
L’Auspicio
Serie: Il Consiglio di Steven
- Episodio 1: Del Prima e del Poi
- Episodio 2: Il Calendario delle Memorie
- Episodio 3: L’Auspicio
STAGIONE 1
Il padre di Scotto aveva mantenuto la promessa, accordandosi con il Maestro Pontefice per una somma di denaro che fosse sufficiente a coprire il costo delle lezioni di lì alle quattro settimane successive, fino al giorno della loro partenza.
E mentre Duilio e Adele erano impegnati a sbrigare tutte le faccende necessarie all’inizio della loro nuova vita in America, Scotto bussava puntuale ogni giorno, alle tre del pomeriggio, alla porta del Maestro, qualsiasi fossero le condizioni atmosferiche: che fosse freddo o che fosse freddissimo, che fosse umido o che piovesse, che ci fosse la nebbia o solo un po’ di foschia; e profondendosi in tutto l’impegno di cui era capace, consapevole del tempo limitato a sua disposizione e dell’esiguità delle nozioni che avrebbe potuto apprendere, cercava di sfruttare appieno tutto ciò che il Maestro era in grado di insegnargli in quei pochi giorni che rimanevano e di cui fare tesoro. Urgeva in lui la necessità di essere messo a parte di ogni regola, ogni destrezza, ogni segreto che avrebbe, in seguito, dovuto approfondire da solo; in special modo all’inizio della sua nuova vita, una volta che fosse approdato all’altro capo del mondo. E durante il viaggio per arrivarci.
L’ultimo giorno di lezione, al termine del pomeriggio trascorso nella sala adibita agli studenti, il Maestro Pontefice aveva estratto dal taschino della giacca un plettro rosso fuoco e lo aveva posato sul tavolo, davanti a Scotto, fra fogli ricolmi di appunti e spartiti musicali.
«Sai che cos’è questo, ragazzo? Sai a chi apparteneva?» aveva chiesto il Maestro.
Scotto avevo fatto cenno di no con la testa, incuriosito.
«Ti riporta nulla alla mente un sabato di qualche mese fa, all’Arena di Calvari?»
La bocca di Scotto si era spalancata per la sorpresa e gli occhi si erano fatti grandi per lo stupore.
«Il concerto di Alvise Lodaro! C’era anche lei, Maestro?» aveva chiesto Scotto, quasi incredulo che il suo insegnante, al quale attribuiva sempre gusti musicali così sobri, classici, potesse essere interessato ad un artista come Alvise.
«Certo! E mi sono divertito parecchio» aveva confermato il Maestro. «Quell’Alvise farà della strada, te lo assicuro. E questo» aveva detto spingendo il plettro verso Scotto, «me lo ha lanciato proprio lui, sotto il palco. Prendilo, è tuo adesso. È il mio regalo di buona fortuna».
Scotto aveva preso il plettro, se lo era rigirato fra le dita e, colmo di gratitudine, aveva ringraziato il Maestro per quel dono così prezioso.
«Non c’è di che, ragazzo. Ho la sensazione che con te sarà in buone mani».
***
Era arrivata l’ultima sera. L’ultima sera in cui si sarebbero coricati in quelle stanze. L’ultima sera in cui si sarebbero addormentati in quei letti, l’ultima sera che si sarebbe trasformata in notte, l’ultima notte in cui avrebbero sognato (quasi certamente) della loro nuova vita protetti da quelle pareti di mattoni che, soli, li dividevano dal gelo che dominava l’oscurità all’esterno.
La mattina seguente avrebbero dovuto svegliarsi all’alba per poter salire sulla corriera che li avrebbe accompagnati fino alla loro ultima destinazione italiana, il porto di Genova, e tutti i loro averi, non molti per la verità, erano già pronti davanti alla porta di casa.
Ma lo stomaco, quella sera, avrebbe reclamato puntuale ed intransigente il proprio tributo, non curante di quello che sarebbe accaduto il giorno dopo, e di questo Duilio era ben conscio.
