La falena

“Egli è quello, dunque, che ha paura del buio, perché al buio vede o crede di vedere; quello che alla luce sogna o sembra sognare cose non vedute mai.” Il fanciullino, Giovanni Pascoli

Da piccolo, come molti bambini, avevo una gran paura del buio. Non ero ancora capace di discernere la realtà dalla finzione, per questo davo assolutamente per vera qualunque storia mi venisse raccontata dai compagni di scuola o dalla televisione. Alcuni dei miei amici, nei momenti di svago, raccontavano spesso storie di bambini sconosciuti uccisi da esseri notturni, da mostri terrificanti che appaiono solo di notte, quando tutti dormono, nascondendosi nel buio, attirati dall’odore della paura. Queste storie venivano spesso ripetute da voci diverse, ognuna delle quali aggiungeva particolari disturbanti dei decessi o descrizioni così raccapriccianti di tali esseri da farti credere di poterli vedere anche in pieno giorno, negli angoli più bui in cui cadeva l’occhio e in cui non si riusciva a vedere bene. Alcuni parlavano di aracnidi umanoidi che si nascondono sotto il letto, altri parlavano di spettri deformi che spuntano fuori dalle pareti della stanza, mentre altri ancora parlavano di uomini senza volto, dal corpo alto e sottile, che ti fissano per tutta la notte e che, se ti accorgi della loro presenza, ti strappano la faccia e la indossano come una maschera.

Non esistevano foto che li ritraessero, tuttavia alcuni dei miei amici, quelli che giuravano di averli visti con i loro occhi, provavano a disegnarli sui loro quaderni. Benché i disegni fossero poco convincenti e approssimativi, ciò non impediva alla mia fantasia di giocare brutti scherzi, facendomi passare continuamente notti insonne. Ogni volta che arrivava l’ora di andare a dormire, temevo con tutto me stesso che quella potesse essere l’ultima notte della mia vita. Non riuscivo mai a dormire, il mio sudore era così freddo che era quasi sul punto di ghiacciarsi, e tremavo così tanto che il mio letto tremava assieme a me. Certe volte mi capitava anche di appisolarmi, ma quelle volte che mi risvegliavo in piena notte ritrovandomi ancora immerso nel buio, finivo per urlare come un pazzo.

Non saprei dire con certezza di aver mai visto davvero uno di quei mostri, ma ricordo che in certe notti, forse per l’eccessiva mancanza di sonno, mi era capitato di adocchiare una mano affilata e contorta spuntare da sotto il mio letto, oppure una sagoma fugace e informe muoversi negli anfratti più bui e remoti della mia cameretta, o ancora la figura di quello che sembrava un uomo ma che non lo era affatto, e che era ferma, in piedi, immobile, di fianco al mio letto. Forse avevo anche visto il suo volto.

Potei tornare a dormire serenamente quando intuii che quelle creature temevano la luce più di ogni altra cosa, per questo iniziai a tenere sempre la lampada accesa sul mio comodino. Recuperai presto il riposo perso nelle notti insonne e potei finalmente tornare a vivere in piena tranquillità.

Tuttavia non durò molto.

Potendo dormire di nuovo tornai ad avere dei sogni. Benché fossero assurdi e sconclusionati, molti di questi erano facilmente ascrivibili alla crescita e alla fantasia di semplice un bambino. Altri, invece, non lo erano.

Iniziai ad avere strani incubi che col tempo divennero sempre più spaventosi e frequenti.

Faticherei nel descrivere e nel ricordare i particolari di ogni sogno, tuttavia posso affermare con certezza che la fonte della mia paura non aveva niente a che vedere con i mostri della notte. Col tempo mi accorsi che questi sogni avevano uno schema, degli elementi comuni che si ripetevano, anche se in forma diversa.

In uno di questi incubi, probabilmente il primo che abbia mai avuto, sognai di essere in cima ad un faro. Era notte fonda, e ricordo che il faro emanava una luce così potente che al suo passaggio sembrava si facesse giorno e subito dopo di nuovo notte, all’istante. Attorno al faro c’era solo un mare inquieto, mi trovavo su un isola minuscola e non vi erano segni di terra all’orizzonte. Alla fine, tuttavia, potei vedere da una delle larghe vetrate un oggetto muoversi in lontananza, a mezz’aria. Era lontano, e riuscivo a vederlo solo ad istanti intermittenti, quando la luce del faro raggiungeva la sua posizione per poi sparire di nuovo ripetendo il suo giro. Era troppo lontano per poterlo definire, tuttavia mi accorsi che ad ogni intervallo di luce che mi permetteva di vederlo si faceva sempre più grande e più vicino. Più si avvicinava e più era possibile definire la sua forma. All’inizio sembrava un piccolo insetto, ma più si faceva vicino e più dovevo ricredermi. Un ultimo giro di luce e avrei potuto finalmente vederlo con chiarezza, ma quando il faro illuminò di nuovo in quella direzione l’insetto era sparito.

Un forte boato, tutta la torre del faro tremò e caddi a terra, le vetrate si ruppero tutte e i vetri schizzarono dappertutto. L’imponente insetto si era posato sul tetto del faro. La lampada all’interno continuò a fare luce per alcuni istanti, ma si spense subito quando sentii la struttura dell’edificio incrinarsi. Il pavimento sotto i miei piedi pendeva verso un lato e, dopo qualche secondo, la torre crollò con me al suo interno. Caddi e precipitai uscendo attraverso una delle vetrate rotte, e con un guizzo di luce scaturito da un lampo potei vedere uno scoglio poco prima che vi si sfracellasse il mio cranio.

