Il mistero della penna di Flaiano
Serie: Cinquanta Racconti
- Episodio 1: L’idraulico
- Episodio 2: Una sbronza colossale
- Episodio 3: Eva
- Episodio 4: Un Natale di merda
- Episodio 5: Telefono erotico
- Episodio 6: La sconosciuta
- Episodio 7: Melania
- Episodio 8: Il dolore
- Episodio 9: La donna della domenica
- Episodio 10: Irina
- Episodio 1: Sandra
- Episodio 2: Scrittura creativa
- Episodio 3: L’assenza
- Episodio 4: Il mistero della penna di Flaiano
- Episodio 5: Il ritorno alla strada
- Episodio 6: Florentina
- Episodio 7: Andrea
- Episodio 8: La ragazza del killer
- Episodio 9: Sull’autobus di notte
- Episodio 10: Eugenia
- Episodio 1: A Casa di Loredana
- Episodio 2: Teresa
- Episodio 3: Gineceo
- Episodio 4: Addio
- Episodio 5: Denise
- Episodio 6: Ninna nanna malfamata
- Episodio 7: OF
- Episodio 8: I gemelli Murphy e il fantasma di Joyce
- Episodio 9: Il vino triste prima parte
- Episodio 10: Il vino triste seconda parte
- Episodio 1: Liturgia del desiderio – Parte prima
- Episodio 2: Liturgia del desiderio – Parte seconda
- Episodio 3: Non è successo
- Episodio 4: B-Movie
- Episodio 5: Francesca
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
STAGIONE 4
Ci sono momenti nella vita in cui ti trovi coinvolto in situazioni surreali senza averlo chiesto. Tipo quando una penna, che non è neanche la tua, scompare e tu, senza motivo apparente, diventi il detective di turno. E la penna? Appartenuta a Ennio Flaiano, per aggiungere un tocco di ironia alla faccenda.
Tutto comincia con una telefonata di Sergio, un vecchio amico che ogni tanto si ricorda di me quando ha bisogno di qualcuno che gli faccia da pubblico a eventi improbabili.
“Rocco, devi assolutamente venire alla mia galleria stasera” dice con quel tono da venditore di enciclopedie. “Mettiamo all’asta la penna di Flaiano!”
Ora, io ho sempre ammirato Flaiano, soprattutto il suo spirito caustico, ma non pensavo che una penna stilografica potesse diventare oggetto di culto. Sergio, con quel suo entusiasmo quasi infantile, riesce a convincermi. Così, un po’ per amicizia, un po’ per curiosità morbosa, decido di andare.
Arrivo alla galleria e trovo una folla di persone dall’aria sofisticata, come se fossero tutti lì per ammirare un pezzo di storia. Tutti, tranne me, ovviamente. Io sono lì per osservare Sergio che si agita come un maestro di cerimonie a una sagra del tartufo.
Mi avvicino alla teca dove è esposta la famosa penna. È una stilografica vecchia, ma ha quel fascino che solo gli oggetti appartenuti a un genio possono avere. Non so come spiegare meglio la sensazione: è un misto tra ammirazione e la vaga consapevolezza che, se fosse stata mia, l’avrei persa entro una settimana.
“Eccola qui!” esclama Sergio, con l’entusiasmo di un bambino che mostra un giocattolo nuovo. “Con questa penna, Flaiano ha scritto capolavori!”
Lo guardo e annuisco con aria sapiente. “Capolavori, certo” ripeto, come se anche io avessi usato quella penna per scrivere qualcosa di minimamente decente negli ultimi tempi. Ma in realtà penso solo a come farmi un bicchiere di vino senza sembrare troppo distratto.
Le cose, però, non vanno mai come ti aspetti. Quando tutto sembra procedere secondo copione, le luci si spengono. Il classico blackout che non promette niente di buono. Non faccio nemmeno in tempo a riflettere sul fatto che le gallerie d’arte moderne dovrebbero avere dei generatori di emergenza, che le luci tornano.
E la penna? Scomparsa.
La penna di Ennio Flaiano, signore e signori. Sparita. Non si sa dove. Siamo tutti lì, a fissare la teca vuota, come se sperassimo che la penna possa materializzarsi da sola per magia, mentre Sergio si avvicina a me con l’aria disperata di chi ha appena visto crollare la sua carriera davanti agli occhi.
