
La presentazione
Serie: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 1: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 2: Simplicio
- Episodio 3: Il signor G
- Episodio 4: ALICE
- Episodio 5: Emme di maggio
- Episodio 6: Tziu Giulliu
- Episodio 7: Tziu Luisicu
- Episodio 8: Nonna Caterina
- Episodio 9: La signorina Tomasi Tanina
- Episodio 10: Signora maestra
- Episodio 1: Gioia mia
- Episodio 2: Zia Gavi’
- Episodio 3: Maura Melas
- Episodio 4: Due robusti centenari
- Episodio 5: Il canuto e la brunetta
- Episodio 6: La presentazione
- Episodio 7: L’amore al tempo del Covid
- Episodio 8: Il gatto è morto
- Episodio 9: Il tredicesimo centenario (parte prima)
- Episodio 10: Il tredicesimo centenario (parte seconda)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
La sala era gremita. Nelle prime file c’erano i centenari, i quasi centinerai, e gli ultracentenari. Dietro a loro, figli o nipoti o pronipoti.
Nelle ultime file i curiosi, che del libro sapevano ben poco e quelli che avevano letto A sa beccesa ed erano lì per la dedica. Infine, in piedi, alcuni parenti, amici e conoscenti dell’autrice. In fondo alla sala, in piedi, c’ero anch’io, che per resistere più a lungo, avevo appoggiato la schiena alla parete. In mano avevo il mio quadernetto con la copertina rossa e una matita legata con lo spago, per gli appunti.
La giovane Maura Melas stava seduta dalla parte opposta, per la prima presentazione in pubblico della sua opera illustrata, con ritratti e testimonianze dei Sardi più longevi della sua zona. Cuori impavidi, ancora palpitanti, riuniti in poche ore, in mezzo al cuore più alto dell’isola. Là dove si può ammirare o salire fino alla vetta Bruncu Spina, bella più che mai, quando indossa il suo candido cappotto invernale.
Erano accorsi in tanti a quell’incontro. Quelli del fan club A Kentannos-e- Prusu avevano noleggiato due pullman granturismo, che passando di paese, in paese e di casa in casa, cittius, cittius (zitti, zitti), erano giunti fino all’ingresso della biblioteca comunale di quel piccolo paese ai piedi del Gennargentu. Il pullman Deplano era dotato di pedana mobile per il trasporto di carrozzine: anche i più vecchi e meno dinamici avevano potuto salire senza difficoltà.
Al centro del tavolo, di fronte alla platea, erano in tre. A sinistra dell’autrice una giornalista di Videolina; a destra Il Poeta, che avrebbe dedicato alcuni versi al pubblico presente in sala e soprattutto alla giovane artista che li avrebbe resi immortali con il suo volume realizzato in cinque anni di intenso lavoro, passione e bontà d’animo.
La giornalista aveva il compito di fare una breve introduzione, per poi cedere il microfono e la parola all’artefice dell’opera.
Maura Melas era visibilmente turbata, sorridente, un po’ imbarazzata. Non era abituata e nemmeno si aspettava una partecipazione così numerosa. Ritrovarsi al centro dell’attenzione, con centinaia di occhi addosso e orecchie tese per sentire le sue parole, poteva essere motivo di orgoglio, ma anche di tensione. Le gote leggermente arrossate tradivano il suo stato d’animo, come quello di una giovane donna ancora timida, che appare esattamente così com’è, senza maschera. E forse aveva paura di deluderli. Il dubbio di non essere all’altezza delle aspettative, in questi casi, e` sempre in agguato. Avevano compiuto un lungo giro, tra curve e contro curve, per raggiungerla e testimoniare, ancora una volta, in carne e ossa, la loro resilienza; probabilmente sentiva il peso di quella responsabilita`.
A toglierla dall’imbarazzo era stato Giovanni – classe 1924 – chiedendo la parola col braccio sinistro alzato a novanta gradi. Non era mancino ma, come diceva spesso: “Non vorrei essere confuso con uno di quelli avvezzi al saluto romano”.
