LA VILLA MALEDETTA DI GHOST PEAK 

Serie: Gli Oscuri Segreti Della Villa Maledetta di Ghost Peak


Una bambina, la notte di Halloween, si perde in mezzo al bosco. Giunge davanti alla villa abbandonata di Ghost Peak, dove si nascondo oscuri segreti.

“Una casa così antica col tempo diventa una creatura viva, comincia a trattenere le cose, alcune buone, alcune cattive e alcune sulle quali dovrebbe scendere un eterno silenzio.”

-Thomas Sharpe

L’oscura notte era calata sulla città.

La luna piena, dal volto pallido e sfigurato, illuminava la foresta scheletrica che costeggiava la strada umida, cosparsa di foglie secche.

Una bambina con indosso un cappello da strega e in mano un cestino di caramelle colorate camminava lungo il ciglio della carreggiata, diretta verso l’inquietante villa abbandonata di Ghost Peak.

Sola soletta giunse davanti al grande edificio in stile liberty.

La villa si ergeva esule in cima a una collinetta, circondata dai folti pini neri della foresta.

Il luogo era oscuro e spettrale.

La tonda e grande luna illuminava le mura dell’abitazione facendola apparire, dal buio della notte, macabra e inquietante.

Aveva alcuni balconi spalancati, altri erano rosicati e mal messi, presagivano di cadere.

I vetri delle finestre erano andati tutti in frantumi.

Il portone d’ingresso in legno massiccio era semichiuso: invitava a entrare.

La facciata dell’abitazione si presentava sporca.

I muri erano scrostati e mostravano evidenti crepe, segno che con il tempo il terreno sotto la casa era forse ceduto a causa di qualche frana provocata dalle abbondanti precipitazioni della stagione autunnale.

La villa era avvolta da una coltre di nebbia densa, pesante e umida che evaporava dal giardino circostante in cui crescevano alte erbacce.

L’edera rampicante aveva preso il sopravvento in quel desolato e lapidario luogo: si era impadronita dell’edificio e lo aveva lentamente soffocato con i suoi rami, mentre i cespugli spinosi delle rose rosse appassite avevano affondato i loro artigli nelle statue in marmo bianco, scheggiate e rovinate, strozzando la loro sublime bellezza e avevano ricoperto anche il basamento della fontana in granito spaccandolo a metà.

In mezzo al grottesco giardino spuntavano grigie lapidi dall’aria tetra, singolare e sconosciuta.

La bambina osservava spaesata lo scenario spettrale davanti a sé.

I capelli ramati, legati in due voluminose trecce, le ricadevano lungo il vestito nero.

Nel suo volto tondo e pallido, i suoi occhi apparivano grandi, di colore azzurro ghiaccio ed erano cerchiati da una tetra ombra.

Le sue labbra, tinte di rosa, erano serrate in un silenzio di morte.

Un gufo bubbolò.

All’improvviso la bambina udì un fruscio di foglie di bosco e dal buio della notte comparvero tre pipistrelli che volarono rapidi verso di lei, colpendola in viso.

La piccola cacciò un urlo e cadde a terra nel fango.

Si alzò ansimante. Una folata di vento gelido la fece correre e ricadere a faccia in giù davanti al portone della villa che si aprì emettendo un sinistro cigolio.

La bambina sentì uno strano miagolio.

Si rimise in piedi.

Sopra alla veranda c’era un gatto nero dagli occhi color smeraldo che la fissava con sguardo maligno e penetrante.

Mentre lo scrutava, dalla porta dell’abitazione, un’ombra oscura e fluida si materializzò davanti alla bambina e si trasformò in una mano scheletrica con lunghi e affiliati artigli. Afferrò con gesto brusco la piccola per il colletto dell’abito e la tirò dentro alla casa.

Urlò spaventata.

Era distesa su un pavimento di legno mal messo e impolverato.

Quando si ritrovò a faccia a faccia con un ragno dalle zampe pelose, si rialzò all’istante.

Lo cacciò via e si eresse in piedi, pulendosi ossessivamente il vestito.

Aveva il respiro affannoso e corto.

Voleva solo gridare e piangere.

Si girò per uscire, ma la porta della casa era bloccata.

Un inaspettato brivido di freddo scese lungo la sua schiena: sulla porta della casa vide una scritta che pareva essere stata fatta con il sangue. Sgranò gli occhi inorridita.

