L’ultimo giorno

Serie: L'ultimo giorno


Parte 6

Khun era sparito. Diego si mise a camminare adagio per la casa, lanciando baci e fischi, imitando il miagolio. Alice aveva tutt’altro passo, più frenetico e nervoso, come chi è in ritardo e non riesce a trovare le chiavi della macchina. Controllarono sotto il tavolo, sulle sedie, sopra e dietro il divano. Diego spostò di peso persino il letto. In bagno, nel bidet o nella doccia, non c’era traccia di Khun.
«La finestra?», provò Alice mentre ripassava attentamente la camera da letto.
«Chiusa.»
«Dove si è cacciata?»
«Dev’essere qui, da qualche parte.», la rassicurò Diego.
«E se fosse scappata quando ho aperto la porta per tirarti dentro?»
«Ce ne saremmo accorti, no?»
Alice si tappava la bocca, si torturava la mandibola, si massaggiava le tempie.
«Là fuori c’è un cane grosso quanto un bisonte, ed è probabile che sia malato.»
«Calmati, Ali.», le disse piano Diego cercando di prenderle le mani.
Ma Alice si scrollò di dosso le sue mani con uno scatto.
«Non dirmi di calmarmi, cazzo! Non hai visto come ti stava aggredendo? E se trovasse Khun?»
Nel frattempo sul pianerottolo si potevano sentire le richieste d’aiuto della signora Belmonti.
«Devo uscire. Devo trovarla.»
«Ali, dove credi di andare? L’hai detto tu che là fuori c’è un cane rabbioso.»
«Sì, ma…»
Alice corse verso la porta, appoggiò un occhio allo spioncino.
Driiin
Squillò il telefono.
«Potresti vedere chi é?», disse Alice continuando a sbirciare cosa stesse accadendo fuori.
Diego prese il suo cellulare, lesse il nome sul display ad alta voce.
«Passamela.»
Rispose.
«Benny. Che cosa facciamo?»
«Stiamo in casa. Ho chiamato la polizia.»
«E la signora Belmonti?»
«Le ho urlato di tornare in casa e di chiudere fuori il cane, ma lei non vuole sentire ragioni. Sta tentando di placarlo con del cibo, ma non funziona.»
«Hai visto Khun?»
«Chi?»
«Khun, la mia gatta. E’ grigio polvere, occhi verdi e gialli.»
«L’ho vista scendere le scale.»
«Stava bene?»
«Credo di sì.»
«Alice.»
«Sì?»
«Chi è l’uomo che è entrato in casa tua?»
«E’ un mio collega.»
«Lo sai che non può stare in casa tua.»
«Lo so.»
«Io non voglio casini, Alice. Ho una bambina. Non voglio che i poliziotti vengano a casa mia a fare domande. Senza contare che potrebbe contagiarti.»
«Ha fatto il test, è negativo.»
«Va bene, ma tra non molto arriverà la polizia e verrà a farci delle domande. Se lo trovasse lì? Come farete a dimostrare che…?»
«Lo nasconderò in bagno o in camera da letto.»
Diego fece una smorfia di dubbio.
«Ma chi è?», chiese.
Lei lo zittì con un gesto della mano.
«Ah ah, Alice, io non voglio saperne niente eh, farò finta di non aver sentito.»
«Grazie, Benny.»
E staccò la chiamata.
Alice espirò profondamente. Le sembrava che il mondo le stesse cadendo addosso. Proprio ora che le sembrava di essere meno sola, più sicura, meno ansiosa.
«Dobbiamo fare qualcosa per Khun.»
Diego si tirò su le maniche.
«Ho un’idea. Dammi il tonno in scatola.»
«Khun non mangia tonno.»
«E che mangia?»
«I suoi croccantini.»
«Allora dammi i suoi croccantini.»
Alice gli consegnò il sacco. Diego ne versò un po’ nella ciotola e subito Serafino ne approfittò.
«Questi non sono per te.»
Diego teneva la ciotola nella destra, con la sinistra la maniglia della porta. Occhio allo spioncino.
«Bleah, che schifo!»
«Che?»
«C’è saliva di cane su tutta la moquette. Si vede da qui.»
Silenzio.
«Eccolo, sta scendendo le scale. Ora.»
Aprì la porta, posò a terra la ciotola e richiuse in gran fretta.
«Come “sta scendendo le scale”? Giù, da qualche parte, c’è Khun!»
«Ora salirà, non preoccuparti.», la confortò Diego, occhio ancora appoggiato alla porta.
Sentirono dei passi. Alice si mordeva le unghie delle mani.
«Eccola. Ah no, è il cane.»
Sì, era Birba. E stava spazzolando tutto il contenuto della ciotola.
«Eh no! Via, cagnaccio. Sciò!»
Finì il pranzetto e ridiscese le scale.
«Si è mangiato tutto.»
«E ora, genio?»
«Aspetta. Aspetta un attimo. Eccola!»
Entrambi presero a chiamarla a gran voce.
Aprirono uno spiraglio.
Khun si accorse della loro presenza, ma rimase ferma in mezzo al pianerottolo. Si sentirono i guaiti di Birba.
«Vieni, Khun. Vieni, tesoro!»
«Qui, micia micia micia.»
«Chiamala Khun, che cazzo ne sa che vuol dire micia?»
«Khun, vieni.», Diego riprese il sacchetto di croccantini.
Il rumore veloce delle zampe di Birba che salivano le scale.
Si aprì la porta dell’ascensore e vi uscirono due poliziotti.
Khun si spaventò e corse di nuovo in casa. Alice prese in braccio Khun, Diego richiuse la porta.
«Ce l’abbiamo fatta!», urlò.
«Zitto! Vai in camera e non fiatare. Non devono sapere che sei qui.»
Alice abbracciò forte Khun, la riempì di baci, tanto che Khun si stizzì. Era così contenta che fosse sana e salva.
Toc toc
«Chi è?»
«Polizia! Abbiamo ricevuto una segnalazione.»
«Sì, emh. C’è un cane corso fuori controllo che scorrazza per il condominio.»
«E’ lei che ha chiamato?»
«No, la signora della porta accanto.»
«La ringrazio.»
«Fate attenzione, è molto aggressivo. Forse è contagioso.»
Alice mise a terra Khun, si avvicinò allo spioncino. La gatta saltò sulla mensola vicino alla finestra e prese a leccarsi le zampe per pulirle dalla saliva di Birba. I due poliziotti sfilarono la pistola dalla fondina e caricarono il colpo. 