«Possiamo sciogliere il ghiaccio con un po’ di musica?» aveva chiesto Giovanni, dopo la solita battuta.
«Sì, certo» aveva risposto lei.
E così, prima di iniziare ad esporre la lunga storia del suo ambizioso progetto, giunto finalmente a buon fine, e pronto a spiccare il volo, per il mondo, come un giovane airone senza stormo, un primo, umile strumento a fiato, su suittu, aveva iniziato a diffondere le note allegre di su dillu. Musica di accompagnamento per uno dei canti e balli tipici del repertorio popolare folk.
Un attimo dopo si era alzato in piedi un altro “baldo giovane”, dal fisico secco e un po’ curvo, come un esile fusto di olivastro, lambito dal fuoco e piegato da bentu estu.(1) Con un fiato incredibile aveva iniziato a suonare la sua armonica a bocca. Altri due anziani – seduti in seconda fila – avevano proseguito con le launeddas. Infine, da una voluminosa custodia, era spuntato un organetto. L’abilità dell’uomo, nel manipolare i tasti dello strumento con le sue dite scarne, aveva incantato tutti, creando un’atmosfera festosa e magica.
Dopo un attimo di silenzio, la platea aveva reagito con un fragoroso applauso.
Il ghiaccio era finalmente sciolto, i volti dei partecipanti apparivano più distesi, i loro occhi – rallegrati da quelle vivaci improvvisazioni musicali – decisamente più brillanti. Potere della musica, ho pensato osservando la diversa espressione sul volto di chi stava accanto a me.
Maura Melas, commossa da quel concertino breve ma intenso, si accingeva ad affrontare il suo compito, e pareva circondata da una corte numerosa di antichi cavalieri e dame, pronti a sostenerla, ad ogni passo, in quella sua prima esposizione in pubblico.
Dopo il breve discorso, preparato con cura e memorizzato, probabilmente, per non rischiare di confondersi per l’emozione, c’erano state le domande di chi voleva saperne di più e di qualcun’altro che, ovunque andasse, sentiva il bisogno impellente di aprire bocca solo per non passare inosservato. Il tipo che aveva fatto la domanda con un tono polemico, come aveva mormorato Il Poeta, con un termine non proprio aulico, era il solito guastafeste, fulminato con lo sguardo da tutti gli altri intorno.
Subito dopo, l’ amico e sostenitore dell’autrice, si era alzato dal tavolo per avvicinarsi al leggio e aveva iniziato a declamare alcuni versi: gli ultimi da lui composti per l’occasione. I primi risalivano ai suoi vent’anni, quando l’avevano costretto a levarsi le braghe corte per fargli indossare la divisa di soldato semplice, e spedirlo in Abissinia, a combattere nella guerra d’Africa. La sua guerra di sopravvivenza forse l’aveva vinta anche per quella sua inclinazione a evadere col pensiero, attraverso la sua vena poetica. Da allora, tornato a casa, sano e salvo, erano passati fiumi di parole, in versi e in prosa, orali e scritti, di rabbia e di dolore, di speranza e fede nel Signore.
Il titolo di quei versi era:
Elicrisi
In questo fausto giorno di maggio,
tutti presenti, attenti e fieri,
voci, sguardi e gesti veri.
Impauriti e con coraggio,
senza infamia e senza gloria,
siamo i figli di questa Storia.
Storia antica e storia nuova,
lunga e colma d’ogni prova.
Tra i ricordi di noi mortali,
foglio su foglio rilegato,
coi colori del volto ritratto,
vivi per sempre, tali e quali.
E inariditi, pari all’ elicriso,
ancor avremo lo stesso sorriso.
In conclusione alla serata, c’era stata il tanto atteso momento delle dediche, su ciascuno dei libri impilati sopra il tavolo.
