
In una strana notte
Serie: In una strana notte
- Episodio 1: In una strana notte
- Episodio 2: Il primo demone
- Episodio 3: Il secondo demone
- Episodio 4: Terzo demone
- Episodio 5: Angeli
- Episodio 6: L’interrogatorio
- Episodio 7: Lei sa chi è mia moglie?
- Episodio 8: Il giorno dopo
STAGIONE 1
In una strana notte, di inverno, di quelle gelide, sai, due, tre gradi. No, no, sopra lo zero, dalle nostre parti sai questa temperatura l’avvertiamo come se fossimo sotto la neve, a meno venti.
Mi trovavo, non ditemi come e perché, so solo che mi trovavo in una piazzetta, seduto su una panchina sotto un albero. Di fronte a me c’era un palazzo settecentesco, una meraviglia d’arte! I miei pensieri certo non si fermavano a contemplare l’arte barocca in quel momento, ma erano fissati sul perché mi trovavo lì, solo, in una notte di freddo sperduto anche a me stesso.
Mi guardai attorno con occhi investigativi, frugavo con le mie pupille superveloci tutto ciò che capitava sotto tiro. Ero nella mia città? Mi trovavo in una piazza conosciuta? Quella strada, poco più avanti, era Corso Umberto? Alla fine di quell’esame scrutativo mi resi conto di essere in piazza Corrado Rizzone, nella mia città, che quella strada che si apriva davanti ai miei occhi era il Corso Umberto, che il palazzo nobiliare era effettivamente di mia conoscenza.
Cosa facessi io lì, di notte e sotto una leggera pioggerellina, non sapevo spiegarmelo. Erano le due di notte, solo, al freddo. Ero vestito anche leggero, già inzuppato per quell’acqua che scendeva a farmi compagnia. Come se fossi uscito in una sera di mezza estate a fare una passeggiata, come a godere del fresco rinfrescante delle serate estive, o come se qualcuno, drogandomi, mi avesse preso da casa, dalla mia sfera di sicurezza, e trascinato fuori, al cospetto della mia città, fuori, al pericolo: io, la pioggia, il freddo, la notte e la fontana. Perché? Cosa significava tutto questo? Io non lo sapevo. Come una sera di mezza estate, invece no.
“Nun è ca sono uscito pazzu?”
Mi alzai e comincia a muovermi, lentamente, come se trainassi un carretto pieno di sassi. Ogni due passi dovevo effettivamente fermarmi e respirare bene. La fontana accanto a me, pisciava! Scusate l’espressione ma è proprio quello che faceva. Un rivolo d’acqua usciva, timido, per finire giù, con garbo e quasi in assoluto silenzio a finire il suo percorso. Qua da noi acqua non ne vediamo, pochissima! La stessa fontana sembrava essersi caricata di uno strano senso di colpa, giocava con l’acqua con parsimonia, cercando di non suscitare quel senso di spreco che ogni tanto i cittadini vedevano in lei. La fontana, indiscreta, faceva meno rumore possibile, per non offendere a nessuno, non dando la sensazione di sprecare quella risorsa preziosa. Anche il ricircolo dell’acqua venne interpretato come una diavoleria, al dispetto della mancanza di acqua tante volte sollevata dai paesani spazientiti. Una volta, non ci crederete, un signore salì su di lei e cominciò a bere della sua acqua.
«A chiustu servi l’acqua, a beri, a lavarsi, e non a giocari con le pietre. Cornuti! Dateci l’acqua tutti i jorna, sindaco unni si? Dove sei assessore de ma cugghiuna! Unni?»
Questo avvenne in pieno giorno naturalmente, di notte non avrebbe avuto effetto. Ma non ne ebbe la stesso. Questo per dirvi delle condizioni di secco della mia città e della sicilia tutta e l’aria che si respirava. Almeno quella!
Sentivo quei lievi rumori, non capendo bene se fosse il gioco dell’acqua della fontana o la pioggerellina che sembrava però allentare la sua azione. Quei rumori entravano in me, come a lavare i miei pensieri. Ma io dentro portavo un subbuglio di sensazioni, di paure, di rabbia. Quella poca acqua non poteva mai essere sufficiente! Questo mi capitava sempre quando avvertivo quel senso di impotenza e di assoluta passività, mi resi conto che ero stato trascinato, o ero finito in un posto strano, dal quale non riuscivo a carpirne nulla.
