NEVE DI LAVA. MANICHINI, CHITARRE E CERVI

Serie: La Ragazza Ardente. Malattia e "normalità".


L’attesa e le sue aspettative: quando si conosce qualcuno in contesti immobili e coloratissimi come un’applicazione, un social… ecco che mille impulsi si tramutano in nessun impulso.

Svariati i motivi per cui qualcuno ci può “colpire”, o per cui possiamo essere notati. Quando ricevetti quella notifica, mi specchiavo in un oblio che aveva azzerato ogni genere di certezza che avevo apparecchiato intorno a me in forma di cartonati fermi e sottili. L’Amore, la carriera e il futuro erano la scenografia immobile che tutti ci illudiamo di allestire, in una vita che così viene ridotta a un teatrino fermo e silenzioso: non fa ridere, non fa piangere… è solo inquietante come solo l’espressione dei manichini in una vetrina spenta può essere. Oh quell’abbraccio ecco che ha preso a calci ogni sagoma di cartone, ogni certezza è giù nell’oblio dove deve stare. Ho sofferto così tanto in questi giorni, sto dilaniata e fredda: non piango e non mi lamento. Cammino con il mento alto di chi è pronto a prendere a pugni chiunque si avvicini a palmi chiusi. Oh i palmi di lui che ora affondano nella mia schiena e mi stringono come per non lasciarmi più scappare. Restiamo fermi dei minuti liquidi in un bozzolo di tremante desiderio e solitudine. Ci prendiamo per mano; e ci incamminiamo lungo la salita di casa mia come se stessimo scalando una montagna con la facilità che può avere chi ha abbattuto i limiti. Non ho paura di restare senza fiato, lui si farebbe soffocare dalla mia mano, pur di farsi guidare nella piacevole caduta nell’incontrollato turbine dei sensi spinti oltre ogni sopportazione. Camminiamo svelti ed entriamo nella mia piccola casa fredda e arredata con oggetti anziani e stanchi. Lui è stanco e accaldato ma non smette mai di sorridere, appoggiata al lavandino lo guardo attaccarsi al collo di una birra ghiacciata. Guardo la sua maglia chiazzata di sudore, i suoi capelli si arrovellano in mille boccoli angelici mentre il suo naso a punta sembra una lama, su cui vorrei buttarmi come fosse una spada su cui morire con coraggio. Le quattro chiacchiere che si fanno per rompere le attese sono come fiocchi di neve che fermano l’aria e fanno guardare in alto in attesa di una tempesta o di una magia. La mia camera ci accoglie ordinata e profumata. Lui si butta sul letto, mentre alza la maglia cercando di prendere fiato da quelle fiamme invisibili che sembrano avvolgerlo da quando è sceso da quella macchina carica. Il mio vicinato non è mai stato così silenzioso. Sembra che tutti si siano richiusi perché spaventati da questi piccoli diavoletti alati, questi due spiritelli benevoli che vogliono giocare e gettarsi addosso polvere di fata incandescente. Guardo la sua pancia mentre si alza la maglia ed è strano guardare un altro ventre che non è il mio: il mio lo guardo in continuazione, il suo è liscio, magro e senza segno alcuno. Mi butto accanto a lui dietro il suo invito fatto di strizzate d’occhio e dita che si muovono avanti e indietro, avanti e indietro. Poggiata sulla sua spalla mi sento come quando da piccola dormivo pacifica mentre fuori nevicava e sapevo che non ci sarebbe stata scuola. La neve, ancora la neve in questa stanza dove l’estate non riesce a entrare con i suoi raggi dritti e convinti. Lui sembra a suo agio, mentre mi parla dei suoi progetti e della sua vita che è assolutamente diversa rispetto alla mia. Dopotutto adesso io non ho una vita, o meglio ne ho una così piccola… e come un neonato dormo, mangio e mi esploro il volto; e le mie braccia arrivano appena ai miei genitali.

A un tratto sento un’onda profumata che mi assale. Ecco i suoi capelli nella mia bocca e negli occhi, ecco che inizia a baciarmi, a mangiare da me come fossi una torta da ingurgitare in fretta prima degli altri concorrenti, in qualche gara strana dove si vince solo un mal di stomaco. Ma lui mangia e mangia ed io quasi non mi muovo. Dall’oblio nero della mia immagine proiettata, sdraiata rigida in una “camera ardente”, a una torta di mirtilli, neri anch’essi, che inizia a tirar fuori mani e gambe… e assale famelica il suo assalitore. Ci baciamo forte, ci baciamo come se stessimo per morire. È come se anche lui avesse l’obitorio aperto con un usciere che lo invita a entrare. Forse è merito mio, forse è una mia colpa. Ora siamo “nostri” e non esiste altro che la fame disperata di due piccoli strani individui che tutto vogliono e prendono, e amano; e così vivono eterni in quei momenti che si attaccano all’aria con odori che non svaniranno mai, finché l’aria continuerà il suo moto: fino alla fine del mondo.

