
Il gatto è morto
Serie: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 1: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 2: Simplicio
- Episodio 3: ALICE
- Episodio 4: Il signor G
- Episodio 5: Emme di maggio
- Episodio 6: Tziu Giulliu
- Episodio 7: Tziu Luisicu
- Episodio 8: Nonna Caterina
- Episodio 9: La signorina Tomasi Tanina
- Episodio 10: Signora maestra
- Episodio 1: Gioia mia
- Episodio 2: Zia Gavi’
- Episodio 3: Maura Melas
- Episodio 4: Due robusti centenari
- Episodio 5: Il canuto e la brunetta
- Episodio 6: La presentazione
- Episodio 7: L’amore al tempo del Covid
- Episodio 8: Il gatto è morto
- Episodio 9: Il tredicesimo centenario (parte prima)
- Episodio 10: Il tredicesimo centenario (parte seconda)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Il giorno del mio compleanno ho ricevuto un bel fascio di rose rosse.
A mio marito ho detto: «Questa volta hai fatto come Giovanni Rana: ti sei proprio superato».
Dopo averle ammirate, le ho annusate a lungo, invano. Bellissime – adesso le fanno anche senza spine – ma come tutte le rose coltivate in serra, non hanno alcun profumo. Subito dopo ho preso il cellulare: un fascio di rose così, con lo stelo più lungo delle mie braccia, (stavo per scrivere gambe: poco ci manca), e i boccioli enormi, non posso rinunciare a scattare una foto, per conservarne il ricordo. Un regalo speciale: a distanza di tempo, potrebbe sorgermi il dubbio che sia stata solo una bella composizione fatta della stessa materia da cui nascono i miei racconti più fantasiosi. Oltretutto, un omaggio floreale tanto importante, potrebbe essere anche l’ultimo. La vecchiaia incombe, le esigenze sono tante, i dentisti, gli otorini, gli urologi e i geriatri avranno la priorità. E mentre cala la vista, l’udito e l’olfatto, aumenterà l’incontinenza al pari della crisi economica. E noi saremo spremuti ancora, come limoni già strizzati, grazie a chi considera le tasse un “pizzo di stato” e riesce spesso a scansarle, vivendo nel lusso. E grazie anche a chi, con la corruzione dilagante, fa lievitare i costi a carico dei consumatori e dei contribuenti.
Intanto, però, Carpe diem. Le bellissime rose erano così tante che ho dovuto dividerle in tre vasi. Continuando ad ammirarle ho pensato ai fiori che avevo portato a mia madre il mese scorso: un mazzo di margherite bianche e gialle, misto ai fior di sposa, che di sicuro erano già appassiti più del foraggio in un pagliaio.
Ho sfilato cinque rose, poi sei, poi un’altra ancora, per essere dispari, dai tre vasi, e le ho messe da parte per lei.
Dentro il cimitero ho incontrato Gianni, un amico d’infanzia che lì ci lavora. Non ci vedevamo da tanto tempo e abbiamo conversato a lungo. Ho chiesto di suo fratello che adesso sta in casa sua, con lui e sua moglie, da quando i loro genitori sono morti e, nonostante la malattia che lo ha colpito sin da bambino e le trasfusioni di cui ha bisogno, ancora resiste, col sorriso innocente di un Angioletto, di nome e di fatto. Poi, tra una parola e l’altra, è saltato fuori che Pisittu è morto.
«Davvero?» ho detto io, incredula, nel sentire quel nome.
Pisittu, che da noi vuol dire gatto, era il secondo soprannome di Basibi Basau (Basilio Baciato), che – a quanto dicono – aveva scampato la morte, per ben sette volte.
Alla nascita era cianotico e sembrava che non respirasse: aveva rischiato di soffocare con il cordone ombelicale intorno al collo.
A cinque anni l’avevano tirato fuori da una cisterna piena d’acqua, in campagna, dove sembrava che fosse già annegato e sua madre, quando stavano tentando di ripescarlo, era letteralmente impazzita per lo shock.
Da ragazzo, quando lavorava come manovale in un’ impresa edile, era caduto da un’impalcatura. Era rimasto in coma per alcuni giorni, poi si era ripreso, anche se il trauma cranico l’aveva lasciato un po’ tocco. Da lì l’altro soprannome di Basibi Basau perché una ragazza, alla festa del santo patrono, pare che l’avesse baciato per ringraziarlo di averle riportato il bambino che si era perso in mezzo alla folla. Lui se ne andava in giro, per giorni, ripetendo ad alta voce “basau, basau, Basibi basau”.
