
La promozione
In occasione del lieto evento: la nascita della mia piccola creatura avvolta nella sua candida copertina, adornata di foglie, questo racconto semiserio, frutto del mio stato febbrile di questi giorni.
David McConnell era un venditore di Bibbie porta a porta. Ai libri sacri univa sempre un omaggio, un piccolo profumo che creava lui stesso. Da lì nacque la brillante idea del marchio di fabbrica, la CPC, che inizialmente produceva solo profumi, per poi ingrandirsi, diversificando con prodotti cosmetici e bigiotteria. Il commercio ebbe un’ampia diffusione in varie parti del mondo – oltre 150 Paesi – Italia compresa. Attualmente questa azienda, sorta negli Stati Uniti d’America nel 1880, è finita in bancarotta per debiti.
Carmela aveva arrotondato per anni il modesto reddito famigliare con la vendita di quei prodotti cosmetici a domicilio. Aveva una vasta cerchia di clienti abituali: vicine di casa, amiche, amiche delle amiche. Certe volte le invitava a prendere un the con i savoiardi, che preparava lei stessa, come il fondatore David McConnell creava i profumi da abbinare alle Bibbie.
Di solito incontrava le sue clienti nelle loro case, per proporre i nuovi prodotti del catalogo, o per consegnare quelli già ordinati in precedenza, impegnando tempo, parole e suole.
Quando aveva deciso di cambiare azienda aveva optato per un altro genere di articoli a marchio tedesco che le permetteva di guadagnare di più. Suo marito faceva l’imbianchino, si era messo in testa di fare il pittore. Solo quando gli consentivano di imbrattare i muri a modo suo, accettava lavori su commissione. Nella casa al mare di un pronipote dell’onorevole Giorgiante, piena di ritratti degli antenati gerarchi e mezzi busti del duce, aveva affrescato le pareti con una cornicetta in alto, decorata con stelle e falci di lune.
Pamela aveva potuto studiare grazie al modesto introito di sua madre e si era laureata con 110 e lode e i complimenti della commissione accademica.
Dopo tre anni dal glorioso coronamento dei lunghi e faticosi studi universitari, era ancora disoccupata. Aveva perciò deciso di trovarsi un lavoretto che le permettesse di guadagnare qualche euro per il cinema, per una pizza o per le ricariche del telefono, senza dover chiedere ogni volta i soldi a sua madre. Un’amica col pancione le aveva proposto di sostituirla per la vendita a domicilio di articoli da cucina Tup. Pamela aveva accettato subito, seguendo l’esempio materno. E aveva iniziato a organizzare piccoli party, in casa di qualche conoscente, amica o parente, che avrebbe ricevuto, in regalo, un articolo offerto dalla ditta.
I borsoni pieni di oggetti da mostrare erano faticosi da trasportare. Il ricavato era scarso e a malapena riusciva a coprire le spese di viaggio in treno e ad ammortizzare, lentamente, il costo del materiale in dotazione.
Carmela, intanto, aveva già acquisito una vasta clientela nel raggio di pochi chilometri, per la vendita dei prodotti tedeschi per l’igiene della casa. Stanca e amareggiata nel vedere il sacrificio di sua figlia che tornava a casa esausta, aveva deciso di cederle il campo.
Pamela, però, a parte la desinenza dei loro nomi, non era come Carmela. Le mancava il senso degli affari, non era altrettanto espansiva e non riusciva a intortare le clienti come aveva visto fare, tante volte, da sua madre. E quando era un po’ depressa, per le scarse vendite, la pergamena nel cassetto e un altro curriculum inviato invano, prendeva la penna e riversava le sue pene in un diario.
Un giorno che la luna era più storta del solito, aveva iniziato a scrivere dopo cena e aveva smesso all’alba del giorno dopo.
Carmela, come tutte le madri che si impicciano, mentre sua figlia crollava addormentata, aveva iniziato a leggere. Lucciconi e sorrisi si alternavano, mentre scorreva quelle righe di vita vera. Niente di nuovo, eppure quelle pagine la stupivano e la incuriosivano, come fosse un’altra storia.