“Rocco, devi aiutarmi! Sei l’unico che può risolvere questo mistero!”
Non so cosa abbia bevuto Sergio prima dell’evento, ma deve essere qualcosa di forte se crede che io, scrittore in crisi, possa trasformarmi in un detective.
“Sergio” gli dico, cercando di mantenere la calma. “Io scrivo, non risolvo casi. La mia esperienza con i misteri si limita a cercare le chiavi di casa.”
Ma Sergio insiste. “Rocco, sei l’unico che può farlo. Sei uno scrittore, capisci la psicologia delle persone! Flaiano avrebbe voluto che tu lo facessi!”
E qui siamo al delirio. Non so cosa avrebbe voluto Flaiano, ma immagino che, se fosse stato vivo, sarebbe già uscito dalla galleria per prendere un caffè al bar più vicino. Ma, come sempre, l’amicizia è un peso che accetto con stoica rassegnazione. Mi ritrovo così nel ruolo di detective, cercando di capire chi abbia potuto rubare una penna da una teca di vetro mentre tutti erano impegnati a discutere di arte moderna.
La prima regola del detective improvvisato è guardarsi intorno con aria sospettosa. Il primo che noto è Vittorio, un collezionista d’arte con l’aria di chi ruberebbe anche il cucchiaino di un caffè se pensasse che abbia un valore storico.
“Vittorio, hai visto qualcosa?” gli chiedo, con il tono di uno che sa già tutto ma vuole solo conferme.
“Io? No, no… ero distratto. Sai, stavo ammirando le linee geometriche della scultura accanto alla teca…”
Già, come no. Distratto. Un classico.
Il prossimo nella lista è Livia, una critica letteraria che sembra aver fatto dell’arroganza una forma d’arte.
“Livia, hai notato qualcosa di strano?”
Lei mi osserva con disprezzo. “Strano? Tutto qui è strano, Malaparte. Ma dubito che ci sia qualcosa di più insignificante della sparizione di una penna. Chiunque l’abbia rubata non capisce il vero valore della parola.”
Che sia stata lei? Forse vuole scrivere un saggio su come la penna di Flaiano rappresenta l’inutilità del possesso materiale.
Poi c’è Giovanni, antiquario rivale di Sergio, che sta aspirando dalla sua pipa spenta con la tranquillità di un uomo che non ha fretta di andare da nessuna parte.
“Giovanni” dico con aria investigativa. “Hai visto qualcuno avvicinarsi alla teca?”
“Caro Rocco, ti preoccupi troppo,” dice, sorridendo come un oracolo misterioso. “Tutto si risolverà da solo. Le cose scompaiono, e poi riappaiono. È il corso naturale della vita.”
Torno alla scena del crimine e noto un dettaglio che nessuno ha visto: la teca ha un piccolo difetto. Uno spazio tra il vetro e la base. Mi chino e lì, nascosta in un angolo, c’è la penna. La penna di Flaiano, incastrata tra il vetro e il legno.
“Sergio” dico. “La penna è qui. Non è stata rubata. È solo… scivolata giù.”
Silenzio. Poi una risata. E infine, un applauso.
Mi piacerebbe dire che ho risolto il caso con astuzia e spirito d’osservazione, ma, come spesso accade nella vita, tutto si è risolto da solo. E così, mentre tutti si rilassano, io mi siedo con un bicchiere di vino in mano.
Penso che Flaiano avrebbe apprezzato il paradosso di questa serata. E forse, in fondo, l’unica cosa che conta è sperare di aver fatto sorridere anche te. Con o senza penna.
Serie: Cinquanta Racconti
- Episodio 1: Sandra
- Episodio 2: Scrittura creativa
- Episodio 3: L’assenza
- Episodio 4: Il mistero della penna di Flaiano
- Episodio 5: Il ritorno alla strada
- Episodio 6: Florentina
- Episodio 7: Andrea
- Episodio 8: La ragazza del killer
- Episodio 9: Sull’autobus di notte
- Episodio 10: Eugenia
Più che sorridere, ammiro la tua maestria. Una volta avevo un amico che scriveva poesie su gusci d’ uovo, me l’ hai fatto ricordare: non perché sia poetico, questo pezzo, ma per la perfetta calibratura.
“Non so come spiegare meglio la sensazione: è un misto tra ammirazione e la vaga consapevolezza che, se fosse stata mia, l’avrei persa entro una settimana.”
Perfetta!