Poco tempo dopo si era ammalato; forse aveva un tumore, di preciso non so, non ricordo bene. In tutto il paese, non vedendolo più in circolazione, né in Piazza Balli, né al bar di Fifa, né in sezione dei comunisti, né dal dottore, si era sparsa la voce che fosse “Motu Pisittu”. Lui, invece era andato a Santulussurgiu, da suo fratello, che lì c’era l’aria buona del bosco e l’acqua pura di sorgente. L’avevano curato con l’ acqua delle sette fonti ed era tornato a casa, ringiovanito.
Durante l’alluvione del novantanove, che aveva colpito molti paesi del Campidano, da Capoterra fino a Pirri, la corrente di acqua e fango l’aveva trascinato per centinaia di metri ed era finito sopra un leccio, svenuto e contuso. L’avevano ritrovato, più tardi, due ragazzi della Protezione Civile, che penzolava da un ramo dell’albero, come un fantoccio, e pareva privo di vita.
Era passato più o meno un anno e aveva dovuto subire un intervento chirurgico, per un problema al cuore. Era andato in arresto cardiaco, poi si era salvato.
Il Covid, infine, l’aveva steso malamente; sembrava arrivata la sua ora; invece si era rialzato e aveva ripreso a pedalare con la bici.
«Quanti anni aveva compiuto?» ho chiesto a Gianni, pensando che ormai i novanta li avesse superati da un pezzo.
«Novantanove e undici mesi» ha detto lui. «L’assistente sociale gli aveva trovato una badante a tempo pieno; ormai non riusciva neppure a lavarsi e puzzava come un cane morto.»
«Non è che l’abbia fatto fuori la badante, per tenersi quella catapecchia dove Pisittu abitava?» ho detto io con una battuta di cattivo gusto. «Magari gliela aveva pure intestata, bonaccione com’era. Per un altro basidu (1) o una carezza, Basibi avrebbe lasciato anche gli organi, a qualsiasi donna» ho aggiunto ripensando all’unica volta che avevo parlato con lui, mentre facevamo la fila insieme al supermercato. Mi aveva chiesto se potevo controllare la data di scadenza delle uova che aveva preso, perché non ci vedeva tanto bene. Per ringraziarmi voleva offrirmi una confezione di fragole.
«No, non credo» ha detto Gianni. «Se Basibi le avesse intestato la casa, la signora avrebbe destato troppi sospetti. Erano appena morti i due vecchietti dove lavorava prima, a breve distanza l’uno dall’altra. A lei sarebbe piaciuto restare lì, in quella bella casa a due piani, con giardino, ma loro avevano figli e nipoti che le hanno dato subito lo sfratto.»
«Su due piedi?»
«Si, su due piedi.»
«Come mai? »
«Uno dei vecchietti era già caduto dalle scale più di una volta.»
«Quindi potrebbe averlo spinto lei?»
«No. Lei aveva un alibi. I vicini l’hanno vista fuori, in giardino. Pare che si staccasse raramente da Nonni e nipoti, su MyVideo, con il tablet.»
(1) basidu: bacio
Serie: Il segreto dei dodici centenari
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- Episodio 2: Zia Gavi’
- Episodio 3: Maura Melas
- Episodio 4: Due robusti centenari
- Episodio 5: Il canuto e la brunetta
- Episodio 6: La presentazione
- Episodio 7: L’amore al tempo del Covid
- Episodio 8: Il gatto è morto
- Episodio 9: Il tredicesimo centenario (parte prima)
- Episodio 10: Il tredicesimo centenario (parte seconda)
Povero gatto. Bel racconto.
Ciao Rocco, un commento positivo, per quanto breve sia, e quanta gioia dia, mai può star di una grazie privo. 🙏
Solito refuso: di un grazie privo e non di una grazie privo.
Riesci a dipingere luoghi e persone con un tratto molto particolare, molto personale. E mi piace un sacco riconoscere quello stile quando mi parli di Pisittu, delle sue mille e sette disgrazie da cui riesce sempre, in un modo o nell’altro, a riprendersi e continuare. Acciaccato sì, ma mai vinto.
È la corrente “Emmentista”! Una specie di fusione particolare tra la confraternita dei Preraffaelliti e l’espressionismo puro.
Confraternita dei Preraffaelliti mò me lo cerco. Espressionismo puro non me l’aveva mai detto nessuno. Non lo so, però mi piace. Riesci sempre a toccare le corde giuste per far vibrare lo spirito; anzi no: l’ego.
Ciao, grazie, un abbraccio.