Per questo motivo, per festeggiare la partenza, aveva deciso che l’ultimo pasto lo avrebbero consumato come dei signori, seduti ad un tavolo della locanda del luogo, famosa in tutta la vallata per una specialità tanto semplice all’apparenza quanto prelibata al palato: farinata di ceci servita con salumi e formaggi.
Un piatto poco ricercato, questo è vero, ma con il quale improvvisarsi cuochi senza la giusta esperienza alle spalle equivaleva sempre ad una magra figura davanti ai propri commensali. Ci vogliono, oggi come allora, la giusta quantità di olio, la giusta quantità d’acqua, la giusta temperatura per il forno e la giusta legna per il fuoco se si vuole presentare in tavola una farinata dorata e croccante esternamente ma morbida e sottile al suo interno.
Il tutto, per finire e perché no, annaffiato da una buona caraffa di vino. Quantomeno per Adele, se ne avesse voluto. Duilio invece, dal canto suo, aveva iniziato a riflettere sulla condotta tenuta negli ultimi anni: proprio per il fatto di essere, quella, una serata speciale, forse avrebbe potuto rinunciare a qualche cosa che conosceva sin troppo bene, al contrario di quanto si usa fare solitamente in occasioni come quelle. Un passo alla volta si arriva ovunque.
Ed il posto giusto per poter gustare tutto questo era senza ombra di dubbio proprio la Locanda di San Colombano.
Un lusso, quello, che nella vita di tutti i giorni difficilmente si sarebbero potuti permettere senza pensare a cosa dover rinunciare per poter bilanciare la contropartita economica. Ma oggi tutto era concesso, tutto era possibile.
Accomodàti che furono su quelle sedie, con le gambe belle comode sotto uno dei tavoli in legno scuro, grezzo e poroso, in quel locale composto da un unico ambiente e arredato con un gusto un po’ desueto persino per i canoni di allora, avevano gustato fino all’ultima briciola delle vivande che erano state loro servite, accompagnati dagli schiocchi secchi delle palle da biliardo che, sul piano in ardesia ricoperto da un pregiato panno verde sistemato in fondo alla sala, unico elemento che si discostasse dal consueto mobilio di una locanda, si scontravano tra loro suscitando urla di gioia e imprecazioni da parte di giocatori e spettatori, di vincenti e di perdenti.
Per tutto il tempo in cui erano rimasti nel locale, il gioco aveva visto protagonista indiscusso proprio il proprietario della cava di ardesia del luogo, nonché ormai ex datore di lavoro di Duilio, l’Avvocato Lorenzo, che da finissimo giocatore di boccette quale egli era aveva umiliato senza ritegno chiunque avesse osato sfidarlo al tavolo.
L’Avvocato Lorenzo sembrava non conoscere pause o stanchezza quella sera, tanto era implacabile nell’uscire vincitore da ogni sfida accettata di buon grado nei confronti di chiunque gliel’avesse proposta, ma nel momento in cui Duilio si era alzato, assieme alla moglie e al figlio, per andare al banco e saldare il proprio debito con il padrone della locanda, l’Avvocato non aveva esitato un istante ad interrompere il gioco ancora in corso e, dirigendosi verso Duilio con passo sicuro, inappuntabilmente vestito in un abito color grigio fumo, si era rivolto a lui salutandolo con cortesia.
«Buonasera Signor Mollentini. E buonasera anche alla sua famiglia» aveva esordito indirizzando il proprio sguardo su Scotto ed accennando un leggero ma inequivocabile inchino col capo alla volta di Adele.
Duilio era rimasto momentaneamente senza parole, lievemente stupito e vagamente insospettito dal fatto che il suo vecchio padrone avesse abbandonato la ribalta del gioco e gli spettatori intorno ad esso assiepati per rivolgersi proprio a lui.
Ma che diamine, avevo detto infine tra sé, questa è la mia ultima sera in paese! Vada come vada. Cosa potrebbe accadere?