Qualche ora più tardi, mentre Pamela, col suo umore nero, frustava le uova per preparare i savoiardi, Carmela l’aveva esortata a scrivere ancora altri racconti.
La ragazza non sapeva se adirarsi e sfogarsi con lei per aver letto il diario a sua insaputa, o sentirsi confortata dalle parole affettuose di una mamma chioccia. Era rimasta a lungo perplessa, pensierosa. Carmela aveva intercettato i suoi pensieri. «Questa è la tua strada. Non preoccuparti: a camminare si impara cadendo.»
Dopo quel giorno con l’umore a terra, mettendo il suo magone per iscritto, anche lo stato d’animo era salito, dalle zolle alle stelle. In poco tempo il manoscritto era bello e finito. Lo aveva spedito per posta celere e, come per le richieste di lavoro, aveva atteso invano, per un anno intero, che qualcuno degli editori a cui lo aveva mandato si degnasse di rispondere almeno con un no, un forse o un le faremo sapere.
Era giù di morale, mangiava biscotti a tutte le ore del giorno e nelle notti che non riusciva a dormire. La taglia quaranta era solo un ricordo di quando pesava la metà. Nella vasca da bagno si sentiva come un canotto-balena, ogni giorno più gonfio.
Carmela era più triste ancora, digiunava spesso e si era ristretta come un cappotto di cashmere lavato a novanta gradi. La notte, prima di addormentarsi, apriva la Bibbia, leggeva e rileggeva, sempre le stesse pagine.
Una mattina, prima di fare colazione e di levarsi il pigiama per lavarsi, aveva raccolto, in fretta e furia, tutto l’oro che avevano in casa, suo e del marito, sparito di punto in bianco, con un vecchio amico. Qualcuno diceva di averli visti, completamente nudi, in una spiaggia a La Valle della Luna (Santa Teresa di Gallura), a fare i Figli dei fiori rinsecchiti, dicevano le malelingue.
Carmela si vergognava un po’, quando incontrava qualcuna per strada che le chiedeva, con un sorrisetto ambiguo, «e tuo marito come sta?». Erano quelle con la puzza sotto il naso che volevano coprire – come diceva sua nonna – l’odore dei loro pitali con fazzoletti di seta. Lei faceva un sorrisetto storto, con un’espressione da paresi facciale, poi un cenno di saluto sbrigativo, tra il rabbioso e il pietoso, e tirava dritta.
I soldi racimolati dai compro oro non bastavano per pagare la stampa neanche dei primi cento libri. Aveva chiesto in una delle agenzie dove, secondo la pubblicità, si poteva ottenere un prestito in ventiquattro ore. In realtà, di tempo ne serviva di più e gli interessi, più le spese per la pratica, le erano sembrati un furto. Alla fine dei conti, per evitare il cappio della finanziaria, aveva ceduto anche i due servizi in argento: vassoio, zuccheriera, lattiera, caffettiera, e una serie di posate che aveva ricevuto come regalo di nozze. Più le cornici con le foto del matrimonio, eliminate insieme allo spazzolino, alle vecchie pantofole e alla vestaglia da camera del marito.
In casa c’erano ancora due borsoni pieni di articoli della Tup, per fare l’ ultimo party e ripartire subito, con una promozione del tutto nuova.
Carmela si era rimboccata le maniche e preparato dolci in abbondanza. Aveva invitato le donne del coro parrocchiale, la cugina catechista con le altre del gruppo e la squadra di volontarie del servizio SOS.
Un sabato sera che Pamela era andata con le amiche da Pizz’and Love, aveva portato le sedie fuori, sul bel tappeto verde del giardino, per avere più spazio. Usando le sue spiccate doti di venditrice navigata, aveva esibito e decantato le qualità straordinarie di quella mercanzia rimasta invenduta. Dopo aver fatto piazza pulita di quelle giacenze, aveva messo all’asta intere confezioni dei prodotti tedeschi che teneva di scorta nel ripostiglio. L’offerta più alta sarebbe stata per una giusta causa, aveva detto alle sue ospiti.
