Klaus Josef Rush

Serie: Agente Speciale

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Cobb e Valentine si stesero sui lettini disposti al centro della stanza. Alcuni scienziati collegarono degli elettrodi alle loro teste per monitorarli durante il sonno.

«È proprio certo che possa funzionare? Secondo me è solo una perdita di tempo» borbottò Cobb.

«Stia tranquillo, agente, l’ipnosi è una cosa sicura, non le farò compiere nulla che lei non desideri fare» spiegò il Dottor Smith.

Il ragazzo non ne era troppo convinto, mentre Valentine sembrava a suo agio e lui si fidava ciecamente della propria fidanzatina.

Il dottore ordinò di spegnere le luci e accese i monitor posti dietro ai due agenti

«Ripassiamo il piano. Ora vi ipnotizzerò e vi chiederò di addormentarvi. Una volta entrati nel mondo dei sogni, sarete sempre vigili e potrete parlare con me; mi descriverete quello che state vedendo e sentendo. Vi dirò cosa dire e fare, e quando incontrerete l’uomo vestito di verde, gli chiederete le coordinate del manufatto. Gli elettrodi invieranno i segnali del vostro cervello a questo computer e, se tutto funzionerà come gli scienziati sostengono, anche noi riusciremo a osservare quello che vedrete voi. Siete pronti?». Dal tono di voce Smith sembrava perplesso, almeno quanto loro.

Cobb annuì lentamente.

«Se, quando saremo lì, si mettesse male, come ci tirerà fuori, dottore? Almeno mi lasci portare un’arma» sorrise la ragazza, chiudendo gli occhi.

Smith scoppiò a ridere.

«È solo una visione onirica, ma se la farà sentire meglio, può portarsi tutte le armi che vuole. Dopo tutto, il sogno è suo». Si fece serio e continuò: «Iniziamo. Ora vi dirò alcune parole che vi indurranno in ipnosi: rilassatevi e lasciatevi trasportare dalla mia voce».

Rush era nella stanza con loro, osservava in silenzio e, dentro di sé, sperava di aver trovato il modo di ottenere le risposte a tutte quelle domande che gli riempivano la mente da troppi mesi.

Passarono più di quattro ore senza risultati. I due agenti non riuscivano a dormire a comando e, soprattutto, la ragazza iniziò a diventare irascibile. Il dottore, con la massima calma, ripeté l’esperimento più volte, senza abbattersi, ma nacque presto anche in lui il sospetto che tutta quella storia fosse un’enorme stupidaggine.

«Dormire a comando, addormentarsi ed essere svegli, ma davvero dopo cinque anni al M.I.T. questo è il meglio a cui sia riuscito a pensare?» si chiese tra sé e sé.

Come era accaduto nella notte precedente, i due agenti all’improvviso precipitarono nel solito incubo tetro e desolato. Tutto avvenne così repentinamente che Smith rimase di sasso per alcuni, interminabili, secondi, poi la voce tonante del generale lo fece uscire dal torpore, così iniziò subito a impartire ordini ai due sonnambuli. Ancora una volta, si ripeté lo scenario degli ultimi mesi: la terra era una distesa desolata con pochissimi sopravvissuti, mentre gli scagnozzi di Roobbler erano ovunque. Poi, nuovamente, lo squarcio temporale.

L’uomo con la tuta verde fece capolino dalla fenditura e iniziò a parlare.

«Fatevi dare le coordinate precise del manufatto, la forma, il colore. Chiedete maggiori dettagli!» ordinò il dottore.

Nel sogno comune, la voce di Smith tuonò dal cielo, sovrastando le parole del tipo vestito di verde.

«Dove possiamo trovare il manufatto? Dacci le coordinate, non riusciamo a trovarlo» chiesero Cobb e Valentine all’unisono dopo essersi scambiati uno sguardo.

