
Il giorno dopo
Serie: In una strana notte
- Episodio 1: In una strana notte
- Episodio 2: Il primo demone
- Episodio 3: Il secondo demone
- Episodio 4: Terzo demone
- Episodio 5: Angeli
- Episodio 6: L’interrogatorio
- Episodio 7: Lei sa chi è mia moglie?
- Episodio 8: Il giorno dopo
STAGIONE 1
E qui, vidi il giovane agitarsi. Si alzò dalla sedia, in preda a un delirio, alzò la voce e, con scatti felini, cominciò a camminare velocemente per la stanza. Il commissario cercò di bloccarlo ma non ci riuscì, il giovane poliziotto lasciò il tablet al suo destino e corse verso quell’uomo ritenuto in preda a una forma acuta di pazzia. Riuscì a bloccarlo, lo fece cadere e lo immobilizzò. Il giovane gridava girando la testa a destra e a manca, rosso in faccia.
«Commissà… non ho capito nulla, ma è stata lei a fare tutto, lei è venuta verso di me… lasciatemi, lasciatemi… lei aveva un coltello nelle mani, quella pazza voleva uccidermi… si ha capito bene, voleva scannarmi, togliermi di mezzo.»
Il commissario diede un cenno al poliziotto di allentare la presa sul giovane. Lo fecero sedere, lo calmarono. Era tutto sudato, lo steso sudore che mi ritrovai io in fronte. Usammo, stranamente, non ci crederete, lo stesso panno per asciugarci, finito di usarlo lo passò a me, anzi a me sembrò di avermelo passato il commissario, o è stato il poliziotto? Bho, non ne sono sicuro. So solo che la scena assunse un fermo, uno stop momentaneo, come quando si giocava da bambini alle belle statuine. Fermo! E tu rimanevi così come ti trovavi dopo quell’intimazione.
Fermi, come una locandina di un teatro di tragedia.
Mi muovevo solo io, per un attimo le facoltà di muoversi erano state lasciate solo alla mia persona. Sentivo lo sguardo duro, fisso, freddo, incuriosito del commissario su di me. Il giovane continuava a darmi le spalle, ma era fermo, immobile in attesa.
Entrai in quella scena, mi intromisi tra gli spazi , e come in un labirinto, percorsi tutta la stanza, fino ad arrivare a vedere negli occhi il giovane interrogato. Sentii calare addosso a me, come un brivido ghiacciato che partì dalla testa per far vibrare tutto il resto. Le sue mani erano insanguinate, poggiate sulle cosce. Una scena immobilizzata. Solo tre rivoli di sangue che colavano verso il pavimento davano la certezza di non essere una foto, un disegno. Animavo quei momenti con la mia paura. Mi tremavano le labbra, i miei passi erano incerti. Guardavo il commissario, con la sua faccia interrogativa, con gli occhi riversi a terra come a cercare forza per sostenere quell’interrogatorio. Il giovane poliziotto poggiava la testa sul tablet, stanco di aspettare.
Dal coltello che mi trovai in mano, coperto dalle ferite di una strana notte, capì che il suo senso lo aveva trovato fra le carni bianche di una perfida donna, la mia condanna, il mio amore penoso.
«Commissà..» dissi ancora senza toccarlo, convinto che mi stesse a sentire. «… Lei ha voluto uccidersi, è corsa verso di me, ha voluto lei che questo coltello finisse dentro la sua malvagità, lo ha voluto lei, davanti ai suoi figli… per condannarmi, capisce? Per darmi una pena eterna… e no, no, io non sono morto come lei, io vivo. Eccomi qua!» gridai e stavolta scuotendo un po’ il braccio del commissario.
La sua immobilità ruppe il mio silenzio.
Volsi lo sguardo verso il tablet, e vedevo a malapena un po’ di custodia, il resto era sopito alla storia. Mi scontrai con gli occhi spalancati del giovane, di quel ragazzo, me, di quel giovane disperato, forse assassino, che ha dovuto vivere, forse uccidendo.
«Ehi tu» mi avvicinai molto alla sua sagoma. Toccai la macchia scura dei jeans, come a verificarne lo scorrere del sangue. Quando ebbi la certezza che le gocce cadevano solo dalle mie mani umide, coprendo quasi tutto il pavimento, mi spaventai a tal punto da gridare, e come in un incubo sferrai un pugno verso me stesso, colpendolo nella sua debole persona, nella sua vulnerabilità. Tremò tutto.
«Io sto uscendo, se vuoi il caffè sai come fare, non posso aspettare le tue notti.»
Raccolsi il mio coltello, andai in bagno, lo lavai. Lo guardavo con tenerezza. Lo poggiai con la punta ben affilata sotto il mio mento barbuto, e lo spinsi verso la mia codardia.
Ogni momento di quella strana notte mi venne a trovare dentro lo specchio, ne vidi i solchi lasciati dalla paura, gli angeli-demoni che avevano sparso in me, come un contadino fa col suo fertile campo, i semi della speranza.
Quando il buio fece capolino, andai dalla donna che avevo sposato, cacciando via i demoni, e con un bacio iniziai nuovamente ad amarla.
Serie: In una strana notte
- Episodio 1: In una strana notte
- Episodio 2: Il primo demone
- Episodio 3: Il secondo demone
- Episodio 4: Terzo demone
- Episodio 5: Angeli
- Episodio 6: L’interrogatorio
- Episodio 7: Lei sa chi è mia moglie?
- Episodio 8: Il giorno dopo
Un cammino difficile e penoso porta il protagonista alla consapevolezza di ciò che ha perso, o forse di quello che, invece ha ritrovato. Una sorta di catarsi dolorosa che si svolge attraverso e grazie all’incontro con i propri demoni. Un faccia a faccia da cui non si tira indietro. Davvero lodevole il suo sforzo per ‘tornare a vedere’. Il finale lo hai lasciato in un certo senso ‘aperto’, così che ciascuno possa riflettere in esso la propria esperienza. Un racconto scritto molto bene e coinvolgente in ogni sua riga.
Grazie Cristiana. L’ho lasciato aperto come piace a me lasciare tanti racconti. Ognuno deve chiudere la propria lettura con delle domande riflessive da farsi. Un cospetto cruento, duro con i suoi demoni, con sé stesso, con i suoi più nascosti istinti. Ciao