
IL POTERE SALVIFICO DELL’AMORE
Serie: FRASTUONO
- Episodio 1: IL FRUSCIO
- Episodio 2: LA DISCOTECA
- Episodio 3: L’AEROPORTO
- Episodio 4: SILENE CERCA DINO
- Episodio 5: NUOVO INCONTRO
- Episodio 6: IL POTERE SALVIFICO DELL’AMORE
STAGIONE 1
La mattina seguente Silene mandò un lungo wathsapp a Dino, cercando di metterci poche rime e altrettante parole obsolete. Voleva continuare a vederlo, sentiva che l’amicizia stava mutando forma, lo percepiva nel cuore, e sperava che per lui fosse lo stesso. Non accennò al problema del rumore: come era un giorno cominciato, si disse, un giorno dovrà anche finire. E allora sarebbe arrivata la serenità.
Lui fu più sintetico e non si sbilanciò sulla questione affettiva; le propose di trovarsi ancora, stabilisse lei dove, purché ci fosse baccano intorno.
Lei decise di muoversi a piccoli passi, con gradualità, per portarlo lentamente a liberarsi di quella schiavitù sonora.
Così fecero un paio di incontri al McDonald’s, tra file di turisti e chiassosi gruppi di ragazzi. Una sera cenarono all’autogrill sospeso sopra l’autostrada, con il continuo, ma meno invadente, fruscio di auto e camion. Piano piano si stavano conoscendo e apprezzando sempre di più.
Dino finalmente riusciva ad aprirsi con qualcuno, e non accadeva con un semplice amico: capiva che questo incontro, forse, gli stava cambiando la vita.
Silene abbinava, alla attrazione che sentiva per quel ragazzo, il grande desiderio di aiutarlo a riprendere in mano la propria esistenza.
Erano entrambi giovani e un destino insolito li aveva fatti incontrare.
Un giorno Silene giocò la carta che doveva risultare vincente: invitò Dino a pranzo in una tranquilla trattoria verso la collina, lontano da traffico e confusione. Conosceva il posto, c’era andata qualche volta con i genitori. Si fece riservare una saletta isolata, soltanto per loro due.
Dino all’inizio era in difficoltà, si sentiva a disagio in quel silenzio, per lui innaturale. Chiese di avere almeno un po’ di musica in sottofondo.
Durante il pranzo le prese spesso la mano, forse cercando del conforto, per calmare la sua necessità di rumore.
Quando uscirono dal locale si accorsero che la campagna, tutto intorno, era bellissima: i colori dell’autunno stavano prendendo il sopravvento sull’estate ormai giunta al termine. Allora Dino pensò che, magari, anche per lui stava arrivando una nuova stagione.
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A metà ottobre Dino chiuse tutte le finestre dell’appartamento in cui viveva, cominciava anche a fare un poco freddo, specialmente la sera, ma non era il motivo principale. Stava crescendo in lui la consapevolezza che era necessario ricominciare a vivere nella normalità, e con l’aiuto di Silene pensava che sarebbe stato possibile.
La sera faceva fatica a prendere sonno: il rombo dei voli era attutito, quasi accettabile persino da una persona ‘normale’. Finché all’inizio di novembre prese la decisione che fino a poco tempo prima pensava irrealizzabile: diede disdetta dell’affitto all’agente immobiliare. Il tizio fu comprensivo, non gli chiese nessun costo di mancato preavviso; si trattenne, ovviamente, i due mesi anticipati e pensò che, in fondo, era stato l’inquilino più ‘longevo’ in quell’appartamento!
Nel giro di una settimana Dino traslocò nuovamente nel trilocale di proprietà della mamma, che dopo la sua partenza non era stato affittato a nessuno. Ovviamente il genitore ne fu ben felice, e anche stavolta fece meno domande possibile. Fu invece il figlio a farle qualche confidenza: le parlò di Silene, del rapporto che si era creato, del futuro di serenità che cominciava a intravedere.
La madre quasi si mise a piangere, ma cercò di trattenersi, sperando che le stranezze di Dino fossero finalmente terminate.
Una volta sistemato in casa cominciò a cercare offerte di lavoro; la sera si vedeva con Silene, e la notte dormiva con lo stereo acceso a volume moderato. A volte ripensava a come tutto era cominciato: con quel fruscio nelle orecchie che aveva cercato soltanto di coprire, anziché eliminare. Sperava con tutto il cuore che non ritornasse mai più.
Una sera invitò Silene a cena da lui. Aveva preso pizza al taglio e coca-cola; per finire anche un vassoio di pasticcini; in mezzo al tavolo un mazzo di fiori gialli e arancioni.
