
IL PATTO
Serie: REALTÀ NASCOSTE
- Episodio 1: LUVART
- Episodio 2: L’INGRESSO DELL’ANTRO
- Episodio 3: DEMONI
- Episodio 4: UN OSPITE INATTESO
- Episodio 5: IL PATTO
- Episodio 6: LO STREGONE
- Episodio 7: IL VOLTO NELL’ACQUA
- Episodio 8: VELENO SUICIDA
- Episodio 9: LA FINE DEL MONDO SOTTERRANEO
- Episodio 10: LUPO MANGIA LUPO
- Episodio 1: IL CROLLO DELLE ILLUSIONI
- Episodio 2: RINASCITA
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Il manto erboso esplose in fuochi d’artificio di terra. Ne emerse un mostruoso anellide gigante, che costrinse i due ad indietreggiare, per non rimanere schiacciati dalla sua massa enorme. Con il corpo di un colore pallido rosa sporco prese a strisciare con il suo movimento tipico fatto di contrazioni e rilassamenti ritmici che si propagavano sotto forma di onde lungo tutto il corpo. Trascinava stancamente i suoi segmenti puntellati di lunghe setole, formando un cerchio attorno a loro. Quella bestia era giunta fin lì perché attratta dalla loro presenza e ora ne percepiva la vicinanza. Risultava, però, priva di qualsivoglia organo della vista, e quindi non riusciva a distinguerli bene né tantomeno inquadrare la loro esatta ubicazione. Le sue setole erano tutto un fremito tremante: probabilmente erano i suoi unici organi sensoriali, come le antenne per gli insetti, e ora erano tutta agitate a cercare un indizio nell’aria.
«Che diavolo è questo?» esclamò Luvart, guardando perplesso l’altro.
Arkon gli rispose sarcastico: «Ma come? Non riconosci un tuo simile?»
«Vuoi dire che si tratta di un demone?»
Intanto il lombrico si era fermato. Non avrebbero dovuto parlare, solo adesso se ne stavano rendendo conto. Ma ormai era già troppo tardi. Sicuramente la creatura li aveva individuati dalle loro voci e adesso conosceva la loro posizione. Sollevò infatti alcuni segmenti anteriori, schiudendo lentamente quella che doveva essere la testa che si aprì come un fiore. Con quei petali di carne completamente spalancati, si stava preparando a scagliarsi su di loro per inghiottirli.
«Lascia fare a me» esordì Luvart tranquillo, preparandosi alla lotta. Iniziò a roteare le braccia e a sferrare terribili fendenti con i suoi artigli, centrando ripetutamente le lamine mollicce del mostro. Ne squarciava senza difficoltà grandi pezzi che ricadevano a terra ai suoi piedi. Con suo grosso stupore, però, si accorse che al posto della carne asportata ne ricresceva subito altra, ripristinando completamente i tessuti.
«Ma non è possibile!» Luvart era incredulo per non aver sortito alcun effetto su quella creatura. La sua magia non funzionava. Tuttavia non si perse d’animo e gridò ad Arkon: «Vieni dietro di me, corri».
Il demone allora amputò a metà altezza la carne di un paio di petali per assicurarsi un passaggio adeguato per entrambi. E prima che potessero ricrescere sgattaiolò rapido oltre, portandosi dietro l’uomo.
Trovarono rifugio nel bosco. Si concessero una pausa da quella fuga solo dopo che furono all’interno della boscaglia, nascosti dalla fitta vegetazione. Erano più che certi che quell’essere non sarebbe riuscito a entrare né tantomeno a scovarli lì in mezzo. Si guardarono attorno, ammirando le migliaia di lucciole azzurre che popolavano i rami degli alberi sopra le loro teste.
«Non possiamo più rimanere in questo mondo» esordì ad un certo punto il demone «è pericoloso per entrambi.»
Arkon scosse la testa. «Non è così semplice» disse «questo è il posto dove si annidano i miei demoni, rintanati da tempo in fondo alla mia anima. E hai visto quanto sono potenti.» L’uomo ora sembrava perso nelle sue riflessioni. «Deve essere stata la nebbia a spingermi fin quaggiù. Prima di scendere nell’Antro mi sentivo molto strano, ed ora ne comprendo meglio la ragione. Questo luogo mi destabilizza perché è qui che dovrò fare i conti con me stesso. Non è facile affrontare i nostri mostri interiori, ma d’altronde suppongo sia l’unica cosa da fare, se ne voglio uscire vivo.»
«Vuoi dire che quel coso strisciante l’hai creato tu?» Luvart si fece riflessivo.