Fu proprio in quel momento che mi svegliai nel cuore della notte, ricoperto di sudore e con il cuore che batteva a mille. Al mio fianco la lampada sul comodino era ancora accesa.

Le mie giornate divennero un inferno, tornai ad avere paura e, anche se riuscivo a dormire, mi svegliavo sempre nel cuore della notte in preda al panico e non riuscivo mai a riposarmi. Non so per quale motivo, ma quelle volte che mi svegliavo di soprassalto a notte fonda, ritrovandomi sempre la lampada accesa al mio fianco, cominciai a provare una certa inquietudine al chiarore di quella luce, quasi come se attirasse una presenza sinistra.

Una notte ebbi un altro incubo, forse il più spaventoso di tutti: sognai di ritrovarmi in un deserto. Il cielo era sereno e splendeva un sole cocente ma rigoglioso, rassicurante. Poi vidi in alto, apparso chissà dove, un gigantesco oggetto nero che si stava muovendo verso il sole. All’inizio, istintivamente, pensai fosse la luna, ma la sua forma tutt’altro che circolare e il suo modo di muoversi mi fecero subito pensare che si trattasse, invece, di un gigantesco animale. Somigliava ad una grossa falena.

Si posò sul sole coprendolo quasi del tutto e generando qualcosa di simile ad un’eclissi. Immediatamente il cielo si fece nero e le sabbie del deserto si tinsero di rosso. Mi sentii sprofondare nella sabbia, e qualsiasi cosa facessi non riuscivo a liberarmi. Venni risucchiato e inghiottito fino al collo e, in quel momento, vidi il cielo nero, col sole eclissato da quella creatura, precipitarmi addosso. Fu in questa occasione che potei finalmente vedere quella creatura con chiarezza.

Quando mi risvegliai di nuovo nel pieno della notte riuscii solo a spalancare gli occhi. Mi mancava il respiro e, per qualche motivo, non riuscivo a muovermi. Il mio corpo era come paralizzato. Sentivo degli strani formicolii su tutto il corpo, e quando provai a chiamare i miei genitori non riuscii ad aprir bocca. Potevo muovere solo gli occhi. Mi guardai attorno, la lampada al mio fianco era ancora accesa. Poco più sopra vidi che era lì.

Era aggrappato alla parete su cui poggiava la testata del mio letto. Una gigantesca falena. La sua testa somigliava a quella di un umano scarno e senza mandibola. I denti superiori erano storti e scheggiati, i suoi occhi enormi da insetto avevano delle pupille folli e prive di anima che guardavano ovunque e da nessuna parte in modo quasi spasmodico. Dal palato gli fuoriusciva un organo simile ad una proboscide in cui scorreva, e con cui pareva risucchiare, del materiale liquido. Poco dopo mi accorsi di avere la cima della proboscide ficcata nella tempia.

Riuscii finalmente ad urlare con tutto il fiato che avevo in corpo e, con una forza improvvisa, riuscii a muovere il braccio e a spegnere la lampada sul mio comodino.

Non saprei dire con precisione se si trattasse ancora di un sogno o se era la pura realtà, sta di fatto che da quella notte tornai finalmente ad avere sogni sereni. Riuscivo di nuovo a dormire, senza tenere necessariamente accesa la lampada sul comodino. Non avevo più paura di alcun genere di mostro, avevo addirittura smesso di pensarci. Forse perché ero cresciuto.

Anche il buio aveva smesso di spaventarmi, la lampada sul comodino, da quel momento, mi sarebbe servita soltanto per leggere un libro ogni tanto prima di dormire, e non per scacciare esseri notturni. Ben presto mi dimenticai anche della falena. Sogno o reale che fosse, imparai a non dormire con la luce accesa.

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Discussioni

  1. esperienze infantili traumatiche che rimangono impresse anche in età adulta, sebbene, con la maturità, la ragione dovrebbe smussarne la tragicità e spesso non ci riesce. Molto ben raccontato e ottima anche la copertina

  2. Ciao Samuel e benvenuto. Il tuo racconto è originale sicuramente scritto bene. Forse un cambio di ritmo sarebbe, in alcuni momenti, congeniale. Concordo con David sul tempo presente, quantomeno negli spezzoni in cui descrivi i sogni.

    1. Ciao Cristiana e grazie per il commento! In effetti dovrei ancora imparare a padroneggiare il ritmo e i tempi della narrazione. Cercherò di fare di meglio nel prossimo racconto!

  3. una paura arcaica molto comune, quella del buio, è qui rappresentata sotto un’ottica personale e molto originale, nessuno me l’ha chiesto ma se devo dire la mia il trip del sogno funzionerebbe meglio al tempo presente, ciao

    1. Ciao David! Grazie per la recensione e non aver timore, qualsiasi opinione é sempre ben accetta! Per la parte relativa ai sogni avevo pensato di scriverla al passato perché il narratore, che é anche il protagonista, sta comunque raccontando qualcosa che gli é capitato di sognare quando era piccolo, e quindi sta raccontando qualcosa che, certamente lo ha segnato, ma che é comunque avvenuto in un passato ormai remoto. Forse se lo avessi scritto al presente sarebbe stato più di impatto, ma credo non avrebbe avuto molto senso a livello cronologico/narrativo.

  4. Ciao Samuel, ben arrivato su Open. Ho letto questo tuo primo racconto con piacere, è piacevole e scritto davvero bene, complimenti, pubblica ancora!