
Il Nome Nascosto
Serie: SID
- Episodio 1: Il Manuale Nero
- Episodio 2: Ora IV- Il Patto
- Episodio 3: Ora V. I Padroni
- Episodio 4: Il Bacio del Fiore Rosso – Ora VI
- Episodio 5: Ora VII – Il Canto dell’Ultimo Re
- Episodio 6: I Vascelli
- Episodio 7: Il Nome Nascosto
STAGIONE 1
Ora Seconda
Cara Herve,
Sentirai adesso dolore, perché le parole che udrai d’ora in avanti ti riveleranno quale perverso spirito ti stia comunicando. Ti prego, non cedere alla disperazione. Sono certo che la tua anima può sopportare tutta questa sofferenza. Hai memoria delle Regine Combattenti, giovane Halima? Queste, soffrirono come nessun altro, nei tempi del Grande Ampliamento della SID; ebbene, sento su di te il profumo di quelle epoche gloriose. Ed è strano, perché ridotto come sono, quell’aroma dovrei percepirlo come un’insopportabile fetore, ma sono secoli che non mi pongo troppe domande. Eri ancora una Fondazione bambina, ma nella tua Visione partecipasti alla morte di Akiwea, colui che a te si promise. Lo vedesti cadere sotto la spada del Duca. Rimasero solo un pugno di sciamani Wan, Akiwea era il Fondatore, e, prima che i combattimenti terminassero, m’infilai fra i prigionieri, promettendo ad Akiwea di rimanere una memoria Wan, al servizio degli Alula. Tradii la mia parola. Cessai di ascoltare la voce degli Antenati e del Fondatore, per il terrore di venire intercettato dal Duca. Non c’è misura che possa descrivere il disprezzo che provo verso me stesso. Torniamo a quanto devo dirti. La pagina che hai rinvenuto nelle grotte e che ha funzionato da contatto con il mio spirito, è del mio Manuale Nero.

In essa ho vergato uno dei nomi celati nel trilittero SID: Sharaete Irraem Dagalab, Ingresso nella Via della Guerra. La scrittura è quella in uso presso i ranghi interni degli Sciamani SID. Mi fu concesso questo suo nome come sigillo di protezione. La SID nasconde diversi nomi, Herve.
Non posso conoscere ciò che ti smuove nel voler danzare attorno al fuoco cupo e pericoloso che è l’anima del Duca. Non mi fraintendere, non ti penso un’insensata, ma non ti capisco. La Fondazione non può cadere nelle fauci bavose di quel Dio degenere. È mio dovere ricordartelo, ma non ho alcun diritto di intralciare la tua volontà. Quando i frammenti del reale sparsi nella tua coscienza imputridiscono, nella carcassa della ragione cominciano a proliferare i vermi della simulazione. Mi rammenta notte e giorno il Bardo Orientale e la sua voce l’ho impressa nel mio Manuale Nero con le stesse parole che ho da Lui udito. Forse nella mia coscienza stanno proliferando i vermi dell’abbaglio, tu ancora sei lontana da questa desolazione, perciò mi sono permesso di avvisarti ancora una volta.
Adesso basta con i miei piagnistei e riprendiamo la storia che devi conoscere.
Mio fratello abitava presso una topaia chiamata l’Hotel, edifici come quello non sono altro che scannatoi, un vespaio di loculi puzzolenti in cui alcuni degli Ominidi più facoltosi commerciano quei loro bisogni da tenere segreti per non venire lapidati dal resto della loro specie.
