Indicatori di direzione

Serie: Taxi N.4/28


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Ooh, la la la la la, to me» ancora canticchiava allegramente Frank. Lui adorava la musica di quegli anni, era una delle poche cose in grado di fargli dimenticare temporaneamente le ombre del suo passato.




Nel frattempo, terminò di spazzare tutta l’autorimessa. Fece scivolar così tutti i fiammiferi, nella grata posta al centro della zona in cui la pavimentazione era appositamente inclinata. Facendo un po’ d’ordine, tornò a controllare i prodotti chimici e tra diversi sgrassatori e profumanti, ci fu uno spray, uno ben preciso, al quale Frank non sapeva resistere. Spray che con la sua particolare fragranza, rappresentava per lui una vera e propria mania olfattiva, e sentirla anche nella tappezzeria mentre aleggiò tutt’intorno, significò solo una cosa:

tutto va a gonfie vele, non c’è nulla di cui preoccuparsi.


Diede un ultima e rapida controllata in giro, si assicurò di aver messo nella tasca posteriore della tuta da lavoro le chiavi del taxi e prese anche quelle del furgone. Vi salì, mettendo in moto. Con sguardo attento sull’applicazione crittografata alle telecamere dedicate, si assicurò che l’inserimento in carreggiata avvenisse liscio, snello.

Cliccò sul telecomando il tasto corrispondente all’apertura della serranda, ed uscì. Si ritrovò, di nuovo, sul battistrada.

Questa volta però, circondato dalle numerose e ferree regole da seguire rispetto prima.

Varie cose, si sarebbero potenzialmente interposte fra la corretta realizzazione del suo macabro obiettivo, e il non convenzionale contenuto del veicolo nel quale si trovava, assieme ai due turisti.


I piccoli accorgimenti divennero quindi fondamentali, come mantenere una velocità discreta e non fare bruschi cambi di marcia o accelerazioni, dar sempre la precedenza ogni qualvolta fosse obbligatorio, fare molta attenzione ai pedoni e quant’altro. Così come fu consapevole di dover evitare il Lungomare Poetto, visto che in quei circa dieci chilometri di strada a due sole corsie per senso di marcia, in direzione Flumini di Quartu, quella d’incappare un posto di blocco era una reale possibilità, e non avrebbe certo potuto evitarlo a tutta velocità come fece in precedenza.


Dunque quel tragitto fu per Frank assolutamente da evitare. In una strada costiera come quella, meno trafficata, dritta e senza vie di fuga si dava senz’altro più nell’occhio rispetto alle vie interne del centro cittadino.

Tolse fuori un altra sigaretta, accorgendosi poi di aver lasciato i fiammiferi in autorimessa.

Guarda caso, il furgone nel quale momentaneamente si trovò, non disponeva di alcun accendisigari.

Dovette trattenere la sua smania di tabacco, almeno fino al casolare della vecchia e piccola cascina che il padre lasciò lui almeno una decina di anni prima come parte dell’eredità. Se non ci fosse stato nessun intoppo sommario lungo il tragitto ciò gli sarebbe divenuto abbastanza facile. O almeno così, suppose.

Da quando venne strappato gioco forza dal suo vecchio lavoro, iniziò a fumare molto più del solito.

Se prima un pacchetto di sigarette appena comprato gli durò tre o quattro giorni, adesso era solito consumarne praticamente uno intero in neanche mezza giornata. Salvo le volte in cui era davvero contento o su di giri, che guarda caso coincidevano proprio con quelle in cui caricò a bordo più turisti possibile, facendone sparire qualcuno.

Una volta superato il Lungomare New York 11 Settembre, fronte porto, e il successivo Viale Colombo, all’incrocio semaforico con Marina di Bonaria si tenne sulla corsia alla più estrema destra.

Prese dunque, in scioltezza, direzione verso il Viale Salvatore Ferrara.

Tale tragitto gli consentì seppur con maggiore percorrenza, il non passare per il Poetto evitando così quei potenziali posto di blocco. Si trovò dunque nel lungo Asse Mediano a scorrimento veloce, strada tutta cavalcavia e senza corsie d’emergenza nel quale percorse diversi chilometri, fino alle porte della città di Quartu Sant’Elena.


Rifletteva sul da farsi, pregustando il momento in cui avrebbe aperto la sua amata sacca degli attrezzi, preso inoltre dai vari calcoli sul fatto che entro le venti di quella sera stessa sarebbe nuovamente dovuto tornare in servizio.

Sull’app Youtube, collegata allo stereo circa mezz’ora prima tramite bluetooth, in riproduzione casuale suonava l’album Lucky Number Slevin di Joshua Ralph, con proprio la canzone di punta sia dell’album stesso che dell’omonimo film da cui ne prese il nome: Kansas City Shuffle.

