Il nome

Serie: Freaks


Bentrovati gentili amici.
Scusate se non posso salutarvi come meritate, ma fare un inchino in questo momento mi risulta complicato. Mi trovo momentaneamente inchiodato ad un muro da otto punte del più affilato e resistente acciaio mai creato. La situazione è piuttosto imbarazzante perché, a meno che non siate stupidi come il mio socio, ormai dovreste aver capito che io parlo con i gesti. In pratica sono due volte muto.
Pensare che mi basterebbero pochissimi gesti, due parole, otto lettere: Stan Less.
Tra le molte cose che il C.I.R.C.O. ti ruba quando decide di arruolarti, la prima è il tuo vero nome.
Avere un nome, può sembrare una sciocchezza, per alcuni anche una condanna, in realtà è immensamente importante. Quelle due, tre parole – molte di più se siete sudamericani – vi identificano come individuo, racchiudono la vostra essenza.
Per questo nessuno della Corporazione Infida conosce il suo, potrebbe portare a galla memorie e ricordi della vita precedente, compromettendo il Gran Finale.
Steel è uno degli agenti più zelanti e devoti, ma sono sicuro che sapere il suo vero nome gli creerebbe ben più di uno scompenso.
Purtroppo in questo momento l’agente si sta avvicinando al mio socio, Merlin lo fissa con un’espressione spaventata e speranzosa allo stesso tempo. Devo trovare un modo per attirare la sua attenzione e devo fare presto. Se nel frattempo viene in mente a voi, scrivetemelo nei commenti.
Ogni aiuto è apprezzato.


