
La vecchia dell’aceto
Serie: Sicilia
- Episodio 1: I vasi delle teste di moro
- Episodio 2: Le storie di zu Pippinu
- Episodio 3: La vecchia dell’aceto
- Episodio 4: Le sette fate
- Episodio 5: Le sette fate – la città si riunisce
- Episodio 6: Le sette fate- Non si preoccupi Capitano, non è un problema
- Episodio 7: La storia del Re triste
- Episodio 8: Il castello incantato
- Episodio 9: La storia del Re triste. Il rientro
- Episodio 10: Al convento dei cappuccini
- Episodio 1: Al convento dei cappuccini- parte finale
- Episodio 2: San Giorgiu
- Episodio 3: Una fimmina valorosa
- Episodio 4: Una fimmina valorosa. Il riscatto
- Episodio 5: La matri di San Pietru
- Episodio 6: San Pietru aiuta la matri
- Episodio 7: Il giorno del matrimonio
- Episodio 8: L’Attesa
STAGIONE 1
STAGIONE 2
«Quannu da altre parti si facìa a rivoluzioni, nel 1789, a Palermo, se ne fici un’autra.
In mezzo alla piazza, degli ottangoli, la chiamavano così, non so se c’è ancora, ci misiru un patibolo per appenderci questa signora, la vecchia di Palermo. Conosciuta come la vecchia dell’aceto. Si chiamava Giovanna, Giovanna Bonanno, un cognome che a Palermo è diffuso, chissà se sono tutti parenti. L’hai mai sentito la teoria che chi si chiama allo stesso modo, turnannu indietro, si arriva allo stesso ceppo, alla stessa famigghia? Ma, io non lo so, mi pari un po’ azzardata sta cosa. Non ci credu. Comunque senza vuliri invadiri tutti i Bonanno di Palermo e autri, ti raccontu ca sta vecchia avìa intuito qualcosa di furbescamente delittuoso. Cosa era successu? Lei, avìa assistito, in un biziale, ad una discussioni con una clienti che dicìa che sua figghia era stata avvelenata da una lozione per ammazzari i pidocchi, ed era quasi morta. Da lì, la vecchia ci si accese il cervello criminali. Lei vivìa di stenti, era rimasta vedova e non sapìa comu fari. La chiamavanu per fari degli incantesimi, era famosa per queste opere pericolosissime, sai a passare a strega non è che ci vulìa molto. Lo facìa per mangiari qualcosa, ma non era cuntenta. Ecco che quella discussione diventò per lei una soluzioni. Acquistò a su vota una lozione di quel veleno a base di aceto, vino e arsenico. La prova la fa su un cane randagio. Lo fa avvicinare a sé, gli mescola questa lozione assieme alla polpetta e sta a vedere se tuttu funziona. Il cane non solo muore, ma non ha lasciato tracce. Gli incantesimi, a fattura idda a facìa e mariti dà mugghieri stanche, che vulianu liberarisi dei propri uomini, senza dari all’occhio. Lei capì che putìa provari a usare quel metodo per fare lo stesso lavoro. Una pulizia del marcio per la serenità della famigghia. Accussì poi si difesi, lo facìa per assicurari la paci di famigghie che col patri o il maritu vivu non potevano avere. Si accorsi che quel liquido era facili da usari, da mescolari ad altri liquidi, era senza culuri, e intra quindici jorna il malcapitato andava al creatori. La sua fama accuminzò a crisciri. La cercavano tutte. E lei, cuntenta di questo, era è settimi cieli, cunvinta anchi che stava faciennu del beni, la giustizia non era in grado di interveniri per certi questioni familiari, non si ammiscava, lei inveci si, e risolveva il caso. Ci andavano in gran segreto, cuntavunu cosi strani alla vecchia e idda, presa nel cuore, indebolita da quelle storie senza speranze, si ni facìa paladina e rendeva felici le povere fimmine del paese e anchi di fora. Questa storia durò per ben due lunghi anni. Per là genti non era una strega. La proteggevano, alla fine i fimmini avìeunu trovatu a soluzioni versu i masculi violenti o rompiballe. Per loro era una forma di rivoluzione francesi, una presa della famigghia! Tagliavano la testa al Re e continuavano cuntenti e felici.
Poi, comu tutti li cosi, qualcosa cuminzò a criari fastidi. O per invidia, picchì idda guadagnava, o alcune prese da un animo che gridava giustizia, fatto sta che la denunciarono alle autorità .
