Il vagabondo della notte

Serie: Il vagabondo della notte


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: «Non c'è in natura una passione più diabolicamente impaziente di quella di colui che, tremando sull'orlo di un precipizio, medita di gettarvisi.» ~E.A. Poe

Frattanto, mentre le vivide tinture arancioni, a tratti sfumate da intense venature cremisi le quali dipingevano le nuvole ed il cielo, che andavano annegandosi nell’orizzonte reso invisibile dalla sconfinatezza dell’oceano, su cui si riflettevano i caldi colori del tramonto e prendeva forma un’interminabile scia sanguinea – mentre il grande astro infuocato illuminava questo scenario, lui continuava a camminare; ed io, con la perseveranza degna di un segugio da caccia, lo inseguivo. Non saprei dire quanto a lungo lo feci; ma il mio pedinamento proseguì fino a che l’aria non divenne più scura, e i lampioni che si ergevano intervallati a ridosso dei marciapiedi non s’illuminarono, rivelando così un numero sempre minore di persone sotto il loro bagliore.

L’uomo intraprese un percorso che all’apparenza – ma forse non solo all’apparenza – era privo di senso: subito dopo aver avvolto l’angolo al quale lo avevo visto svoltare, gli ero corso dietro e mi ci volle qualche istante perché riapparisse alla mia vista; dopodiché gli stetti alle spalle senza che mai si voltasse, mentre passeggiava, disinvolto, con quel suo passo felpato, lungo tutta la via parallela alla costa, fino a giungere all’incrocio dal quale nasceva Drowned Boulevard, il più antico fra i due viali alberati che attraversavano Gristor – l’altro, ben più ampio ed importante, situato nella parte alta della città, prendeva il nome di New Boulevard. Ebbene, di questa strada non perlustrò che un breve tratto per poi curvare a destra, tornando dunque in linea parallela al litorale. Poi girò nuovamente a destra: a quel punto aveva compiuto un giro d’isolato completo. Non conoscevo la sua direzione d’origine, ma trovo pressoché lapalissiano specificare quanto, a fronte di quella stranezza, la mia curiosità nei confronti dell’uomo in nero s’impennò. Oramai, in effetti, definirla meramente «curiosità» diviene solo un banale eufemismo; una smaniosa e malsana morbosità, è invece una definizione adeguata alla circostanza.

Frattanto riflettevo su un nuovo presagio di familiarità, del tutto simile ad un déjà vu, che gradualmente stava prendendo forma in me. Più osservavo quell’uomo, più mi sembrava di essermici già imbattuto più volte; tuttavia ero al contempo convinto del contrario, perché quando l’avevo intravisto in volto, non l’avevo ricollegato ad alcuna mia conoscenza passata. Ma questo presagio era evanescente, e non gli diedi più peso del dovuto.

Forse i più sagaci fra coloro che mi stanno a sentire – se vi sono coloro che mi stanno a sentire – avranno già intuito dove il mio racconto intende mirare; ma a tutti gli altri le cui idee appaiono ancora offuscate e dubbiose, elargisco il mio invito a proseguire la lettura, o l’ascolto, fino al termine di questa storia; poiché ciò che mi preme maggiormente è testimoniare – per quanto mi sia concesso – a favore dell’esistenza di un demonio primordiale – quell’innato demonio perverso, senza nome, annidatosi nei più indecifrabili anfratti della psiche umana, il quale nessuno può allontanare od ottenebrare fino a fingersi inconsapevole della sua presenza, riponendo fiducia in una falsa vittoria positivista: egli c’è e non si può reprimere senza l’avvenire d’inevitabili, catastrofiche conseguenze. E che questo sia ben chiaro a tutti quelli che, fallendo laddove s’illudono di trionfare, idolatrano la ragione degli uomini elevandola a divinità; queste persone – ne sono più che mai certo – avrebbero bisogno di una buona dose d’umiltà: giacché indistintamente da qualsiasi argomentazione opinabile che costoro, tutti traboccanti d’una squallida presunzione che rasenta le soglie del patetico, possano esprimere, appare ormai ineluttabile che l’ignoranza dell’uomo è talmente abissale che quest’ultimo non è nemmeno in grado di spiegare la sua stessa esistenza. E quando questo accadrà – lo ribadisco: quando anche solo un uomo arriverà a spiegare per davvero, e sotto ogni sfaccettatura, la sua intera natura –, allora si potrà al contempo affermare che egli conosca tutti gli infinitesimi del Cosmo. Ma il suo potenziale di conoscenza, da minuscolo abitante di una barchetta nell’ignoto quale è, è estremamente limitato, perciò non vi è speranza.

