IL VAMPIRO 

Serie: GLI OSCURI SEGRETI DELLA VILLA MALEDETTA DI GHOST PEAK


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Lucilla incontra e parla con il fantasma che gli rivela di essere stato ucciso dalla sorella.

La bambina rimase lì ferma e allibita.

Il fantasma era andato via e l’aveva lasciata sola nella cucina della villa.

Andò a sedersi sulla sedia a dondolo e rimase a fissare il camino, quando si accorse che il bagliore della luna, che filtrava dentro alla grande vetrata rotta, illuminava un mucchio di ossa coperte di cenere.

All’improvviso sentì un orologio a pendolo rintoccare.

Il suono rimbombò una volta nella villa abbandonata.

La piccola sobbalzò spaventata e corse verso l’uscita, ma un rumore di battiti l’attirò.

C’era qualcuno che bussava, da qualche parte, da dentro a un muro.

Il rumore proveniva dal piano di sopra ed era insistente e regolare.

«Sali…» Le ordinò qualcuno in un sussurro e come ipnotizzata, Lucilla salì ogni gradino cigolante fino ad arrivare in cima alla scala. Davanti a sé trovò una porta semichiusa.

Accanto a essa c’era un grande orologio in legno, appeso alla parete, impolverato e con il vetro rotto.

La piccola notò che il pendolo non c’era, ma lei giurò di averlo sentito battere almeno una volta.

Udì picchiare sul muro ancora una volta, però più forte.

Il rumore proveniva dalla stanza davanti a lei.

Fece qualche passo in avanti, prese il pomello tra le mani e aprì la porta lentamente. Essa emise un cigolio fastidioso.

«Barnaby, sei tu?»

Entrò nella stanza, ma lui non c’era.

C’era solo un’altra sedia a dondolo, illuminata dai raggi della luna e un armadio in legno sigillato e parzialmente coperto da un telo blu scuro.

Lucilla sentì ancora qualcuno bussare. Quel rumore arrivava proprio da dentro l’armadio. Qualcuno stava bussando. C’era qualcuno lì dentro che voleva essere liberato.

Allora la bambina si fece avanti e prese con tutte e due le mani le ante dell’armadio. Respirò a fondo e poi lo spalancò.

Davanti a lei comparve da sotto un lucido mantello nero, una figura viva e spettrale. Un uomo dai capelli lucidi e neri, due occhi caldi come il fuoco, ma tenebrosi come la notte, infossati e cerchiati di nero, il viso pallido cadaverico, magro e spigoloso con le guance infossate, evidenziava le labbra rosse e sottili.

Appena la vide le saltò addosso, la prese per il collo, le mostrò gli scintillanti e aguzzi candidi canini, dopodiché li affondò nella sua tenera carne morbida e profumata.

Si nutrì della sua linfa e poi lasciò la presa facendola cadere a terra.

La piccola aveva il collo con incisi due profondi buchi rossi, dai quali fuoriuscivano rivoli di sangue fresco.

Il vampiro si asciugò le labbra cariche di sangue con un fazzoletto e lo gettò a terra.

Guardò il corpo della bambina, poi andò a sedersi sulla sedia e, avvolto nel silenzio spettrale della stanza, attese.

Lucilla, dopo qualche minuto, si risvegliò spossata.

Aveva le vertigini e la testa le rimbombava. Davanti a lei il mostro la guardava con aria cupa, rigida, severa e perfida con le labbra inclinate verso un lato del viso.

«Sei ancora viva a quanto vedo…», rise lui.

La bambina sempre più impaurita e confusa si mise in ginocchio.

«Cosa mi hai fatto?»

«Scusami, non ho saputo resisterti, sei un buon bocconcino», affermò maligno.

«Cosa sei?»

«Indovina…»

La bambina si rialzò in piedi ma venne subito invasa da un senso di vertigine e nausea.

«Vivo solo, sono figlio di nessuno, un Demone scappato dall’Inferno. Sono il Signore Delle Tenebre. Il Re delle Creature della notte. Quella che voi umani temete più di tutte, perché io posso vivere solo grazie a voi. Sono quello che dorme di giorno e assetato di sangue di notte. Mi nascondo dietro i muri e dentro gli armadi delle case.»

La bambina vacillò impaurita. «Sei un vampiro!»

Il vampiro mostrò i suo affilati canini alla bambina.

Si destò e andò verso di lei.

«Mi chiamo Valerian e sono quello che ha rovinato questo luogo. Quello che ha distrutto questa villa e la sua famiglia. Quello che ha baciato la dolce e sensibile premurosa Joseline.» Lucilla lo guardò ipnotizzata, senza capire cosa stesse dicendo.

Il vampiro si avvolse nel suo mantello, salì sul davanzale di una finestra e si lasciò cadere all’indietro.

La bambina corse alla finestra e guardò giù.

Si era volatilizzato come il fantasma.

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