«Buonasera a lei, Avvocato Lorenzo. Per lei si prospetta un’altra nottata infallibile come sempre, vedo» aveva risposto Duilio, indicando con il cappello a coppola che teneva in mano il tavolo da biliardo.
«Così mi ha tenuto d’occhio, Signor Mollentini. Sono onorato» aveva sorriso l’Avvocato Lorenzo, ravvivando la folta capigliatura.
«Che vuole, il locale è quel che è, nulla passa inosservato.»
«Vero. Come nel nostro paese, del resto.»
Il silenzio era calato per un attimo fra i due, ma Duilio sapeva benissimo dove l’Avvocato volesse andare a parare.
«So che domani è il giorno della vostra partenza, Duilio» aveva precisato l’Avvocato Lorenzo senza che ce ne fosse bisogno, passando ad appellare il padre di Scotto con il nome di battesimo, cosa insolita per le abitudini del luogo.
«Già, l’hanno informata bene» aveva risposto guardingo Duilio, sostenendo lo sguardo di colui che una volta era stato il suo padrone. Una volta, ma non più.
«Sono venuto a porgerle i miei saluti, Duilio». L’avvocato Lorenzo era un abile comunicatore, ed in quanto tale era perfettamente conscio dell’effetto che quel gesto inaspettato stava sortendo nell’animo di Duilio. Glielo leggeva chiaramente in volto.
«Vede Duilio» aveva proseguito l’Avvocato, «l’ho osservata molto in questi anni. Io e lei veniamo da due mondi completamente differenti, questo è innegabile. Ma sono sicuro che, se ci fossimo incontrati in altre circostanze, certamente saremmo andati d’accordo. Molto più di quanto le nostre rispettive posizioni non ci abbiano concesso. E chissà, forse in un’altra vita, da qualche altra parte… Io credo in queste cose. Lei?»
«Non saprei Avvocato» aveva risposto Duilio colto alla sprovvista, «non mi sono mai interrogato in proposito. Sarebbe una bella prospettiva, ad ogni modo.»
«Ebbene, speriamo ci sia modo di verificare se ho ragione o meno. Le auguro buona fortuna Duilio, che il viaggio vi sia lieve, e ciò che vi attende ripaghi il vostro coraggio».
L’Avvocato aveva offerto la mano a Duilio, che ancora frastornato nel profondo aveva ricambiato il gesto, sentendosela afferrare con calore.
«I signori sono miei ospiti questa sera» si era rivolto l’Avvocato al padrone del locale. «Non accetto discussioni» aveva poi concluso fissando negli occhi Duilio.
Un ultimo cenno di saluto ad Adele e Scotto, e l’Avvocato aveva fatto ritorno al tavolo da biliardo senza più voltarsi indietro.
ATTENZIONE: questa Serie è stata scelta dalla redazione di Edizioni Open per diventare una pubblicazione cartacea. Continuate a seguirci per tutti gli aggiornamenti.
Serie: Il Consiglio di Steven
- Episodio 1: Del Prima e del Poi
- Episodio 2: Il Calendario delle Memorie
- Episodio 3: L’Auspicio
@LegGoriferito Per quanto riguarda quello sulla Camaro, confesso che il titolo ha un po’ fuorviato la mia attenzione. Ma devo smetterla di farmi condizionare eccessivamente dai titoli e piuttosto proseguire nella lettura. Inizierò proprio da quello, dai! Grazie a te
Non mi ha convinto molto la parte in cui la gente “urlava” felicità eccetera durante le partite a biliardo visto che a vincerle a quanto pare fosse solo l’avvocato. Credevo che la sua figura non si fosse mischiata così nella plebe passami il termine, tanto da riceverne continui aprezzamenti pur nei casi di vincita quando questi ultimi si dovrebbero far meno presenti. Mi è piaciuto molto invece il modo in cui ha fermato il tutto per andare verso il papà di Scotto intento a pagare la cena della sua famiglia e come appunto Dullio, ne sia rimasto infastidito. Ci sarà sicuramente qualche strano fine che prima o poi nella storia si ricollegherà, o almeno lo spero. Se ci fosse, renderebbe questo capitolo decisamente sensato ma non lo saprò mai, dubito che ne comprerò una copia. Avevo preso in considerazione l’idea di poterne prendere una copia digitale da legger sul tablet ma ho visto che esiste solo il cartaceo che seppur amo decisamente di più, ha (secondo la mia pura interpretazione personale) un prezzo decisamente elevato rispetto a tantissimi libri di fama mondiale, scritti da altrettanti famosi autori. Questa secondo me è una pecca, anche se riconosco che per editore e scrittore ne è sicuramente un vanto, nonché sopratutto per il primo necessità.