Anch’io, diversamente autrice di piccole storie, mi avvicinai per mettermi in fila, a salutare e ringraziare. Avevo iniziato a conoscere Maura Melas poco tempo prima, attraverso le parole del suo libro, dai vari post e messaggi sul cellulare, e persino al tavolo di una trattoria, davanti a un piatto di fregula con carciofi, per poi ritrovarla in quella piacevole serata, che avrei descritto, con un po’ di fantasia, nel mio nuovo racconto bonsai.
(1) bentu estu: vento Maestrale
Serie: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 1: Gioia mia
- Episodio 2: Zia Gavi’
- Episodio 3: Maura Melas
- Episodio 4: Due robusti centenari
- Episodio 5: Il canuto e la brunetta
- Episodio 6: La presentazione
- Episodio 7: L’amore al tempo del Covid
- Episodio 8: Il gatto è morto
- Episodio 9: Il tredicesimo centenario (parte prima)
- Episodio 10: Il tredicesimo centenario (parte seconda)
Mi piace tutto ciò che hai scritto ma un’emozione particolare me l’ha data la spontaneità dei “vecchietti” nell’improvvisare in autonomia il concertino iniziale. Resilienza, resistenza, esistenza. Vero che siamo “non produttivi” ma non chiediamo molto, lasciateci sognare ancora!
Forse uno dei segreti per restare giovani di spirito e mantenerci piu` attivi e`proprio l’ inguaribile tendenza a sognare, a evadere col pensiero, inseguendo chimere.
Ciao Giuseppe, un abbraccio.
“Non era mancino ma, come diceva spesso: “Non vorrei essere confuso con uno di quelli avvezzi al saluto romano”.”
Applauso. Grazie M. Luisa!!!
Grazie a te Giuseppe. 😉
Essendo, a quanto ho capito, un racconto parzialmente di fantasia è interessante il ruolo della protagonista: spettatrice della storia che racconta.
Brava in particolare per l’esercizio poetico – apprezzo sempre chi si sforza di costruire rime – e per la scena della musica.
La presentazione vera sara` tra pochi giorni e non sono sicura di poter partecipare. Per ora mi sono limitata ad immaginarla. I versi sono un mio diletto da sempre. Rime baciate, poi rime alternate ed ora rime intrecciate, che spero di poter migliorare. Sono un po` “vintage”. Non mi cimento mai con i versi sciolti, anche se sono sicuramente piu` attuali; in questo caso, comunque, dovevano esprimere le parole di un vecchio. Se hai percepito uno sforzo nella loro composizione, devo dedurre che non sono abbastanza fluidi. Accetto consigli.
Grazie Francesco.
Mi riferivo soprattutto all’impegno di mettere in rima dei versi rispetto a tanti che scrivono pensierini sul diario, troncano la frase andando a capo e secondo loro hanno fatto la poesia.
Occhio alla differenza tra versi liberi e versi sciolti.
I versi liberi non hanno né metriche né rime:
“Ho comprato la carne
Duecento grammi di tritato
E tre bistecche”.
Sono davvero pochi i poeti che riescono a trasmettere sensazioni attraverso questo stile. Non è da tutti scrivere:
“Si sta,
Come d’autunno
Sugli alberi le foglie”
Ci vuole bravura.
I Versi sciolti hanno metrica e rime, ma non seguono schemi ordinati. Uno degli esempi più fulgidi è “La quiete dopo la tempesta di Leopardi”, tecnica in versi sciolti sublime.
Se ti piace giocare con le rime e le assonanze io prendo molto spunto dal rap di venti anni fa, Caparezza e Kaos su tutti,
gente capace di intrecci che possano andare oltre la rima baciata e rendere il gioco accattivante.
Grazie Francesco, terro` a mente queste tue parole e seguiro` il tuo suggerimento. Ho sempre ascoltato con piacere il vecchio rap.
Fin da bambino ho sempre avuto bisogno dei miei tempi per comprendere le cose, e anche da adulto continua ad essere così. Sono arrivato lungo sull’architettura che sta dietro a questa tua serie, ma ora che riesco ad intravvederne le linee che reggono il progetto ne rimango piacevolmente colpito!
Grazie di 💝, Roberto.