Mi siedo sopra di lui e sorrido spettinata. Restiamo fermi e lui mi abbassa il vestito, fino a scoprire le calze a rete che mi avvolgono la pancia, e lasciano intravedere il mio ramo speciale che rosso si staglia sulla neve più compatta. Lui mi guarda la cicatrice, sposta le calze solo con un dito, poggia sicuro l’altra mano sul mio ramo e sussurra: «È così carina… è sexy lo sai?». Si morde le labbra e mi butta su di lui e non ho neanche il tempo di prendere un giusto respiro. A quel punto impazzisco e lo ributto giù, gli metto una mano sul collo e lo tengo fermo. Lui ride, io rido. I miei occhi si fanno obliqui… il controllo e la forza mi tremano dalle unghie fino alle sopracciglia severe. Con l’altra mano inizio a spostare i suoi vestiti, a togliere ogni ostacolo tra la torta di mirtilli, che come in un raccontino horror ha preso forma ed è divenuta magma terrificante, e il suo obiettivo. Tanta dolcezza nella sua immobile posa, fiduciosa delle mie mani e della mia forza che straborda da un corpo piccolo che sembrerebbe non poterla contenere. Mi getto su di lui con ancora la mano intorno al suo collo… ecco che mi tuffo e dell’oblio divento PADRONA.

Ecco che al momento dei saluti ci guardiamo sconvolti e spocchiosi. Io devo tornare alla mia lista delle cento cose da fare prima di morire, lui deve tornare alla sua vita… ai suoi obblighi e ai suoi segreti notturni. Due bravi ragazzi intelligenti. Due buone anime sincere che si salutano con la mano. Abbracciarsi ancora sarebbe adesso troppo doloroso…

Tempo neanche un’ora e mi manda lo stesso cuoricino che assistette alla mia autopsia spirituale in quella clinica spettrale ma affascinante come il mio ramo di pelle, che sulla pelle allunga le dita e racconta già storie come fa il vento quando tra i rami delle foreste passa e canta.

Tra due settimane ci rivedremo… è stato stabilito. Credo che a questo punto sia obbligatorio dare una sbirciata… come l’incidente cui pensai quando fui operata: quello che tutti si fermano a guardare. Noi forse siamo un incidente… ne siamo usciti sconvolti e segnati, traumatizzati e rinati. Adesso tornare alla vita di prima sembra impossibile: bisogna costatare i danni o riscattare i premi.

Ho due settimane. Il telefono suona ed ecco che direttamente da Facebook due occhioni neri mi salutano, perché avevo promesso di scrivere su una band di cui mi ero totalmente dimenticata.

L’ennesima foto profilo con una chitarra addosso. Ma da quando il maschio deve coprirsi le parti intime con qualcosa d’inanimato per forza? La chitarra è sempre stata lo strumento del figo della scuola e di quello che suonava la “Canzone del sole” sulla spiaggia; quanto odio le spiagge.

Ma mi piace ascoltare le chitarre almeno quanto odio guardarle. Spesso detesto e amo nello stesso momento, sarà per questo che così intensamente a mia volta vengo amata e tenuta sott’occhio come un cane identificato, per nome di razza, come aggressivo; ma che come tutti i cani scodinzolerebbe se si vedesse davanti una palla colorata e non delle mani aperte che cercano di tenerlo calmo e lontano… quando non ha nessuna intenzione di fare ciò che il pedigree sembra suggerire!

Avrò due settimane in cui dovrò assolutamente distrarmi.

Un altro cuoricino dei capelli castani, un altro richiamo degli occhioni neri dal taglio dolcissimo ma fisso, e grave, come quello di un cervo.

Non posso negare, che mi rendo conto, che adesso sento un innamoramento completo e totale… allargo le braccia e sento quanto ero scema nell’associare quell’Amore a un sol viso immobile e opportunista: il mio biondo manichino che ora spero stia raschiando la sua faccia sulle corde della sua chitarra sterile e perfetta.

