La Sposa

Un lungo e ampio velo trasparente accompagnava ogni suo passo. Partiva dalla sottile coroncina composta da gigli bianchi e terminava tra le piccole mani di alcuni bambini vestiti a festa. Perché quella era la sua festa. Il giorno più bello della sua vita. Il giorno in cui sarebbe diventata sua, per sempre. Erano sorrisi emozionati quelli che la circondavano: amici, parenti e chiunque avesse mai conosciuto in quei primi trent’anni. Non mancava nessuno. Ogni singolo ricordo o emozione era lì con lei. Osservava tutti pensando che fosse impossibile. Un sogno ad occhi aperti. Un regalo che la sorte aveva voluto farle. Aveva sognato quel momento per tuttala vita, ma non era mai riuscita a immaginare colui che avrebbe condiviso assieme a lei quel giorno e tutti gli altri a venire. Poi il caso li fece incontrare. Lei si innamorò di quegli occhi castani, di quel sorriso rassicurante e della sua capacità di farla sentire importante, preziosa. Non voleva che nessuno le facesse del male, che nessuno le si avvicinasse se non in sua presenza. All’inizio aveva amato quella figura costantemente al suo fianco: la faceva sentire sicura, importante. Ma gli anni passavano e mentre le sue amiche vivevano confidenze e piccoli segreti, scanditi da cene e momenti di intimità amicale, a lei non rimaneva che la possibilità di ascoltare le loro avventure dall’altro lato del telefono, accovacciata al fianco di lui. Lui le cingeva la vita quasi avesse paura di vederla scivolare via da quel divano o, forse, era la semplice paura che potesse allontanarsi troppo. Lei avvertiva questa sua preoccupazione. Era diventata un’ossessione, un desiderio costante di attenzione. In ogni momento doveva dargli prova di essere il suo centro, il suo tutto. In fondo era questo l’amore. Un’affinità totale che non ammetteva tentennamenti. Perché ogni tentennamento, ogni sua aspettativa violata, per lei, avrebbe avuto delle conseguenze. Un semplice nervosismo, un semplice no, avrebbero potuto scatenare la follia che solo quell’amore così vorace era in grado di generare. Lei lo sapeva e gli obbediva. A volte le mancava il respiro, non per la mancanza di libertà, ma per la paura di aver fatto qualcosa di sbagliato. Adesso era lì, seduta in un angolo del loro letto che tremava come una foglia agitata dal forte vento. Attendeva con gli occhi umidi che quelle urla cessassero, sperando che quell’attimo di follia non le lasciasse le solite cicatrici. Erano diventate difficili da nascondere. Voleva che il suo amore rimanesse perfetto, almeno di fronte allo sguardo degli altri, che rimanesse perfetto proprio come lo aveva sempre immaginato.

E fu questa la ragione che mi spinse ad intervenire: non potevo permettere che la fame di possesso venisse scambiata per amore. Che l’ossessione di lui trasformasse il desiderio, di lei, di sentirsi protetta in sottomissione. L’amore, quello che io rappresento, nasce dalla libertà di scegliersi o lasciarsi in ogni momento. L’amore è il tutto disposto a diventare il nulla per non ferire chi ha messo il suo cuore nelle tue mani. Devi prestare attenzione che quelle mani non lo stringano troppo, anche quando hai paura che possa cadere o allontanarsi da te.

E così mi presentai alla sua porta. Un’apparenza comune, un sorriso rassicurante, lo stesso che aveva conquistato lei. Ma il mio aveva il potere di ammaliare anche l’uomo più introverso. E per questa ragione mi lasciò entrare. E lo fece senza nemmeno preoccuparsi del fatto che lei fosse lì, tremante e meravigliata. Lui non era il tipo da mostrare la sua vera natura a nessuno. Per questa ragione ordinai a lui di sedersi e mi avvicinai a lei.

Ma credo che in quel momento lei fosse spaventata più da me che da lui.

