L’assenza
Serie: Cinquanta Racconti
- Episodio 1: L’idraulico
- Episodio 2: Una sbronza colossale
- Episodio 3: Eva
- Episodio 4: Un Natale di merda
- Episodio 5: Telefono erotico
- Episodio 6: La sconosciuta
- Episodio 7: Il dolore
- Episodio 8: Melania
- Episodio 9: La donna della domenica
- Episodio 10: Irina
- Episodio 1: Sandra
- Episodio 2: Scrittura creativa
- Episodio 3: L’assenza
- Episodio 4: Il mistero della penna di Flaiano
- Episodio 5: Il ritorno alla strada
- Episodio 6: Florentina
- Episodio 7: Andrea
- Episodio 8: La ragazza del killer
- Episodio 9: Sull’autobus di notte
- Episodio 10: Eugenia
- Episodio 1: A Casa di Loredana
- Episodio 2: Teresa
- Episodio 3: Gineceo
- Episodio 4: Addio
- Episodio 5: Denise
- Episodio 6: Ninna nanna malfamata
- Episodio 7: OF
- Episodio 8: I gemelli Murphy e il fantasma di Joyce
- Episodio 9: Il vino triste prima parte
- Episodio 10: Il vino triste seconda parte
- Episodio 1: Liturgia del desiderio – Parte prima
- Episodio 2: Liturgia del desiderio – Parte seconda
- Episodio 3: Non è successo
- Episodio 4: B-Movie
- Episodio 5: Francesca
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
STAGIONE 4
Quando penso alla morte di Francesca, non riesco a fare a meno di tornare a quel momento. La stanza d’ospedale, mio padre disteso lì, fragile e quasi irriconoscibile. Ero preparato a tutto, o almeno così credevo. Ma l’assenza, quella non la capisci mai fino a quando non ti ci trovi dentro.
All’inizio sembra tutto immobile, sospeso. È solo quando torni a casa, quando la vita si riprende il suo corso, che cominci a capire cosa significa davvero vivere senza qualcuno.
Carlo adesso è immerso in quella stessa nebbia. Posso vederlo. Lo noto nel modo in cui cammina, come se ogni passo fosse misurato, ma senza una direzione. Lo vedo nel suo sguardo, fisso su qualcosa che non c’è più. È un’assenza che si manifesta non solo nella perdita di Francesca, ma in tutto ciò che lei rappresentava per lui. Quella casa, quel letto, quella routine che adesso non ha più alcun senso.
È lo stesso che è successo a me, quando mio padre è morto. Non ci siamo mai capiti davvero, io e lui. Non c’è mai stata una riconciliazione drammatica, nessun grande discorso sul letto di morte. Solo un silenzio, denso e pieno di tutto quello che non ci eravamo mai detti. Ma poi, dopo che tutto era finito, dopo che la polvere si era posata, c’era quel vuoto. E non era solo l’assenza fisica di lui, non era solo la sedia vuota a tavola o il suono del telefono che non squillava più.
L’assenza è più sottile di così. È una cosa che si insinua lentamente. È nei gesti che fai senza pensarci, nelle domande che smetti di farti, nei dettagli che diventano improvvisamente irrilevanti. Ricordo di essere tornato nel suo appartamento dopo il funerale. C’erano ancora i suoi libri sul comodino, uno aperto a metà, il segnalibro posizionato con cura. E lì, in quel piccolo gesto, in quel segnalibro che non avrebbe mai più avanzato, c’era tutta la sua assenza. Il segnalibro, fermo in un punto preciso, bloccato come lui. Come me.
Non parlo molto della sua morte. Non ne ho mai parlato davvero, nemmeno con Leila. Lei mi ha visto passare attraverso tutto, ma non abbiamo mai discusso del vuoto che mio padre ha lasciato. Ci sono cose che non vuoi condividere, nemmeno con chi ti è più vicino. Non perché non vogliano ascoltare, ma perché sai che le parole non possono trasmettere la vera sensazione. Le parole mancano sempre di qualcosa. Non riescono mai a catturare il peso dell’assenza, la sua consistenza.
Forse è questo che mi colpisce di più nel vedere Carlo ora. So cosa sta attraversando, anche se lui non lo sa ancora. L’assenza si installa gradualmente, non con un colpo secco. La gente ti dice che con il tempo starai meglio, che tornerai a vivere. E in un certo senso è vero, ma è una mezza verità. Quello che non ti dicono è che l’assenza non se ne va mai davvero. Si annida negli angoli della tua vita, negli spazi vuoti tra un pensiero e l’altro. Diventa parte di chi sei, e impari a conviverci, a portarla con te ovunque vai.
La morte di Francesca mi ricorda tutto questo. Mi ricorda che l’assenza non è una ferita che guarisce: è una cicatrice che rimane lì, visibile o meno a seconda di come la guardi. Penso a mio padre, a quel segnalibro che non ha mai più avanzato. Penso a Carlo, che forse un giorno troverà qualcosa di simile, un piccolo gesto lasciato in sospeso da Francesca, e capirà cosa significa veramente.
Non posso dire a Carlo tutto questo. Non posso spiegargli come l’assenza diventerà parte della sua vita. Lo scoprirà da solo, come tutti noi.
Serie: Cinquanta Racconti
- Episodio 1: Sandra
- Episodio 2: Scrittura creativa
- Episodio 3: L’assenza
- Episodio 4: Il mistero della penna di Flaiano
- Episodio 5: Il ritorno alla strada
- Episodio 6: Florentina
- Episodio 7: Andrea
- Episodio 8: La ragazza del killer
- Episodio 9: Sull’autobus di notte
- Episodio 10: Eugenia
Molto vero, molto triste, molto comune. Non è invece comune saperne scrivere. Complimenti!