Il decollo delle aquile

Serie: Operazione El Dorado Canyon


Mediterraneo, 1986. Reagan decide di bombardare la Libia

Aprile 1986

Eugenio stava per lasciarsi cadere sul sedile quando suonò l’allarme, allora saltò in piedi, recuperò il casco con la maschera per il tubo dell’ossigeno e filò via. Lo attendeva il suo Aeritalia F104S, per gli amici Spillone.

Una volta dentro l’abitacolo, Eugenio controllò che il motore fosse caldo, dunque si avviò verso la pista di decollo.

Era felice di abbandonare la base di Trapani-Birgi, ma non lo attendeva Milano, dove era nato, doveva volare a sud. I libici negli ultimi tempi avevano dato fastidio, era giusto che gli italiani li mettessero un po’ a cuccia; non era corretto che a farlo fossero soltanto gli americani.

Il tempo di avere questi pensieri che Eugenio era già in volo. Divorò centinaia di metri dopo centinaia di metri in ascesa e si diresse verso meridione. Vide il mare, cabrò ancora di più e, dopo alcune turbolenze, giunse sopra un banco di nuvole. Rimase in silenzio, teneva d’occhio il radar.

«Capitano, libici in arrivo da uno-otto-zero» gridò la radio.

«Li ho visti» rispose Eugenio.

Il radar non aveva mentito.

Come se fossero schegge di luce, i MiG lo stavano puntando. Erano quattro, due andarono a destra, due a sinistra, lo volevano colpire ai fianchi, e lui accelerò per poi scendere più in basso, si nascose dietro alcune nuvole e continuò a scappare verso meridione. Tenne sempre d’occhio il radar. Come aveva previsto due MiG lo stavano inseguendo, che ai due restanti più indietro ci pensassero i colleghi che erano decollati dopo di lui da Trapani-Birgi.

Eugenio fece un giro della morte, una cosa già vista nella Grande Guerra, quando suo nonno era nelle trincee dell’altopiano di Asiago, neppure era membro della nascente aeronautica.

Se suo nonno si era trovato lì, gli antenati dei piloti che intendevano abbatterlo dovevano essere stati dei contadini indecisi se combattere per il Regno d’Italia o l’Impero ottomano, quindi non sapevano molto delle tattiche di un duello aereo.

Si fecero fregare come dei polli, neppure delle aquile.

Adesso Eugenio poteva abbatterli. Sarebbe bastato adoperare il Vulcan M61A1 da 20 millimetri, ma quella era stata una schermaglia; o magari non lo era stata, perché fra Roma e Tripoli c’erano relazioni diplomatiche che era meglio non interrompere. Eugenio fece una virata, andò via, lasciò i libici soli. Lì, fra le nuvole, vide dei lampi. Non erano i fulmini di un temporale, ma spari.

Serie: Operazione El Dorado Canyon


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Discussioni

        1. Io non ero ancora nato, mi sono dovuto documentare, ma avevo già un certo interesse verso l’evento già ai tempi delle superiori