Alla fine giunse la notte, e la luce emanata dai lampioni sparsi per le strade non rivelava altro che desolazione. Una fitta nebbia, trascinante con sé un silenzio tombale, calò in città, tale da ostacolare con non poca efficacia il mio pedinamento. Più volte rischiai di smarrire di vista il vagabondo, la cui figura si confondeva e si perdeva in mezzo a quella foschia tipica delle nottate di Gristor; ma fortunatamente egli proseguiva il suo incessante camminare sempre più o meno visibile davanti a me. Non dava l’idea di essere diretto a casa o in un qualche luogo specifico poiché sembrava continuare un percorso che non portava mai da nessuna parte, tant’è che non di rado mi capitava di riconoscere la stessa via tratteggiata appena poco prima. A quel punto iniziai a partorire l’idea che, sebbene non si fosse mai voltato – o almeno così mi parve – dall’inizio del mio inseguimento, si fosse in realtà reso conto della mia presenza, e che stesse tentando in ogni modo di raggirarmi per poi cogliermi di sorpresa alle spalle, magari passando da qualche viottolo seminascosto. Non potevo essere sicuro delle sue reali intenzioni: ma se non era completamente pazzo al punto da vagare di notte, solitario e senza meta, per le strade cittadine, allora aveva una qualche cosa da nascondere, un mistero da tenere celato, un pensiero che non può essere letto; e tutto ciò mi attirava e avversava al tempo stesso.

La nebbia s’infittiva con lo scorrere dei minuti e il contrasto dentro di me non faceva che aumentare. Sapevo che in quell’uomo poteva nascondersi qualcosa di oscuro ed estremamente pericoloso, così come sapevo che non dovevo assolutamente farmi sentire o vedere da lui; ma proprio per tal motivo, proprio per questo, ne ero irresistibilmente attratto. Non ci sono parole capaci di trasmettere in modo del tutto affidabile un’idea tanto paradossale come questa; tuttavia un sentimento del genere è fra i più potenti che possano spingere un uomo a compiere un’azione. Ahimè! Esiste qualcosa di più sofferente di divenire i carnefici di sé stessi; di attirarsi da soli verso la propria rovina; di auto-torturarsi pur essendo nel pieno della propria consapevolezza razionale?

Fu dunque mentre questo invincibile impulso mi spingeva al massimo della sua forza, che io, con un’esclamazione quasi urlata in direzione del vagabondo, spezzai il silenzio della notte.

A seguito dell’atto, che alla ragione appare tanto incomprensibile quanto insensato, la scura sagoma arrestò i suoi movimenti a una decina di metri di distanza da me; ma per un lasso di tempo insolitamente lungo rimase di spalle, senza dar l’impressione di curarsi del richiamo che gli avevo lanciato. Non si girò, anzi prese poi a muoversi nuovamente come nulla fosse, lungo il suo cammino. A quel punto il mio desiderio si fece irrefrenabile, ed un secondo grido, stavolta ben più energico, disturbò la quiete notturna. Ancora una volta l’uomo frenò il suo passo senza volgere lo sguardo. In lui c’era qualcosa che non andava e che mi turbava nel profondo: oramai lo sapevo per certo. Ma era tardi per tirarsi indietro, e pur negli infiniti timori che l’immaginazione genera al cospetto di ciò che è sconosciuto alla mente, non accennai a fuggire. Potevo udire distintamente il battito cardiaco farsi sempre più insistente nel mio petto, che sembrava voler esplodere da un momento all’altro; ma proprio quando stavo per chiamarlo una terza volta, quell’essere errante scattò in avanti rapidamente. Decisi di seguirlo ancora: il suo passo si fece affrettato, e poiché era fuori da ogni ragionevole dubbio che mi avesse sentito, supposi che la sua intenzione fosse la fuga. Tuttavia scartai la mia congettura quando subito mi accorsi che ora era diretto verso una precisa destinazione, la cui idea, lentamente ed inesorabilmente, sorse in me.

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Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Bellissimo questo “pedianamento”, un’attrazione morbosa ed inspiegabile, eppure alla quale il protagonista non si può sottrarre. La tensione è alta in tutto il racconto, sembra di essere lì, pochi passi dietro a “lui”.
    E davvero complimenti, come al solito, per l’accurata (ed azzeccata) scelta stilistica.

  2. “quando anche solo un uomo arriverà a spiegare per davvero, e sotto ogni sfaccettatura, la sua intera natura –, allora si potrà al contempo affermare che egli conosca tutti gli infinitesimi del Cosmo”
    Questo passaggio mi è piaciuto