«Pamela non sta bene, è depressa, soffre di emicrania, di attacchi di panico, di insonnia e incubi notturni. Non può girovagare da un paese all’altro, carica di borsoni.» Aveva spiegato con un atteggiamento melodrammatico da commedia dell’arte napoletana.
Quella sera aveva racimolato una discreta somma; molto più di quanto sperasse. Molte donne, per la causa, avevano fatto una generosa offerta. La serata era stata proficua e movimentata. Quando lo stuolo di quelle signore, generose e veloci nell’ andirivieni per vuotare i vassoi, erano andate via, il prato pareva calpestato da un branco di bufale selvagge. Carmela, però, era felice, come il giorno delle nozze, accanto all’uomo che avrebbe poi voluto sparare, col fucile a canne mozze ereditato dal nonno.
Il titolo che Pamela aveva dato al suo libro era: Acqua nova, impresso sulla foto della cover di una boccetta di profumo. In pochi giorni la stampa delle prime cento copie era pronta.
Carmela e Pamela avevano preparato dolci a gogò: bianchini, anicini e fruttini. E tra un sospiro e l’altro, dovuti all’ansia, anche molti sospiri di mandorle, avvolti in carta velina.
Prima di addormentarsi Carmela aveva letto i soliti versetti dalla Bibbia. “Davide cacciò la mano nella sacca, ne trasse una pietra, lanciò con la fionda e colpì il filisteo in fronte…”
Subito dopo aveva recitato un Gloria Pater e per finire un segno di croce. E un grazie anche a David McConnell della CPC. Che Dio l’ abbia in gloria, aveva pensato Carmela, mentre premeva l’interruttore dell’abat-jour sul comodino.
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Un delicato e profumato pozzo dell’anima dove i sogni, i pensieri e i canti delle protagoniste si alzano silenziosi e commoventi.
Le loro anime affondano lo sguardo oltre la soglia della sofferenza in mezzo alla serenità, consapevoli dei loro limiti…..
Meravigliosi i protagonisti delle tue opere…..camminano su una piccola sporgenza di tempo sopra l’abisso dell’eternità……
Volevi farmi piangere? Ci sei quasi riuscita Migeè. Adoro il tuo stile poetico; dove potrei leggere i tuoi versi? Finora, a parte Alda Merini e poche altre, non ho ancora trovato una poetessa che mi incanti. Forse la rivelazione che aspettavo sei tu, che possiedi e sai esprimere questo divinino potere di scavare tra le righe, fino all’essenza piú profonda di chi ha lasciato i segni su quelle righe.
Grazie, mi farai sapere?😊
Cara M.Luisa, grazie……grazie per avermi paragonato alle grandi donne del pensiero…….è un onore per me.
Perdonatemi se sto camminando in silenzio fra di voi, ma il vostro è uno scrigno caldo e profumato di parole…..parole che avvolgono di musica il silenzio…..
Scivolo lentamente nei meandri fecondi dei vostri pensieri e dei vostri cuori, ho voluto conoscervi e farmi conoscere dolcemente, perché scrivere è un salto di fede…….
Siete tutti straordinariamente talentuosi e le vostre parole stanno nutrendo la mia anima assetata di bellezza.
Abbi cura dei tuoi meravigliosi personaggi, loro sono la luce che illumina le tue radici che affondono nella tua anima e ti danno il coraggio necessario a seguire il tuo talento fin dove ti condurrà…..
Sono una collezionista e so riconoscere il talento……e tu sei destinata ad avere successo……
A presto.
Grazie Migeè, le tue parole sono brividi, lievi, che accarezzano, scaldano e danno nuovo slancio alle chimere di una sognatrice.
