La promessa

Serie: Una promessa è una promessa

A John bastano due secondi per riconoscerlo e sprofondare nella completa incredulità. Richard Thompson è un uomo alto e robusto, col ventre trasformato dal tempo in una botte, i capelli folti e bianchi come la barba. Già troppo vecchio per pensare di andare nuovamente in guerra ma ancora abbastanza forte per portare avanti la sua fattoria. Si fa largo tra la gente e arriva ad afferrare John per un braccio.

«John!», urla, fissandolo negli occhi, identici a quelli di sua moglie. «Cosa fai?». Sta tremando. John la osserva un attimo e dopo aver ricordato i suoi pensieri a colazione, decide di non degnare il padre di risposta. Continua a ricambiare lo sguardo di Richard, impassibile, senza aprire bocca.

«John! Ti sei arruolato?».

«No», replica, dopo un’altro silenzio eterno. Sposta lo sguardo dietro la schiena del padre e vede Tom che torna indietro. Quando il ragazzo si accorge della situazione si allontana, capendo che la mossa migliore è non intromettersi.

Alla risposta del figlio Richard trattiene il fiato, non abituato a lasciarsi sfuggire sospiri di sollievo. Il tremore alla sua mano si placa e il suo sguardo allarmato si tranquillizza, tornando distaccato come il solito.

«Ma se mi tieni i cavalli vado a farlo», mormora John, incamminandosi per mettersi in fila. Richard, che non ha ancora mollato la presa, stringe più forte la mano, bloccandolo all’istante. John serra i denti, torna indietro e prova a liberarsi con uno strattone.

«Tu non ti arruolerai».

«E perché no? Da quando t’importa cosa faccio?», domanda, in tono accusatorio. Richard lo squadra, senza dire parola. Poi, le labbra di John sussultano in un ghigno. «Ah, hai solo paura di perdere un paio di braccia per il lavoro, vero?». Inclina la testa e fa una risata tesa. «Cos’altro potevo aspettarmi da te?». Nella sua voce risuona chiaro il disprezzo.

«John, non andrai in guerra», ribatte Richard, con fermezza.

«Io ci vado invece. Te la puoi cavare benissimo anche senza di me».

«No, John, ubbidisci».

«Perché?!», urla. La testa gli pulsa. Tutto l’odio che prova per lui esce allo scoperto. Digrigna i denti, respirando veloce, sentendo male alla mandibola. Gli occhi non sono più impassibili, ma spalancati, la fronte aggrottata come le sopracciglia.

«Perché non sei pronto», risponde Richard, con la sua voce potente e profonda.

«Cosa ne vuoi sapere! Non sai niente di me, niente!». John usa tutta la sua forza per liberarsi dalla morsa del padre e alla fine ci riesce. Sente la gola graffiata dalle sue parole sbraitate.

«Sono tuo padre e tu mi ubbidisci. Ti vieto di andare». La gente attorno cammina distante da loro, lanciando qualche rapida occhiata per capire se continueranno a discutere solo con le parole. Anche alcuni ufficiali hanno riposto l’attenzione su di loro.

«Non accetto degli ordini da te».

«Allora dimmi perché ci vai, John. Forza», lo incita Richard, avvicinandosi. Lo fissa negli occhi, godendosi il momento in cui John esita, senza sapere come rispondere.

«Per il paese», farfuglia, cercando di non mostrarsi debole.

«Per il paese?», sbotta con un mezzo sorriso, per niente divertito. Torna immediatamente serio, affilando lo sguardo. «In questo modo non durerai un giorno, ragazzo».

«E tu, allora? Perché ci sei andato, eh?», contrattacca.

«Per te e tua madre».

«Grazie, ma se fossi rimasto a casa, forse lei sarebbe ancora qui», risponde aspro, carico di dolore e rabbia.

«Senti John», mormora il padre, cercando di avvicinarsi, ma il ragazzo si sposta, mantenendo una certa distanza. «Ti faccio una proposta. Vuoi servire il paese in guerra? Prima allora dimostrami di essere uomo».

«La tua proposta non conta niente, lo sappiamo entrambi».

Si guardano in cagnesco, poi Richard si spiega meglio. «Voglio una tua promessa, John». Il figlio indietreggia mentre Richard dice a voce alta. «Prometti di restare, finché non mi avrai dimostrato ciò che ti ho detto».

«Non ha senso», dice John, e velocemente monta in groppa a Tyson.

«Ma l’hai promesso!». Quella di Richard non è una domanda, ma gli basta un’ultima occhiata al viso del figlio per vedere che l’accordo è stato stretto. E allora sa che John è al sicuro.

 

Il vento soffia impetuoso, sgombrando il cielo dalle nuvole. È passata da poco l’ora di pranzo, ma John rimane seduto per terra con Tyson che pascola a poca distanza da lui. Con le mani sbriciola i pezzi di neve ghiacciata e sporca che hanno resistito alla pioggia della notte. 

