
Il segmento della Fortezza della Rosa
Serie: Battaglia invernale
- Episodio 1: Casus belli
- Episodio 2: Il segmento del colle dei lupi
- Episodio 3: Il segmento del sentiero del monaco
- Episodio 4: Il segmento della Fortezza della Rosa
- Episodio 5: Il segmento del piccolo avvallamento
- Episodio 6: Il segmento della punizione bianca
- Episodio 7: Il segmento del quadrato nero
- Episodio 8: Il segmento del gelido nord
- Episodio 9: Il segmento della ritirata
- Episodio 10: Il segmento dei bungalow
STAGIONE 1
La notte era appena trascorsa, ma la campagna finlandese era identica.
Massimo alitò una nuvoletta di vapore, poi vide che la terza squadra stava preparandosi.
I tedeschi avevano passato la notte in delle tende riscaldate apposta per non cedere il terreno ai russi. Era stato Dieter a decidere che fosse così, nessun tedesco gli si era opposto perché lui era il capo.
Non appena il sole freddo era un po’ in alto in cielo la terza squadra ebbe finito di sistemare le tende e Rudolph fece un cenno.
I ragazzini fecero una colonna e si mossero verso oriente.
Massimo era sempre per ultimo, si muoveva a fatica e aveva il fiatone, ma si faceva forza perché tanto lui non combatteva.
«Spaghetti!».
Alzò lo sguardo, un grugnito interrogativo.
«Spaghetti, sei sempre lì, in fondo alla fila. Vieni qua». Rudolph lo invitava a raggiungerlo.
«Oh, sì, va bene». Massimo gli si affiancò, ma lui procedeva a passo pattinato con gli sci.
«Dimmi, da dove vieni c’è più caldo?».
«Non vengo dal sud Italia… io abito a Milano. Lì sì che fa più caldo rispetto a qui, ma al sud ce n’è molto di più». Massimo si stava riscaldando visti tutti quegli sforzi.
«Che ci fa uno spaghetti qui con noi germanici?».
«Mio padre è un ingegnere, lavora per un’azienda di costruzioni finlandese… per le vacanze di Natale non mi voleva fra i piedi perché secondo lui sono un peso e così mi ha mandato in questo campeggio con voi». Massimo si rabbuiò.
Rudolph sembrava voler dire qualcosa, ma poi lasciò perdere perché la squadriglia d’avanguardia segnalò un evento che Massimo non capì.
In cima a un rilievo c’era una fortezza. Ricordava un igloo, ma aveva dei bastioni e una torretta. C’erano delle macchie verdi.
Intorno alcune macchie si scambiavano palle di neve. Quelle nere facevano arretrare quelle verdi e Massimo capì più o meno la situazione tattica. La fortezza era in mano russa e i germanici volevano tagliarla fuori da ogni collegamento con l’esterno. Infatti i russi si ritirarono pressati da delle squadre danesi, poi conclusero l’accerchiamento.
«La terza squadra tedesca è quella più riposata. Sarete voi a lanciare il primo attacco» stabilì un piccolo vichingo che per quanto a stazza e carisma non aveva nulla da invidiare a Dieter.
Rudolph annuì. Non disse nulla mentre si toglieva gli sci.
Massimo si chiese come avrebbero fatto. «Se gli si tira una palla di neve è inutile, tanto loro sono protetti».
«Guarda cosa faremo. Dieter ci ha istruito». Rudolph indicò dei recipienti metallici posti su dei falò accesi.
Massimo fece spallucce. «Starò a vedere. Intanto, documento quel che succede». Aveva trovato un quadernetto nel suo zaino e stava appuntando gli eventi del giorno prima e anche di quel che stava osservando. Scoprì da un danese che quella fortezza era detta della Rosa, perciò era la Fortezza della Rosa, la quale era sotto assedio.
Sarebbe stato un assedio come quelli del medioevo, per caso?
«Naturalmente l’acqua non è bollita, non vogliamo ustionarli» disse Rudolph.
L’acqua dei recipienti fu versata in dei secchi e tutti i tedeschi della terza squadra si divisero in coppia e ciascuna coppia ne prese uno.
«Anche tu, spaghetti» esclamò un dodicenne di Colonia.
Massimo mise in tasca quadernetto e matita e ne raccolse uno.
Iniziarono a portarli fino in cima al rilievo e alla base della Fortezza della Rosa li svuotarono. Lo fecero in più di venti punti contemporaneamente e l’acqua calda diventò vapore e sciolse una parte del bastione occidentale.
I russi lanciarono qualche palla di neve, ma i tedeschi indossavano le sciarpe sul volto quindi non si fecero molto male.
Dopo che anche Massimo ebbe vuotato il secchio, dovette fare un passo indietro. Adesso il bastione era pericolante. Dovette scappare con il secchio per non essere tempestato di palle di neve alle spalle o essere travolto dal ghiaccio che stava per crollare.
I danesi ridevano quando accolsero i tedeschi della terza squadra.
L’operazione di versare acqua calda fu ripetuto altre volte – tanto c’era abbondanza di acqua da riscaldare – e i russi si ritrovarono in difficoltà. Adesso la Fortezza della Rosa era un mozzicone, sembrava un castello di sabbia travolto dalla marea.
Rudolph era entusiasta. «Racconterai tutto ciò, spaghetti?».
«Sì. Forse mio padre mi rivaluterà sapendo quel che ho fatto». Massimo aveva però i calli alle mani nonostante i guanti: aveva dovuto portare il secchio da solo.
Dopo l’ennesimo assalto le macchie verdi si ritrovarono in mezzo ai resti della Fortezza della Rosa, la quale adesso si era disciolta del tutto.
I tedeschi gettarono via i secchi e catturarono le macchie verdi, ma mentre Massimo osservava tutto ciò si accorse di un clamore sulle pendici settentrionali del rilievo.
C’erano delle macchie multicolori.
Rudolph ringhiò per la disapprovazione. «I polacchi!».
La Barbarossa due punto zero non era ancora finita.
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- Episodio 9: Il segmento della ritirata
- Episodio 10: Il segmento dei bungalow
Sven Hassel. Uno dei romanzieri di guerra che ho maggiormente adorato, e che ho scoperto sugli scaffali della libreria di casa. Era un libro di mio padre, dalle pagine lievemente ingiallite e la copertina usurats. Il tuo stile mi ricorda quello di Sven e anche se questa Serie è soltanto la parodia di una battaglia, in fondo anche nelle storie di Hassel c’era del grottesco (e dell’esilarante), al netto del contesto storico realmente esistito.
Sven Hassel per me è un caposaldo (anche se però non è un maestro, perché il suo modo di scrivere è contrario a quello che ho imparato)! Grazie per il commento 🙂
Ciao Kenji, mi sorge una domanda. Ma i responsabili del campeggio, che fanno? 😀 😀 😀
Non mi ricordo bene come la spiego la cosa o se la spiego perché questa serie l’ho scritta in estate 2020 e revisionata in autunno, ma se non ricordo male non ci sono proprio, è un camping autogestito… Grazie per la tua domanda!
La guerra continua, bel racconto.
Alla prossima
Sempre bello leggere i tuoi commenti, Alessandro! Grazie.