La decisione

Serie: La Guerra Invisibile


Il pomeriggio passó in silenzio, ogni tanto dalla cucina si sentiva la porta del frigo o il rumore di piatti che venivano spostati; per il resto, sembrava che ognuno si fosse rintanato nella propria stanza assorto nei suoi pensieri.

Sul gruppo whatsapp arrivavano a singhiozzo notizie sul virus, video di medici in divisa che spiegavano come evitare il contagio, politici in conferenza che con espressioni serie ripetevano la gravità della situazione.

Apro gli occhi, per un lunghissimo momento sono immobile a fissare il soffitto, é composto da cinque pannelli di legno tutti di colore diverso, sembra un puzzle. Il telo verde con gli elefanti, appeso davanti all’enorme finestra, ondeggia piano per via del vento che passa dalle piccole fessure. Fuori è buio.

Teo, sdraiato accanto a me, dorme ancora. Il suo corpo emana calore, ha la fronte un po’ corrugata e ad ogni respiro lento le sue labbra si schiudono leggermente. Lo osservo, penso a quanto sia fortunata ad aver conosciuto una persona come lui nella mia vita, a quanto mi ha insegnato e a quanto siamo cresciuti insieme.

Come un fulmine, torna nuovamente il ricordo di quel giorno: lo stordimento, il formicolio alle mani e alle gambe, il dolore al petto. La cosa peggiore è stata la sensazione di affogare, come se l´aria mi entrasse nei polmoni ma non ci fosse ossigeno, sentivo che non ne avevo abbastanza e piú mi disperavo e agitavo, più ne avvertivo la mancanza.

Dicono che è questo quello che succede quando vieni infettato, i tuoi polmoni cedono, se non ti attaccano a un ventilatore sei morto. Non ci sono abbastanza ventilatori per tutti.

Sento lo stomaco bruciare e mi vengono i brividi. Non voglio che Teo provi dolore. 

Con la mano frugo tra le coperte cercando il cellulare, manca poco alle otto, la riunione dovrebbe iniziare a momenti, sono quasi tutti alla sala comune. 

Sveglio Teo, gli bacio la fronte, lui mugugna, si stiracchia, apre gli occhi.

La sala comune é uno stanzone enorme che ospita quattro divani e due poltrone disposte in cerchio attorno ad un tavolino basso. É quí che ci troviamo quando dobbiamo decidere insieme sulle cose importanti, ma a parte in queste occasioni non viene sfruttata molto perchè per le sue dimensioni è impossibile da tenere calda. 

Mi siedo su un bracciolo del divano rimasto libero mentre Teo si accomda sul pavimento di legno invecchiato. Osservo i volti dei miei compagni mentre cerco di afferrare pezzi di conversazioni sparse; tutti stanno parlano della stessa cosa.

-Ragazzi é arrivato il momento di parlare di cose serie, dobbiamo decidere come muoverci! Ad oggi non abbiamo ancora trovato un altro edificio dove spostarci e questi bastardi se ne fregano se finendo in strada verremo contagiati!- 

 Agata è in piedi e richiama così l’attenzione generale, se ne vergogna un po’, le sue guance arrosiscono ma non per questo smette di parlare: -In un solo giorno nel Regno Unito c’è stato un aumento di 84 casi, 69 di questi a Londra! 

-Certo! É quello che vogliono no?- Valerio fuma nevroticamente tirando e sbuffando di continuo, andando così a contruibuire alla cappa di fumo che si era creata tutto intorno, -Lo hanno fatto apposta per farci morire, perchè siamo troppi, credete a quello che dico! Questi lo hanno inventato in laboratorio e adesso ci usano come cavie!- 

Ed ecco che si comincia. Qui ognuno ha la sua teroia: Valerio, che è uno dei piú grandi, sostiene insieme a non pochi altri, che il virus sia stato creato in laboratorio. tra questi altri, pero’, ci sono Oscar, Violet, Jacob e Tusca che credono sia una arma battereologica per diminuire la popolazione; Julie, Kate, Anna e Louise che sono convinti sia un atto preparativo per un vaccino globale che verrá usato come scusa per impiantarci nanocellule con le quali verremo controllati attraverso le reti 5G e poi Riccardo, Agata, Filip e Nikolay che affermano sia un diversivo per distogliere i riflettori dalle truppe militari che USA avevano inviato e disperso in tutta Europa. 

