Il segmento del colle dei lupi

Serie: Battaglia invernale


In lontananza si ergeva un rilievo scabro e ricoperto di neve. Appariva più alto grazie alla presenza di una costruzione a metà fra un igloo e una fortezza. Sulla neve si spostavano delle macchie verdi.

Massimo, come tutti gli altri, indossava una tuta da sci nera, quindi suppose che quelle macchie verdi in movimento non erano ragazzi del suo campeggio.

I tedeschi si agitarono e si mossero con falcate più veloci mentre intonavano l’inno nazionale.

Massimo guardò la carta topografica. Tradusse il nome di quell’altura come “Colle dei Lupi”.

«Spaghetti! Spaghetti, qua!».

Massimo corse in direzione del tredicenne. «Che vuoi?».

«Adesso vedrai cosa sappiamo fare. Prendi nota».

Avrebbe voluto sapere almeno come si chiamasse quel ragazzino, ma questi andò via dando ordini a tutti gli altri ragazzi.

Di lì a poco una bandiera garrì al vento. C’era scritto un numero tre ma anche una parola tedesca, “Mannschaft”. Squadra. Possibile che adesso quella torma di ragazzini si fosse organizzata come un reparto militare? Ma forse Massimo stava sottovalutando il militarismo dei tedeschi.

«Urrà, urrà!». Le macchie verdi discesero dalla collina e andarono a costituire una linea.

Allora i tedeschi lasciarono sci, racchette e slitte e ne formarono un’altra contrapposta.

«Spaghetti, qui!».

Massimo corse. Raggiunse il tredicenne che era all’estremità sinistra della linea nera, sotto la bandiera tenuta in piedi da un bambino di otto anni che sembrava gonfiarsi come se ne avesse diciotto. «Posso almeno sapere il tuo nome?».

«Sono Rudolph…» rispose serio. «Coraggio, uomini. Per il Reich!».

I tedeschi si chinarono di scatto, raccolsero con i guanti una palla di neve ciascuno, poi tornarono in piedi.

Anche i russi fecero lo stesso.

Rudolph e il caposquadra russo si guardarono come se volessero incenerirsi solo con quelle occhiate.

«Tirare!».

«Davai!».

Tedeschi e russi si scambiarono le palle di neve, le quali intersecarono delle scie e andarono a colpire gli antagonisti.

«Tiro a volontà!» gracidò Rudolph.

«Urrà, urrà!». I russi erano bellicosi.

Fra le due linee proseguì lo scambio di palle di neve e Massimo osservò che, anche se la neve era tanta, già dopo due minuti sul posto fisso in cui si trovavano i piccoli guerrieri essa si esauriva dimostrando il manto erboso sottostante. Allora i tedeschi si spostarono all’unisono con un solo passo dell’oca e ne ebbero a disposizione di nuova.

Pure i russi la finirono, ma invece di fare un passo avanti molti fecero dei passi indietro, pochi restarono immobili e questi ultimi furono tempestati di palle di neve.

Il ragazzo che comandava i russi fece vedere il pugno a Rudolph e questi ridacchiò. Massimo capì che i russi erano in difficoltà.

Le palle di neve si concentrarono sui pochi rimasti immobili, poi la linea russa si sfaldò. Quei ragazzini, stanchi di essere colpiti in faccia, voltarono le spalle ai tedeschi e se la diedero a gambe.

«Per il Reich!» tuonarono i cinquanta tedeschi. Pure la loro linea si dissolse, ma si gettarono all’inseguimento dei russi.

Furono momenti selvaggi perché i russi più lenti furono raggiunti e atterrati sulla neve, poi malmenati.

Quelli più veloci, invece, raggiunsero la fortezza e sembravano dell’idea di volercisi chiudere dentro, ma trasalirono al vedere una decina di macchie nere dall’altro lato, sul versante est. Così decisero di andarsene. Pochi recuperarono le slitte, le racchette e gli sci; nell’ansia di scappare si mossero a piedi e affrontarono in una breve scaramuccia quella decina di macchie nere – che Massimo vide portavano le bandiere danesi sulle spalle – ed ebbero la via libera.

La Terza Squadra tedesca prese la fortezza e Rudolph ordinò al bambino di otto anni: «Che sventoli la nostra amata bandiera». Mentre il moccioso obbediva, proclamò: «Per il Reich!».

«Per il Reich!» fecero eco gli altri tedeschi.

Massimo era su di giri. Era andato in Finlandia per una vacanza, invece si era ritrovato in mezzo a un conflitto.

Serie: Battaglia invernale


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Discussioni

    1. Un po’ mi sono ispirato anche al romanzo di Ferenc Molnár… Grazie per il tuo commento!

  1. “Era andato in Finlandia”
    Ah! Finlandia! Russi, Tedeschi, attenzione a farei i fighi nella neve in Finlandia…
    “You are in the bullet’s way
    The White Death’s prey” 😉

    1. Ciao Sergio! Eh, sì, ho scelto apposta la Finlandia.
      Ma questi versi in inglese di che canzone sono?

    2. sono di “White Death” dei Sabaton, una canzone dedicata a Simo Häyhä, il celeberrimo cecchino finlandese che avrebbe al suo attivo più di 500 nemici abbattuti durante la Guerra d’Inverno. .
      Non so se conosci i Sabaton, non so se ti piaccia il metal, ma – e mi meraviglio con me stesso per non avertene parlato prima – penso che potrebbero interessarti: tutte le loro canzoni sono ispirate a grandi battaglie (o grandi soldati) della storia: da “Cliffs of Gallipoli” a “Primo Victoria” sul D-Day, da “40:1” sull’invasione tedesca della polonia a “the Last stand” sulla resistenza delle guardie svizzere nel 1527, da “Winged hussars” sulla carica ussara nell’assedio di Vienna a “Shiroyama” sull’ultima battaglia dei samurai guidati da Saigo Takamori…
      Secondo me potresti trovar qualcosa di interessante! 🙂

    3. Sì, cavoli, i Sabaton li ho sentiti nominare ma non ho una conoscenza approfondita… Adesso so qualcosa in più, grazie!

    4. di nulla! sul genere musicale, i gusti son gusti. Ma sui temi, andreste d’accordo, tu e loro 🙂