Chitarre fotogeniche…

Il telefono suona ancora… Caz… non ci posso credere… il manichino: «Come stai? Ti stavo pensando». Sogghigno e penso che adesso ci sarà davvero da divertirsi…

Serie: La Ragazza Ardente. Malattia e "normalità".


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Discussioni

  1. Non so perché, ma ho percepito in questo episodio un pizzico in più di vena dark rispetto agli altri episodi: pensieri oscuri misti a momenti di felicità a tratti consapevoli e a tratti no. La protagonista vive in un vortice di emozioni impetuoso, difficile da gestire… assimilare con coscienza. Il tuo stile, come ben sai, mi piace parecchio, e la frase “L’Amore, la carriera e il futuro erano la scenografia immobile che tutti ci illudiamo di allestire, in una vita che così viene ridotta a un teatrino fermo e silenzioso” l’ho trovata semplicemente stupenda!
    Attendo il prossimo episodio! 🙂

  2. Ok, vediamo di mettere le cose in chiaro. Un giorno dovrai decidere da che parte stare: la dolcezza o la follia. Ahahahah.
    Ti piace vivere emozioni trasgressive, ma non ti lasci mai andare del tutto. Dalla potenza espressiva della tua prosa, appare la tua sensualità, il desiderio di assaporare ogni istante, ma anche la paura delle ferite che i desideri inevitabilmente lasciano.

    1. MA TU MI SPII DURANTE LA VITA? AHAHAHAA NON TI RISPONDO… HAI COLTO TROPPE COSE.
      Sono felice di essere riuscita nella “comunicazione” di quanto sopra… a parte gli scherzi mi impressione la tua capacità di analisi. Un caro saluto

  3. Questa storia si fa sempre più intensa. È un turbinio di emozioni e passioni a cui partecipiamo, indistintamente, tutti i lettori. Questa forte empatia è resa possibile soprattutto dalla tua grande capacità di rendere la narrazione fluida e mai banale! Adesso, però, sono curiosa di sapere cosa succederà ?

  4. Ciao Francesca, i tuoi racconti mi fanno riflettere su questioni esistenziali. Quale delle due è quella vera? Quella che non ha paura della morte, se ne fa quasi gioco, e si lascia dominare dall’istinto animale che mira alla sopravvivenza o quella inserita in una vita “normale”? In situazioni estreme cadono tutti i substrati. Leggerti è bello tosto.

  5. Vorrei partire dall’effetto che questo episodio ha avuto su di me: durante la lettura speravo che non sarebbe mai arrivata la fine, e invece (sorpresa, sorpresa!) è arrivata. Sulle scene passionali è solitamente facile sequestrare l’attenzione del lettore ma in questo incontro di corpi non c’è la leva esplicita dell’eros né le abusatissime metafore da romanzo rosa. C’è l’intensità di due anime che mi mescolano, di un cuore coraggioso ed incerto, di instante che si trascina dilatato. Chissà cosa accadrà…

  6. Episodio intenso e ricco di stilettate intrise di tante sensazioni, ma certamente la cosa che più mi ha fatto riflettere è il cosa farei se avessi poco tempo… tutti noi non sappiamo la nostra data di scadenza, e programmiamo, come dice la tua protagonista, una sorta di “scenografia immobile che tutti ci illudiamo di allestire, in una vita che così viene ridotta a un teatrino fermo e silenzioso: non fa ridere, non fa piangere”. E questo contrasta con la tua protagonista che vive ogni attimo al massimo delle sue percezioni queste relazioni come se fossero istantanee ricche di sensualità, di vibrazioni, aggressività e dolcezza… dal dolore e la sofferenza dell’obitorio alla brace ardente nel corpo di una ragazza che vuole godersi tutto ciò che le rimane… scusa il papiro che ti dedico, ma c’è davvero tanta carne al fuoco a mio avviso! Francè, non smetterò mai di dirti quanto apprezzi il tuo stile!?

    1. “istantanee ricche di sensualità, di vibrazioni, aggressività e dolcezza… dal dolore e la sofferenza dell’obitorio alla brace ardente nel corpo di una ragazza che vuole godersi tutto ciò che le rimane… scusa il papiro che ti dedico, ma c’è davvero tanta carne al fuoco a mio avviso! Francè, non smetterò mai di dirti quanto apprezzi il tuo stile”… Mi inchino, grazie mille. Non so cosa dire… davvero. Spero di continuare a coinvolgerti.
      Un bacio