Il resto di noi si divideva tra chi lo vedeva come una ribellione della Madre Terra stanca di essere maltrattata dall’Uomo, chi non si spingeva oltre l’assunto secondo il quale derivasse semplicemente dal mondo animale, e chi non ci pensava piú di tanto, perchè infondo quello che contava adesso era che migliaia di persone erano morte in poco piú di due mesi e che questo non sembrava finire. 

C’era un gran chiasso di voci che si sovrapponevano, ogni tanto qualcuno gridava sopra gli altri per chiedere una cartina o un accendino, poi si tornava in botta e risposte disordinati tra vari gruppi di pensiero quando a un certo punto Cecília urlò:

 -Silenzio!-

Presi tutti di sorpresa, zittimmo voltandoci verso di lei, che seguendo a farci con le mani il segno di non parlare, alzò al massimo il volume della radio poggiata sul tavolo. La radio, che apparteneva ad Herry, il piú anziano del gruppo, aveva l’aspetto vintage di un modello anni ’70, il che contribuiva a rendere quel momento ancora piú surreale: immaginate una ventina di ragazzi, che fino a tre, quattro mesi prima, se ne stavano con i loro drammi quotidiani a vorticare per la metropoli Londinese, unirsi adesso in silenzio per ascoltare le notizie alla radio. Immaginate una popolazione intera, il mondo intero, cosí: con la propria vita ordinaria capovolta, tutte le certezze crollate. 

La radio vomita parole, ce le vomita addosso come una cosa disgustosa e improvvisa che ti piove sopra e tu non puoi farci niente. Si riassumono i positivi al contagio, i morti: si ricorda di lavarsi le mani. Tutti gli esercizi commerciali verranno chiusi, chiusi gli uffici e le scuole. Bisogna mantenere una distanza di sicurezza di almeno tre metri gli uni dagli altri, vietati gli assembramenti di piú di due persone. Vietato uscire se non per necessitá primissime, vietato lavorare a meno che tu non sia essenziale. 

-E chi lo decide se uno è essenziale oppure no? Gli essenziali possono andare a morire o sono immuni?- sbotta Jacob accarezzando distrattamente la testolina di Delia addormentata sulle sue gambe.

-Nella mia compagnia sono l’unica rimasta, una mia collega é incinta e un altro é diabetico; sono soggetti a rischio e hanno ottenuto l’approvazione a restare a casa, ma se chiamano me dovró andare altrimienti mi fanno fuori- dice Cecília innervosita. 

-No, tu non ci andrai! Ci hanno detto di restare a casa, é quello che faremo.- interviene Arthur; il suo accento francese lo rende complicato da capire e per questo ha preso l’abitudine di parlare lentamente. Riprende: – Questa è la nostra casa, in un momento del genere, non ci possono cacciare fuori, saremmo piú di venti per strada, andrebbe contro le loro stesse leggi-.

-Sai che gliene frega, la corte suprema é praticamente la Regina, sono al di sopra della legge loro- contesta Anna, con il suo fare cinico e un po’ ostile che la contraddistinguono. 

-Non importa, dobbiamo provarci- risponde calmo lui dandole poi le spalle. 

-Anche perchè non abbiamo alternativa- finisce poi Agata, rivelgendosi un po’ a tutta la platea.

Concordammo cosí che la Resistenza sarebbe stata la nostra risposta e preparammo una tabella orario per i giorni seguenti, con i vari turni di vedetta, assegnando ad ognuno qualche compito in maniera da essere pronti al loro arrivo. 

Serie: La Guerra Invisibile


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Discussioni

  1. Molto interessanti i presupposti di questa serie, soprattutto perché ci riguarda tutti da vicino. Attendo i prossimi episodi e ti faccio i miei complimenti!