Le loro richiesta non sortì alcun effetto: l’uomo continuò nei suoi discorsi senza senso; non riuscivano a distinguere una parola dall’altra. Ogni tanto riconoscevano qualche vocabolo, ma era difficile attribuirgli un significato. A un tratto, però, avvenne l’impensabile: il tipo estrasse dalla tasca dei pantaloni un dispositivo molto simile a un medaglione, lo scagliò verso di loro e, appena, questo ebbe toccato terra, proiettò verso l’alto un fascio di luce che prese forma in una mappa del globo terrestre con un puntino luminoso giallo a indicare delle coordinate precise sulla terra. Rush non riusciva a credere alle proprie orecchie; i due agenti ipnotizzati non avevano ancora finito di dare le indicazioni che lui era già corso via verso la sala comando per comunicarle a Stiff e Cloak, nella speranza che trovassero il tesoro tanto agognato.

Mentre guardava il puntino sulla mappa, Valentine fece qualche passo verso la frattura spazio-tempo per vedere meglio il loro interlocutore. Era a pochi metri dalla fenditura quando, ancora una volta, un braccio muscoloso, coperto da una tuta aderente blu, afferrò la testa dell’uomo vestito di verde. Valentine corse verso i due viaggiatori del tempo e vide qualcosa che la sconvolse: per una frazione di secondo, attraverso lo squarcio, riconobbe il tizio al quale apparteneva quell’arto muscoloso. Anche lui sembrò vederla e identificarla.

«Tu morirai molto presto!» esclamò l’uomo.

Valentine si svegliò di soprassalto, era fuori di sé. Saltò giù dal lettino e si scagliò contro il dottore, sembrava impazzita: mise fuori combattimento una ventina di agenti prima che riuscissero a bloccarla.

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«Stiff, queste sono le coordinate. Inutile dirti l’urgenza nel prelevare e riportare immediatamente alla base qualunque cosa troviate» ordinò Rush.

«Generale! Generale! Generale!» urlò un agente, appena entrato nella sala di comando.

L’uomo interruppe la comunicazione con Stiff per prestare la massima attenzione a questa nuova urgenza. L’agente, ancora sconvolto, raccontò l’accaduto e Rush tornò immediatamente da Cobb e Valentine per capire cosa fosse realmente successo.

La ragazza era distesa sul pavimento, stordita. Aveva ancora gli elettrodi di tre taser attaccati al corpo. Il compagno, invece, stava finendo di massacrare degli agenti che avevano osato difendersi dalla furia omicida di Valentine. Rush strappò uno storditore elettrico dalle mani di una delle guardie, prese la mira e mise fuori combattimento anche il ragazzo.

«Che diavolo è successo, qui dentro, in questi pochi minuti?» sbottò il generale. «Smith, ora può venire fuori» sbuffò, guardandolo con disgusto. «Lei è proprio un eroe, vero?» gli chiese, sarcastico.

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Quando i due agenti ripresero conoscenza, erano legati a una sedia dietro alle sbarre di una cella, dove quattro cyborg facevano la guardia con le armi spianate. Valentine scoppiò in una risata sprezzante. I cyborg, una fusione uomo-macchina, erano alti due metri e mezzo e possedevano una grande forza. Erano dotati di un’armatura che forniva loro diversi accessori, difensivi e offensivi. Anche se potevano decidere le proprie azioni, erano programmati per obbedire agli ordini e per non fare mai del male agli esseri umani: la parte robotica impediva alla parte umana di fare tutte quelle cose che avrebbero finito per nuocere alla vita di un essere vivente.

«Cosa vi è preso? Siete impazziti, per caso? Vi siete bevuti il cervello?!» sbottò Rush, entrando nella stanza che ospitava le celle di sicurezza.

I due agenti non dissero nulla, anche perché nemmeno Cobb aveva ben capito cosa fosse realmente successo a Valentine.

«Cos’hai visto attraverso la fenditura?» chiese il ragazzo, girandosi verso la fidanzata.

«Ho visto a chi appartiene il braccio. Ho visto chi prende per la testa il nostro uomo in verde. L’ho visto, Rush!». Sembrava sconvolta.