Non è seduto su una collina a caso, ma su quella di sua madre. La collina dell’incubo. Solitamente non gli fa uno strano effetto, anzi, lo fa sentire meno solo. Non oggi però. Ha ricevuto già abbastanza attenzioni dalla persona da cui non si aspetta mai niente.

In lontananza compare Tom a cavallo. Quando localizza l’amico, cambia subito direzione per raggiungerlo.

«Ci avrei scommesso un occhio che eri qui», borbotta finché smonta dalla sella. Con un colpetto fa allontanare il cavallo. Osserva la tomba immacolata. È sempre molto curata e circondata da fiori freschi.

«Cosa farai adesso?».

«Adesso? Non lo so». Raccoglie i blocchi di neve per lanciarli in lontananza. L’amico gli si siede vicino.

«Ma cosa gli è preso?», chiede all’improvviso John, verso il cielo, come se si aspettasse di ricevere qualche risposta. «Non doveva intromettersi, non oggi».

«Arruolati lo stesso, John», dice infine Tom, alzando le spalle. «Ecco cosa farai. Vai in città e ti arruoli».

«Non posso, Tom», mormora, scuotendo piano la testa.

«Ti ha fatto promettere, vero? Altrimenti non saresti qui». John rimane in silenzio, facendo capire a Tom d’aver indovinato. «Ti sei fatto incastrare».

«Senti, non so cosa mi è preso».

«E allora? Se non sei d’accordo non dovresti ascoltarlo. Tu non gli devi niente», gli dice con determinazione, guardandolo. In tutti gli anni trascorsi insieme John si è sempre rivolto a lui per parlare di suo padre.

«Ma ho promesso, Tom. Sai come sono in questo caso». Tom si limita a sbuffare irritato e si alza in piedi.

«In questo caso sei un idiota!», scoppia infine, il viso arrossato per la rabbia. «Dovevamo andare insieme in guerra. Non voglio andare da solo. Abbiamo affrontato tutto insieme: la morte di tua madre, il lavoro nelle fattorie, la partenza di mio padre e le risse a scuola. La guerra doveva far parte della lista!».

«Credi ne sia felice, Tom?». John rimane seduto, il volto rivolto in alto, verso l’amico.

«Va’ al diavolo», borbotta infine Tom. Raggiunge il suo cavallo, monta in groppa e sparisce in lontananza. Qualche secondo e John urla, l’espressione travolta dalla rabbia. Raggiunge la lapide bianca e vi siede accanto. Il contatto con la pietra ghiacciata lo fa rabbrividire ancora di più.

«E così sono incastrato», mormora, rivolgendosi forse a sua madre, forse a nessuno.

È sera quando John si alza. Ha le gambe indolenzite. Monta in groppa a Tyson e si allontana dalla collina di Julia, sua madre. Non sa dove andare, ma poi si ricorda della signora Collins. Con un sospiro direziona il cavallo verso la proprietà dei Collins.

Una volta arrivato si fa coraggio e bussa alla porta. Gli apre Tom, serio in volto.

«Emozionato?», chiede John con un filo di voce. Senza dire niente, Tom lo afferra per la spalla per abbracciarlo e dargli delle pacche sulla schiena.

«Sei un cretino», ridacchia e  lo fa entrare.

«Buona sera Mrs. Collins. Sono tornato», alza una mano in saluto.

«Per fortuna John, sto preparando la cena anche per te», sorride, mentre ancora cucina. Il nonno di Tom è seduto sul divano logoro e parla da solo. Quando la signora Collins gli rivolge lo sguardo, scuote leggermente la testa.

I ragazzi vanno in camera di Tom. A John però non è sfuggito quel che ha visto nella stanza principale della casa.

«Cosa … cosa è preso a tuo nonno?».

«È da diverse sere che blatera da solo. Anche di notte a volte». Tom scrolla le spalle, chinandosi a raccogliere la sua sacca.

«Sta diventando …».

«Pazzo?», lo interrompe, caricandosi il bagaglio sulla spalla. «Sembra essere così. Immagina come sta mia madre adesso. Questa partenza è la cosa più sbagliata in assoluto».

John rimane in silenzio, senza saper che dire. Poi, per la prima volta in assoluto, le parole di Richard rappresentano un piccolo aiuto.

«No, non è vero. Vai in guerra anche per tua madre e tuo nonno».

«Siamo sinceri, John. Noi abbiamo pensato quasi sempre al nostro ritorno, dopo la vittoria».

«Solo per non farci intimorire», aggiunge John. «Non farti passare per vigliacco». Prima di uscire dalla stanza, Tom si guarda attorno. Il suo sguardo si fissa sull’ultima cosa rimasta ad ornare le pareti.

«Ci saranno problemi? Per tua madre intendo, con il lavoro».

«Non per il momento. Mio nonno è sempre lo stesso nel lavorare, ma non so se le cose peggioreranno col tempo e né se potrò tornare ad aiutarlo», dice Tom. Si avvicina alla parete e strappa con attenzione il manifesto.

