Il Nido dei Gabbiani

C’è un bellissimo sole oggi, comunque troppa gente. Mi chiedo come sia possibile che un gruppo così eterogeneo di persone possa frequentare lo stesso luogo. Troppi occhi, starò qui, nascosto, ancora un po’.

Voi due non avete mai avuto problemi con queste cose, siete già corsi via e siete già entrati in acqua con gli altri, io ci metterò come minimo un’altra mezz’ora prima di togliere la maglietta, sopporterò il caldo. Vi guarderò da qui, ok? No, non credo. Devo entrare in acqua anche io, la piccola potrebbe annegare. Entro in acqua e prendo mia sorella in braccio, è felice. Una bambina al mare è sempre felice. Lui non fa altro che fare capriole, ma come fa? I suoi muscoli sono dannatamente definiti, corre, si tuffa. Non so come facciamo ad essere fratelli. Io non sono mai stato così atletico, non che non ci abbia provato, ma sono rimasto sempre lo stesso. Torno all’ombra e mi rivesto, ancora bagnato, mi vergogno. I bambini giocano a schizzarsi, fanno bene, stanno ore intere in acqua, starebbero giorni se nostra madre non li costringesse ad uscire. I loro polpastrelli sembrano testuggini.

Oggi piove, posso scendere in spiaggia senza sentirmi osservato. Come recitava quella poesia? “La notte ha mille occhi…” anche una spiaggia ad agosto li ha, solo che quelli sono occhi indagatori, hanno qualcosa che non va. Forse sono io. Amo questo posto, l’acqua è sempre sporca e nessuno ha mai fatto nulla per ripurirla. Siamo lontani dal porto, eppure ci sono linee di sporcizia, si alternano, creano un arcobaleno putrido: Blu – Verde – Azzurro – Marrone – Verde – Blu. Oggi fortunatamente la corrente e la pioggia hanno spazzato via l’arcobaleno. Poi l’orizzonte, quel punto esatto dove il cielo tocca il mare, oggi quel punto è grigio. La pioggia, il magico concerto dell’acqua del cielo che incontra quella della terra si interrompe, arrivano i gabbiani. I gabbiani non volano mai troppo in alto e, a quanto ne so, non vanno mai troppo distanti da dove sono nati e creano comunità di anche diecimila elementi, in poche parole, i gabbiani non si trasferiscono. Io sarei stato un ottimo Jonathan Livingstone. Osservo i gabbiani galleggiare sul pelo dell’acqua, placidi, in piena digestione. Mi rendo conto che questa spiaggia è sempre affollata. Torno al nido.

Sudo, non mi piace la mia pelle quando sudo, soprattutto d’estate. Corro a più non posso, mi tuffo, parata! Non consiglio a nessuno di tuffarsi su di una spiaggia con le pietre, è fastidioso. Tu sei gentile con tutti, meno che con me, ridi e fai sembrare tutti delle mezze cartucce, ma senza farlo pesare, tutti si complimentano con te per questo. Sei come nostro padre alla tua età, corri, ma non vai da nessuna parte, giochi e vinci, ma non si sa cosa. Ti auguro di fermarti un attimo per rifletterci su, poi riparti e non tornare mai indietro. Non hai mai seguito i miei consigli, anche quando erano buoni, non lo farai mai, ne hai tutto il diritto. Mi auguro per te un destino diverso, diventeremo amici, quando avrò la pazienza di cambiare il mio atteggiamento così protettivo da essere insopportabilmente arrogante. In fondo sono un bambino, come te, diverso, ma come te.

Noi due siamo amici, segui i miei consigli ma con te non posso permettermi di essere un bambino. Tu sei troppo più grande di me, hai viaggiato, hai visto il mondo, hai conosciuto tante civiltà, ma non hai imparato niente. Sei tornato ad essere piccolo, ingenuo e chiuso alle varie possibilità disponibili. Da te ho imparato molto, sei come quel libro che devi assolutamente leggere per un esame, quel libro che non ti piacerà mai ma che devi conoscere come una preghiera. Come comportarsi? Lo leggi e maledici ogni parola, ogni lettera, fino a quando non lo hai bestemmiato così tante volte che lo hai marchiato nel cuore e sai che non scriverai mai un libro del genere, ti conosco, ma non ti approvo. Ti ho letto bene, so come comportarmi per essere diverso, nelle mie ipocrisie anche migliore. Ci hai portati tu in questa spiaggia, il posto più affollato della terra, il nido dei gabbiani.  Non parliamo, forse è meglio, non riusciremmo neanche a sentirci con questo rumore.

L’importante è fare quello che si vuole, te lo dico sempre. Dobbiamo essere liberi come il vento e cercare sempre di essere la versione migliore si noi stessi ed impegnarsi al massimo, lottare fino a sputare sangue per i propri sogni e per i propri ideali. Ti ho rimepito la testa di queste massime, parafrasi di romanzi di formazione e cartoni animati giapponesi, io ci credo davvero. Spero che lo farai anche tu, sì, è vero, cerco di farti il lavaggio del cervello da quando sei nata, sembra che io ci stia riuscendo ma vorrei prenderti in braccio ancora una volta per dirti che non dobbiamo correre senza avere una meta come hanno fatto loro. E’ preferibile passeggiare verso il traguardo piuttosto che auto distruggersi, è importante fermarsi un attimo e godersi un tramonto, magari con un gelato in mano, fermiamoci ancora un attimo su questa spiaggia guardiamoci intorno, poi ripartiamo.

Una coppia di gabbiani, quando si sceglie, sta assieme tutta la vita. Depongono tre uova alla volta che vengono incubate da entrambi i genitori per circa ventotto giorni e l’involo avviene troppo presto, circa cinque settimane dopo. Decisamente, non siamo una famiglia di gabbiani. Io mi ricordo solo di te, ti facevo compagnia in casa quando non lavoravi ed ero li ad alleviare il tuo stress in lunghi abbracci quando lui non c’era, oggi quando abbraccio lo faccio tremando per il nervoso. Poi mi riponevi nella mia stanza e cominciavo a studiare, per te guardare dei film non era studiare ma è normale essere in disaccordo su alcune questioni. Ogni anno, quando le giornate si facevano più lunghe andavamo in spiaggia, mi riponevi in acqua e tu stavi all’ombra, a pensare credo, a mangiarti le mani. Ho tanti nei sulla schiena, proprio come te. Te li contavo ogni volta ed ogni volta ce n’era sempre uno in più, tu mi prendevi in giro per i miei, li univi sempre con una penna e ti arrabbiavi molto se scappavo. Rimanevo spesso a casa con te, saltavo la scuola per farti compagnia, potevo studiare anche da casa e recuperare, non è mai stato un problema per me. Sono una persona protettiva, troppo, al contrario tuo. Non sono riuscito ad insegnarti nulla, volevo insegnarti a volare come facevo io, non hai mai imparato, ti sei fatta vecchia e ti sei ancorata a terra. Io avevo già imparato, dovevo volare via. Adesso siamo lontani e non siamo più amici, forse non lo siamo mai stati davvero.

Ho lasciato il nido, ma ne ho trovato un altro. Ogni mattina scendo le scale che portano al fiume sotto casa mia, in questa città grigia, ogni mattina, che ci sia il sole o la pioggia, ogni mattina dei gabbiani danzano sul pelo dell’acqua e, ogni mattina, li guardo, placidi, sul pelo dell’acqua, in piena digestione.

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