Ti confesso che, come spesso accade, forse anche a te, questa serie ha svoltato in una direzione che inizialmente non avevo previsto. Mi ha stuzzicato il volume di quasi seicento pagine pubblicato a marzo scorso, che oltre ad avermi incantato per le foto e le testimonianze dirette dei protagonisti, mi ha ispirato questi ultimi racconti di fantasia, a tratti un po’ bizzarri.
Ho sorriso all’idea dei pullman che fanno il giro dell’isola a raccattare tutti quei giovincelli e radunarli nello stesso luogo per un momento di convivialità così bello da riuscire a commuovermi. Hai descritto esattamente ciò che accade quando le persone stanno insieme. Credo che sia trasversale all’età anagrafica, è una cosa che si sente dentro ed esplode. Perché l’uomo è fatto così e non lo puoi ingabbiare. E poi ho visto te, sul fondo, in piedi e con la schiena appoggiata alla parete che prendi appunti su un quadernetto. Posso dirlo? Forse l’immagine più bella di tutto il racconto. Bravissima.
Il libro “A sa beccesa”, di Maura Melas (titolo e nome modificati), contiene davvero le testimonianze dei piu` longevi di una sola provincia, quella situata nel cuore della Sardegna. Il tour con il pullman, percio`, e` meno lungo e meno faticoso, ma non proprio un giretto.
A fine serie, Maura Melas permettendo, svelero` il titolo esatto del libro e dell’ autrice che mi hanno ispirato questi ultimi episodi.
Grazie! Così ce lo andiamo a leggere 🙂
Grazie a te, anche da parte di “Maura Melas”; se vuoi puoi sbirciare su sololibri.net, tra le recensioni piu` recenti di B. Cedrina.
“Non vorrei essere confuso con uno di quelli avvezzi al saluto romano”.”
Questa mi piace! E bravo lui 😂
Un po’ di ironia su qualcosa che, nella realta`, non ci fa stare troppo allegri.
Questa volta non mi sono commosso, ho completato la lettura del racconto con un buon sapore in bocca. Sapore di buon cibo, buon vino, buona poesia e tante belle persone. Tranne una, forse, che non riesce mai a cogliere l’occasione di star zitta.
Ciao Giancarlo, grazie. Buon cibo ok. La nostra cucina non e` male, quando i cuochi sono bravi. La buona poesia, non saprei: sto sperimentando la rima intrecciata, semplice. Non sono le rime dantesche, ma… ci provo.
” La sua guerra di sopravvivenza forse l’aveva vinta anche per quella sua inclinazione a evadere col pensiero”
Quanto è vero… Ognuno ha la sua guerra personale, più o meno seria, per carità, ma ognuno la sente importante. E chi può, si aiuta esprimendosi come sa, evadendo o sfogandosi, o magari solo raccontando.
Siamo approdati in quest’isola virtuale, anche per evadere da una realta` materiale, spesso dura e opprimente.
“e di qualcun’altro che, ovunque andasse, sentiva il bisogno impellente di aprire bocca solo per non passare inosservato.”
L’ho visto succedere spesso… Brava👏
Il mondo e` vario, talvolta avaro e un po’ avariato.
“dal fisico secco e un po’ curvo, come un esile fusto di olivastro, lambito dal fuoco e piegato da bentu estu.”
Forte questa descrizione 👏
Grazie😊
Leggendo questo testo si respira proprio l’atmosfera dell’evento: sembra proprio di essere lì ad osservare la scena, ascoltando, infine, anche i versi del poeta.
A tal proposito, ho apprezzato molto la poesia che hai riportato alla fine del racconto: un tocco che aggiunge profondità e realismo alla storia.
Ho cercato di comporre i versi immedesimandomi in una persona molto anziana. Non so se sono riuscita nell’ intento. Di capelli bianchi, ormai, ne ho tanti anch’io, percio` anche il mio pensiero, a volte, comincia ad avere caratteristiche senili.😉
Grazie Giuseppe, dei tuoi graditi commenti.