Un sibilo giunse al suo orecchio: «Vai subito via e non tornare mai più.»

La bambina non ci pensò due volte e riuscì ad aprire con impeto la porta, precipitandosi verso l’aria aperta.

Corse fuori, ma inciampò su un ramo di una pianta spinosa.

Gemette di dolore.

Si ritrovò sprofondata nel terreno, davanti a una lapide in pietra grigia con su scritto: “Non scavare perché lì sono sotterrati i corpi degli appestati. Per noi vivi è meglio lasciarli riposare in pace.”

Alla bambina si accapponò la pelle.

Sotto di lei, la terra bagnata iniziò a tremare; avvertì un boato seguito da un rumoroso scricchiolio.

Si voltò verso la villa. Il suono era sempre più vicino e assordante: alle sue spalle stava succedendo qualcosa.

La piccola non si accorse che dietro di lei si materializzò un esercito di creature bianche e scheletriche.

Avvolte da un manto bianco, presero a fissare la bambina ancora seduta a terra.

Una folla di fantasmi si era risvegliata dalle tenebre della notte.

Uno di loro si acquattò e si avvicinò alla bambina e le posò una glaciale mano sopra alla spalla, sussurrandole: «Hai risvegliato i morti di Ghost Peak. Te ne pentirai…»

Il fantasma fece voltare la bambina.

Sgranò gli occhi.

Spaventata spalancò la bocca e cacciò un forte urlo di sorpresa e terrore.

Davanti a lei vide levitare dal terreno corpi su corpi di fantasmi che la squadrarono con cattiveria e malignità. Presero ad assillarla in coro: «Vattene o morirai, vattene o morirai.»

La bambina voleva scappare ma era come immobilizzata, forse dalla troppa paura o forse perché aveva le gambe e le ginocchia insanguinate, affondate nella melma fangosa.

I fantasmi la avvertirono un’ultima volta. «Troppo tardi, sta arrivando…»

Dall’oscurità un enorme fantasma calvo, dal volto infossato e con due fessure nere al posto degli occhi, l’avvolse, ed entrò dentro di lei.

Prese a soffocarla lentamente.

La piccola sempre più impaurita provò a liberarsi dalla presa, ma non ci riuscì. Cadde a terra e svenne.

«Non toccatela è un’anima innocente», sbraitò all’improvviso un’ombra bianca uscita dalla villa. Prese in braccio la bambina e la portò dentro di nuovo, sbattendo il portone.

La povera e gracile creatura si ritrovò accasciata a terra, di nuovo, al centro dell’ingresso dell’abitazione.

Serie: Gli Oscuri Segreti Della Villa Maledetta di Ghost Peak


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Discussioni

  1. Ciao Laura, piacere di leggerti.
    Se posso permettermi di esprimerti il mio parere, ho fatto un po’ di fatica a seguire il racconto, per diversi motivi. Non sono riuscito molto a empatizzare con la bambina, ho trovato il punto di vista del racconto un po’ debole. Magari con una focalizzazione interna alla bambina un pochino più coerente le cose potrebbero migliorare, oppure si potrebbe raccontare dal punto di vista della creatura che salva la bambina alla fine.
    Altra cosa che viene di conseguenza: le frasi sono molto, troppo cariche di aggettivi a mio avviso. Alcune descrizioni invece di aumentare la tensione la tolgono.
    Facciamo un esempio: hai parlato di quella porta che invita ad entrare. Poi ti sei messa a descrivere i muri, il giardino, le piante, le statue. Se quella porta invitava davvero ad entrare, la bambina non si mette a guardare il resto, la bambina fa un passo, si ferma, si guarda intorno impaurita, riguarda di nuovo la porta, fa un sospiro ed entra. Se cade mentre sta scappando, non si mette a leggere la lapide di una tomba: urla, si rialza e corre.
    E potresti rimuovere qualcuno dei personaggi. Ad esempio non mi è chiaro a cosa serva il gatto o la mano scheletrica. Forse troppa carne al fuoco per un racconto introduttivo di una serie.
    Secondo me c’è da lavorarci un po’ ma può venirne fuori qualcosa di interessante se riesci a creare empatia in chi vive la vicenda.
    Un saluto