Grazie Loris per i tuoi commenti, ho avuto modo di conoscerti come scrittore e li tengo sicuramente in considerazione.
Per il prezzo di copertina, un autore, lo saprai di certo, non ha nessun ruolo decisionale sulla scelta. Quantomeno non è questo il caso. Non posso parlare a nome dell’editore che è stato menzionato, ma per quanto mi riguarda posso sicuramente dirti che sarebbe stato un pensiero abbastanza stupido da parte mia se mi fosse mai baluginata l’idea di poterne fare, per qualche ragione, un vanto.
Gli editori hanno i loro perché, così come le loro regole. Proprio da poco parlavo con una scrittrice isolana del fatto che si è trovata costretta a mollare una casa editrice proprio per questioni legate a questi limiti di mille parole e tanti altri, che in un modo o nell’altro vincolano (seppur in certi casi in maniera positiva) lo scrittore e la sua opera. Detto questo non posso che esser felice e orgoglioso che un collega (a me piace definirlo tale) abbia ottenuto la sua prima pubblicazione, a prescindere da quale casa editrice e da quanto poi costi effettivamente il libro. Son sicuro che in questo sito, nel tuo profilo, ci sia altro di interessante il che porta me stesso a domandarmi come mai proprio quello di Steven ha preso vita pubblica. Siccome di librick ne hai tanti, cosa mi consiglieresti tu, di legger prima di altri? Detto questo ringrazio io te, purtroppo le parole scritte non hanno un timbro vocale impresso (anche se per fortuna questo ci consente di giocare con i lettori e dare vita propria ai racconti) e talvolta posson sembrare più ciniche del previsto e/o cose del genere, sarebbe sicuramente diverso affrontare queste tematiche a voce.
Ciao Loris, Il consiglio di Steven è frutto di una serie di coincidenze. Nato ancora prima che io conoscessi EO come racconto brevissimo che ho regalato per Natale ai miei amici dopo una serata in osteria, la stessa della partita a biliardo nella storia, l’ho ripreso in mano e l’ho sviluppato piano piano pubblicando singoli episodi sulla piattaforma. Lì Tiziano lo ha notato e ha deciso di pubblicarlo, ma il perché lo dovresti chiedere a lui 😉.
Riguardo ai miei scritti, ci ho pensato ma indicartene uno su tutti dai quali iniziare è davvero difficile, in ognuno c’è un aspetto che mi riguarda.
Se proprio dovessi scegliere dei racconti singoli, ti direi La dignità delle parole, La Camaro gialla di Eric Frusciante e Tutte le ipotesi.
Come serie, La voce per parlare è quanto di più personale ci possa essere, perché tratta dichiaratamente di una parte della mia vita. È ormai quasi finita, al termine riprenderò dove avevo interrotto con Rico, Suave & Lara Compton, una storia grottesca dal vago sapore (sottolineo sapore, non che voglia paragonarmi) tarantiniano.
In questo racconto a molti strati, mi chiedo cosa abbia mosso l’odioso Avvocato: rendere comunque debitore, anche di un semplice pasto, quell’uomo che di fatto si stava ribellando?
Grazie per essere arrivata sino a qui!
Adesso pian piano recupero quello che mi sono persa essendo arrivata da poco.