Il tuo racconto semi-serio e a tratti quasi grottesco (l’immagine della donna nella vasca da bagno colpisce) è riuscito, secondo me, molto bene nel suo intento di mostrare la caparbietà di una madre quando si incaponisce a volere a tutti i costi il bene di un figlio. I personaggi inciampano e si rialzano, sembrano non farcela e invece sì. E tu, lì, che osservi con occhio sornione, senza risparmiare lor qualche scherno, ogni tanto. Molto brava.
Ciao Cristiana, questi giorni sono tanti i messaggi, i commenti e i post a cui devo rispondere; naturalmente se sono felice, peró rischio di trascurare qualcuno o di rispondere fuori tempo massimo. Ed eccomi di nuovo qua a dove eravamo rimaste nelle ore del travaglio che hanno preceduto il “parto”. Ho voluto interrompere la serie “I ragazzi della via Polli”, per restare in tema di promozioni. Hai provato a leggere Nova, il nome del profumo, al contrario? David McConnell é stato il suo fondatore.
Grazie Cristiana.
Sai che non ci ero arrivata? 😅
Da noi erano i prodotti di bellezza – come li chiamavamo allora – piú venduti. Molte amiche e compagne di scuola, per guadagnare qualche lira, prima studiavano, poi andavano in giro a distribuire i prodotti. L’associazione di pensiero tra questo genete di proposte commerciali e il programma di presentazione del libro era invitabile e mi martellava.
Tipo ‘Avon’, che qui da me andava alla grande 🙂
“E tra un sospiro e l’altro, dovuti all’ansia, anche molti sospiri di mandorle, avvolti in carta velina.”
Applauso 👏 👏
Questo passaggio mi è piaciuto tantissimo! Anche il racconto è stato molto coinvolgente. Ho provato pena e compassione per la protagonista ma allo stesso tempo, ammirazione per la sua caparbietà a voler rincorrere il suo obbiettivo. Complimento M. Luisa 🙂
Ciao Giglio, che piacere ritrovarti a condividere un mio piccolo racconto.In quest’ultimo librick credo di aver sbagliato qualcosa nell’impostazione. Avevo l’intenzione di scrivere un racconto un po’ comico ed é venuta fuori una breve storia che ha trasmesso soprattutto un senso di tristezza o pena e compassione come leggo nel tuo commento. I tre personaggi principali li ho un po’ ridicolizzati, soprattutto il padre, ma anche Carmela, la madre. E Pamela l’ho paragonata a un canotto gonfio come una balena. Se l’intento fosse stato di scrivere un racconto piú serio, avrei usato espressioni piú rispettose verso queste due figure femminili poco fortunate. Credo di non aver trasmesso in modo chiaro il messaggio che avevo in mente. Ma poco male, l’importante é che in qualche modo abbia suscitato un po’ di interesse.
Ciao Giglio, grazie.
Ciaooo M.Luisa, sempre bello scambiare opinioni con te. C’è una sfumatura umoristica e si capisce ma allo stesso tempo sei stata capace di fare immedesimare il lettore nel caos (interiore ed esteriore) dei personaggi. A me è piaciuto molto e complimenti alla tua capacità di scrivere d’impulso.
Grazie ancora Giglio. Questo spazio su Open é molto importante. Poter discutere e confrontarci su tutto ció che ruota intorno al mondo delle parole, su quante usarne, come farne a meno (quando sono di troppo), e come metterle insieme per comunicare in modo efficace il senso di ció che vorremo esprimere, ci permette di fare passi avanti. I commenti e i suggerimenti sono fondamentali per poterci migliorare.
Un abbraccio.
Bello questo racconto M. Luisa. Bello, realista e coinvolgente. Un che di amaro, un senso di ingiusto lo lascia ma, visto l’argomento, è più che giustificato. Comunque l’iniziale onorevole “Giorgiante” mi ha fatto scompisciare (riposi in pace l’animaccia sua!). Un abbraccio!!!