Il loro rapporto funzionava bene, per cui aveva un po’ di timore ad esporsi con la proposta che voleva fare, ma ormai era in ballo, prese il coraggio a due mani e chiese a Silene se voleva trasferirsi da lui.
Ci fu qualche attimo di silenzio assoluto. Dino si guardò intorno, il cuore cominciò a battere forte, sembrava un tamburo.
Lei gli saltò al collo e lo riempì di baci! Lo guardò con gli occhi lucidi e gli disse, con la voce che tremava per l’emozione: “Amore alfine ha vinto!”
Qualcosa stava cambiando, crescendo dentro di loro, come una tiepida marea che avvolge e protegge.
La cena terminò in fretta; la notte, invece, per i due ragazzi sembrò non finire mai.
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La settimana seguente Dino fu assunto dalla redazione di un giornale locale; doveva correggere e impaginare gli articoli che arrivavano dai cronisti. Si sarebbe occupato, inoltre, di una rubrica letteraria sul sito online dello stesso quotidiano.
Lavorava solo di pomeriggio, a volte fino a sera tardi, ma Silene lo aspettava sempre per cenare assieme a lui.
Dopo quattro mesi di convivenza Silene rimase incinta.
La notizia fu una grande sorpresa e un evento atteso, allo stesso tempo. I genitori saltarono letteralmente dalla gioia; la mamma di Dino corse in chiesa a ringraziare il Padreterno.
Le due future nonne si incontrarono e fecero subito amicizia. Riempirono la casa dei futuri genitori con tutine, lenzuolini e bavaglini. Seguirono con affetto, ma pure discrezione, la gravidanza della ragazza.
Dino era al settimo cielo; a volte faticava a concentrarsi sui pezzi che gli passavano in ufficio: il pensiero era tutto per il figlio che stava arrivando.
La nascita di Filiberto rinsaldò ancor più il rapporto, se mai ne fosse stato bisogno. Silene chiese in biblioteca di lavorare solo al mattino, e gli fu subito concesso; quando i colleghi avevano saputo, qualche mese prima, chi era il padre erano rimasti tutti piacevolmente, ma quasi incredibilmente, sorpresi.
La gestione del bambino avvenne perciò senza problemi: aveva sempre un genitore accanto. I nonni, in ogni caso, erano per ogni evenienza, disponibili; e non vedevano l’ora di rendersi utili.
Dino al giornale fece carriera, le sue capacità vennero fuori senza incertezze, dopo le prime difficoltà di ambientamento.
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Una mattina, quando Filiberto aveva da poco compiuto un anno, Dino volle rivedere la casa vicino all’aeroporto, dove aveva trascorso il periodo più difficile e rumoroso della sua vita.
Sembrava ancora disabitata: le tapparelle tutte abbassate, una catena con lucchetto chiudeva il cancelletto mezzo arrugginito, il giardino davanti era incolto come allora.
Mentre ricordava quei giorni passati là dentro un aereo iniziò il decollo: riconobbe il volo Lufthansa delle 11.30, diretto a Parigi.
Filiberto cominciò a piagnucolare, infastidito dal frastuono.
“Hai ragione, tesoro, ce ne andiamo subito: non è posto per noi, questo!” disse Dino, stringendo a sé il bambino; poi rimontò in macchina e tornò verso casa.
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Serie: FRASTUONO
- Episodio 1: IL FRUSCIO
- Episodio 2: LA DISCOTECA
- Episodio 3: L’AEROPORTO
- Episodio 4: SILENE CERCA DINO
- Episodio 5: NUOVO INCONTRO
- Episodio 6: IL POTERE SALVIFICO DELL’AMORE
Ho divorato tutti gli episodi, bravo Furio. Una storia tenera, quasi una favola.
Grazie Francesco.. favola senza lieto fine, direi.. il principe non era tanto azzurro.. 😀
Oops.. scusami.. credevo fosse un commento alla successiva serie.. hai ragione, qui l’amore sistema ogni cosa.. non sempre succede, in effetti..
Quella vado a leggerla al più presto 😉
Allora, cominciamo con le due note dolenti: 1) non si può pasteggiare sempre a pizza, mac donald’s e pasticcini, perché fa venire il mal di pancia, altro che fruscio nelle orecchie! 2) non si chiama un figlio Filiberto perché finisci con il rovinargli l’esistenza 🙂
A parte scherzarci su, mi è piaciuto molto questo tuo racconto lungo, ho amato i protagonisti, naif e sinceri. Una storia del buonumore, a lieto fine. Bravissimo.
Ti ringrazio, Cristiana.. vorrei dirti che la storia si è scritta da sola, ma tu lo sai che un po’ di sudore alla tastiera ci vuole.. è ‘disciplina’ diceva il buon Ernest.. 😉
Dici? 🤔😅