Nei giorni successivi tornò la pace. Diego e Alice chiacchieravano a lungo, si coccolavano, badavano alla casa, a Serafino e Khun. Serafino si affezionò tanto a Diego che si coalizzavano per buttare Alice giù dal divano. Quando facevano l’amore, lui li guardava in un angolo della camera e poi si metteva a stuzzicare le caviglie di Alice. Khun, malgrado la sua indole da tiranno, sopportò la presenza di Diego. Ora aveva preso la briga di salire sul letto quando la coppia dormiva. Non rinunciò mai all’idea di aprire quella maledetta finestra. Il mondo là fuori restava invitante ai suoi occhi proprio perché poteva solamente guardarlo da dietro un vetro.
Alice sentiva che il vuoto era stato colmato. Non fu Diego a colmarlo, ma lui le suggerì come fare. Era solo questione di respiro. Dentro, fuori. E l’ansia andò via. Il lockdown la spaventava meno da quando aveva Diego con sé. Lui sapeva come farla ridere. Questo era più importante di tutto il resto.
La signora Belmonti fu giù di corda per più di una settimana, e per non sentirsi sola ospitava per un té la coppia di attori, che trovavano il tempo di farle compagnia fra una prova e l’altra. Benedetta sapeva che l’andassero a trovare, ma non si era dimostrata affatto d’accordo. Temeva che potessero contagiarsi. Non si poteva mai sapere.
In Italia, il numero dei contagiati stava per toccare la soglia del milione. Nonostante le misure preventive, ancora troppi erano i ribelli per le strade che manifestavano in nome della libertà e del diritto al lavoro, anche a costo della loro salute. Molti dei contagiati erano negazionisti, persone incoscienti colpevoli solo di sostenere il contrario di ciò che la scienza – e la realtà – avevano già dimostrato.
702.103 positivi, l’80% dei quali asintomatici. 5% con sintomi dell’influenza. Il 15% con i sintomi della rabbia, ancora isolati dal resto dei pazienti e dalle aree urbane.
Secondo le statistiche, su tutto il territorio italiano, circa il 60% dei cittadini potrebbe essere malato di Tetra-Virus senza esserne a conoscenza.
In Italia, il tampone può essere effettuato solo su richiesta dell’ente sanitario e forze dell’ordine, oppure nel caso in cui una persona manifesti dei sintomi.

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Discussioni

  1. “Alice mise a terra Khun, si avvicinò allo spioncino. La gatta saltò sulla mensola vicino alla finestra e prese a leccarsi le zampe per pulirle dalla saliva di Birba.”
    Da gattara, sono spaventata dalle conseguenze