Nulla avrebbe potuto prepararmi a ciò che da lì a breve avrei vissuto. Nell’uscire dalla mia tana dimensionale, fui scoperto ai raggi dell’occhio solare. l’astro del Duca mi arse le ali, tutta la mia pelle si raggrinzì in un dolore mai sentito prima, quasi indecifrabile nella sua violenza. Ogni penna, sino alla piuma più minuscola, si accartocciò dissolvendosi in un soffio di cenere. Mi guardai cos’ero divenuto. Uno di loro, un Ominide dell’ultima specie sulla Terra, dalla pelle nuda e grinzosa e dal grottesco incedere bipede. Un peso d’improvviso s’affondò lungo la mia schiena, tale da appiattirmi quasi sul terreno. Lo sterno oppresso non riusciva a sollevarsi lasciando che l’aria s’ammassasse nella gola. Capii di essere dentro il mondo dell’uomo. La forra gravitazionale dell’occhio solare mi aveva trascinato nella sua impietosa forza centripeta. Il cuore del Duca palpitando, configura l’intera galassia che la SID gli ha dato di creare. I pianeti, le anime ed ogni senziente del cosmo che egli domina è avvitato in un’ellissi attorno al suo spirito.
Lo spettro di mio fratello mi guidò verso la tana in cui abitò in vita. Era un alone glauco, ma lampi vermigli della malattia e della droga che lo divorarono negli ultimi giorni della sua carne, ancora lo squassavano. Sarebbero trascorsi anni prima che quel fatuo bagliore si estinguesse nel grigio vento straniante del Mare Lunare. Avrei potuto fare qualcosa per evitargli quel decadimento. Avrei potuto evitare che la sua anima si ricolmasse di odio e tristezza. Non l’ho fatto; questa sarà la mia colpa, la larva che si nutrirà di me nel mio spirito, in eterno, cara Herve.
Non appena mi ripresi dall’ottundimento, piantai i gomiti sul suolo, e mie guardai attorno. Non avevo attirato alcun interesse, forse, il mio stato mi confuse con uno dei tanti alieni tossici in fase terminale, sicché la gente umana non fece caso al mio corpo molliccio e madido, gettato in un fetido angolo di strada. Una puzza nauseante mi sconvolse. Non era raro che balordi umani orinassero sugli alieni in punto di morte che cadevano per strada; era il modo con cui marcare il territorio della loro banda. D’altronde gli alieni arruolati nei cartelli dei Lordruger toglievano lavoro alla piccola manodopera umana dello spaccio; questi nuovi signori della droga, sempre più potenti, si prendevano via , via, lo spazio delle altre organizzazioni.
Una volta raggiunto il quartiere dell’Hotel, riuscii a infilarmi per i suoi vicoli. Mi era rimasto il pallido ricordo del mio potere sciamanico; usai le mie energie al collasso, riuscendo a interferire con i campi elettromagnetici della rete eterica costituita dai maghi del Duca. Scelsi una particolare nottata per entrare nel mondo, di quelle in cui gli spiriti senza pace vibrano incessantemente, come cicale, sconvolti da un’inquietezza sovrannaturale. C’era quindi molta elettricità nella Psicosfera. Riuscii a mimetizzarmi in mezzo a quello sfrigolio astrale.
-Dov’è l’Hotel?
Chiesi a un tipo ciondolante, un alieno molto giovane, forse troppo per le arie che si dava.
-Non ti conosco, chi sei?- sputò per terra.
Dimenticai che ero un estraneo per coloro che nacquero sulla Terra; mi stavo cacciando in un guaio.
-Bello, se non mi dici chi sei ti sgozzo.- Il giovane si dava arie, ma era una specie di semplice garzone, trottava da una stanza all’altra dell’Hotel portando tutto ciò che i clienti ordinavano allo spaccio interno. Ed era anche un palo per intercettare eventuali infiltrati della polizia. La vita inizia così per un alieno terrestre.
Il pericolo era che quel ragazzino si innervosisse troppo attirando l’attenzione di qualcuno. I procacciatori di affari che ingrassano l’Hotel con carne fresca, fanno di tutto per non rovinare la festa con un eccessivo rumore. Non esitano a farti in pezzi se provochi fastidi al loro Lordrug. Non sono i soldi dei clienti umani, ad attirarli, quanto il potere. Una volta a conoscenza delle sue perversioni hai un essere umano (o un alieno) nelle tue mani. Questi individui non spacciano droga, ma la carne dei loro fratelli; sono l’apice della catena sociale degli alieni caduti fuori dalla SID.
La sorte voltò in mio favore, quando udii una voce:
-Lascialo stare, Tam, è cosa nostra.