“Non ti mancano i tuoi amici, Merlin? Cristina non smette di chiedermi dove sei finito.”
Steel parla piano tenendo le mani disarmate bene in vista, ha un tono di voce rassicurante adesso, e gioca sporco, il bastardo.
“Cristina?” risponde il mago, con uno sguardo fin troppo felice. “Come sta? Lei un po’ mi manca. Dille che la saluto.”
“Non vuoi venire di persona a salutarla? Preferisci rimanere in mezzo a una strada? E’ questo che vuoi? Costretto a mendicare e rubare per riuscire a mettere qualcosa in pancia? Torna a casa con me, stasera c’è il polpettone, alla mensa.”
Prima Cristina, poi il polpettone. Si sta mettendo male.
Devo fare qualcosa prima che Steel lo confonda con le sue manfrine.
Mi devo concentrare, devo cercare di mettermi in contatto con quella testa vuota.
Io
e Merlin, se lui lo vuole, riusciamo a comunicare telepaticamente. E nella sua testa io ho una voce.
Una sensazione abbastanza esaltante.
“C’è anche la salsa di noci?”
“Diremo al cuoco di servirtene doppia porzione.”
Maledizione Merlin, non pensare alla salsa di noci. Pensa a me.
Vi
starete chiedendo come mai non usiamo sempre questo potere, non è vero?
Beh, tenetevi forte. Merlin si rifiuta di usarlo perchè: non avendo grosso impatto sul pubblico che potrebbe facilmente pensare che i due si siano messi d’accordo, lo ritiene un trucco sciocco e sopravvalutato.
Capite come sono messo?
“Ma tu hai detto che il Signor Zampanò ucciderà Caligola quando saremo tornati.”
“Dicevo tanto per dire. A Caligola non toccherà niente di più che una piccola strigliata. Ti pare che Zampanò possa essere capace di fare del male a qualcuno?”
Appena Merlin pronuncia il mio nome mi ritrovo connesso a lui.
Sono su un palcoscenico, le luci sono spente, intorno a me intuisco le sagome di casse e attrezzi da mago.
C’è un tavolinetto al centro, con un elegante cilindro appoggiato sopra.
Merlinnn, grido alla platea vuota. Mi senti?
Solamente la mia eco risponde ai richiami.
Oltre a una voce, ho anche un’eco. Incredibile.
“Non ti credo, non sono uno stupido. Zampanò mette i brividi, penso che sia capace di fare ben più di uccidere qualcuno. Se vuoi che venga devi lasciare libero Caligola.”
“Va bene. Quando sarai tornato al sicuro al C.I.R.C.O., ti prometto che lasceremo andare questo individuo.”
Disintegralo vorrei urlargli nella testa, ma non lo farebbe mai, è un trucco troppo banale.
Quindi dovremmo cambiare strategia.
Stan Less. Stan Less.
“No. Lascialo andare ora. Poi io verrò con te.”
Merlin è un vero amico. Mi sento in colpa per averlo offeso. Così spesso.
Stan Less. Stan Less.
“Visto che tieni tanto a lui, ti propongo un accordo” dice l’agente stendendo il suo braccio flessuoso verso di me, la punta acuminata che stringe brilla al sole. “O tu torni con me al C.I.R.C.O. immediatamente, o lo uccido.”
“Conto fino a tre.”
Stan Less.
“Uno.”
Stan Less.
“Due.”
STAN LESS.
“Tre”
“Stan Less”
“Come dici, Merlin?”
“Stan, è il tuo nome, vero? Tu ti chiamavi così, prima.”
Bravissimo socio, sei il mio eroe.
Steel non parla, sembra pietrificato, rapito dai ricordi. Ma la sua lama trema leggermente.
“Non dire assurdità. Quello non è il mio nome.”
“Si che lo è” lo incalza il mago. “Davvero lo hai dimenticato? Hai dimenticato anche il volto di tuo padre?”
Merlin non smette mai di stupirmi, quest’ultima frase non so dove l’abbia trovata, ma è indimenticabile.
“Adesso libera Caligola. Subito.”
Appena gli occhi del mio socio si posano su di me, le lame che mi tengono bloccato cadono tintinnanti ai miei piedi .
Purtroppo questo suono ridesta anche Steel, riportandolo alla realtà.
Nuove lame appaiono da chissà dove nelle sue mani. E’ veloce, ma io di più. Sono il miglior acrobata del C.I.R.C.O. Almeno tra quelli che non hanno i poteri.
Merlin è in preda al panico. Devo raggiungerlo.
Schivo le prime lame con una capriola. Altre due si conficcano nel bidone dietro al quale sono saltato.