Mentre fischiettava il ritmo delle percussioni finali, attendendo con ormai soddisfatta trepidazione l’arrivo prossimo alla vecchia casa, un motociclista piuttosto avventato iniziò a superarlo alla sua sinistra.

Motociclista non al corrente delle reali intenzioni di Frank, visto che non inserì nessuna freccia seppur dovesse svoltare di lì a poco. Il fortuito impatto, seppur lieve, arrivò solenne, improvviso ed inevitabile.


La moto strisciò, percorrendo alcuni metri lungo il fianco sinistro ed evitando così di incastrarsi sotto il furgone. 

Il suo guidatore invece, rotolò, diverse volte, con le braccia parzialmente serrate intorno al capo.

Una decina di secondi dopo circa, forse anche grazie all’adrenalina in corpo, il pilota trovandosi già in piedi iniziò ad inveire verso Frank, apprestandosi a slacciare il casco da sotto per poterselo dunque levare. Fortunatamente per il tassista l’impatto avvenne a velocità piuttosto lieve, mentre per l’ignaro motociclista fu invece la sua più grande sfortuna. Si, perché Frank accortosi solo ad ultimo di non aver inserito la freccia, osservò comunque nello specchietto laterale un millesimo prima dello scontro con la due ruote, ed inconsciamente tutte le sinapsi del suo essere si attivarono implacabili: il centauro, non fece manco in tempo a toglierselo, il casco.


Venne colpito, forte. Lungo la rotula destra, da un manganello telescopico.

Una volta, due volte. Un altra nella gamba sinistra e poi, nello stesso punto, ancora… di nuovo.

Ancora una volta, poi altre due sul torso. Quell’improvvisa, brutale e repentina raffica di colpi lo tramortì all’istante.


Si ritrovò a terra, senza più respirare. Ecco che quindi l’astuto tassista ne trascinò il corpo, alle spalle del furgone, e sbloccò la serratura con la sola vicinanza del cellulare ancora in tasca, grazie ad un altro meccanismo elettronico creato appositamente e precedentemente installato.  Aprì una delle due portiere e ve lo sistemò all’interno.


Questo franò, malamente, rovinando il precario ma preciso ordine che Frank stesso aveva opportunamente creato.


Nessuno aveva assistito alla scena, o almeno così credette, e salì nuovamente a bordo. 


Maledisse l’astinenza da nicotina, rendendosi conto di quanto ancora ne fosse schiavo e fece di tutto per non pensarci. Tanto anche se qualcuno avrà visto qualcosa, non se ne farà nulla della targa, pensò.

Serie: Taxi N.4/28


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Discussioni

  1. Non sono certo che Frank sia un serial killer, perché, solitamente, gli assassini seriali sono metodici, non commettono errori così grossolani e rimangono nell’ombra, pur giocando, a volte, con le autorità. Frank, invece, mi sembra solo un po’ folle, un po’ pazzo e sicuramente molto, ma molto stressato. 😅
    Però, questo non toglie nulla al fatto che è un assassino e, probabilmente, anche un sadico.
    Lo stai dipingendo molto bene, caro Loris.
    Un abbraccio!

    1. Ho voluto creare su di Frank un velo più umano possibile, d’altronde diventare serial killer è sempre fondamento di grossi traumi vissuti e mai superati. Ha emozioni come tutti, seppur cada in sentimenti a dir poco inumani. Questa fragilità lo rende più reale, e non certo meno sociopatico o come tu hai giustamente definito, sadico. La mancanza di nicotina ha contribuito alla sua disattenzione, ma il vero responsabile è il karma: come può uno psicopatico pensare di rapire due turisti a bordo di un taxi, servizio pubblico, e farla franca senza che nessun imprevisto si faccia puntuale? Ecco che proprio qui il karma agisce, mostrando lui che basta un attimo di disattenzione per rovinare i suoi precisi e metodici piani. Ah, ma il motociclista per questo se la vedrà maluccio, mi sa. Seppure lui è solo un mezzo, il veicolo, con il quale il karma si è presentò quel giorno a casa di Frank.

    1. Eh, il caro Frank in piena mancanza di nicotina e sovrappensiero ha proprio dimenticato d’inserire la freccia. Spesso son le cose più banali, a tirare fuori una verità ben celata! Lieto di leggere un tuo commento, e ti ringrazio!

    1. Con questa cosa delle mille parole, diciamo che sei costretto in un modo o nell’altro a circoscrivere la storia e questo crea una specie di rallentamento. In tre capitoli è successo ancora poco, probabilmente su cartaceo tutto ciò si sarebbe sviluppato in uno o un capitolo e mezzo. Detto questo, son davvero contento di leggere questi commenti, per me sempre tanto preziosi a prescindere dal contenuto.