Le sette fate

Serie: Sicilia


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Na matina di Luglio, mangiate le mie amate ficumori, belli gialli e rossi, i miei frutti preferiti erunu! Passava lu zu Minicu, con un panaro pieno di fichi d’india, freschi e grandi e mia madre, coscienziosamente, lo bloccava e metà panaro era per noi, ed iu ero nel mio mondo. Colazione con i ficumori ciù beddi do munnu, quindi finita la mia divina colazione uscii casa per affrontare la mia “dura” giornata di vacanza. Nun sapìa chi fari. I miei amici si erunu trasferiti tutti a mare, noi nun aviemu case nelle zone costiere e ci andavo solo la domenica, quannu si, quanno no. Due minuti dopo mi trovai al bar, ritrovo abituali di noi autri picciuotti vaganti, presi il caffè e mi sedetti un pò a riposare ad un tavolo. Accanto stavano assittati due uomini, vuoi o nun vuoi ascoltai, involontariamente, la loro discussioni. In uno dei loro interventi, il più anziano accuminzò a parlari di un certu zu Pippinu, ca, mischinu, era passato a nuova vita, trovato morto nel sonno. Minchia, le orecchie mi attisaru come un cane ciurnieco, lassai futtiri il giornali che avevo preso per leggiri le ultime notizie e mi avventai con tutti i miei sensi in quella discussioni. Il cuore mi tremava.

«Stamatina lu truvaru morto cent’anni!»

«Ma di chi stamu parlannu, do zu Pippinu ro carciri?» disse il più giovane.

U zu Pippinu era conosciuto anche in questo modo, lui, essendo uno del quartiere dove c’era il carcere, (nun vi credete chissà che, sette detenuti in tuttu) al cospettu di un altro zu Pippinu, quello do cunsulu, un altro quartiere un pò più distante. erunu due zu Pippinu famosi, ma chiddu do carciri era il megghiu, il mio fratello maggiori, ma patri, ma nonnu e ma bisnonnu! Vi lascio immaginari comu mi sintìa iu in quel momento. Nessunu mi tolse dalla menti che si trattava del miu zu Pippinu. Inveci di ascoltari meglio quei due, mi alzai e corsi verso l’abitazioni do zu Pippinu. Arrivai col fiato corto. Davanti a sa casa nun ci stava nessuno. “Strano” mi dissi “in genere, quannu c’è un morto, c’è confusioni, picchì nun ce nè?” Ero straconvinto che Iddu se n’era andato, senza salutarimi, accussì all’improvviso, nun putìa esistere sta cosa!

Mi avvicinai con passo felpato, quasi comu se stessi rubando qualcosa, un pò di intimità, forsi, nun vulieunu a nessuno intorno, forsi era statu un volere suo. “Quannu muoru nessuno deve venire a casa nostra.” Puoi nun lo feci capaci di dire queste parole a zu Pippinu. Per me, in quel momento, entrare in quella casa, vulìa diri vidiri il suo corpo disteso su un letto, lì, immobile con la sua mitica espressioni di serenità.

Puoi, mentri una lacrima accuminzava a farsi spazio, sentii, proprio dietro la casa, qualcuno dire:

«N’autra storia che ti voglio raccontari è chidda di le setti fati. Tu a sai quelle de le setti fati?»

Nun aviti idea di comu mi sono sentito. Lo vidi avanzari, pianu pianu e assittarisi al solito posto, con calma.

«Buongiorno giovanottu, sei venuto per sentiri un’autra storia o no? Minchia che sei pallidu, pari ca avissutu visto un fantasma. Sù sù, vieni, assittati ca, vicinu a mia, non ti scantari.»

Iu, non seppi diri nulla. Mi avvicinai al fantasma e dissi di sì, che vulìa sentiri un’autra delle sue storie. Chidda vota sono stato più contento dell’autri voti, lo taliava con più ammirazione, nun vulìa perdiri nemmeno un attimo di quei momenti, vulìa godermi quei giorni del mio vecchietto preferito con tutto me stesso.

Lu zu Pippinu quannu taliava negli occhi facendo questa domanda, sembrava divertirsi. Lu sapìa che iu nun sapìa, ma iddu ne godeva. Si passava la mano nel suo mento increspato ancora da qualche ispido pilu, poi si metteva le mani giunte, parìa che pregasse, ma no, nun era il tipo che putìa fari queste cose, però dava l’impressioni, chiudendo gli occhi, ca si stessi rivolgendu a chissà quali Diu. Ma iu sapìa con sicurezza che il suo Diu era a natura. Mi dicìa ca la terra è l’espresioni della bellezza dell’universu, che già avìa tante cose belli, ma la terra era come una firma della sua grandezza. La natura, nella sua infinita sapienza, nun avìa bisogno di un Diu per essiri contemplata, si contemplava da sè. Era u Diu di se stessa e dell’uomo. Però, come si presentava, la sua postura da pio penitente, putìa ingannari. Era, credetemi, un impenitente incallito.

Poi, cominciava a parlari e dopo qualche frase riapriva gli occhi sorridenti.

«La storia avvenni a Palermu, nel monasteru di santa Chiara. Si cunta ca la notti, uscivano da lì, sette fimmine, li chiamavano le setti fimmine di fora. Pari ca venissero da fuori città. Queste fimmine, una ciù bedda di l’autra, si mittevunu a cercari setti uomini. Ognuna ne truvava uno e se lo purtava in giro, a fargli vedere cose strane, belle, mai vedute. Tutte le notti, arrivavanu, senza fari tantu scrusciu, volavano dentro la città, prelevavunu il predestinatu e se lo tenevano tutta la notti cu iddi. La mattina successiva scomparivano come nel nulla.»

Quannu venivano, si riunivano tutte e setti in una piazzetta, che la chiamarono appunto, piazzetta delle sette fate.

Serie: Sicilia


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ho come l’impressione di averla già sentita questa storia delle sette fate, non so dove e non so quando.
    Quindi, (ri)ascoltarla dalle parole di zu Pippinu è ancora più prezioso. Peccato, però, che sia deceduto. Le sue storie, però, resteranno in eterno.

  2. “Tutte le notti, arrivavanu, senza fari tantu scrusciu, volavano dentro la città, prelevavunu il predestinatu e se lo tenevano tutta la notti cu iddi”
    La dolcezza della lingua si trasmette al testo e la bellezza del racconto ti entra dentro e ti commuove. Non le conosco, queste storie de lu zu Pippinu, e per questo, è una fortuna poterle ascoltare e godere della loro compagnia.

    1. Ciao Cristiana, grazie per la lettura, questa storia l’ho dovuta dividere in quattro parti, a breve il seguito. Entreranno in scheda altri personaggi che in realtà con la leggenda c’entrano poco. Ho voluto interpretare la leggenda proiettandola dentro una certa realtà, per finire il tutto amalgamato in una interpretazione soggettiva. A Palermo questa fiaba piace tanto che esiste davvero la piazza delle sette fate. La mia interpretazione della fiaba vuoi vedere che invece… quando leggerai il testo ti sarà tutto più chiaro. Grazie e buona serata