«Chi è?» domandò il generale, perplesso.

«È Roobbler! Mi ha vista, verrà ad ucciderci, non siamo al sicuro qui, dobbiamo andarcene subito! Rush, tu lo sapevi… Lo hai sempre saputo! Che tu sia maledetto! Liberaci! Lasciaci scappare! Siamo tutti morti che camminano!». Imprecò con maestria.

Cobb comprese le paure di Valentine: se Roobbler interrompeva ogni volta il loro incubo, era chiaro che sapesse cosa stessero cercando, magari lo aveva già distrutto e preparato una trappola.

«Rush, presto! Avverti Stiff dell’imboscata!» gridò il ragazzo.

«Troppo tardi: ho già inviato loro le coordinate più di un’ora fa» commentò, a bassa voce, il generale. Terminata la frase, corse verso la sala di controllo.

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«Signore, abbiamo perso il contatto con Stiff e Cloak» spiegò uno dei tecnici a Rush, appena questi entrò nella stanza.

«Dannazione!» urlò il generale di rimando. «Provate a contattarli nuovamente e continuate fin quando non vi risponderanno».

«Signorsì, signore» rispose l’addetto alle comunicazioni.

«Presto, contatta Rick… Contattali tutti… Rientro immediato alla base» ordinò Rush, avvicinandosi a uno degli agenti seduti davanti ai monitor di controllo.

Il generale uscì dalla stanza imbestialito e svanì nel corridoio.

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Serie: Agente Speciale
  • Episodio 1: Cobb e Valentine – Prima Parte
  • Episodio 2: Cobb e Valentine – Conclusione
  • Episodio 3: Klaus Josef Rush
  • Episodio 4: I Defender – Prima Parte
  • Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Narrativa, Sci-Fi, Young Adult

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    Discussioni

    1. Episodio adrenalinico come il resto della serie, Roobbler è un super villain veramente figo, non vedo l’ora che si faccia vedere.
      Al prossimo episodio

      1. Ciao Alessandro! 🙂
        Sono contento che i personaggi di questa nuova serie ti piacciano e ti ringrazio per aver letto anche questo capitolo.
        Un abbraccio.

      1. Grazie Enrico, sono contento che ti sia piaciuto!
        Ti aspetto per la prossima pubblicazione.
        Ciao 🙂

    2. Ciao Andrea, adesso non vedo l’ora di conoscere Roobbler 😉
      Mi chiedo se Cobb e Valentine saranno gli unici agenti speciali a comparire nella storia, hai definito questa una serie “Avengers”: sono molto curiosa.

      1. Ciao Micol! Roobbler arriverà presto e scoprirai che non è un simpaticone XD
        Ci saranno tanti personaggi, spero di non scordarmeli durante l’avventura.
        Grazie per aver letto anche questo capitolo, un abbraccio.
        Ciao 🙂

    3. “erano programmati per obbedire agli ordini e per non fare mai del male agli esseri umani: la parte robotica impediva alla parte umana di fare tutte quelle cose che avrebbero finito per nuocere alla vita di un essere vivente.”
      Le vecchie buone leggi della robotica 😉

      1. Ciao Kenji e grazie per aver letto anche questa nuova storia!
        Sono contento che il titolo e la storia ti siano piaciuti, cercherò di pubblicare nuovi capitoli ancora più belli 😉
        Alla prossima. 🙂

    4. Ciao Andrea. Ho trovato questo terzo episodio forse più adrenalinico dei precedenti! Sta succedendo il panico! Spettacolo. Particolari le scene iniziali, mi sono piaciute parecchio: mi hanno ricordato scorci di Matrix e Inception. La storia si fa interessante e devo dire che mi sta prendendo parecchio! Alla prossima! 🙂

      1. Ciao Giuseppe!
        Questa è una storia all’Avengers 😉 e le lotte non macherenno.
        Grazie per aver letto anche questo capitolo.
        A presto. 🙂