«Perdonami, mai avrei voluto che un’anima delicata come la tua conoscesse il mio lato più spietato e crudele.»

Potei dirle solo questo mentre le accarezzavo una guancia.

Lei provò a ritrarsi, questa volta terrorizzata più da un’eventuale reazione di lui che da me. In fondo il mio aspetto era quello di un affascinante giovane uomo dai capelli biondi e gli occhi azzurri.

Ma immagino che lei mi avesse riconosciuto, forse anche lui capì. Ma di questo non potevo esserne sicuro.

Vedete, quando un uomo e una donna si amano intensamente, io rinasco come un comune uomo mortale. Pianto uno dei miei semi eterni nel cuore di un bambino e a quel bambino affido la mia vita umana. Ma in questo caso, purtroppo, la mia rinascita non è andata a buon fine. Il frutto del loro amore, il mio seme, è morto prima di nascere, sopraffatto dalle violente percosse che lei ha ricevuto. Quella volta furono davvero violente. Ed è per questa ragione che ho deciso di presentarmi a casa loro con l’aspetto che quel bambino, diventato uomo, avrebbe avuto se fosse nato.

Lasciai lei lì e mi diressi verso di lui. Afferrai il suo polso senza nascondere la mia natura.

«Senti la forza con cui trattengo la tua mano? Tu possiedi la stessa forza. La senti?»

Ma lui non era in grado di rispondere né tantomeno di reagire. Era così prigioniero di quell’amore da essere in mio completo potere.

Per questa ragione lo strattonai come lui era solito fare con lei e lo trascinai fuori da quella casa senza preoccuparmi delle sue urla di dolore. Lei osservò senza dire o fare nulla. Forse aveva capito. Anzi, ne ero sicuro.

Non lo avrebbe più rivisto e con un po’ di fortuna avrebbe potuto “riprovare”, “tentare” di trovare un amore diverso, che mi rappresentasse degnamente.

Perché io Eros, il Dio dell’Amore, avrei continuato a rinascere nel grembo di ogni donna che fosse stata amata in modo degno. E lì, con lui, non avevo intenzione alcuna di rischiare di morire per una seconda volta.

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Discussioni

  1. Il giorno del matrimonio a rappresentare il sogno di una vita, quello dell’amore idilliaco… e vissero per sempre felici e contenti, come quando lei indossava l’abito da sposa.
    Quando pensi di aver realizzato un sogno è arduo lasciarlo andare via. Non accetti di essere stata truffata ed entri in confusione. Un evento drammatico può farti riaprire gli occhi su cosa è amore e cosa non lo è. L”amore, come te lo immaginavi e come dovrebbe essere ti ricorda che esso non è quella cosa lì. Puoi avere il coraggio di accettare la truffa e sbatterla fuori dalla porta, conscia che l’amore potrebbe ancora incontrarti da qualche parte lì fuori.

  2. La tua visione è commovente. Il pensiero di poter entrare nella casa dove regna la violenza sulla donna. Riuscire a risvegliarla da quel torpore e soprattutto, la cosa in assoluto più difficile, aiutarla a comprendere la differenza fra amore e violenza. Una linea così sottile che spesso noi donne confondiamo nascosta sotto alla nebbia. Un racconto molto bello. Grazie

  3. Scrivi: “non potevo permettere che la fame di possesso venisse scambiata per amore”: non sono sicura che ci sia una separazione netta fra l’amore e il bisogno di possedere. Talvolta il confine è davvero sottile.

