La sottile via dei dannati
Cullati dalla silente ventata del tempo,
surreale effetto illumina i voli,
anime disciolte in un viaggio d’immenso.
Lenti…
intensi sospiri
uniti dal fiume di un calice versato…
Sete, viaggio, tempo, silenzio…
il ritorno che non c’è,
l’infinito…
quello c’è,
e noi due per sempre!
Fulvia
Flavio, era seduto all’ultima fila di una sala, durante un reading promossa dall’Associazione Poeti Futuri: aveva letto a mezza voce da un foglio lasciato su una poltrona attigua alla sua.
Come preso da un raptus violento, prese la sua stilo e sullo stesso foglio scrisse:
Chiarori brillantini
suggellami di baci
Fuggo
lontano e respiro
l’alba d’ogni tua goccia
da labbra vellutate
ne assaporo ogni fragranza
che scende e che sfiora
e si sparge per il lungo corso
d’ogni fibra…
d’ogni curva…
di te distesa accanto a me.
Flavio
Lasciò il foglio dove l’aveva trovato, convinto che sarebbe tornata per riprendersi anche il cellulare: la fragranza che usciva dai versi, prima e dal foglio, dopo, l’avevano catturato a tal punto da richiederne l’appuntamento.
Fulvia era bella, capelli corvini, labbra regolari ed uno sguardo intenso, come se ogniqualvolta che i suoi occhi sono puntati su di te, ti vuol svelare l’anima.
Si fissarono intensamente seduti sulla balaustra del lungomare, e mentre le chiome volteggiavano al soffio della tramontana, le loro bocche si ricercavano in un bacio che si scioglieva fra le pieghe delle loro labbra avide.
<Molto musicale la tua lirica, mio bene. Come se suonassi il violino davanti allo scenario del mondo.>
Percepì il suo respiro fresco, ne fu inebriato a tal punto da voler giustizia: ne assaporò ogni goccia che ne fuorisciva dalla lingua, mentre la sera scendeva e il levantino rinfrescava l’aria.
<Come rombi azzurri piramidali che volteggiano intorno,
l’anima del vento che si rivela fra le sue spire ed io vedo la forma del suo corpo che si unisce al cielo e al mare in un unico colore, mentre l’orizzonte segna il confine…>
<Ti senti quel che reciti? Sei un visionario, Flavio.>
<La peggiore delle maledizioni.> fu la sua risposta.
Erano sposati entrambi, e vivevano una infelicità coniugale profonda con i loro consorti: Flavio si separò quattro mesi dopo, mentre Fulvia, visse sottomessa alla ferrea volontà del marito e al tempo la sua storia occulta che le rigenerava le forze.
Ma per Flavio, l’attesa fu indice di profonda malinconia. E che fu tristemente disattesa con l’abbandono di lei.
Non una volta, ebbe l’invito da sua moglie di ritornare all’ovile, anche il giorno delle seconde nozze di ella.
<Sono dannato come tutti i poeti!> sospirò davanti alla chiesa.
Da quel giorno si persero ogni traccia di Flavio!
Si racconta che alle pendici del Gargano, c’è un viottolo dove ad un certo punto, sulla destra, c’è una pietra ben levigata conficcata nel terreno, sulla quale ci sono incise queste parole:
Qui inizia la sottile via dei dannati, laddove la maledizione dei poeti trova l’agognato riposo.
Un viandante abituale affermò che quella pietra in realtà è una lapide, dove è sotterrato un sedicente poeta, che aveva cercato nella contemplazione della natura il suo fine letterario: da anni, due giovani donne lasciano un mazzo di rose blu e ripetono a bassa voce:
<Ti voglio bene, papy.>
E una seconda donna di mezz’età, che una volta al mese trascorre due ore genuflessa leggendo un libro ad alta voce.
Alla fine, conclude:
<Spero tu abbia trovato la via per il cielo!>
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Caro Peter ,l’importante è che trovi sempre ,il tempo per scrivere ancora tanti altri bei racconti e anche poesie. Un abrazo en la distancia …
Nadia carissima, grazie davvero. Si, lo so e ne sono davvero onorato. Vorrei tanto seguirti, però mi manca il tempo materiale. Perfino quello di scrivere. Spero di risolvere questa incombenza quanto prima.
Avrei riconosciuto lo stile di questo autore dovunque.
Peter, sei uno degli scrittori- poeti che più ammiro ,fra tutti quelli che conosco.
La nostra amicizia risale ai tempi di Splinder ed è un vero piacere ritrovarti.