Il dolore
Serie: Cinquanta Racconti
- Episodio 1: L’idraulico
- Episodio 2: Una sbronza colossale
- Episodio 3: Eva
- Episodio 4: Un Natale di merda
- Episodio 5: Telefono erotico
- Episodio 6: La sconosciuta
- Episodio 7: Melania
- Episodio 8: Il dolore
- Episodio 9: La donna della domenica
- Episodio 10: Irina
- Episodio 1: Sandra
- Episodio 2: Scrittura creativa
- Episodio 3: L’assenza
- Episodio 4: Il mistero della penna di Flaiano
- Episodio 5: Il ritorno alla strada
- Episodio 6: Florentina
- Episodio 7: Andrea
- Episodio 8: La ragazza del killer
- Episodio 9: Sull’autobus di notte
- Episodio 10: Eugenia
- Episodio 1: A Casa di Loredana
- Episodio 2: Teresa
- Episodio 3: Gineceo
- Episodio 4: Addio
- Episodio 5: Denise
- Episodio 6: Ninna nanna malfamata
- Episodio 7: OF
- Episodio 8: I gemelli Murphy e il fantasma di Joyce
- Episodio 9: Il vino triste prima parte
- Episodio 10: Il vino triste seconda parte
- Episodio 1: Liturgia del desiderio – Parte prima
- Episodio 2: Liturgia del desiderio – Parte seconda
- Episodio 3: Non è successo
- Episodio 4: B-Movie
- Episodio 5: Francesca
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
STAGIONE 4
Il telefono squilla poco prima dell’alba. Ho sempre odiato il telefono che squilla a quell’ora. Non c’è mai una buona notizia. Rispondo, e dall’altro lato sento la voce di Carlo, bassa, quasi stentata. Non capisco subito le parole; c’è un momento di silenzio. Poi lo sento chiaramente:
“Non ce l’ha fatta.”
Il cuore mi si ferma per un istante. È come se le parole rimanessero sospese nell’aria, incapaci di entrare davvero nella mia mente. Non ce l’ha fatta. La moglie di Carlo. Francesca è morta.
“Arrivo,” dico, anche se non so se Carlo mi abbia sentito davvero.
Guardo fuori dalla finestra. È ancora buio, ma so che tra poco arriverà il mattino, e con esso una luce che non ha alcun senso. È quel tipo di luce che ti ferisce, che arriva quando il mondo intero sembra pronto a riprendere la sua normale marcia, mentre tu sei bloccato in un vuoto, in una sospensione. Mi vesto meccanicamente, quasi come se stessi cercando di convincermi che tutto ciò che sto facendo abbia una logica.
Quando arrivo a casa di Carlo, la porta è socchiusa. Entro senza bussare, come si fa in questi casi, quando la formalità diventa superflua. La casa è troppo silenziosa, troppo pulita. È come se l’aria fosse trattenuta, come se anche le pareti stessero trattenendo il respiro. Carlo è seduto al tavolo della cucina, con la testa china, le mani appoggiate davanti a sé. Non alza lo sguardo quando entro. Non ha bisogno di farlo.
Francesca non c’è più.
Mi siedo davanti a lui, senza dire niente. Non so cosa dire. Nessuno sa mai cosa dire in questi momenti. Si può solo stare lì, sperando che la tua presenza, per quanto insignificante, possa in qualche modo alleviare la solitudine di chi è rimasto. Non parliamo. Il silenzio è quello denso, impenetrabile, che ti fa capire che qualcosa di irreversibile è successo.
Il pensiero della morte è come un vento freddo che si insinua nelle pieghe della vita, nelle piccole cose, nel modo in cui Carlo si muove: lento, distratto. Afferra una tazza di caffè che non berrà. Fissa il vuoto. Sono i gesti di chi si aggrappa a un qualche ordine, a un meccanismo che ha sempre funzionato, anche se ora non ha più senso.
“Come è successo?” chiedo, sapendo che è una domanda stupida, che non esiste una risposta che possa spiegare davvero.
“È andata via durante la notte,” dice, senza emozione. Lo dice come si direbbe che il sole è sorto o che la pioggia è caduta. Come se la morte fosse un fatto naturale, una parte del ciclo che non possiamo evitare.
E forse è proprio questo che rende tutto così insopportabile. La morte arriva sempre nel momento sbagliato, e quando arriva, non ti lascia nulla da dire. Non c’è dramma, non c’è catarsi. Solo un silenzio opprimente, che inghiotte tutto. Ciò che resta è questo: il vuoto, la mancanza, le piccole abitudini che smettono di avere significato.
Resto lì con lui per un po’, osservando il sole che, lentamente, inizia a filtrare dalla finestra. La luce ferisce davvero, penso. Mi sento intrappolato tra il tempo che passa e la sensazione che tutto si sia fermato. Carlo non ha più la sua Francesca, e ora deve fare i conti con ciò che rimane. Ed è proprio questo il punto: ciò che rimane. Tutto ciò che è stato costruito insieme ora è una traccia, un’ombra.
Prima di andarmene, mi fermo sulla soglia e dico la solita cosa, quella che si dice sempre: “Se hai bisogno di qualcosa, chiama.” Carlo annuisce, ma so che non chiamerà. Il dolore, il vero dolore, è un viaggio che ognuno fa da solo. Puoi stare lì vicino, ma non puoi entrare in quel luogo segreto dove l’altro si ritira.
Mentre cammino fuori, verso la macchina, mi rendo conto che la vita va avanti. Il mondo fuori non si ferma mai. Il traffico scorre, la gente esce di casa per andare al lavoro, il sole splende, indifferente a tutto. Eppure, per Carlo, il mondo è finito. O almeno, lo è quel mondo che conosceva con Francesca. Quello che resta, ora, è l’assenza. Un’assenza che non potrà mai essere riempita.
Serie: Cinquanta Racconti
- Episodio 1: L’idraulico
- Episodio 2: Una sbronza colossale
- Episodio 3: Eva
- Episodio 4: Un Natale di merda
- Episodio 5: Telefono erotico
- Episodio 6: La sconosciuta
- Episodio 7: Melania
- Episodio 8: Il dolore
- Episodio 9: La donna della domenica
- Episodio 10: Irina
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