Beh, solo perché uno dei miei quadri preferiti lo ha dipinto un certo Bouguereau, che era un pretartarugoninja… 😀 Oh! E poi mi piace tantissimo pizzicare le corde di chi mi fa star bene con delle belle parole. ♥
Ciao Luisa, certo che ne ha passate davvero tante e alla fine lo scherzo di non arrivare ai cento! Che dire, c’est la vie, e tu lo hai proprio descritto proprio bene e con ironia! congratsss
Grazie Maria Anna, sono felice che tu abbia letto questo racconto, anche se ho avuto qualche ripensamento per aver accentuato alcuni drammi vissuti e superati dal quasi centenario, che fanno vacillate la credibilita` del personaggio.
A me è piaciuto, ma se ti vengono i dubbi, magari io lo lascerei “riposare” un pò (a me capita continuamente) e se rileggendolo dopo qualche tempo ancora non ti convince, allora inizia a cancellare :)!!!
Mi piace il tuo graffiare suscitando sorrisi. Leggerti è stimolante: amo le metafore che costruisci e le cose che lasci trapelare tra le righe. Un grande abbraccio!!!
Grazie di cuore Giuseppe, speravo di poter ricevere anche il tuo feedback, prezioso e gradito. Stavolta sono stata piu` pungente del solito, anche piu` delle mie rose, ma non ci voleva tanto: anche quelle, ormai, le hanno modificate geneticamente.
Un abbraccio.
“Carpe diem”
E ora Orazio. ❤️
E che Giove, o chi per lui, ci conceda ancora tantissimi inverni buoni.😊
“le esigenze sono tante, i dentisti, gli otorini, gli urologi e i geriatri avranno la priorità”
Come fa una frase a essere tanto triste e tanto divertente allo stesso tempo? 😂
Spero abbia prevalso il sorriso.☺
“fatta della stessa materia da cui nascono i miei racconti più fantasiosi”
Bellissima citazione shakespeariana 👏 👏 👏
Grazie Giancarlo, i tuoi commenti riescono a farmi passare da uno stato psicofisico di straccio vecchio strizzato, (dopo una giornata particolarmente pesante), a sensazione di stola d’ermellino addosso, quando gela.
Agile e snella, divertente e accattivante l’immagine che hai saputo creare del tuo protagonista. Però, a mio parere, sopra tutti, vince la badante 🙂 🙂 🙂
Bravissima Maria Luisa
Grazie Cristiana; forse ho calcato un po’ la mano, per dare colore al personaggio.
“grazie a chi considera le tasse un “pizzo di stato” e riesce spesso a scansarle, vivendo nel lusso. E grazie anche a chi, con la corruzione dilagante, fa lievitare i costi a carico dei consumatori e dei contribuenti.”
Caspita, pungente. Mi sa che ti sei svegliata con il piede storto? 😃 👏
No, no, ero di buon umore, felice per le rose e per tutti i pensieri e i messaggi d’affetto che avevo ricevuto. Sono stata soft, altrimenti quella frase famigerata – che non e` frutto di fantasia e neanche la dichiarazione di un cittadino qualunque – mi avrebbe portato ad essere piu’ caustica. 😊
“La vecchiaia incombe, le esigenze sono tante, i dentisti, gli otorini, gli urologi e i geriatri avranno la priorità. E mentre cala la vista, l’udito e l’olfatto, aumenterà l’incontinenza al pari della crisi economica.”
😂 😂 😂 grandiosa!
Un po’ di ironia aiuta sempre a sdrammatizzare.😉
Molto bello questo racconto su Basibi: effettivamente, per quante volte ci è andato vicino e nelle modalità in cui ciò è accaduto, sembrerebbe proprio un gatto!
È ironico pensare che non ce l’abbia fatta a solo un mese di distanza dal grande traguardo, ma, alla fine, è come se il numero a tre cifre l’abbia raggiunto. Almeno ad honoris.
Basilio, ossia Basibi, forse si e` arreso quando si e` reso conto di aver perso la sua piena autonomia e liberta`; oppure, chissa`. Quando giunge l’ora improrogabile del trapasso, il motivo resta un mistero.
Grazie Giuseppe.
“Oltretutto, un omaggio floreale tanto importante, potrebbe essere anche l’ultimo.”
Per la miseria, proprio no! Ci sono ancora tante storie che devi raccontarci! 😊👌
Grazie Giuseppe. Spero di trovare un’ altra storia da inserire in questa serie prima dell’ultimo racconto conclusivo, dove il protagonista sara`… e sara` ambientato in… e ci saranno anche… e scoprirete che…
Basta cosi`: ho gia` svelato troppo.😉
“Bellissime – adesso le fanno anche senza spine – ma come tutte le rose coltivate in serra, non hanno alcun profumo.”
