Il dolore di essere persone diverse  

Serie: Fino all'ultima paura


Novembre 2016

Bergamo

Ho perso il conto da quanti giorni sono chiuso qua dentro, di sicuro più di quelli che mi aveva promesso essere Caterina, si vede che il commissario è stato bravo a incastrare prove e parole, quando l’ho visto la prima volta mi aveva fatto pure pena, quel manichino imbruttito di tristezza sembrava non fosse riuscito nemmeno a starmi appresso nella nostra lunga corsa e si è fatto sganciare un colpo forte dalla mie mani come una femminuccia, forse perché distratto proprio dal guardare una femmina, quella bionda appariscente, quella che stonava dentro quelle mura squallide, ma a quanto so anche lei è come Ylenia, e pure lei me la sarei fatta dentro quella mura, peccato non esserci stato nel suo percorso, ma saremmo stati quasi coetanei e ne sono certo, non ci avrei preso gusto.

Tutta altra storia dagli occhi puri di Ylenia, in lei nessun giudizio di donna, nessuna discussione, sarebbe bello se non crescessero mai, se bastasse un gelato e un motorino e una scopata lenta, e per loro inadeguata, si sa la pretesa femminile, l’uomo deve essere rude ma sensibile, delicato ma deciso, ed io mi sono stufato di essere dotato per quattro faccette rugose e pretenziose.

Sì, quella bionda me la farei, lo stesso, in questa letto di cella minuscolo e che non sorreggerebbe nemmeno le nostre gambe, ma lo farei, una contorsione matura, tanto per ritornare a capire come sia quel tipo di amplesso.

Loro pensano di sapere di me e Ylenia, ma non sanno nulla, è una pena troppo ingiusta quella che vogliono accostarmi, e queste pareti spoglie mi danno angoscia, mi mancano le mie foto lucide fatte di pelli lisce, mi manca guardare quegli occhi, occhi come quelli di Ylenia, no loro non sanno proprio nulla, tanto meno lo sanno la bionda e il commissario, quei due lì non potrebbero capire come io l’ho trovata e accolta, quel giorno, sì non dovrei essere punito, ma anzi premiato, quel giorno a Ylenia posso davvero dire di aver dato il paradiso.

Ci sono giorni che sembrano passare lenti e altri che sembrano realmente immobili, guardo l’ufficio, le stampe colorate e le cartellette pieni di fogli e notizie di cui ormai mi sento saturo, trascino la mia vita complicando la soluzione di un caso che forse, almeno per il mio ruolo, ormai è quasi chiuso.

Qualcosa non mi convince, come quei rumori notturni dentro casa, sai che ci sono ma non riesci a capire cosa sono, da dove provengono, gli uomini di scienza hanno sempre soluzioni, io oltre alle prove, ho spesso davanti occhi e mani e caratteri di persone che, con tutta la realtà schiacciante di colpevolezza, rimangono un mistero. Perché uccidere? Perché proprio in quel momento delle loro vite?

I gialli vecchio stile avevano una sola e unica pace, la confessione. Agognata ma lineare.

Sembrava che anche i criminali avessero una loro morale, si dava pace ai parenti delle vittime e si sanciva la certezza che dietro le sbarre ci fosse la persona giusta, senza dubbi o populismi pronti a schierarsi tanto contro il criminale, tanto contro la giustizia.

Io questa certezza assoluta con Batini non ce l’ho.

Nei suoi occhi vedo lo squallore schifoso di un pedofilo, senza dubbio, ma Ylenia perché ucciderla o perché non ucciderla subito?

Una persona come lui, adulta ed emarginata, seppur pedofila, ha perso l’unica certezza di compagnia, Ylenia, quella con cui scambiare quattro chiacchiere alla sera, nell’imbrunire in cui accendeva l’ultima sigaretta della giornata fra le foglie secche e raggruppate, e lei nel tramonto cercava di far morire anche l’ultimo sconforto inventandosi una nuova speranza di sopravvivenza per il giorno a venire.

Erano uno il punto di riferimento dell’altro, lo si legge ne diari di entrambi, anche quelli di lei, rubati da Batini, l’animo di questa ragazzina rivela i racconti per quelli che erano, puri e confidenti, e mai una volta che ci fosse un accenno a qualche malizia in più.

Giorni passati a sentire versioni, scrutare occhi, leggere pezzi di appunti e il tutto per ricostruire la vita di entrambi, e che per entrambi, in diversi modi, ormai incredibilmente spezzata.

Neppure queste sono certezze, l’animo umano è imprevedibile, tanto che appunto quel preservativo l’ha usato per andarle dentro, per violarla, non solo nella carne ma anche nella loro fiducia, nella forza che si erano fatti insieme per sopravvivere alla propria esistenza.

E quindi ancora, perché? Non che Batini non ne sia capace e nemmeno che possa a tratti provare umanità in un atto così brutale, ma per il semplice fatto piuttosto, che chi mai sceglierebbe consapevolmente di condannarsi nuovamente alla solitudine?

Eppure le prove davanti a me sono lineari come le confessioni scritte da Agatha Christie, tutto torna e si ricollega, anche se per me un solo piccolo particolare non fa combaciare quello che, anche solo per puro egoismo, può essere l’animo umano attraversa il male criminale.

