Discussioni

  1. “clinica in stile anni settanta.” Non mi pare corretta la dizione in quanto non può essere la clinica in stile, tutt’al più l’edificio che la ospita.
    “Forse quei giudicanti da macchina parcheggiata a consumare esistenze ne meriterebbero una sfioratina; però in fondo sono buona, anche questo me l’hanno detto spesso… ed è vero… a chi conviene poi questa bontà!” Scusami, ma il senso della proposizione mi pare oscuro. Giudicanti, macchina parcheggiata, sfioratina. Intuisco dove vuoi andare a parare, ma sei sicura non esista altro modo per esprimere un tale disappunto?
    “Sono sola e non lo sono: mi danno fastidio tutti gli accompagnatori che mi attaccano ansie che sono la zavorra su un corpo già di piombo. La mia solitudine interiore è sempre stata il pupazzetto fidato e consunto, che non ho mai avuto ma che ho trovato in qualcosa che non si abbraccia ma invisibile ti avvolge.” In questo periodo ho trovato un profluvio di che, ben cinque in tre righe. Anche la costruzione logica mi pare arzigogolata. Prima del ma avversativo è necessaria la virgola. Sfoltire sia gli uni che l’altro è facile, ad esempio: Sono sola e non lo sono, mi dà fastidio chi mi provoca ansia, una zavorra su di un corpo già di piombo. La mia solitudine è sempre stata una sorta di pupazzetta, fidato e consunto, difficile da abbracciare eppure avvolgente.

    Questo primo paragrafetto continua così, con un io narrante a dettar legge e con periodi abbastanza carichi di impressioni personali
    La scrittura mi pare acerba e i contenuti concetrati sull’Io rendono il testo nel complesso poco empatico ed attraente al lettore, costretto a far da spettatore a tanta acrimonia. Proverò comunque il secondo paragrafetto.

  2. Un bel pugno bello stomaco, un pezzo di rara intensità. Corto ma diretto. Riesce ad portare l’attenzione su una condizione, quella della malattia, che spesso ci sembra fin troppo normale, proprio come dice il pazzo sulla camera ardente. A differenza di altri brani che trattano di argomenti così delicati riesce a non essere stucchevole e retorico una bellissima prova.
    Complimenti

  3. Ciao Francesca. Mi è piaciuto molto lo stile ritmato, corto, quasi martellante. Un continuo scavare fino a sentirile dentro le emozioni e la tristezza mista a rabbia che nasconde la paura.
    Continuerò a leggere perché immagino un risvolto altalenante di situazioni.
    Ciao

  4. Destino beffardo, figli di un dio minore.
    Un racconto struggente, dark ed incalzante. Uno stile scorrevole, descrittivo ed al contempo colloquiale in grado di incollare il lettore e renderlo parte della narrazione.
    Mi piace.
    Volo agli altri episodi

  5. Ho letto e riletto ogni singola parola, provando una profonda tristezza e partecipazione nei confronti della protagonista. Posso solo dire, accodandomi ai commenti già fatti, che questo primo episodio esprime egregiamente tutta la sofferenza e la rabbia che nella normalità verrebbe racchiusa da una lacrima soffocata…

  6. Ciao Francesca. Sono sempre contento di leggere racconti di questo genere, perché capaci di entrarti in testa, di lasciare una traccia indelebile nella mente del lettore. Sono sempre dell’avviso che le storie, al di là della trama e dell’idea, si devono saper narrare… cosa che tu hai fatto egregiamente in questo primo episodio. Lo stile mi è piaciuto tantissimo, così come i spunti di riflessione espressi dalla stessa protagonista. Mi è piaciuta molto la frase “Sono sola e non lo sono: mi danno fastidio tutti gli accompagnatori che mi attaccano ansie che sono la zavorra su un corpo già di piombo.”
    Ti faccio i miei più sinceri complimenti e… proseguo con la lettura! 🙂

  7. Ciao Francesca,
    il tuo racconto incalzante e oscuro mi è piaciuto moltissimo. Queste frasi brevi e intense, che spezzano il discorso per tenere sempre lo stato di ansia attivo, sono scritte molto bene. Adesso mi avvio per il corridoio per seguire la protagonista nel secondo episodio

  8. Il lettore viene attirato, e imprigionato, dai pensieri rassegnati della protagonista. Non c’è spazio per la luce della speranza. Una bella serie oscura, quindi non vedo l’ora di leggere Il proseguo. Bravissima!?

  9. Talvolta la retorica della consolazione deve lasciare il posto al silenzio. Di fronte alla malattia e ad una prospettiva angosciante si è soli, ma non si è mai davvero soli dentro una storia, dentro confini fatti di frasi e stile e fantasia e parole. Questa storia accompagna il lettore fuori dal proprio ambiente, fuori dal proprio corpo, spersonalizzandolo per farfli provare quello che prova la voce narrante. Vorrei leggere il secondo episodio.

  10. Molto intenso e toccante. Mi associo al commento di Ely: la forza di questo episodio sta nel fare entrare il lettore dentro lo stato d’animo rassegnato e disilluso della protagonista.

    1. Grazie Massimo… voglio proprio attaccare il lettore alla visione “soggettiva” della protagonista…
      Capisco che molte sensazioni possono essere forti… ma si vedranno i vari risvolti che si succederanno. Grazie ancora. ??⭐

  11. Grazie mille cara… è un prodotto del mio sangue e di ciò che sono… e non sono più.
    Passerò presto “a trovarti”. Piano piano aprirò sempre di più lo sguardo verso ciò che succederà a questa “Ragazza Ardente”. ?

  12. Straziante, veritiero e freddo.Non potevi descrivere meglio l’ animo di persone che non sono solo malate a livello fisico ma si sentono malate, infreddolite dentro.Attendo il prossimo episodio