Grazie per questa frase. Mi hai ricordato che nella vita sono importanti anche le spine.
Vero. Ci pensavo anche stamattina, prima di leggere questo tuo commento. Tutto puo` servire nella vita, anche se a volte punge. Resta il dubbio sull’utilita` delle armi che vengono usate per difesa e per offesa. E` un’altra cosa, lo so, pero` spesso mi domando: ma davvero tutto serve davvero a qualcosa, nella vita, come alcuni sostengono?
Sai anch’io spesso mi chiedo se davvero a questo mondo tutto serva e tutto vada giustificato ai fini di chissà quale bene, poi. E (metafora delle spine e delle rose a parte) mi rispondo di no.
Bellissime le tue storie, hanno il potere di rapire e portarci in un altro mondo. Mi piace il il tuo sguardo, il modo che hai di narrare: plani con leggerezza e ironia sopra fatti e realtà che leggeri appaiono, ma non sono, e ci rendi dolce l’amaro, sopportabile anche il peggiore dei dolori. Bravissima, davvero.
Grazie Dea, le tue parole sono piu` di quanto io potessi sperare; anzi temevo che la lettura di questo racconto potesse disturbare, avendo espresso insinuazioni poco piacevoli e sbilanciandomi con qualche considerazioni critica, che va oltre i miei piu` velati riferimenti abituali.
“Pisittu, che da noi vuol dire gatto,”
Da sarda, ammiro la tua capacità di raccontare magistralmente la nostra terra, con una prosa limpida e asciutta, anche quando inserisci parole o modi di dire o di fare che racchiudono l’essenza della quotidianità nella nostra cultura. Complimenti! Applauso
Grazie Sara, non immagini quanto valga per me il tuo commento. Non so se vivi ancora qui in Sardegna e in quale zona, pero`, in tutti i casi, il parere di chi conosce la lingua o la mentalita` dei nostri paesi di provincia, mi offre un punto di vista prezioso in piu`.
🙏
Sono nata e cresciuta a Sassari da madre gallurese, ora sono a Torino. In quello che scrivi rivedo parte delle mie radici esposte con grazia e bellezza. Sei molto brava 👏
Io vicino Cagliari. A Sassari ci sono stata per completare gli studi universitari. Spero che i miei piccoli racconti possano continuare a piacerti. Grazie per il supporto.
Sono bellissime queste storie di provincia. E’ esattamente il posto che fa per me, la provincia, da dove non riesco a staccarmi, e leggere questi racconti me ne fa apprezzare ancora di più le diverse sfaccettature e la magia. Grazie!
Anch’io dubito che saprei adattarmi a vivere in una grande citta`. Nei piccoli paesi non e` tutto rose e fiori (per tornare all’omaggio floreale), e certi cespugli sono spesso molto spinosi; pero` ci sono anche alcuni aspetti positivi. E poi ci sono molte storie pittoresche che, passando di bocca in bocca, cambiano in continuazione. Quel che inizialmente era un palloncino volato via, puo` ingigantirsi fino a diventare una mongolfiera.
Grazie Roberto della tua attenzione e condivisione.
ora faccio anche io una battuta malvagia ( ma è colpa tua) e dico: forse si è accorto all’improvviso di aver già esaurito il numero delle vite a disposizione. Danzare con ironia sulla vita e la morte come in questo racconto è segno di libertà interiore e di una saggezza che viene da lontano.
Oppure è morto solo perché era comunista? Ma in tal caso esserlo apparirebbe come una garanzia di longevità, il che mi conforta. Grazie, M. Luisa, questa volta anche tu ti sei superata.
Ciao Francesca, grazie. Potrei fare un’altra battuta pessima sul segreto delle tante vite di Basibi, a proposito di cattiverie e sciocchezze sui comunisti, che si dicevano per terrorizzare i bambini. Mi trattengo e dico soltanto lunga vita a chi prega o spera o si impegna per il bene comune.
È una pagina da diario, ma scritta tremendamente bene. Parti da un’analisi personale per poi andare su quest’ altro centenario dalle sette vite. Insomma il tuo è un lavoro di ricerca, con un ampio margine di narrativa. Il risultato è piacevole episodio dopo episodio.
Grazie Francesco, il tuo parere e` rassicurante. In questo racconto ho toccato molti nervi scoperti che potrebbero apparire sgradevoli. Nulla e` come sembra in un testo di narrativa, ma e` altrettanto vero che si attinge sempre dalla realta`, a volte nuda e cruda.