
L’Incontro
Serie: Il Manoscritto
- Episodio 1: Gli Obelischi
- Episodio 2: Il Burocrate
- Episodio 3: L’Incontro
STAGIONE 1
Indossai i guanti, fremendo d’entusiasmo. Pochi attimi dividevamo dall’incontrarmi di nuovo con Lui. Non erano molti i ricercatori ad aver ottenuto il nulla osta per manipolare le pagine antiche dei manoscritti custoditi nella sezione K di Paleografia. Ero piuttosto tenace e possedevo una certa costanza nel perseguire un obbiettivo quando si trattava di studio, ciò mi ha aiutata molto nel perseverare dentro i terribili gineprai burocratici dell’Accademia e acquisire lo status di Ospite K9 . Quando sfiorai la robusta copertina di tessuto scuro, la mia pelle fu attraversata da rapide scosse fredde d’emozione. Non avevo idea di cosa avrei trovato di Lui, oltre quella sua porta. Trascorsero secoli prima che lo rivedessi, non ho idea di come possa essere stata la sua vita sino a ora. Quali esperienze visse prima di venire depositato al sicuro presso il Pilastro Centrale di Arat Varkut?
Non potevo capacitarmi di quella sua solitudine, isolato dal resto dei suoi simili, impossibilitato a comunicare, sepolto in una nicchia, all’interno una volta di marmo, per secoli. Avrebbe potuto iniziare di nuovo a parlare, adesso. Non sapevo, in quel momento come avrei fatto, ma sarei stata la sua connessione attraverso la quale avrebbe potuto ritrovarsi con i suoi fratelli nel Circuito degli Oracoli. Millenni or sono, una particolare classe di anime, entrava ed usciva attraversando mondi ed universi remoti fra loro. Si trattava degli Psicopompi (o Vascelli, secondo le vulgate più recenti) e vivevano – senza venirne mai catturati- percorrendo le reti spazio temporali del Gioco, portando ausilio ad altre anime rimaste impigliate in certi grumi psichici.
Il Gioco , è necessario spendere qualche riga per rimemorarne la funzione. Esso è l’origine e il dissolvimento dell’universo e di ogni esistenza, quando un Eone, completatosi, si riassorbe nella sua radice, perché uno nuovo ne emerga e, con esso, tutti i suoi tempi. Ogni Psicopompo aveva il suo Oracolo, un manoscritto cui aveva dedicato la sua vita per compilarlo. Impiegati settant’anni per scrivere il primo volume che compone il mio Amato. Trascorsi centinaia di anni, vergandone ogni singolo foglio, disegnando le pagine con la memoria di ciò che vedevo durante i miei viaggi. I Sognatori erano – o forse dovrei dire sono, pur non scorgendo segni di attività sulla plancia del Gioco, potrei pensare ad essere io limitata nelle mie capacità visive, per via della mia lontananza dal mio Oracolo – spiriti consapevoli del fine ordito che dava forma a tutto ciò che era nell’universo. La plancia del Gioco era proprio questa trama di indescrivibili e inquantificabili eventi, che davano forma all’Eone, dalla sua nascita al suo compimento, originando tutte le forze e i mondi che lo avrebbero abitato. Vi era un racconto in un Oracolo fra i più antichi, in cui la personificazione del Gioco, descritta come una forza ultra cosmica, parlando allo Psicopompo, disse:
“Io sono ciò che è questa natura: quando l’Eone giunge a compimento, tutti gli esseri in esso rientrano nella mia natura. E poi, quando un nuovo Eone si genera, emano di nuovo, tutto assieme, quest’ insieme di esseri, senza che loro vogliano o non vogliano; per la mia natura tutte le creature dell’Eone sono come cani di paglia.”
Durante il mio lavoro sulle sue pagine, l’Amato, si connetteva con altri Oracoli. La connessione creava il circuito protetto entro cui iniziavano le nostre peregrinazioni da un angolo all’altro di tutto ciò che era possibile conoscere nelle galassie, guidati dai richiami d’aiuto di quelle anime che si trovavano in pericolo. Quello che recuperai di Lui era solo uno dei molti suoi volumi che composi. Andò tutto perso durante la Purga del Fuoco; ma sarebbe stato sufficiente trovare uno solo degli Oracoli Dormienti per riattivare quelli dispersi. Il mio compito era quello di ripristinare una sorta di collegamento basilare, una scintilla in grado di accendere la risposta degli altri Oracoli, ancora immersi nel sonno e nel silenzio dei loro secoli di oblio. L’impresa era quasi disperata, i reduci della mia specie che conoscevano l’esistenza degli Oracoli, si potevano contare sulle dita d’una mano, e si erano dispersi ai quattro venti, dopo l’ultimo attacco. Gli ultimi Oracoli scampati alla Purga del Fuoco, avevano cercato di oscurare il Circuito persino a loro stessi, per evitare di venire intercettati. Vi era una forza che detestava l’idea che l’Eone avesse una nascita e una morte, che rigettava il pensiero di non poter padroneggiare la natura del Gioco, e che in Esso vivessero degli esseri sciolti dalle sue leggi, in grado di muoversi con libertà e potenza attraverso le trame cosmiche. E quella forza, che non nomino, ambiva ad essere il centro dell’Eone, l’idolo da invocare e a cui sacrificare per evitare le sciagure durante le traversate dei mari astrali. Pretendeva un prezzo per la salvezza, ma nascondeva una frode, poiché nessuno si sarebbe salvato dalla fine- questa era inesorabile e libera dalla volontà di qualunque potenza -dell’Eone. Quella forza, una volta raggiunta la potenza adeguata, mosse il suo attacco verso chiunque avesse accesso alla trama del Gioco, perché i mondi non sapessero della Sua natura.