    1. Grazie per aver letto questo racconto. Personalmente, e relativamente alla mia esperienza personale, ritengo che esista una differenza sostanziale tra amore e possesso. L’amore è un sentimento, che tra l’altro richiede due attributi perché si crei una “vera” coppia: reciprocità e condivisione. Il possesso, al contrario, è legato ai concetti di proprietà e diritto e indica, appunto, il diritto di disporre di una proprietà come meglio si crede: è tua e ne fai ciò che vuoi. In altre parole, posso amare il mio compagno o la mia compagna, ma non potrò mai pensare che mi appartenga di diritto fino al punto di decidere quali “spazi” può varcare o “gestire” la sua vita secondo le “mie” aspettative e i miei bisogni. Occorre garantire un margine di libertà e fiducia che si traduce anche nella consapevolezza che la persona amata non deve renderci conto di ogni sua azione o gesto. Quello non è più amore, è schiavitù. L’espressione “appartenersi”, molto utilizzata tra le coppie, non va intesa in modo eccessivamente letterale, è piuttosto un modo per indicare che due persone si amano così intensamente da sentirsi l’una parte dell’altra e non l’una oggetto della volontà dell’altra. Grazie per avermi reso partecipe della tua riflessione.

  4. I tuoi testi sono spesso molto, come dire, simbolici. Si gettano in messaggi e idee che vanno al di là della sterile narrativa che non ha molti altri scopi se non quello di limitarsi a intrattenere. Non posso che condividere ed apprezzare questa tua attitudine, anche perché è la stessa cosa che cerco di adottare io con quello che scrivo qui su EO, e col poco che ho scritto al di fuori. Per me il vero genere horror, ma in generale la narrativa dark in senso più ampio, è sempre qualcosa che oltrepassa se stesso, instaurando (o svelando?) i contatti con la parte più profonda e vera dell’animo, a cui tutti dovrebbero mirare.
    Un saluto, alla prossima!

    1. Grazie, apprezzo molto i tuoi commenti. Infatti, nonostante io giochi con l’elemento soprannaturale o fantastico, ciò che più mi piace, quando scrivo, è la possibilità di indagare l’animo umano. Ovviamente, come hai ben detto tu, sono semplici accenni, riflessioni sfiorate. Però a volte bastano per andare oltre il semplice racconto che impaurisce e mi permettono di instaurare un legame emotivo con li legge. Meglio condividere che intrattenere: la paura passa e si dimentica mentre la riflessione condivisa rimane.

  5. E’ un po’ più che un racconto dal punto di vista di Eros. Questo è un racconto dal punto di vista di un uomo disgustato dalla violenza e la possessività con cui certi uomini confondono l’amore.
    Il termine stesso “mia”, tanto ripetuto in centinaia d’anni nelle poesie, nei romanzi, nelle canzoni.
    “Mia”, “Mio”. Siamo persone, non oggetti. Non possiamo essere di nessuno.
    Bravo @LaMascheraRossa perché questo è il punto di vista che dovremmo tutti avere ben chiaro.
    Il racconto è molto bello e ben scritto, e le descrizioni sono potenti. Grazie per averlo condiviso.

    1. Grazie per aver letto questo racconto. Ho apprezzato molto questa tua riflessione. In realtà il vero orrore è quello che noi tutti viviamo misurandoci ogni giorno con i tabù e gli stereotipi della società all’interno della quale viviamo. E sono prorio questi tabù, le troppe aspettive, il senso della vergogna, la paura di deludere se stessi e gli altri, che innescano troppi silenzi e l’istinto di accettazione del male che si vive. La violenza e il possesso sono alcuni di questi mali e purtroppo hanno rovinato e continuano a rovinare intere famiglie.

  6. Fosse così giusta la vita, da far nascere bambini solo lì dove l’amore è puro e sincero, quanta sofferenza questo mondo si risparmierebbe di vedere! Molto bello il punto di vista di Eros il Dio dell’ amore

    1. Grazie per aver letto questo mio breve racconto. Sai, la vita molto spesso ci mette di fronte a situazioni che non sempre siamo in grado di gestire al meglio. Eros rappresenta il punto di vista dell’amore vero, un sentimento che nulla ha a che fare con l’ossessione e la sopraffazione. In questo racconto lui stesso diventa vittima e, spaventato, vuole assicurarsi di non rinascere due volte all’interno dello stesso amore sbagliato.