Steel corre verso di me. Salta sopra il coperchio del cassonetto, io ci scivolo sotto.
Ho appena il tempo di registrare un dolciastro odore di rifiuti abbandonati al sole e sono dall’altra parte.
Mi ritrovo faccia a faccia con lo sguardo terrorizzato di Merlin.
Ho una sola possibilità. Sperare che mi capisca al volo, almeno stavolta.
Avvicino la mano destra al polso sinistro, poi l’allontano facendo il gesto di tirare.
Il mio socio annuisce. O forse è la paura di morire che me lo fa pensare.
Non c’è tempo, balzo in avanti evitando il nuovo attacco di Steel. Corro a zig-zag, salto da un riparo a un altro, cercando di avvicinarmi al mio amico. 
Stringe qualcosa nelle mani: un fazzoletto rosso.
Merlin sei incredibile. 
Glielo strappo di mano. Cambio rapidamente direzione seguito da un arcobaleno di stoffa.
La tempesta d’acciaio del Lanciatore di Coltelli non si fa attendere e, con un braccio impegnato a tenere i fazzoletti, i miei movimenti sono più impacciati.
Sento più di un morso doloroso aprirmi tagli sulle braccia e rimproverarmi per la mia goffaggine. Mi abbasso, cercando di sfuggire alla sua mira. Essere piccoletti ha i suoi vantaggi.
Un attimo dopo sono sulle caviglie di Steel come un chihuahua inferocito.
Il Lanciatore di coltelli tentenna, cercando di recuperare l’equilibrio. Ma io continuo a girargli attorno. A ogni giro, una spira colorata lo avvolge.
Mi fermo solamente quando Steel comincia a somigliare a un Kebab vestito da arlecchino.
“Non potrai fuggire per molto, idiota. Ormai sappiamo dove sei e tutti gli agenti del C.I.R.C.O. ti sono alle calcagna.”
Non ci prenderanno.
“Cosa diavolo vogliono dire quei gesti?”
Già, figuriamoci se un Agente conosce il linguaggio dei segni. Nessuno di loro ha mai avuto bisogno di conoscere la mia opinione.
Guardo Merlin, annuisce di nuovo.
“Caligola dice che non ci prenderete.”
“E se anche fosse così? Dovreste comunque vivere nascosti per il resto della vostra vita. O forse pensate che un mentecatto e uno muto possano riuscire a sconfiggere il C.I.R.C.O.?”
Sento Merlin irrigidirsi accanto a me. Incredulo assisto alle spire di stoffa colorata che si stringono attorno al corpo massiccio di Steel, fino a strappargli un lamento.
Metto una mano sulla spalla del mago.
Stai tranquillo, socio, non fargli male. Noi non siamo come loro.
Non mi è servito segnare le parole, Merlin sente la mia voce adesso. Forse si è deciso a fare quel trucco.
La morsa di stoffa si rilassa e Steel riprende a respirare, avido di aria.
“Sappiamo del Gran Finale.”
Il Lanciatore di coltelli strabuzza gli occhi alle parole di Merlin. Poi un sorriso feroce gli si dipinge in faccia.
“Allora è per questo che siete fuggiti, avete saputo. Siete ancora più stupidi di quello che pensavo se credete di avere una minima opportunità di rovinare il Gran Finale.”
 Steel ha pienamente ragione, comunque noi ci proveremo.
“Giusto, ci proveremo alla grande” conferma il mio socio con voce squillante. “Di lui che ne facciamo?”
Lasciamolo li, manderanno qualcuno a prenderlo prima o poi. Nel frattempo avrà molte cose a cui pensare, rispondo nella sua testa facendolo ridere.
“Che diavolo avete da ridere?” ci urla Steel.
“Dice Caligola che avrai tanto tempo per pensare, mio caro Stan.”
“Non mi chiamo Stan. E’ una bugia. Non vi credo, mi sentite?”
Le urla del Lanciatore di coltelli ci accompagnano per un bel pezzo di strada, prima di spegnersi tra i vicoli vuoti della zona industriale.
“Caligola tu lo sai il mio vero nome?”
Scuoto la testa. No, no lo so.
“Se lo sapessi, me lo diresti?”
Solamente se è quello che vuoi.
Merlin sembra soddisfatto della risposta, o quantomeno ci sta rimuginando su.
“Caligola?”
Dimmi. Merlin è un ragazzo d’oro, ma è anche estremamente fastidioso.
“Cos’è questo Gran Finale?”
Esattamente non lo so, ma so che fa un gran effetto su quelli del C.I.R.C.O. E’ sicuramente qualcosa di grosso e malvagio. Dobbiamo saperne di più.