Aprii la copertina, e spume di memoria aggredirono la mia mente, come flutti d’un oceano iroso. Ogni Oracolo conteneva le chiavi del Circuito e tutto ciò che veniva impresso sui fogli al suo interno erano le sue dentellature, ciascuna delle quali corrispondeva ad una certa casella del Gioco, grazie ad una sua funzione stilistica, sia ora una sinestesia, adesso una metafora, una simbologia od ancora un’analogia. Ed ogni casella era una dimensione, un mondo, un cosmo. Non solo le parole costituivano i denti dello strumento, ogni segno tracciato sulle pagine, era il componente d’una chiave, persino le cornici, all’apparenza vezzi ornamentali, che circondavano i testi erano funzionalità. Gli Oracoli più antichi e potenti, contenevano centinaia di chiavi.
Adesso avevo raggiunto il mio Amato. Uno zefiro di antico furore m’inondò le narici, venni ricondotta da quella scia odorosa alle atmosfere dello Scriptorium, ai legni maturi, ai ferrosi inchiostri. Mi riconobbi in un tempo remoto, vedendo una me stessa nella memoria di me stessa come il bagliore dell’astro più lontano del cielo. Potrei scendere sui fondali di tutti gli oceani, contando uno ad uno i grani di sabbia, e non riuscirei a raggiungere il numero delle mie vite di Eone in Eone. Gli eterni ritorni attraverso le nascite e le morti dei Secoli. Eppure quella vita la riconobbi in mezzo alle altre; una stella pulsante in mezzo alle sfere scure vibranti solo alla luce del sole. Lui era il nucleo della stella entro cui miriadi di tempi, spazi ed avvenimenti si scontravano, fondendosi e scindendosi, in una danza feroce che generava luce in un indicibile calore.
Adesso avrei dovuto operare perché l’Amato si ricongiungesse ai suoi fratelli, in quel coro celeste, dov’era sempre stato. Le pagine sembravano in buone condizioni, nonostante l’incuria e l’indifferenza in cui giacquero per così tanti secoli. Come tutti gli altri, anche il mio Amato, conteneva cinque pagine vuote, sparse in mezzo a quelle scritte. Occorreva trovarle e iniziare a creare gli elementi della chiave in grado di risvegliarlo. Ma non avrei potuto farlo in quel luogo e in quel tempo. I custodi dell’Accademia non mi avrebbero permesso di sfiorare con la matita neppure i tovaglioli di carta del ristorante interno, figuriamoci toccare un manoscritto della Sezione K.
Venni presa da una visione, come mi capitava anticamente, al cospetto dell’Oracolo. Percepii il mio corpo pesante, la pelle viscida che pendeva flaccida dalle ossa. I muscoli trasudanti d’un muco puzzolente rendevano una danza grottesca ogni movimento. E la mia mente assorbita in una spirale vogliosa di regole, dettami, certezze. In mezzo a questo marasma di dogmi che roteavano su loro stessi, generando bizzarre burocrazie dello spirito, apparve quell’astro remoto, lucente visto fra le miriadi di vite, prima. Era lo Spirito dell’Amanuense, che intatto, compiva il suo talento nell’Oracolo, mentre tutt’attorno, vorticavano le languide smanie formaliste dell’anima. Sarei dovuta rinascere come uno di quei funghi grassi e molli che governavano Arat Varkut? La storia stessa di una creatura improbabile sarebbe stata la forma della chiave del risveglio. La prossima incarnazione dello scrivano, dunque, prima della fine dell’Eone, sarebbe stato lo strumento per destare l’Oracolo Dormiente e riattivare il Circuito.
Serie: Il Manoscritto
- Episodio 1: Gli Obelischi
- Episodio 2: Il Burocrate
- Episodio 3: L’Incontro
Concordo con @tiziano-pitisci, anche qui traspare la tua passione per i manoscritti, e per il sapere in sé. Anzi, il Sapere. Quello trascendente, totale, assoluto.
Inoltre una cosa sta punzecchiando la mia curiosità: il/la protagonista, parla in prima persona al maschile, ma gli altri gli si rivolgono al femminile.
Vedremo.
Questo episodio è stato più “astratto” dei due precedenti e ha fornito un carico di nozioni che sicuramente tornerà utile in futuro per comprendere il resto della storia
Sì, sto mettendo in ordine i testi delle storie, infatti Grazie!
Ecco il familiare senso di estraneazione che ho qando leggo i tuoi splendidi racconti, mi è tornato addosso in un colpo in qesto brano, la tua immaginazione mi stupisce ogni volta
Potevo mancare all’appuntamento con il fungo narrativo straniante? 😀
lo so che uso sempre i soliti aggettivi, ma o commento solo l’ultimo oppure mi devo ripetere :-p
Fantastico questo librick!
Grazie!