Una lacrima solcò la guancia di Arkon. «Non so spiegartelo ma, mentre quel mostro ci attaccava, ho percepito tutto il suo dolore e la vertigine del rimpianto. Il suo dolore era in realtà il mio. Capisci? E ho ricordato allora tutte le mie colpe per l’amore che ho perso. É una ferita che evidentemente non ha mai smesso di strisciare silente, sottotraccia, come appunto fa il verme, che predilige l’ombra rispetto alla luce. Ma che rimane lì, paziente ad aspettare.»
«Che sciocchezze! Francamente non capisco di cosa parli. O meglio: lo capisco bene ma mi disgusta. Gli umani sono così deboli! Si lasciano sempre sopraffare dalle emozioni.»
L’uomo, con gli occhi ancora lucidi, gli rispose: «E invece sono proprio le emozioni e le passioni la vera forza che rende la vita degna di essere vissuta. Senza, che saremo? Solo delle povere anime che si lasciano vivere, o che perseguono scopi illusori. O delle creature che hanno scelto le tenebre, come te».
«Sarà» fece l’altro con sufficienza «comunque resta il fatto che questo tuo mondo mi ha stufato. E vorrei uscirne, per favore.»
«Non credo sia possibile, adesso» rispose Arkon.
«Non mentirmi! Adesso ti dico io come stanno le cose, quindi ascoltami bene. Quando sono entrato nella tua testa ero sicuro che avrei conservato i miei pieni poteri. E questo implicava ovviamente il fatto di potermene andare a mio piacimento. Ci ho provato prima, ma qualcosa mi blocca. Ne deduco perciò che dovrai essere tu a condurci fuori. Quindi fallo!»
«Ti ripeto che al momento non è possibile. Non è una cosa che riesco a gestire. Semplicemente accade.»
«Ah. Dunque abbiamo un bel problema!» fece Luvart sconsolato.
Rimasero entrambi in silenzio per qualche istante, ma il demone aveva già iniziato a pensare a come sfruttare quella situazione almeno per il suo tornaconto. Quindi propose all’uomo: «Beh, dal momento che sono intrappolato con te in questo mondo, potrei accompagnarti a scovare i tuoi demoni. In fin dei conti sono anch’io un demone e potrei esserti utile. Che ne dici?»
L’uomo rispose che poteva essere una buona idea. Fu allora che Luvart si affrettò subito ad aggiungere: «Ma a una condizione».
«Quale?»
«Quando ne verremo fuori, dovrai consegnarmi il bracciale che hai rubato al dott. Olivier.»
Arkon soppesò i pro e i contro di quella proposta. Poi, senza ulteriori esitazioni, accettò.
Solo allora si accorsero che sopra di loro si era formata una volta semisferica di lucciole azzurre che li stava letteralmente ricoprendo.
Serie: REALTÀ NASCOSTE
- Episodio 1: LUVART
- Episodio 2: L’INGRESSO DELL’ANTRO
- Episodio 3: DEMONI
- Episodio 4: UN OSPITE INATTESO
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- Episodio 6: LO STREGONE
- Episodio 7: IL VOLTO NELL’ACQUA
- Episodio 8: VELENO SUICIDA
- Episodio 9: LA FINE DEL MONDO SOTTERRANEO
- Episodio 10: LUPO MANGIA LUPO
Ciao Nicola! Bellissima la descrizione della creatura👏🏻 Il personaggio di Luvart inizia a mostrare più sfaccettature, e ciò lo rende molto intrigante.
Davvero molto intenso questo episodio. La spaventosa descrizione iniziale e poi la consapevolezza che il demone sia frutto della propria mente, incarnazione delle proprie paure. Non so se sia calzante, ma a me ha ricordato la magia ridikulus di Harry Potter che ha il potere di trasformare le proprie paure in qualcosa di divertente, meno spaventoso e che si riesca a fronteggiare. Molto bella, poi, la parte finale con le considerazioni sulle emozioni umane.
Ti ringrazio. Non mi è capitato di leggere Harry Potter (visto solo pezzetti di film) ma penso che tu abbia ragione. Penso che le emozioni (e la passione) siano il vero motore della vita 💪 A presto 🙏
Un bel colpo di scena.
Le scene con il verme sono molto vivide, trasportano bene dentro la narrazione.
Attendo il seguito!
Grazie mille per la lettura 🙏. Terrò sicuramente conto dei consigli che mi hai dato negli altri commenti, ogni suggerimento o opinione sono per me ossigeno. A presto 😄