Grazie, non correre 😂!
hai sempre un bel modo di raccontare, invitante e concreto. E lasci nel finale, ogni volta, una porta aperta per ciò che verrà in seguito. L’ultima cena, per così dire, in paese e la riconciliazione – almeno n apparenza – con l’Avvocato che crede nella reincarnazione fanno pensare a qualche sviluppo in tema. Lo leggo davvero volentieri, Roberto, sebbene puntata per puntata.
Grazie Francesca, è un piacere vederlo scrivere da te.
Ciao ❣️ togliendo il momento nostalgia, dato da una serie di espressioni che hanno richiamato alla mia memoria il ricordo di chi non c’è più, torniamo alla storia.
La famiglia si reca a consumare l’ultimo pasto a mo di festa in una locanda.
C’è la speranza per il futuro, rafforzata dalle parole di chi è in una posizione economica superiore rispetto a quella della famiglia.
In questo episodio in particolare ho apprezzato particolarmente le descrizioni, che hanno assunto un tono quasi poetico.
Complimenti ❣️
Grazie Lola, le descrizioni a volte si rivelano delle vere spine nel fianco, è confortante sapere però non sempre è così 😊
“consumato come dei signori,”
Al giorno d’oggi sento poco dire in giro “facciamo questo come dei signori”, ma quando ero piccola lo sentire dire sempre da mia nonna … e ammetto che la nostalgia ha preso il sopravvento ❣️😢
E’ vero, a me fa venire in mente domeniche pomeriggio nei quartieri popolari di Genova, in visita a degli zii, che proprio per via delle nostre origini affatto facoltose amavano potersi concedere, di quando in quando, i presupposti per poter utilizzare quel termine.
Lieto che con questo sia tornato alla mente un ricordo di tua nonna.
” È il mio regalo di buona fortuna».”
❤️
Ecco invece un uomo che non ha paura di esprimere i suoi sentimenti, nemmeno davanti ad un bambino.
Il secondo e il terzo episodio sono inevitabilmente legati dall’evento che cambia la vita di questa famiglia. Amara in entrambi la descrizione delle ristrettezze economiche, che ci mostri spesso attraverso dei particolari. Il boom degli anni sessanta era ancora lontano e, per tanti piccoli paesi italiani credo lontanissimo.
Ciao Francesco, mi fa piacere essere riuscito a rendere l’idea della condizione di modestia economica della famiglia. Ti volevo anche ringraziare ancora per l’osservazione che hai fatto sul primo episodio, quella in cui chiedevi se fosse normale che un bambino di otto anni uscisse da solo. Ho apportato una piccola modifica all’incipit in modo che fosse più chiaro il contesto di piccolo paese.
Ciao Roberto, ho letto in modo disordinato i primi tre racconti di questa serie: il secondo e il terzo, poi di nuovo il primo. Ho sentito un gusto dolce e amaro, la passione di Scotto, nuove speranze per la sua famiglia e forse, in seguito, il riscatto; oppure no, chissa`. In tutti i casi questa storia semplice e importante sembra antica; eppure, per tanta, troppa gente, sempre piu` attuale. Emigrati o migranti una categoria senza tempo di persone in cerca di fortuna, di una vita migliore, o semplicemente di una vita. Dover lasciare il proprio paese puo` dare tristezza; pero` tutto potrebbe cambiare in meglio, nella serie e – mi piacerebbe credere – anche nel mondo.
Ciao Maria Luisa, che piacere sentirti. Grazie per aver trovato il tempo di leggermi. Sono molto felice e, devo ammetterlo, una punta inorgoglito per le sensazioni che ha suscitato in te il mio racconto. Faccio mie le tue considerazioni e, per non rischiare di svelare nulla, ti saluto con un semplice arrivederci al prosieguo della storia, sperando che tu abbia ancora voglia di seguirla. A presto.
“Un passo alla volta si arriva ovunque”
Quanto è vero… e quanto ce lo hanno fatto scordare in tutti questi anni. Successo e denaro subito o sei un fallito.
Bello anche questo capitolo, come dicevo mi stai intrigando.
Grazie Giancarlo, felice che stia andando così