Mi venne incontro un’ombra; ne scorsi i connotati appena fu sotto la luce gracchiante del lampione. Era un alieno dal viso rugoso e purulento, divorato dalla droga e da qualche batterio sconosciuto; la tipica faccia di chi commercia la sua carne con gli umani. Tentennai come uno stupido. Il giovane si levò di torno, lasciandoci soli.
-Seguimi e sta’ zitto. – ammonì con la sua voce raspata -Se non vuoi che qualcuno dei grugni pelosi ti punti, tieni incollate le pupille per terra. Evita ogni contatto con i loro occhi. Ricambiare lo sguardo significa andare in stanza con loro. Io non potrò aiutarti qualora un peloso ti volesse; non si possono deludere i clienti.
Mi chiesi come il Duca non ponesse fine a quel fetido squallore. Un Lordrug può regalare a un personaggio in vista delle ore in cui questi possa dar sfogo alle sue voglie indicibili nel contesto civile. Può costruirsi un consenso sociale e crescere di fama.
-Al Duca piacciono i Lordruger. – mi lesse nei pensieri, il mio ospite, letteralmente – Questo è il bello. Una guerra fredda che è tale solo nella mente di chi l’immagina.- ridacchiando, il volto assunse lineamenti indecifrabili fra quelle cicatrice in putrefazione.
-Che intendi? E perché elementi preziosi del mondo si sporcano in questo buco? Potrebbero permettersi lussi infiniti.
-Perché loro lo vogliono, questo sporco. Al Duca piace vederli rotolare nella sporcizia. Lascia stare.- tagliò corto – Siamo arrivati.
Alla fine di un corridoio tappezzato da moquette scolorita, l’Alieno mi diede un mazzo di chiavi: – Entra e aspetta. E sta’ zitto.- Si dileguò nella semioscurità, verso la tromba delle scale.
Adesso devo dileguarmi, Herve, stanno arrivando i Tormenti e se mi scovano qui con te, la mia sorte sarà ben più infelice di quella in cui vivo. Tornerò domani, giovane Halima, a raccontarti, devo farlo.
Alarte
(Ho tolto il prenome Wan, essendone ormai estraneo).
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- Episodio 7: Il Nome Nascosto
Molto bello, molto forte! Mi ha fatto emozionare
I due passaggi che ho evidenziato mi intrigano particolarmente. Fin qui si è parlato di spirito, anima, sofferenza celeste… ora entra in gioco la “carne”, quella che esprime un dolore del tutto differente. Affascinata da questa barbarie, questo “commercio” mi pongo molte domande
“la tipica faccia di chi commercia la sua carne con gli umani. Tentennai come uno stupido. Il giovane si levò di torno, lasciandoci soli.”
Questo passaggio mi è piaciuto
“Una volta a conoscenza delle sue perversioni hai un essere umano (o un alieno) nelle tue mani. Questi individui non spacciano droga, ma la carne dei loro fratelli; sono l’apice della catena sociale degli alieni caduti fuori dalla SID. “
Questa parte mi ha incuriosita particolarmente. Entra in gioco la “carne”
Ciao Ale, seguo questa serie con grande interesse, mi riempie di domande e cutiosità. Non sono un lettore del genere sci-fi e probabilemente non riesco ad afferrare fino in fondo il mondo, mi ricorda n po’ le prime sensazioni che ho avto affrntando il mondo di Dune. Ti faccio i complimenti per il World building. La forma epistolare del racconto è molto interessante e piacevole, se posso darti un consiglio; fai attenzione al punto di vista, è molto complesso da mantenere.
Grazie per aver speso del tempo nella lettura. Accolgo di buon grado il tuo consiglio sul punto di vista, condividendolo.
Ci sarà un po’ di trambusto, sì, occorre però capire cosa significhi per me questa parola. A dire il vero, carissimo amico, non amo moltissimo l’azione. Un caro saluto e grazie per esser passato di qui.
E qua la faccenda si fa ancor più interessante. Adesso che il buon Alarte è nel pieno della sua missione da infiltrato, forse spunta un po’ d’azione. Resto sintonizzato
Al prossimo episodio