Il processo durò nove mesi, comu un parto. Ci furunu un sacco di testimonianze. Molte fimmine finirono nelle mani dell giustizia. Ma a morirci fu sulu idda. Eppuri non avìa mai somministratu nessuna lozione velenosa alle vittime. Eppuri fu impiccata in chidda piazza che ti dicìa. Una inquisizioni Vera e propria. E la chiesa, quella doveva mostrarsi i muscoli, battiri i pugna sul tavolo. Fu torturata e impiccata. L’autri assassine, si ficiru u carciri.
Si dici ca l’anima dannata di Giovanna Bonanno voli a Palermo, nella notti del 30 di lugliu.»
Iu ascoltai u zu Pippinu, che appena finì di raccontarmi quella storia, si fermò un attimo, senza tirarmi a pipa, senza sputari, e mi parve puri senza fiatari. Mi preoccupai. Tanto che gli diedi un piccolo scossone.
«Zu Pippinu, oh zu Pippinu.»
Iddu aprì gli occhi, picchì se li aveva chiusi, e guardandomi mi disse
«Giovanottu, ancora ca sei? Mi parìa che eri andato via. Minchia è tardi, devo cenare, sai ad una certa età si deve mangiari prestu.“
Si alzò da quell sedia con lentezza. Ad un tentativo di un mio aiutu m’alluntanau a manu e mi risposi con un’occhiata di rimprovero e dà ringraziamento nello stesso tempo.
«Grazie sempri zu Pippinu, grazie. A domani.»
Lasciai u zu Pippinu alla sua cena e andai verso santa Teresa per fari una bedda camminata. Era tutta discesa ed in dieci minuti scarsi ci arrivavo. Mi tenìa in forma in questo modo. Calava e acchiappava. Uno nostro detto era proprio questo:
«Calamu e accianamu ca a roba si vinni!» (Scendiamo e risaliamo che la roba si vende).
Serie: Sicilia
- Episodio 1: I vasi delle teste di moro
- Episodio 2: Le storie di zu Pippinu
- Episodio 3: La vecchia dell’aceto
- Episodio 4: Le sette fate
- Episodio 5: Le sette fate – la città si riunisce
- Episodio 6: Le sette fate- Non si preoccupi Capitano, non è un problema
- Episodio 7: La storia del Re triste
- Episodio 8: Il castello incantato
- Episodio 9: La storia del Re triste. Il rientro
- Episodio 10: Al convento dei cappuccini
Ciao Giuseppe, come stai, spero bene. Sì, questa storia/mito sembra sia veramente accaduta. Una soluzione?😂
Veramente fantastica questa storia! È successa davvero o frutto della tua inventiva?
Ascolterei per tutto il giorno i racconti di ziu Pippinu!
“Calava e acchiappava”
Molto intrigante la leggenda, che non conoscevo (o forse una storia vera?) Verrebbe quasi da chiederle la ricetta! Mi è piaciuto tantissimo il finale con questa immagine pittoresca del salire e scendere che, certamente legata alla geografia del luogo, diventa anche una metafora delle nostre vite. Bravissimo.
Come sempre, quando si tramandano le storie di bocca in bocca, la leggenda va a finire nella cronaca e viceversa. La storia di Giovanna Bonanno è un fatto avvenuto realmente, condannata per stregoneria, poi credo sia stato mischiato a credenze, “volontà ” ironiche, come dici tu, Verrebbe quasi da chiederle la ricetta! insomma, come i buoni racconti si lascvia interpretare nel modo opportuno.
“Iu ascoltai u zu Pippinu, che appena finì di raccontarmi quella storia, si fermò un attimo,”
Ciao Nino. Mi ricorda il modo in cui mio padre mi raccontava le storie della sua terra e della sua gioventù, le pause al punto giusto, l’atto “fisico” del ricordare. Il racconto mi ha fatto sentire tutto questo, anche mediante la contaminazione italiano-dialetto.
Ciao Antonio, sì, era un modo di raccontare con partecipazione, a farti entrare nella storia nel miglior modo possibile. Infatti si pendeva dalle labbra del cantastorie, eravamo dentro i loro racconti. Grazie
Episodio molto bello e ben riuscito. La cosa che più mi ha colpita è stata l’efficacia della scrittura. Mi spiego. È una storia cruda, tocchi temi come la stregoneria, la violenza, la giustizia “fai da te” e la giustizia, ahimè, vera e propria. Eppure, il tuo stile narrativo rende il tutto piacevole, scorrevole, e adatto ad essere compreso e capito.
Grazie Dea, mi fa piacere veramente che ti sia piaciuto. Soprattutto in certe epoche, non si vedeva alternativa. La soluzione poteva essere un male minore.
“Per là genti non era una strega. La proteggevano, alla fine i fimmini avìeunu trovatu a soluzioni versu i masculi violenti o rompiballe. “
Applauso