu` simile, per vocali e consonanti.
Ti ringrazio, Giancarlo, per queste precisazioni, ne faro` tasoro.
Benedetti refusi; naturalmente volevo scrivere ne faro` tesoro.
Brava, Maria Luisa, un racconto “sereno”. Mi è piaciuto molto il passaggio su Francesca del 1911, bella descrizione.
Grazie Giuseppe, gli anni passano e bisogna prepararsi ad accettare anche l’ anzianita`, che per me non e` lontana. E meno male che possiamo scrivere, evadere; talvolta anche senza muoverci. Meno male che Open c’ e` (parafrasando la famosa canzonetta) e meno male che ci siete voi, a tiras su il morale con le vostre parole gentili.
“E così, fra tante Vanscenità che stanno avendo successo e soldi a palate, qualcosa di buono ancora ci resta.”
Quant’è vero!!! Bravissima Maria Luisa, e bellissima descrizione. Mi dispiace di aver emesso quel tanto menagramo avvertimento! 😂
Sei stato prezioso nel darmi l’ ispirazione per l’ incipit, quindi ti ringrazio anche di questo. Naturalmente ho voluto accentuare un po’ la gravita` della situazione.
A proposito di Vanscenita` la prossima credo che la vedremo a giugno.
“uno o più lutti, forse, che avevano squarciato l’anima, lasciandola a brandelli, come un puzzle dove i pezzi mancanti avevano scavato un buco nero come gli abiti scuri indossati dalle donne, per una vita intera.”
Bellissima immagine.
Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’ anima. Ne sono convinta anch’io.
Eccola qui, finalmente: Maura Melas!
Molto bello questo episodio. Mi ha stupito il modo, incredibilmente audace e originale, in cui ha usato il commento di Giancarlo nello scorso episodio per trarne una vera e propria scena, con tanto di cenno alla rottura del vetro del mese precedente.
Ciao Giuseppe, grazie. Spero che a Giacarlo non dispiaccia di essere stato tirato in ballo. Questi racconti sono semiseri e semi veri; quindi introduco spesso elementi reali per rendere piu` credibili anche le fandonie.
Maura Melas, pero` esiste davvero ed e` una ragazza seria; anche se ho usato, per lei, un nome inventato e situazioni un po’ fantasiose.
Deliziosa questa narrazione dell’incontro con ragazza prodigio e poeta! Delizioso come il pranzo che hai menzionato e che mi riempie mente e palato di curiosità per profumi e sapori a me sconosciuti (quel Kent’annos mi attizza assai!!!). Grazie M. Luisa! Un abbraccio.
Ciao Giuseppe, grazie. Kent’annos e` un ottimo vino e “Chentannos” il titolo esatto del libro a cui mi sono ispirata per questi ultimi tre episodi. Se vuoi saperne di piu` sul testo originale, ti invito a leggere la mia modesta recensione su sololibri.net a nome di Bianca Cedrina.