Mi venne l’istinto di salire anche anch’io in groppa alla fontana e gridare cosa ci facessi lì, da solo, impaurito e senza un perché.
Era uno spettacolo spettrale. La luce dei lampioni, proprio scarsa, si rifletteva sull’asfalto. Vedevo delle figure strampalate, sfocate, tremolanti, danzarmi davanti, sembrava che ballavano e si divertivano. Sembrava che la mia paura fosse la loro musica. Un leggero venticciolo aiutava quella serata danzante. Mi strofinai bene gli occhi. Ma era un incubo? Non un’anima viva, né una macchina, niente, io e la mia paura di essere impazzito.
Coinvolto da quelle strane figure, quegli strani esseri macabri ed avvolgenti lì per terra i quali, a me sembrò con insistenza, mi invitavano a partecipare a quella festa. Ebbi la tentazione di lasciarmi andare e morire con loro. Poi sentii un rumore. Proveniva dal viale medaglie d’oro, la via alla sinistra della fontana.
“Tò, talìa che ho compagnia” mi dissi. Appena quel rumore si fece più forte, mi alzai e protesi le orecchie, nella speranza di capire qualcosa in più.
“E cu pò esseri a quest’ora? Ma vedi quantu casinu fa!”
Poi, riflettendoci, anche io ero lì, e che ci facevo? Quindi quella domanda me la ingoiai e aspettai che venisse fuori dal viale quel signore, magari parlavamo un po’, sotto la pioggia sì, ma almeno avrei scoperto qualcosa in più, anzi mi sarei reso conto che fossi vivo, sano.
Poi, cinque minuti di silenzio. Non sentii niente.
“Ma che fine fici? Si è fermato?”
Mi spostai lentamente per vedere se ancor fosse lì quel nottambulo. Uno sguardo lo diedi alla madonnina che mi guardava dall’alto della sua statua, come a dirmi, stai attento, a quest’ora puoi incontrare solo gente cattiva.
La ringraziai ma volli andare avanti. E allontanandomi dal rumore dell’acqua andai incontro all’ignoto, prendendo il viale.
Serie: In una strana notte
- Episodio 1: In una strana notte
- Episodio 2: Il primo demone
- Episodio 3: Il secondo demone
- Episodio 4: Terzo demone
- Episodio 5: Angeli
- Episodio 6: L’interrogatorio
- Episodio 7: Lei sa chi è mia moglie?
- Episodio 8: Il giorno dopo
Mi piace il linguaggio colloquiale con cui è narrata questa storia!
Ciao Nicola, grazie della lettura. E’ un dialogo particolare.
Ho visto che hai pubblicato il Terzo demone, ma a me mancavano gli episodi precedenti, quindi eccomi qui 🙂 L’inizio di questa serie mi intriga molto, amo questo genere di misteri: che ci faceva lì, di notte, il protagonista? Sono molto curiosa!
Grazie Arianna, contento della tua attenzione. Mi preparo anche ad entrare nel tuo mondo di scrittura. Grazie ancora
Questa storia mi ha subito colpito e trascinato via con sé.
Per me è già promossa a pieni voti. 😊👍
Grazie Giuseppe, troppo buono direbbe qualcun altro 😂, ma conoscendoti un pochino ti ringrazio veramente, sono contento, come sempre, delle tue parole. Grazie
Dalla descrizione del luogo e dei dettagli alla promessa che accadrà qualcosa di importante… Ottimo! Aspetto il seguito.
Grazie Antonio
“La fontana accanto a me, pisciava!”
Che bella la descrizione quasi personificata della fontana e della sua acqua!
Grazie Antonio, sì, in quella notte il protagonista di questa storia corre ai ripari, la notte di solitudine ha anche queste sensazioni, la fredda pietra di una fontana diventata “umana”. Grazie
Molto intrigante questa notte siciliana bagnata dalla pioggia! Attendo che si disveli. Bravo Nino!
Ciao Giuseppe, ci sto lavorando