Le ombre di fumo

Serie: Le ombre di fumo

  • Episodio 1: Le ombre di fumo

Era una giornata apparentemente tranquilla, il sole era alto in cielo, ed il brusio delle macchine che passavano riecheggiava in quella spartana camera da letto dalle pareti color lavanda. Elisabeth era coricata sul suo letto ,immersa come sempre nella lettura dei suoi adorati libri che avevano il potere di isolarla dal resto del mondo, facendole sognare avventure che mai si sarebbe immaginata di vivere.

Elisabeth era una ragazza minuta dalla pelle di porcellana,i capelli lunghi e neri facevano da cornice a un viso delicato e sognatore; dopo ore passate a leggere decise di alzarsi e dirigersi in cucina, si sentì osservata, non era la prima volta che si sentiva così, tuttavia essendo una ragazza estremamente razionale, pensò che fosse dovuto al libro che stava leggendo, si era immersa a tal punto nella storia da provare le stesse sensazioni della protagonista. Persa nelle sue riflessioni, non si accorse della pallina di pelo che le stava per tendere un agguato, Aska le saltò sui piedi per poi andarsene via correndo tutto soddisfatto.

-Aska! uno di questi giorni mi farai venire un infarto!-  disse Elisabeth dopo un grosso sussulto per lo spavento.

Con il cuore ancora martellante nel petto, iniziò a prepararsi il suo spuntino preferito, latte e biscotti, qualcosa però attirò la sua attenzione, con la coda dell’occhio vide un movimento alle sue spalle, decise di non darci troppo peso.

-Quel gatto pestifero..-pensò tra sè e sè sbuffando, e contenta del suo operato, tornò in camera dove ad attenderla vi era il libro che stava leggendo.

Elisabeth sentì un calore a lei familiare, si stava svegliando, quando aprì gli occhi le si raggelò il sangue: davanti alla porta chiusa bianco perla della sua camera c’era qualcosa, una figura dalle fattezze umane, composta di fumo nero e dai bordi delineati, era li, quella cosa rimase li per pochi secondi, ma Elisabeth la vide molto bene, rimase a letto bloccata dalla paura, non sapeva come spiegarsi ciò che era appena accaduto, ci vollero alcuni minuti prima che riuscisse nuovamente a muoversi.

-Stavo sognando?-  si chiese ad alta voce riflettendo sull’accaduto.

-E’ stato sicuramente un ricordo sbiadito del sogno, non mi ero ancora svegliata del tutto.-

Tuttavia qualcosa dentro di lei non la rendeva così sicura della conclusione che aveva tratto.

Elisabeth andò in soggiorno, il crepuscolo regnava nel cielo tingendolo di un rosso dalle sfumature aranciate; ad attenderla vi era la madre Emily con Aska in braccio. Il gatto, sonnecchiante, si stiracchiò al suo arrivo guardandola scocciato per averlo svegliato.

-Cosa gusteremo stasera?-  chiese Elisabeth un po’ affamata.

-Immagino non quello che hai preparato tu.-

-Suppongo non sia stata una gran giornata a lavoro-  rispose un po’ scocciata Elisabeth.

-Probabilmente se lavorassi anche tu, sapresti cosa vuol dire fare fatica, arrivare a casa stanca e doversi anche preparare la cena nonostante ci sia qualcuno a casa che non fa nulla e potrebbe benissimo farlo. Non penso di chiederti tanto Elisabeth.-  ribatté contrariata.

Elisabeth decise di lasciar perdere, era una battaglia persa in partenza con Emily, lo sapeva molto bene, il loro non era il classico rapporto madre e figlia, era bensì, agli occhi di Elisabeth, qualcosa di freddo e innaturale, nonostante le amicizie si sentiva fuori posto in un mondo dove la realtà era troppo dura da affrontare, era sola. Terminata la cena, Elisabeth ritornò nella sua camera, l’unico posto dove si sentiva bene e che sentiva suo, ripensò a quella strana cosa che aveva visto quel pomeriggio, facendo riaffiorare i brividi, decise quindi che sarebbe stato il caso di pensare ad altro diversamente non sarebbe riuscita ad addormentarsi, e riprese a leggere il libro iniziando così a vivere nuovamente in quel mondo incantato.

Aprì gli occhi, era buio, totalmente buio, qualcosa le stava toccando la gamba, dove si trovava, cosa succedeva? Ritrasse le gambe in uno scatto abbracciandole mossa dal tremore della pura paura, non riusciva a distinguere nulla, solo una superficie fredda e umida, terra, fango? Iniziò a piangere, i singhiozzi le facevano male, sentì un rumore, il cuore iniziò a martellare ancora più frenetico nel petto, una sagoma quasi umana più scura e cupa del buio stesso, le sì palesò davanti, non sapeva da dove era arrivata ma di una cosa era certa, doveva scappare e in fretta, il suo corpo balzò in piedi e iniziò a correre ancora prima che terminasse il pensiero, doveva salvarsi a tutti i costi da qualsiasi cosa fosse quella cosa, corse come mai aveva fatto prima ,verso il nulla, verso quel posto così buio, non aveva tempo di preoccuparsi di andare a tentoni , inciampò in qualcosa e cadde.

Elisabeth si svegliò sudata fradicia, tremante e con il cuore che le martellava nella testa, accese subito la sua bajour, era nella sua stanza, era al sicuro, quando si calmò prese la sua faccia tra le mani, era da tempo che non aveva incubi e soprattutto mai così reali e spaventosi, quella notte se fosse riuscita a dormire la luce sarebbe rimasta accesa.

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