Le sette fate – la città si riunisce

Serie: Sicilia


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: La leggenda delle sette fate

Certu, immaginati in città cosa successi. Tutti i masculi furunu interessati a questa storia. C’era chi non credeva nemmeno ad una parola di chiddu ca si dicìa, autri inveci erunu sicuri ca era tuttu veru. Una notti, si riunieru nella piazzetta setti uomini palermitani e volevano vederi con i propri occhi tutta quella storia. Si trattava del sindaco, del parroco, del capo dei carabinieri, il capo della polizia, un notaio, un medico e un pezzenti. Sì, si purtaru puri a quest’ultimo per testimoniare versu ll popolo più poviru. Non si sapìa mai, forsi si potevano convinceri che chi comandava in città vulìa fari cridiri a sta leggenda. Picchì? Bho, Non lo sapevunu nemmenu iddi. Avevano, sostanzialmenti paura del popolino e pensavano sempri di attutire il colpo.

Quella notti tirava un po’ di ventu. Si sintìa la voce della natura sotto forma di ululato. Gli alberi nella piazzetta erunu comu echi, sembrava ca parlavano a quei signori che taliavunu con un po’ di ansia l’avanzari delle ore. Il sindaco, prendendo la parola cominciò a diri la sua.

«Signori, si tratta solo di intimidazioni politiche. Ne sono certo. Questo è frutto della sinistra, che ci vuole fare credere a queste assurdità per screditarci appena possibile, magari alle prossime elezioni a maggio.»

«No caro Sindaco, non la penso come a lei» intervenne u parrino. «Qua si sta giocando con cose serie.

È sicuramente opera del demonio, e chi altri con queste manifestazioni nere, streghe o fate come li chiamano tutti.» E concluse facendosi il segno della croce.

«Ho già predisposto le mie gazzelle ad una stretta sorveglianza di tutta la zona. Sono diversi giorni che siamo presenti, soprattutto di notte, per l’ordine pubblico. Ho detto ai miei uomini, se per caso avvistate le sette fate, chiamatemi subito, subito, anche se si tratta delle tre di notte. Ci vuole fermezza!» si accaldò il capo dei Carabinieri.

«Tengo a precisare che le nostre forze hanno già individuato possibili responsabili di questo disordine pubblico. Le nostre indagini, a breve, risolveranno la questione. Proprio ieri l’altro mi sono trovato ad interrogare un uomo, sui quaranta, basso, con un portamento goffo, sdentato, il quale adduceva che era stato con una di queste fate, per scoprire poi, in seguito, che la fata non era altri che una lucciola, per giunta famosissima. Certo, aveva provato sensazioni mai raggiunte prima, ci credo, un marito senza né testa né piedi, una volta bastonato dalla moglie, è venuto da noi a raccontarci ste cose. Dice che ha chiuso gli occhi e si è perduto nei sensi che gli scoppiavano, così ha detto “Commissario, svenutu sono, mi ha preso alla sprovvista, portatu ni na villetta e fattu di mia u sa amanti, lei Commissariu nun mi crederà, ma è veru chiuddu ca ci staiu cuntannu.” Questo significa che questa storia, i nostri cittadini, la stanno usando per giustificare le loro scappatelle, credetemi, a giorni finirà tutto.» E finì di parlare taliannu con soddisfazioni il capo dei Carabinieri che pare stringeva i denti.

«Amici miei, ieri nel mio studio sono arrivati due coniugi. Il marito era stravolto in faccia, aveva gli occhi grandi, come se avesse visto un alieno, tremava un po’. La moglie lo sorreggeva per quello che poteva. Erano sui cinquant’anni. L’uomo lamentava che era stato rapito, portato via e rinchiuso in una stanza, al buio, dove, solo dopo un paio d’ore, sentire dei rumori, qualcuno era entrato nella stanza dove era tenuto prigioniero. Lui sentiva solo il fiato caldo, vicino alla sua faccia, al suo collo, poi, mentre mi raccontava ciò, si segnava.» Il parrino, appena sentì quelle parole che il medico stava dicendo, asserì con la testa, la abbassava con decisione, d’accordissimo col dottore, c’era bisogno di segnarsi, “il diavolo è!”

Il marito non riuscì più ad andare avanti, la storia me la concluse la moglie.

«Dutturi, vastasi sono stati, me lo hanno rovinato il mio Cicciuzzu, ci hanno messo le mani addosso, ma lei u sapi, Dutturi, ca chistu è reatu? Lei u sapi, Dutturi, ma al miu Ciccio lo hanno spogliato, lo hanno fatto stirare per terra e puoi… » Amici miei, la signora non era in sé, né lei né suo marito, sentite.

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Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Mamma mia queste fate ‘rovina matrimoni’ 😅 Mi sono divertita tanto leggendo il proseguo della storia. Tutto quel comitato li riunito me lo sono immaginato come quei comitati vari che aspettavano Bocca Di Rosa a ogni stazione del treno. E aggiungo che il tuo modo di raccontare ha molto di De Andrè. Quel misto fra storie de paese e leggende, come a stare seduti comodi e guardare un film.

    1. Questo è quello che ti dicevo la volta scorsa, con la favola c’entra poco ma nello stesso tempo tanto, ho immaginato, un vero tribunale popolare, come una commedia. Ce n’è ancora. Grazie Cristiana