Ho sudato sette magliette prima di trovare un cognome adatto. Spero che ti abbia fatto sorridere anche la cornicetta sul muro, a stelle e falci di luna.
Grazie Giuseppe. Un abbraccio.
Molto bello, davvero.
E direi che è perfetto per celebrare il lieto evento! 😉👌
Secondo me il metodo migliore per promuovere il proprio libro è attraverso OnlyFans! Tutti filmati estremi dove nei momenti salienti e nelle inquadrature endoscopiche, la copertina del libro da promuovere appare coprendo e nascondendo. L’unico metodo per vedere il filmato completo di dettagli mitocondriali è quello di acquistare il libro! Dimmi te se non sono un genio!
Ciao Emme! Il tuo racconto, come al solito, mi ha catturato e fatto sorridere e ragionare insieme al post di Francesco su come promuovere al meglio la propria opera… Mi piacerebbe avere le capacità comunicative di un pubblicitario affermato, i contatti giusti e soprattutto la spregiudicatezza e la faccia tosta di un venditore porta a porta… 😀
Sto anche lavorando ad una specie di cartone animato promozionale, ma “minchia” se è complicato!
Oh, se hai idee su come promuovere tutto, svelamele in pvt! Che io ho il terrore di parlare in pubblico!
Ciao Emy, ti svelo un segreto, tanto nessuno ci ascolta. Sto intensificando le mie pubbliche relalazioni nel palazzo in cui abito, dove di solito i rapporti sono “ognuno per sé e Dio per tutti”. Ho già accennato un invito en passant. I savoiardi non li so fare, le ciambelle di pasta frolla, invece, mi vengono tutte col buco, belle e buone. La prima presentazione credo che la farò alle tante signore del condominio. E poi ho in mente alcuni aperilibri in qualche bar poco distante da casa. A dicembre andrò più lontano, di sei o sette chilometri, cioè al mio paese di nascita. La mia cara amica del cuore mi ha generosamente inserito nella programmazione di una scuola di recitazione e canto. Poi, in seguito, forse in estate, andrò in un villaggio turistico. Le opzioni che ho in mente sono tre: un B&B di un conoscente, la terrazza di una vicina; oppure, male che vada, il tappeto secco del mio giardinetto.
Spero di essere stata utile, con qualche spunto che potrebbe piacerti. Se a te vengono in mente altre idee, fammele sapere. E vai avanti convinto dei tuoi progetti animati, perché di capacità ne hai da vendere.
Un abbraccio.😉
Grande Emiliano!!! Da non sottovalutare il ricorso a OnlyFans: per auentare la vendita dei libri questo ed altro!!!
😀 Ciao Giuseppe, mi devo mettere a dieta per i filmati! E organizzare qualcosa di tematico… Tipo cosplay dei personaggi del libro! Tempo due giorni e dovrei riuscire a far chiudere tutti questi siti di attrezzistica per falegnameria.
Dunque non ci resta che trovare questa Carmela 🙂
In realtà è un racconto triste, dove l’affetto materno fa da protagonista.
Triste non so, dipende dall’ottica con cui vedi la storia. Ironica di sicuro, nel mio intento, per dire ma cos’altro bisognerebbe inventarsi per promuovere i nostri testi, che possa funzionare al meglio?
Fare come le venditrici di certe aziende a cui ho fatto riferimento, anche con “Acqua Nova”, (leggendo il secondo termine al contrario) é solo un modo per riderci sopra.
Grazie Francesco. 🙏
Sono certo che questo bel racconto sia nato stanotte solo per una coincidenza, ma è un’ottima risposta al mio commento sulla mia scarsa fiducia nelle presentazioni dei libri… Grazie Maria Luisa!
Hai intuito bene: una notte insonne per vari motivi. E una risposta ironica anche al quesito posto da Francesco Pino sulle presentazioni dei libri. Grazie di cuore, Giancarlo, condividere, a volte, aiuta anche a ridurre l’ansia da “debutto”.😂
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