L’adozione di Tango

Serie: Riconoscersi negli altri

Ho passato tutta la notte in bianco a pensare a Federica con Paolo, al suo rifiuto alla mia cena per stare con lui. Infondo è il suo fidanzato, ma è proprio questo il mio problema.

Il mio mercoledì è appena iniziato ma io sono già stremato. Decido di saltare il caffè al bar ed addirittura la scuola. Mio padre come sempre non è a casa ed io mi riduco ad alzarmi dal letto alle 12. Finisco di sistemarmi ed esco di casa per andare al canile dove passerò il pomeriggio con il servizio sociale. Questa volta però non mi presento prima, non ho voglia di vedere di nuovo Paolo che bacia Federica davanti a me.

Arrivo alle 14 in punto al canile e mi indicano i numeri delle gabbie da pulire. Non sapevo che dovevo pure pulire, pensavo che il mio compito comportasse il semplice badare ai cani. Sono abbastanza schifato nel fare il mio lavoro, ma questo mi fa meditare in che condizioni vivono questi poveri cani. Oggi non alzo lo sguardo per cercare Federica, rimango concentrato su ciò che sto facendo e questo mi permette di concludere prima questa orribile mansione. Vado a buttare il sacco e mi fermo per chiedere informazioni sul mio prossimo compito.

-”Tango, un incrocio tra un pastore tedesco e un maremmano. Tu mi sembri fisicamente in forma, non avrai problemi a portarlo a spasso. Tango è con noi da 3 anni, appena la padrona l’ha visto crescere così tanto ce l’ha riportato. Probabilmente non vivrà a lungo perché chi cerca un cane lo scarta a priori e Tango è un cane che soffre molto la solitudine. Fallo giocare molto finché sei qui con lui.”-

Che significa che non vivrà a lungo? E come diavolo fa questa strega a dirmelo con così tanta tranquillità? Mentre insulto mentalmente la signora del canile, le mie gambe mi portano davanti alla gabbia di Tango, è davvero enorme. Quando mi vede non ha reazione, non abbaia, non scodinzola, non fa niente. Rimane seduto lì semplicemente a guardarmi.

La strega mi lascia il suo guinzaglio, qualche biscottino ed una pallina dicendomi di usarli come meglio credo.

Entro nella gabbia di Tango quando tutti se ne sono andati, mi inginocchio vicino a lui mentre lo accarezzo.

-”Ciao Tango, mi hanno detto che ti piace la compagnia, è così? Beh, ora ce l’hai, e ti posso assicurare che ogni settimana verrò qui per fartela.”-

La bestia di cane si stende a pancia in su e scodinzola, proprio come un cucciolo.

-”Vieni Tango, giochiamo un po’!”-

Dopo averlo invitato con un biscottino, gli tiro la pallina. Lo vedo scattare, corre velocissimo ed è uno spettacolo per gli occhi vederlo con quel lungo pelo che vola e ti da la sensazione di toccare la libertà. Ma quale libertà? Tango ha poche ore di libertà alla settimana. Continuiamo a giocare con la pallina per un’ora e poi andiamo a fare una passeggiata. Noto con piacere che Tango è un ottimo cane da passeggio. Mi sta di fianco, non troppo lontano dalla gamba, non attacca nessuno, non abbaia e l’unica cosa che sembra importargli è di camminare con me.

Il tempo con Tango sta per scadere, lo riporto al canile dandogli l’ultimo biscottino. Dopo averlo coccolato all’interno della sua gabbia esco ed appena me la chiudo alle spalle sento Tango piangere. Mi arriva una fitta al cuore, il pianto di Tango è come la storia di Gigi, è come il primo disegno di Amanda e come l’amore non ricambiato di Davide. In nessuno di questi casi però ho potuto far tanto. Pensandoci bene con Tango è diverso, questa volta posso far qualcosa.

Vado dalla strega e le dico che Tango viene con me, ora è il mio nuovo compagno di vita. La signora mi guarda sbalordita e poi mi ferma dicendomi che sono minorenne e che non posso adottare nessun cane senza la firma di un genitore. Così mi faccio preparare tutti i documenti che occorrono dicendole che glieli avrei portati firmati da mio padre e lei approva la mia idea.

Per la prima volta uscito dal servizio sociale non penso a Federica, anzi, non l’ho nemmeno vista, ora il mio pensiero fisso è Tango. Arrivo di corsa a casa di mio padre e gli spiego la situazione che inizialmente non approvava.

-”Papà, ti prego, Tango è l’unica cosa che non mi fa star male.”-

Lui sorride e scuote la testa firmando tutti i documenti.

-”Ora Tango fa parte della nostra famiglia Marco, dovrai essere tu a prendertene cura.”-

Serie: Riconoscersi negli altri
  • Episodio 1: L’ultima cattiveria
  • Episodio 2: Il sorriso di Federica
  • Episodio 3: Il vecchio del giardino
  • Episodio 4: La t-shirt dei Nirvana
  • Episodio 5: Il disegno di Amanda
  • Episodio 6: Le voci da corridoio
  • Episodio 7: L’amore di Davide
  • Episodio 8: Il bicchiere di vino
  • Episodio 9: Il grembiule usa e getta
  • Episodio 10: L’adozione di Tango
  • Episodio 11: Il vortice di felicità
  • Episodio 12: L’amore a prima vista
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in LibriCK

    Commenti

    1. Isabella Bignozzi

      Brava Sofia. Aspetto sempre con curiosità ogni nuova puntata della tua storia e non rimango mai delusa. “…il pianto di Tango è come la storia di Gigi, è come il primo disegno di Amanda e come l’amore non ricambiato di Davide…” Non ti nascondo che questa frase mi ha commosso.
      Trovo molto bello il fatto che la parte migliore di questo ragazzo stia venendo fuori quasi suo malgrado.

      1. Sofia Tarlazzi Post author

        Sono felice di non deluderti mai cara Isabella!
        Ho provato sulla mia pelle il fatto di aprire il cuore alle persone “diverse” da me. Ti dirò che il risultato è proprio quello di un miglioramento. Se le persone distruggessero ogni tipo di pregiudizio, come ho fatto io, oltre ad imparare cose nuove, vivrebbero meglio!

    2. Sofia Tarlazzi Post author

      No, non sbagli! Quel che volevo era proprio questo. Far capire a Marco che stando su un piedistallo a giudicare tutto non l’avrebbe portato da nessuna parte. Ora invece, dopo aver provato diverse emozioni con diverse persone ha capito che siamo tutti uguali, si sta riconoscendo negli altri!

    3. Tiziano Pitisci

      Sbaglio o Marco è profondamente cambiato da quando ha cominciato a svolgere i servizi sociali? Questo personaggio si è evoluto, anche se il suo temperamento è ancora impulsivo, ma se non altro sembra più sensibile verso gli altri e meno incentrato su sè stesso.