E Marika, quell’altra ragazza, che ruolo ha giocato in questo duetto?

Se è vero che le due ragazze si sono conosciute, come, da cosa o da chi sono rimaste collegate?

De Biase irrompe violento dalla porta socchiusa, trovandomi perso con lo sguardo privo di presenza.

“Commissario!”

“Dimmi, De Biase.”

“Caterina…”

“L’avvocato.”

“Lei, sì. Vuole essere richiamata per il prossimo interrogatorio.”

“La richiamo fra mezz’ora. Brutta storia, davvero.”

“Già.”

De Biase mi guarda storto e richiude la porta alle sue spalle. Il volto teso, proiettato verso di me e preoccupato.

“Come stai?”

“Sto.”

“Beatrice l’hai più risentita?”

“No.”

“Chiamala.”

Poi prima ancora che potessi rispondergli, mi ha guardato di nuovo torvo.

“Lo so, non sono cazzi miei.”

“Appunto.”

“Che senso ha stare male? In due soprattutto.”

“La devo proteggere.”

“Nel senso che vuoi proteggere anche te stesso.”

“Quando due persone non posso stare insieme, non hanno più nulla da condividere.”

“Non ti convince, vero?”

E guardando i fogli fra le mie mani, capisco che non sta più parlando di Beatrice.

“No, affatto.”

“Noi il nostro lavoro lo stiamo facendo bene, le prove e le indagini portano a lui. Il di più non sta a noi.”

“Vallo a dire ai genitori, quelli che come noi, sanno che ormai qualunque cosa sia accaduto, ritroveremo solo dei cadaveri.”

“Loro non possono capire noi, noi non possiamo capire loro. Devo andare alla scientifica a prendere dei rapporti. Fai quella chiamata.”

“A Caterina o a Beatrice?”

“A tutte e due.”

Poi con la stessa violenza con cui è entrato, se ne esce, incazzato e nervoso, e sorrido perché so che è il suo modo di volermi bene.

Adesso il cellulare è nelle mie mani e la voce che mi attende dall’altra parte determinerà il mio umore.

Sono una stronza e ne sono consapevole, me lo dicono tutti e a me piace.

Da una che in fasce è stata abbandonata in orfanotrofio e che quindi è nata da due stronzi, mi chiedo che cosa altro ci si potesse aspettare.

Poi sono stata abbastanza fortunata con i miei finti genitori, fortunata perché sostanzialmente sono ricchi entrambi e allora è come se mi avessero comprata e gli appartenessi per sempre di diritto, una proprietà su cui erigere la firma sul contratto e ora faccio parte della gente detta per bene, e per una che mangiava pane raffermo e zuppe piene di acqua, le cene di ostriche e i sedili in pelle su cui viaggiare, checché se ne dica, sono un’ampia consolazione.

Quindi se devo difendere un pedofilo non mi faccio molti scrupoli, fa doverosamente parte del mio lavoro e se può portarmi soldi e pubblicità, è un no che non voglio dire.

Le mamme delle vittime mi dicono che non posso capire, sarò pure un avvocato, ma senza figli la vita non può essere intensa. E allora io, che di figli non ne posso avere, non la capirò mai, né mai l’avrei capita, perché io, se ora mi capitasse un figlio, potendo, non so se nemmeno se sceglierei l’orfanotrofio o l’aborto, e allora non so, tra i miei genitori reali e me, chi sarebbe davvero peggio.

Il cellulare mi suona nelle tasche del tailleur e sono pronta per l’essere la stronza che tutti si aspettano.

Novembre 2016

Lucca

Da quanti giorni Lorenzo stia dormendo qui da me, ne ho perso il conto, i giorni si sono confusi ai sentimenti e i sentimenti si sono annidati ai problemi, alle domande irrisolte, ai dubbi su cosa fare di noi.

Il dolore di essere persone diverse, a tratti irriconoscibili, è una tangenza urgente contro un tempo che invece sembra decidere di non scorrere.

Improvvisamente ed egoisticamente Ylenia e Marika sono persone lontane da me, la loro sorte contrapposta alla mia, si fa fine e sottile e delicata.

Guardo Lorenzo e penso a Fabrizio, cerco di afferrare nel ricordo Giacomo e mi interrogo su mio padre, mentre da sotto nella collina più bassa, anche mia madre avrà la sua parte di dubbi da gestire.

Lorenzo si rigira sul divano, sembra essere ignaro di quello in cui è venuto a soggiornare.

Il cellulare suona la sua musica lontano da me, chiunque sia troverà ad attenderlo una voce diversa dalla mia, una voce che non è affatto pronta ad essere se stessa. 

Serie: Fino all'ultima paura


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Discussioni

  1. Accidenti che scene vivide e televisive, da fiction, da ritmo incalzante e dalle introspezioni interiori degne di un romanzo intimista. Dopo una lunga pausa da questa Serie hai ritrovato il filo in un batter di ciglia. Bello e di rottura anche lo spaccato iniziale, erotico e primordiale. Vediamo adesso come si svolgerà il processo e quali implicazioni avrà sui personaggi.