«Tom, se continui così ti prendo a sberle. Tu tornerai». John gli appoggia una mano sulla spalla. «Per il lavoro qui ci sarò io se serve».

«Grazie», sospira, piegando più volte tra le mani il foglio di carta. «Senti, per quello che ti ho detto oggi… non volevo. Sei sempre stato di parola tu, dovevo aspettarmelo». Gli porge il manifesto ripiegato. «Prendi, questo tienilo tu. Magari farai in tempo a raggiungermi prima che io vinca la guerra».

«Puoi scommetterci».

Serie: Una promessa è una promessa
  • Episodio 1: L’arruolamento
  • Episodio 2: La promessa
  • Episodio 3: L’addio e un nuovo inizio
  • Episodio 4: Il primo incontro
  • Episodio 5: Kathrin Wilson
  • Episodio 6: Problemi (pt.1)
  • Episodio 7: Problemi (pt.2)
  • Episodio 8: La decisione
  • Episodio 9: Salvagente
  • Episodio 10: Scambio di promesse
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

    Commenti

    1. Ivan Collura

      Più leggo e più mi piace, perché tutto sembra reale. Mi è piaciuta molto anche la scena del poster, ma non so perché, visto che dovremmo essere più avanti nel periodo, ho pensato all’immagine dello Zio Sam col dito puntato, e la scritta: I WANT YOU.

      1. Linda Minati Post author

        Questa è una gran bella cosa! 😀 È bello quando è chi legge e non chi scrive a riempire con certi particolari 🙂 sinceramente non lo avevo mai visualizzato bene, altrimenti lo avrei descritto, però questa tua idea mi sembra molto d’effetto anche se al momento così, rispondendoti di slancio, non ricordo se il periodo è quello giusto, forse 🙂

      2. Ivan Collura

        Il periodo è giusto, il poster dello Zio Sam è stato messo in mostra sia nella prima che nella seconda Guerra. Ma il tuo racconto è ambientato negli Stati Uniti?

    2. Giuseppe Gallato

      Mi associo a quanto detto dagli altri: siamo agli inizi e la storia comincia a dettare le sue “ragioni d’essere”, a svilupparsi attraverso i personaggi… attraverso le loro vicende, i loro vissuti, le loro memorie, le loro vite. Tutto concorre, dai dialoghi alle descrizioni (mai superflue). Proseguo. 🙂

      1. Linda Minati Post author

        Poter prendere una situazione iniziale e svilupparla sotto vari aspetti spaziando anche tra i ricordi del passato è sempre intrigante e stimolante… Ed è facile perdersi in qualche modo! Ma questo tuo riscontro mi dà fiducia 🙂 grazie! Buon proseguimento 😀

    3. Tiziano Pitisci

      Si sta configurando un complesso sistema di relazioni che rappresenta una buona premessa per lo sviluppo della storia. Amicizia, rapporto genitoriale, ricerca di uno scopo…tutti temi interessanti e avvincenti in una cornice pre industrializzazione. Attendo nuovo episodio!

      1. Linda Minati Post author

        Ciao Tiziano! Ottimo, è molto bello vedere arrivare quello che volevo comunicare col racconto. Grazie per questi feedback! Il terzo episodio arriverà all’inizio della prossima settimana

    4. Micol Fusca

      Ciao Linda, il tuo mi ha ricordato i burberi padri di campagna. Uomini abituati a reprimere i proprio sentimenti perché si sono addossati l’onere della famiglia o, forse, perché non gli è stato insegnato a lasciarsi andare. Quella che hai intessuto è una bella amicizia, sono curiosa di conoscere l’evoluzione del legame che unisce i due ragazzi con il proseguo della storia.

      1. Linda Minati Post author

        Ciao Micol! Sviluppare il personaggio di Richard è stato infatti davvero un bel percorso e non vedo l’ora di condividere con voi le tante sfaccettature del suo essere. Altrettanto vale per il rapporto tra John e Tom, è stato bello raccontare una amicizia con la “a” maiuscola. Con l’inizio della prossima settimana caricherò il terzo episodio, non vedo l’ora. A presto!

    5. Antonino Trovato

      I timori di un padre fiero, austero, in cui intravedo la preoccupazione per un figlio forse troppo acerbo, forse impulsivo, forse non ancora pronto per qualcosa come la guerra. Ma anche la tristezza di John, il suo conflitto e dolore per una madre che non c’è più, compensata dall’amicizia con Tom, un rapporto che avverto molto forte e importante. La storia mi mostra un bivio: la guerra li riunirà o li dividerà per sempre? Un episodio che ha saputo trasmettermi le diverse eemozioni dei tuoi protagonisti. Un saluto Linda, alla prossima!

      1. Linda Minati Post author

        Ciao Antonino, mi fa piacere capire che i personaggi riescano a comunicare i loro stati d’animo e che questo finisca col coinvolgere il lettore. A presto!