Serie: Freaks


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Discussioni

  1. Anche questo episodio è esilarante! Molto bella l’idea della connessione mentale che fa ritrovare una voce mai avuta a Caligola, solo nella testa dell’amico. L’azione del combattimento è davvero convincente e il kebab vestito da Arlecchino molto evocativa?! Il Gran Finale poi, cosa sarà? Ben gestito dall’inizio alla fine, sta già diventando una delle mie serie preferite ?

    1. Grazie Virginia,
      spero di riuscire a mantenere alto il tuo affetto per questa serie.
      Per quanto riguarda il gran finale, nessuno lo sa bene cosa sia, dovremmo chiederlo a Zampanò.
      Quando lo scoveremo.

  2. “Esattamente non lo so, ma so che fa un gran effetto su quelli del C.I.R.C.O. E’ sicuramente qualcosa di grosso e malvagio. Dobbiamo saperne di più.”
    Sono molto curioso: anch’io voglio saperne di più.
    Alla prossima puntata.

  3. “Avere un nome, può sembrare una sciocchezza, per alcuni anche una condanna, in realtà è immensamente importante. Quelle due, tre parole – molte di più se siete sudamericani – vi identificano come individuo, racchiudono la vostra essenza.”
    Questo passaggio mi è piaciuto

  4. Ciao Ale, forse uno dei più belli tra quelli da te proposti a mio parere, perché poni in essere il tema del nome. In effetti, un nome non è solo una parola, ma cela ciò che siamo, passato, presente e futuro della nostra esistenza, i ricordi e ogni sensazione, la massima espressione linguistica della nostra identità. Senza il nome, noi perdiamo di senso. Apparentemente. Perché i tuoi protagonisti continuano a lottare, non tanto o non solo per la libertà del loro passato, ma credo soprattutto per la genesi di un futuro rinnovato. E poi c’è tanta azione ben descritta, con un ottima conclusione che mantiene alta la curiosità! Insomma, riflessivo e accattivante😊! Alla prossima con Caligola e Merlin, una coppia davvero ben assortita!

  5. “Mi fermo solamente quando Steel comincia a somigliare a un Kebab vestito da arlecchino.”
    😂 Originale! Alleggerisce il pathos delle righe precedenti (ritmo molto incalzante!) in modo simpatico

  6. Ciao Alessandro. Mi piace questa disamina sul nome che fai all’inizio: “Avere un nome, può sembrare una sciocchezza, per alcuni anche una condanna, in realtà è immensamente importante”. Tra l’altro si sposa bene con questo tipo di narrazione. Ottima la parte del dialogo telepaticoso tra i personaggi in gioco. E comunque… viva Merlin!

  7. “Bentrovati gentili amici.Scusate se non posso salutarvi come meritate, ma fare un inchino in questo momento mi risulta complicato.”
    Ecco, questo incipit così mi piace un sacco. Rientriamo subito nel vivo, passando attraverso la quarta parete e con ironia in omaggio.
    Olé. 😃

    1. Il fatto di usare la prima persona presente, prima volta per me, mi ha portato ad avere un narratore con un po’ troppa confidenza nell’infrangere la quarta parete, spero di riuscire a controllarlo e a non esagerare

  8. Ciao Alessandro, hai giocato al povero Merlin un colpo basso. Al polpettone è impossibile dire di no!
    Anch’io ho apprezzato come hai sviluppato il modo in cui posso comunicare i due, tramite il pensiero. Ad ogni episodio entrambi i personaggi prendono sempre più “consistenza”, come mi piace dire, e la storia si apre a 360 gradi rendendo impossibile al lettore comprendere dove andrai a parare. Non sarà che Merlin, alla fine, ci sorprenderà tutti e quella di “non sapere” è in realtà una scelta volontaria? (tipo amnesia autoindotta)

    1. Ciao Micol,
      grazie per essere passata, i tuoi commenti mi fanno sempre contento.
      Per quanto riguarda Merlin, sono troppo legato alla sua visione incantata del mondo per credere che sia tutta una montatura, anche se l’idea non è per niente male. La metto in saccoccia

  9. Ciao Ale, in questi giorni convulsi ho trovato finalmente un po’ di tempo per leggere e ho iniziato proprio da questa tua serie. Che dire, stai continuando alla grande. In questo episodio, tra le altre cose, mi è piaciuto particolarmente come hai “inscenato” la telepatia tra i due protagonisti, ovvero con l’immagine del palco immerso nel buio. E grandissima curiosità per scoprire in cosa consista il Gran Finale. Un abbraccio 🙂

  10. E anche questa volta, mantenendo sempre alta la tensione, i nostri due amici ce l’hanno fatta, per fortuna. Anche questo è stato un episodio azzeccato, bravo Ale.